From inside

Da quando sono regolarmente invitata alle conferenze stampa per l’uscita di nuovi romanzi, ho sempre più l’impressione che la scintilla che porti alla pubblicazione con un editore big risieda altrove, fuori dai nostri circoli blogghistici dove ci s’impegna ad analizzare la scrittura, a capire le dinamiche editoriali, a darci dentro. Vengo a contatto con esordi clamorosi, addetti ai lavori del settore, gente che sta oltre quella linea invisibile che in fondo, dai esiste tra noi e loro, noi che stiamo ancora al di là, compresa io, prossima alla pubblicazione del quinto libro (sesto se consideriamo pure il racconto lungo con Delos, settimo se ci aggiungiamo anche quello da selfista!) e provo quindi una forte sfasatura.

Io sono sempre io, sgranocchio focaccia unta al brindisi che segue la presentazione e rispondo “no” ridendo a chi mi chiede “hai un biglietto da visita del tuo blog?”

Continuo a pensare che per l’editoria di fascia alta, per la recensione che conti, basti un titolo, come il biglietto vincente della lotteria che in fondo è uno solo e comprarne tanti in teoria offre sì più possibilità, ma il 6 gennaio il vincitore dichiara sempre di aver comprato un biglietto, così, all’autogrill, tra caffè e toilette. Uno.

Una gavetta lunga come la mia diventa il girone, non è più suonare ai matrimoni e alla feste di piazza per allenarsi, è farlo e basta.

Cinque romanzi. Che se me l’avessero detto, insomma ci sarei rimasta: sono cinque storie forti, articolate, tanti personaggi, tante pagine, tanta riscritture, tantissimo amore, ma anche tantissimo tempo sottratto ad altro. Ne vale la pena? Vale la pena di continuare a suonare alle sagre paesane pensando che magari passi di lì il discografico che mentre si mangia il panino con la salamella pensa “però, come canta bene quella lì, che voce, che personalità!” Come Heather Parisi che fu notata dal coreografo Franco Miseria mentre ballava in discoteca e la lanciò a diventare quella che fu. Tutto sommato erano anche altri tempi.

Andare agli incontri privati per giornalisti e blogger è una figata cosmica, anche se quando sono nei giorni dell’ufficio – successo martedì – è uno scapicollarsi tremendo, arrivando comunque in ritardo, però poi me la godo un sacco. Varco quella porta nell’editoria che conta sul serio e porto me stessa, e quando mi chiedono cosa faccio nella vita, perché diavolo sono lì, con la giornalista di Gioia, la libraia, la tipa che lavora in Mondadori, l’organizzatrice di eventi, sfodero la mia personalità multipla e intanto penso che magari in questo clima L’OCCASIONE scapperà anche per me. E se non scappa, pazienza, mi sto divertendo e porto a casa una copia cartacea gratis del libro e alimento il blog con articoli davvero from inside.

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22 thoughts on “From inside

    • Questo, Tiziana, è davvero il minimo, nonché sicuro. Di carattere non sono un’ingrata, e ho sempre ben presente da dove sono partita, le origini tutto. Non so se diventerò mai famosa, ma di certo il blog rimarrà la casetta virtuale accogliente esattamente come ora, come nel 2010 quando uscì il mio primo romanzo.

  1. Il sistema non si cambia da fuori, il sistema si cambia da dentro. Solo che per arrivare dentro, devi scendere a patti con le regole vecchie…
    Sono sempre convinta che manchi davvero poco. Tieni pronte le scarpette per il salto. 😉

  2. Dici, come sempre, la verità. Ti meriti una chance altrove, restando tra noi resterai solo e soltanto tra noi. Ma uno scrittore ambizioso, che ha del talento, ha tutto il diritto, direi anche il dovere, di provare a incontrare “loro”. È ora che viaggi, Sandra. Le sagre sono solo sagre, non è editoria.

