I miei anni ’80

La cara Nadia mi ha coinvolta in questo giro emozional nostalgico negli anni ’80. Io, figuratevi, ne sono stata subito felice. Li ho adorati, li rivorrei indietro, ma tocca fare una precisazione: non sono una bambina degli anni ’80, no, perché sono nata nel dicembre del 1968, per cui sono piuttosto una ragazzina, una ragazza, e persino sì, una donna, che io sul finire degli anni ’80 già svolgevo il lavoro che faccio oggi, ho ancora la stessa cucitrice/aggraffatrice/spillatrice di quegli anni.

Dunque, per evitare di scrivere tutti lo stesso post, dico che certo, I Duran Duran, i primi Fast Food: Burghy, Wendy e Quick, i paninari sono patrimonio di tutti e pure miei (mai stata una paninara) ma magari oggi vi racconto qualcosa d’altro.

Ci sono una serie di eventi fondanti, ve ne ricordo un po’, sono quelli di cui ho perfetta memoria circa dove mi trovassi quando accaddero/ne venni a conoscenza.

Sara Simeoni campionessa olimpica (davanti alla tv all’ora di cena dai miei nonni in Valtellina) 1980

Ronald Reagen viene eletto 40^ presidente degli USA (a scuola alle media la prof di inglese ci dice di guardare la cerimonia, la moglie Nancy è vestita di rosso) 1980

Terremoto nel sud Italia (viene messo un bidone per la raccolta di offerte nell’atrio della scuola) 1980

La tragedia di Vermicino (tutti incollati alla tv, sto facendo gli esami di III media, il mattino dopo davanti a scuola non si parla d’altro) 1981

Il matrimonio tra Carlo e Diana (davanti alla tv a casa dei miei nonni in Valtellina, m’imbabolo a sognare di sposare pure io un vero principe) 1981

L’Italia vince i Mondiali di calcio (in vacanza a Rimini, delirio di gioia, i tedeschi barricati negli hotel) 1982

Muore Enrico Berlinguer (a casa a vedere il funerale in tv: un trionfo di bandiere rosse, lo piangono anche gli avversari politici: era un uomo giusto) 1984

Una grande nevicata paralizza in nord Italia (dal balcone di casa osservo la palazzina di fronte, il camino scompare, le scuole rimangono chiuse, la neve è tantissima) 1985

Muore l’attore Rock Hudson, l’AIDS fa paura (a casa dei miei nonni in Valtellina, ricordo alla perfezione la copertina di un rotocalco col primo piano di Hudson) 1985

La tragedia dello stadio Heysel-Bruxelles (sto facendo gli esami di III superiore – ho frequentato una scuola 3+2 anni) 1985

Il disastro nucleare di Chernobyl (sono in metropolitana di ritorno da scuola, allarme latte e verdure anche in Italia) 1986

Concerto in mondovisione di Madonna (mannaggia, gli amici si ritrovano a vederlo in Valtellina a casa di Laura, ma io sono già rientrata a Milano) 1987

La frana in Valtellina (stiamo andando al mare e il nostro treno è bloccato, rimarremo in stazione 4 ore prima di partire, senza conoscere il motivo) 1987

Entra in vigore l’obbligo di allacciare le cinture di sicurezza in auto (mio nonno si attacca un adesivo sul volante con scritto “cintura” per non dimenticarsi) 1989

E gli oggetti?

Il telefono a disco, il cubo di Rubik, la Fiat 127 (mio nonno bianca, mio papà verde pisello), i primi orologi Swatch, il Commodore 64 (mai avuto), lo zaino dell’Invicta (mai avuto), le spalline imbottite (mia mamma sarta, le comprava sempre più alte), le collant coloratissime.

I personaggi? Gorbaciov, Pertini, Lech Walesa. Istintivamente dico questi tre.

E io?

Troppo simile a oggi: chiacchierona, gran lettrice, già scrivevo ovviamente. Piena di complessi, con orari da rispettare troppo restrittivi e assurdi divieti (non sono mai potuta andare in discoteca il pomeriggio, quando finalmente mia madre mi accordò il permesso, i miei amici avevano cominciato ad andarci la sera) in perenne lotta con i miei capelli, portati prevalentemente corti, votata alla moda di certi ciuffi ridicoli. I complessi credo di averli sconfitti tutti, ma si è aggiunta la lotta con le rughe e il giro vita.

Ottobre 1984                Gennaio 1986                 Aprile 1988

Indubbiamente una brava ragazza: il collettino della camicia che spunta dal maglione, e poi una giacca bon ton con lupetto (il mio look da colloquio, ne sostenni un infinità in quel periodo).

