Volti sulla strada a Bhaktapur (Nepal)

– Cosa fai?

– Sistemo le foto. Sono stufo di tenerle nelle scatole. Dai, che senso ha?

–  Vabbe’, ci sono state per un botto di tempo. Tipo quelle lì, quali sono?

–  Nepal.

– Dunque, anni novanta?

– 1986 per essere precisi. L’avevo scritto sul fianco del cartone. In ogni caso mi sono scocciato. Ho comprato degli album. Guarda che belli, piano piano, le metterò tutte.

– Seeee, t’imbambolerai a ogni scatto con la nostalgia.

– Il rischio c’è. Dai, cominciamo. Questa qui è un capolavoro, che tenerezza questi bambini. Chissà che fine avranno fatto. Spero non ne siano morti troppi, il villaggio non se la passava tanto bene, tra malattie e carestia.

– Ti sei già fermato.

– Il tempo non mi manca e posso ringraziare quella merda del Civelli.

– Oh, ancora quella storia.

– E cazzo, la chiami storia? Ha fatto aprire una vertenza sindacale apposta per me, per togliermi dai piedi. Mobilità a rotazione e sono già tre settimane che tocca al sottoscritto.

– Sei scomodo, Carlo, non sei un impiegato facile.

–  Perché dico quello che penso, oh dai, Lucia, non voglio litigare. Passami gli adesivi per gli angoli che inizio ad attaccarle.

– Ma l’hai fatta tu quella foto dei bimbetti? Dio, quella piccola con la manina che saluta mi spacca il cuore.

– No, credo Mirko, anzi sì, sicuramente lui, era il più bravo a catturare certi attimi. Che poi, siamo qui a chiederci come se la passano i bambini e noi? Noi dico, sembravamo inseparabili e adesso, niente, non ci si vede più.

– Be’ dai, vi sentite su Face Book.

– E la chiami amicizia? Mi piace di qui, mi piace di là. A parte che Mirella e Leo su Face Book manco ci stanno e poi che cagate sono? Va bene per i ventenni, io mi sento ridicolo, posto la foto della paranza con la faccina sorridente, e tutti a scrivere “yeahha che buona!” Che minchiate. Parlarsi, toccarsi, abbracciarsi, mandarsi pure a quel paese ma guardandosi in faccia o alla peggio parlando al telefono, questi sì che sono rapporti adulti.

– Be’, hai ragione. Quindi questi frugoletti adesso avranno… fammi fare il conto: trentacinque, quarant’anni. Madò.

– Ehhh, passa il tempo, guarda noi e quegli stronzi al governo vogliono farci lavorare ancora. Lavorare, mandatemi in pensione, così evito anche sta baggianata della mobilità, che comunque, ti dirò, mica mi fa schifo eh stare a casa pagato. Mi sistemo le mie foto con calma. Forza, prima di sera voglio finire col Nepal che domani attacco con l’India. Tu, moglie, cosa ne dici di uno spritz?

– Buona idea, te lo preparo?

– No, no. Fuori, usciamo. Adesso mi do da fare, tu mettiti quel vestito giallo che mi piace tanto e si va in vita, basta impigrirsi. Ecco, quattro per pagina, dai vado via come un fulmine, così poi posso mettere su Face Book la foto dell’aperitivo.

– Ma se prima avevi detto che…

– Scherzavo.

– Scherzavi prima o adesso?

– Adesso, adesso. Non la metto la foto, manco la faccio. Le immagini vere sono queste: volti sulla strada, bambini impolverati, paesi lontani, viaggi indimenticabili. Macchine fotografiche col rullino, mica foto del menga col cellulare. Anzi, sai cosa ti dico? Il cellulare lo lascio a casa, io da oggi mi disintossico. Basta!

–  Occhei, come vuoi. Dai che ti aiuto, te le passo.

– Tranquilla, faccio in un baleno. Vai a cambiarti. Devi essere bellissima. Oggi gridiamo al mondo che non siamo vecchi. La gente dirà “guarda che bella coppia!”

– Per me diranno solo che sembriamo due Matusalemme che si fingono giovani.

– La vita è tutta una finzione. Coraggio, amore. Lo spritz ci aspetta. Per me doppio!

Obiettivo: scrivere un racconto autoconclusivo utilizzando unicamente la forma in dialogo, ispirandosi alla foto. Potrebbe diventare un esercizio fisso e offrire spunti creativi a me e agli altri.

Foto gentilmente offerta da Giuseppe Bottazzi, socio del circolo fotografico di Emanuele, viaggiatore straordinario, ha venduto diversi filmati alla trasmissione Alla falde del Kilimangiaro. Nonostante abbia più di 70 anni non si è ancora fermato: ad agosto andrà in Gabon a vedere i gorilla di pianura. Grande personaggio, fa sempre foto stupende.

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16 thoughts on “Volti sulla strada a Bhaktapur (Nepal)

  1. Sulle prime pensavo a una foto di un tuo viaggio, poi via via leggendo ho capito e allora tutto ha presto un’altra dimensione. Mamma mia che foto! Che bravo il fotografo ha catturato davvero molto. E tu bravissima con la prova solo dialoghi, una cosa che affascina anche me. Infatti sto tentando un’esperimento anche io su questa linea, credo che per un lettore sia molto affascinante. Ah dimenticavo, buono lo spritz!

  2. Parto dal fondo: sono una grande estimatrice dello spritz, come già detto più volte.
    Beppe Bottazzi vince sempre o quasi tutti i concorsi/contest del circolo, è arrivato credo circa 3 anni fa e ha fatto subito il botto, io non mi sono mai avventurata in viaggi così lontano. Grazie.

  3. Ma che bello, Sandra. All’inizio ho sempre un po’ paura a cimentarmi, specie coi dialoghi ,sarà per questo che sono all’ultimo posto da Michele ? 😀
    Poi, chissà perché non resisto e l’effetto figuraccia va a farsi friggere. 🙂

  4. Pensavo anch’io a una foto dell’Orso! Poi al nome “Carlo” ho capito che era scrittura.
    Certo che Giuseppe Bottazzi è un nome importante da portare, mi sale subito la nostalgia di quei film in bianco e nero…
    E si, potrebbe proprio essere un ottimo esercizio. Pur essendo un botta e risposta secco, questo dialogo lo sento perfetto. La magia dei ricordi?

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