    • Adesso, caro Hel (e ci avrei scommesso che avresti commentato) che entro nei giri veri vedo, non vogliatemene, che il guizzo giusto è tutto, per questo ho parlato di scintilla, e spesso quel guizzo è il contatto perfetto. Poi è chiaro che la storia debba esserci. Questa tutto sommato è la mia confort zone: blog, libro che fa i suoi numeri (fantastici per l’editoria digitale, per stare in vetta ad Amazon una settimana e gongolare qb), inesistente per il resto del mondo. Vediamo se questi salotti faranno smuovere le acque. Un bacione.

      • Mi ricordo quando Laura Pausini, ragazzina, vinse Sanremo giovani. Pippo Baudo disse che l’aveva sentita cantare per strada e la volle al festival. Invece è figlia di uno che lavorava nella musica. Piace creare l’idea che si venga scoperti per caso, è un plus sia per lo scoperto che per lo scopritore, che può dire di aver naso per il talento. Poi, invece, tutti provengono da provini e comparsate. Cioè bazzicano già in un certo ambito.

  3. Ho provato un brivido, tu ne devi essere stata pervasa. E’ bellissimo che ti stia succedendo finalmente tutto questo e tu sia pronta per viverlo. Proprio vero quando si dice la cosa giusta al momento giusto. Che guizzo sia, Sandra. 😘😘

    • Tuttavia potrei rimanere in eterno dove sto: a mangiare focaccia e bere prosecco pensando al post da scrivere qui. Non illudiamoci troppo. Ci sono due cose in ballo, nate in questi incontri, è vero, ma come sempre nessuna certezza per ora.

  4. Ma sì, Sandra, fai più che bene: non hai nulla da perdere e tutto da guadagnare. Devi saperti muovere, però, insistere, farti notare e queste sono doti che, purtroppo, non si improvvisano. Qui, a Roma, frequento persone grazie alle quali ho conosciuto scrittori che hanno pubblicato con grandi case editrici E queste persone non fanno che dirmi “dai, avvicinati, chiedi, parla, buttati”; io, invece, non sono capace di mettermi in mezzo, mi defilo, non è roba che fa per me. Se anche avessi “merce” buona da mostrare, non mi spingerei mai oltre un certo livello di confidenza, non sono una buona procacciatrice di occasioni, ecco.

    • In realtà non mi sono mai proposta, è capitato che sapendo che sì ero lì come blogger ma sono anche un’autrice (è innegabile, direi) un’agente mi abbia chiesto qualcosa di mio da valutare, altrimenti no, non chiedo mai.

  5. Pingback: Loro e noi | da dove sto scrivendo

  6. Forse non c’entra niente con il post, o forse sì, so solo che leggendolo ho pensato che sia bello quanto tutto questo tu te lo sia guadagnato restando fedele a te stessa, senza scendere a patti con le leggi di mercato, quelle che ci vogliono su Facebbok, quelle che ci vogliono “performanti”, quelle che le foto per piacere devono essere di un certo tipo, e la mission, e il cliente, e bla, bla, bla…
    Forse è la strada più lunga, ma vuoi mettere la tua unicità?
    Quanto non darei per essere anche solo una mosca che assiste a quegli incontri! Ti abbraccio.

    • E’ molto pertinente invece. Sì, sono rimasta me stessa, infatti ogni volta mi chiedono se sono su FB e io rispondo sempre “sorry, no” e non mi ci metterò ora. Inoltre mi sono fatta strada con QUESTO BLOG e LE MIE PAROLE non grazie a conoscenze di altro, tipo che la proprietaria dell’agenzia è la mia vicina di casa, o, invento, mia mamma le cura la bambina. Grazie, mi hai fatto riflettere su questa cosa con un intervento molto preciso e gradito. Un abbraccione

  7. Credo di aver fatto un commento più articolato e anche un po’ amaro da Hel. Qui aggiungo la parte dolce. Ai grandi editori si arriva così, per contatti diretti e entrare in un giro come quello che ora frequenti è il primo passo.

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