Piazzista di storie: la teoria del ferro da stiro

Pare esistano due modi differenti di affrontare il ferro da stiro e che aderiscano al nostro approccio alla vita.

C’è chi lascia per ultimo i capi più impegnativi, diciamo le camicie, tipo rush finale, cosi dopo la massima fatica giunge il sollievo.

E c’è chi invece stira le camicie per prime, per levarsele dai piedi subito e non pensarci più.

Personalmente dipende dalle giornate, può anche capitare che le stiri a metà percorso.

Ho utilizzato una sorta di primo metodo nei giorni scorsi quando ho deciso di inviare un botto di miei testi a diversi editori, sondando anche strade nuove che mi sono venute in mente lì per lì: una gran fatica! Come proporre a goWare di uscire con un’antologia di racconti scritti dai loro autori di narrativa, questo per poter dare uno sbocco ai miei che altrimenti non vedo come potrei far conoscere ai miei lettori, se non attraverso il blog. Di Nina Strick, Formica e La montagna incartata vi ho già detto. Mentre rileggendo in tempi recenti il mio manuale semi serio Come vivere felice senza figli scritto nel periodo più buio della mia mancata maternità, per mettere in ordine i pensieri, l’ho trovato degno di essere diffuso, per cui l’ho inviato sempre a Delos per la collana I coriandoli. Sono in attesa.

Una settimana di frenesia dunque, come una camicia difficilissima da stirare, quella col colletto che non sta mai a posto, il tessuto super stropicciato, e adesso stop.

A inizio mese mi sono guardata dentro per capire sul serio quali siano le situazioni stressanti nella mia vita, quelle che generano un’ansia talvolta sproporzionata. Ci ho infilato anche questa cosa qua, di arrivare, di emergere finalmente, nonostante tutti i buoni insegnamenti di Big Magic. Sì, la scrittura è fonte di stati ansiosi, anche se in maniera molto marginale rispetto ad altro. Perché intorno ad essa c’è tanto che con essa paradossalmente c’entra poco: l’editoria. Dal 1 al 5 aprile io e l’Orso si va a Lisbona, prendo questo viaggio come l’inizio di una vacanza ben più lunga dalla scrittura, con l’eccezione di eventuali revisioni in vista di una pubblicazione sicura, contratto firmato, tipo a breve per Figlia dei fiordi. Che poi io sia quella delle decisioni buttate per aria, si sa, ma sta volta è diverso. Perché finalmente sto avendo cura di me, dopo mesi in cui facevo finta di niente. Posso fermarmi ora, o forse devo, qualsiasi sia il punto in cui sono arrivata.

Intanto ho saputo che La montagna incartata uscirà il 18 aprile!

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21 thoughts on “Piazzista di storie: la teoria del ferro da stiro

  1. Sandra, mi inventi anche le teorie? Mitica!
    Ho stirato per anni(sul serio)e ti posso dire che prima ci si toglie il peso di “stirare” i capi più difficili, prima puoi dare solo una ripassatina alle pieghe.
    Poi, però, dipende dalle giornate. A volte stropicci i fogli e non ti va di dargli la piega giusta. Qualcosa si brucia pure, se sta troppo tempo attaccata al ferro.
    Mi piace questa analogia.
    In bocca al lupo per tutto.

  2. Wow Lisbona 😀 !!! Mi manca all’appello….ma mai dire mai!!!
    Stirare? non pervenuto! Camicie? per fortuna fortunissima non pervenute!!!
    Sono felicissima per il 18 aprile e per tutto il resto!

    • L’Orso sta in camicia pure in casa, però stira anche lui, anche se non ho mai fatto caso al suo metodo! Era tanto che lui voleva andare a Lisbona, per me una capitale non vista vale l’altra per cui ho accettato volentieri.

  3. Stira seguendo l’istinto, ma in effetti si dovrebbe iniziare dalle cose più complicate per poi andare in scioltezza, anche se… dipende dalla prima cosa piegata che ti trovi davanti, a volte si inizia proprio di lì e mi pare stia funzionando a pieno ritmo. In bocca al lupo e viva il lupo!

  4. Il 18 sera so cosa leggere!
    Per il resto, confermo che sei un vulcano, fai bene a prenderti cura di te e Lisbona è una città bellissima, di cui ho un ricordo speciale (l’ultima vacanza con mia madre, prima che le sue condizioni di salute peggiorassero).
    PS: io odio, odio stirare e le camice mi vengono malissimo, se il marito ne ha bisogno una urgentemente e per fare bella figura abdico alla mia dignità e imploro in ginocchio la suocera. Piuttosto vetri e pavimenti tutta la vita.

    • Ma grazie! Per il 18 sera, tra l’altro Franco Forte ha fatto un editing stellare, togliendo una breve parte che infatti stava lì per allungare il brodo quando ancora pensavo mi servissero battute per renderlo romanzo, poi ha uniformato l’atmosfera un po’ vintage, e sistemato alcuni punti di vista dove avevo fatto scivoloni poco dignitosi.
      Tutti mi dicono quanto Lisbona sia bella, per cui credo proprio lo sia.
      Non so, in effetti non amo stirare, però trovo abbia un senso perché quando hai finito HAI FINITO, invece con le pulizie boh mi pare che tocchi sempre ricominciare.

  5. Camicie che non si stirano, in un particolare tipo di lana fresca, fine come il cotone, che basta lasciare asciugare ben stesa. Una startup americana. 😉
    Per il resto mi appunto il 18 aprile. Toccherà insegnare alla signora della sedia a dondolo a leggere racconti dal cellulare…AiUtOoooooo!

      • Uhm…per quel che ho visto finora con kosokobo direi di no. Il formato “epub” del kobo (ma anche l’awz del kindle) sono formati che si “adattano” al supporto ereader (tu puoi ridimensionare il carattere, cambiarlo, quindi la “pagina” dipende dall’utente). Mentre in tipografia si aspettano già un impaginato fisso e vanno piuttosto di zoom verso il formato stampa scelto. Un saggio che stavo studiando e che su kobo non riuscivo a sottolineare, me lo sono convertito in pdf e poi me lo sono stampato (in A4 che mi veniva comodo). Poi, se mi autorizzi, potremmo fare la stessa prova, però verso un formato A5 (metà di un A4, pressapoco il formato libro standard). E quello in teoria puoi portarlo in tipografia. 🙂

  6. Io sono quella delle camicie alla fine e infatti, poiché ci arrivo stanca, le lascio dove sono e nel giro di due tre giorni ne ho qualcosa come venticinque da stirare. Help!

    Fermati e goditi riposo e viaggio: raccogli ora i frutti di ciò che hai piantato.
    Io conto i giorni del mio ritorno in Sicilia per Pasqua (dopo quest’estate, capirai!) 😃

    • Ricordo con molto piacere una Palermo (+ gita a Monreale ovvio) di marzo così primaverile mentre a Milano si stava coi maglioni di lana! Capisco, capisco.
      No, qui quando si stira si smette quando è tutto finito, al massacro proprio, però poi che sollievo.

  7. Ci credi se ti dico che credo di non aver mai stirato in via mia? E neanche Bram eh, non è che deleghi a lui, è proprio che non stiriamo assolutamente niente!
    Detto questo, passiamo alle cose serie: ma quante novità bellissime!!! Lisbona è una meraviglia, credo proprio che la adorerai.

    • Sì, il partito del no- stiro ha molti seguaci che invidio ma non riesco.
      Detto ciò tutti concordi su Lisbona, bene bene, sicuramente piacerà un sacco anche a noi poi vi dirò!

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