Un’imprecisa cosa felice

Un’imprecisa cosa felice di Silvia Greco per i librai è il romanzo del momento e io ho avuto la fortuna di incontrare l’autrice alla conferenza stampa organizzata per il lancio.

Potete trovare molte informazioni sulla trama e l’autrice in rete, già nel link sopra ci sono diverse recensioni per cui mi pare inutile ripetermi. Preferisco sottolineare la genesi straordinaria di quest’opera, le cui prime striminzite pagine sono state scritte 20 anni fa; H edizioni fu entusiasta di quei 5 fogli e nel tempo ha spesso pungolato Silvia “scrivilo, scrivilo” ma lei niente. Poi si è offerta volontaria al Salone di Torino dello scorso anno per dare una mano allo stand, vivendo da vicino l’ebbrezza della fiera, tornata in ufficio (è impiegata assicurativa), chiede una settimana di ferie, scrive il romanzo, con un’urgenza che finalmente premeva forte. In vacanza al mare ad agosto lo termina. A quel punto l’editoria prende un insolito Freccia Rossa, mediamente si muove come una tradotta di campagna, e i primi di marzo il romanzo esce ed esplode subito, aderendo alla favola che è.

Comicità e tragedia. Si parte dalle morti che strappano un sorriso, che ci fanno male alla pancia dal ridere se le vediamo messe in scena in un cartone animato, che straziano e non danno pace quando accadono sul serio.

Silvia Greco ha una vena di timidezza e una voce unica. Non ha avuto fretta di pubblicare, ha saputo capire quale fosse il suo momento giusto per farlo. Abbiamo molto da imparare da lei, ma temo che certe doti siano innate e non replicabili.

Marta, Nino, Ernesto e Marisa, i protagonisti di questo splendido esordio, sono surreali eppure credibilissimi. Ingenui nella vita, coi loro inciampi e i loro cuori spalancati su avventure che aprono scenari di una provincia italiana anni ’90 senza trilli di cellulare, con le cabine del telefono, i giornaletti porno, l’ospedale dei giocattoli, le marmellate dai gusti strampalati (ma buonissimi) e la nostalgia di guardarsi indietro e ritrovarsi un po’. Così, anche se Galletta e Tricello non esistono, riusciamo comunque a farli nostri.

L’incontro è stato ricco di emozioni e ha messo in circolo l’energia migliore per dire finalmente sì all’editoria attuale che scopre talenti come quello di Silvia Greco e l’ha aspettata per due decenni, senza temere che sfiorisse.

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7 thoughts on “Un’imprecisa cosa felice

  1. Accidenti ha scritto il libro in una settimana! Poi terminato in agosto, ok. Però davvero una grande urgenza, complimenti. Capisco bene che l’incontro con questa autrice ti abbia offerto tante belle emozioni!

    • Una genesi straordinaria. Quando tocco da vicino vicende come questa mi sento un po’ una nullità, ma mi riprendo subito perché ognuno hai il suo percorso da fare e poi Silvia è proprio una bella persona.

  2. Pingback: Sandra Faè su I libri di Sandra – Silvia Greco

    • Infatti, Tenar, che a parlar male dell’editoria siamo sempre pronti, io per prima, poi arriva una storia luminosa come questa e capisci che va diffusa, e occorre abbassare un po’ i toni della lagna.

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