Amo il greco # 7

Questa rubrica si chiama “Amo il greco” e così, quasi senza rendermene conto, il mio amore per la Grecia (e il greco) ha fatto sì che alcune tipiche usanze greche entrassero nel mio quotidiano. Due gli aspetti della mia vita coinvolti in questo cambiamento e di questo voglio parlarvi oggi.

La prima è la cucina. Oltre ad aver imparato a cucinare Moussakà μουσακάς , al punto che è addirittura arrivato il primo ordine “ti prego fammela, te la pago!”, in estate porto in tavola spesso una bella Insalata greca χωριάτικη σαλάτα, talvolta priva di cetrioli, che non amo particolarmente. Lo yogurt l’ho sempre considerato ottimo a colazione, a metà mattina o anche come sostituto del pasto talvolta, ma ora – tassativamente greco in questo caso – può chiudere una cena o un pranzo come dessert, come si fa nelle taverne greche, appunto. Magari in piccola quantità, sempre con frutta fresca, o secca in guscio, o amarene in sciroppo preparate dalla suocera (amarene greche), o miele e cannella. Più raro, ma può accadere, che scelga di accompagnare, come usano in Grecia, la carne con il riso bollito, in genere preferisco una verdura, non tanto per il gusto, quanto per un apporto di vitamine, ma l’ho fatto qualche volta. Non ho ancora imparato invece a fare le celebri tiropite τυρόπiτα immancabili da mia suocera, a pranzo o cena, sono delle sfogliatine ripiene, talvolta una fetta di spanakopita σπανακόπιτα, cioè quella con gli spinaci, mentre le mie preferite sono quella piccole a forma di mezzaluna, ripiene di feta, perfette anche per gli aperitivi a buffet.

La seconda cosa è di sicuro la lingua. Mio marito è perfettamente bilingue, mia suocera tri (italiano, greco e turco essendo nata a Istanbul, dove ha vissuto fino all’età di 35 anni circa), tra loro parlano indifferentemente italiano o greco, spesso un discorso con frasi mix tra i due idiomi. Io spesso capisco il senso generale del discorso, ma non posso certo affermare di conoscere il greco. Tuttavia alcune parole in casa nostra si dicono tassativamente in greco. Di certo gli auguri, di cui abbiamo parlato all’inizio dell’anno in questa rubrica, anche quelli un po’ scemi che ci facciamo tra noi, come l’ormai stra famoso Kallo mina, anche buon appetito, buon viaggio. Casa è il posto dove abitavo coi miei, spiti σπίτι è questa qui, anche il numero del telefono fisso salvato sul cellulare in rubrica è sotto spiti, sotto casa c’è appunto quello di mia mamma. Come ricordano volentieri i greci: tutte le parole derivano dal greco, spiti/ospitalità! Molte parole tra noi vengono declinate col suffisso aki, che equivale al nostro vezzeggiativo che però a ben pensarci in italiano ha più variabili: ino nipote/nipotino casa/casino no! Casa/casetta. In greco è sempre aki, Arkoudaki, Spitaki. A volte, va detto, ci fingiamo poliglotti e diciamo un po’ di parole in russo, in onore di Natallia, è sorprendente quante ne abbiamo imparate e come riuscivamo a destreggiarci, ma non c’entra con questa rubrica. ♥

Io sono Koukla κούκλα, e non si traduce mai, mai mai. Neanche ora. Si accettano ipotesi, ma senza barare googlando!

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12 thoughts on “Amo il greco # 7

  1. Ma stai diventando una cuoca provetta! E il greco, immagino quello moderno tanto quanto quello antico, è una lingua dalla ricchezza meravigliosa. Per me è stato un rapporto di intenso amore/odio, da classicista dislessica, ma in fondo sono così tutte le grandi storie d’amore.

    • Grazie! La moussakà per la collega la sto giusto facendo ora, con il ragù avanzato ho fatto le lasagne per noi per cena, ma più spesso metto in tavola cose più frettolose, diciamo che per cucinare bene e sul serio devo essere in giornata, non sempre capita, ma certi risultati sorprendono me per prima. Opa!

  2. Strana questa cosa della suocera: tra greci e turchi non corre buonissimo sangue…
    A proposito di vitamine, io non vedo l’ora di ricominciare a farmi della Horta (mi piace mangiarla fredda, sale olio e limone, quando fa caldo). Lo yogurt miele e cannella è un must anche per me.

    • Dunque, un po’ di albero genealogico ramo materno dell’Arkouda.
      Bis nonni: nati in Grecia poi trasferiti a Istanbul
      Nonni: Istanbul
      Mamma: Istanbul poi trasferita in Italia
      A Istanbul le comunità italiane e greche sono erano molto unite, mia suocera parla sempre con nostalgia di quel periodo prospero, tanto lavoro per il marito, frequentavano Casa Italia e i Salesiani, mio suocero fece da traduttore quando Papa Paolo VI andò a Istanbul. Poi chiusero le scuole italiane frequentate dal fratello di Emanuele (l’Orso aveva 5 anni) e rientrarono in Italia, lasciando i figli ad Atene con nonna e zii per un anno, tempo di avviare l’attività lavorativa in Italia, ad Atene quindi Emanuele ha frequentato la prima elementare. Infine un anno a Pavia, poi definitivamente in Italia. Nonna e zii sono rimasti ad Atene.
      Invece la Horta non è tanto nelle nostre abitudini.

  3. Ho già fame…..non sono neanche le 9….e c’è pure l’ora legale……non si fa così 😀
    (comunque l’anno scorso ad ottobre ho festeggiato il compleanno con una cena greca!)

  4. Il bilinguismo..che invidia! e che spugna, tu: bravissima! Però aufff…il mio greco antico impolverato da liceo classico non mi aiuta a decifrare Koukla, anche se in Grecia ricordo di aver visto località che si chiamavano così (sogno o son desta o ricordo male??). Aiutino please???

    • Sono molto portata per le lingue, e molto meno portata per altro, ognuno ha le sue, ma grazie.
      No, non è una località, è una sorta di vezzeggiativo, però è anche un oggetto concreto. Riprova! 😀

      • mmm….senza l’amico Google no idea, sorry:-( Mi affido a te!!
        Amo moltissimo le lingue anche io….e gioisco segretamente ogni volta che trovo una qualche similutidine con te così talentuosa!

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