Bene, il post potrebbe chiudersi qui, che con certe foto sarete di certo svenuti. 😀 soprattutto l’ultima. Dio, ma quanta schiuma usavo per far stare i capelli in quel cazzo di modo? Si chiamavano Soft Style e Free Style.

E la musica?

Voglio essere originale, perciò vi beccate questo:

Quando il disco era uscito già da un po’, lo riascoltammo a sfinimento a casa di un amico in Valtellina, nell’estate della maturità – 1987-  una coetanea del gruppo (fu un’estate pazzesca!) terminò le vacanze incinta, la storia col ragazzo non resse, lui emigrò in Argentina. E poi Depeche Mode, Depeche Mode, Depeche Mode.

E’ stato un vero piacere ripercorrere quel decennio, darci dentro coi rimpianti, cercare le vecchie foto tessera e scrivere questo post. Ringrazio quindi Nadia per avermi dato la scusa per farlo.

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21 thoughts on “I miei anni ’80

  1. Uh mamma mia quanti ricordi mi hai ricordato di aver scordato! Incredibile. E per nulla male invece nelle foto, che bello fare certi tuffi nel passato. Felice ti sia unita al ripeschiamo il bello del passato!

  2. Quanto ho pianto con la tragedia di Vermicino! Ricordo ancora di aver ritagliato degli articoli di giornali e di averli tenuti a lungo perché non riuscivo a metabolizzare quell’orrore.

    All’epoca del matrimonio tra Carlo e Diana invece ricordo che ero proprio in Inghilterra presso una coppia di amici inglesi che mio padre aveva conosciuto quand’era prigioniero di guerra là. La nazione era in fibrillazione, tutti impazzivano, si vendevano montagne di tazze, piatti. Io avevo l’età di Diana. Il signore inglese che mi ospitava invece era laburista e ferocemente antimonarchico e s’era addormentato davanti alla tv in occasione del matrimonio!

    Sulla musica poi mi ricordo di aver amato tantissime canzoni. Una delle mie preferite era Der Kommisar.

    Sembrano passate ere geologiche…

    • Der Kommissar l’ho messa ne Le affinità affettive, i cui titoli dei capitoli sono tutti canzoni, libri e film. Sì, ci fu una vera invasione di oggettistica a tema Lady D, caspita certo che essere lì doveva essere davvero coinvolgente.
      Alfredino Rampi anch’io non lo posso dimenticare, l’orrore di gente che andò sul luogo del televisore portatile per potersi vedere in tv e soprattutto l’inevitabile domanda “poteva essere salvato?”. Una tragedia troppo grande e assurda.

  3. Io sono dell’80, ma alcuni di questi eventi me li ricordo, non quelli televisivi perché sui metodi educativi dei miei un giorno dovrò fare un post.
    Mi ricordo la grande nevicata, tutti a casa per le strade bloccate, scuole chiuse, ditta di papà chiusa, giravo in città (allora abitavo a Busto Arsizio) sul bob che papà trainava.
    Mi ricordo il disastro nucleare, facevo prima elementare, ma ce lo spiegarono alla buona e vedevo la preoccupazione sul viso dei miei.
    All’AIDS accennò mia nonna con toni apocalittici sul fatto che l’uomo si era illuso di aver sconfitto le pestilenze, ma le pestilenze erano colpa del peccato originale e ci sarebbero state sempre, infatti ne era arrivata per i peccatori un’altra che non dava speranza (doveva avere le idee un po’ confuse in merito e io credo mi spaventai perché dal suo discorso potevi prendertela anche se non mangiavi l’insalata, poi alle medie guardammo il film Philadelphia e tutto mi divenne più chiaro, anche l’associazione di mia nonna AIDS/peccato).
    La frana in Valtellina mi fece saltare una vacanza da una mia amica che aveva la casa là e me la presi molto.
    L’obbligo della cintura di sicurezza fece apparire una strana scritta in pennarello rosa sul volante dell’auto che intimava, appunto: cintura! E ricordo invece, durante una vacanza in Puglia, l’ultima sera prima che diventasse obbligatorio il casco su moto e motorini, dei caroselli improvvisati con un sacco di ragazzi, un numero imprecisato su ciascun motorino, che guidavano affiancati, tenendosi per mano in uno strano inno alla libertà che sconvolse i miei, assai favorevoli alle norme di sicurezza.
    Come oggetti avevamo la 127, il cubo di Rubik, anche quello avanzato (mai completato neppure quello base) e il comodore 64, perché mia mamma insegnava matematica e si era ostinata a imparare il basic per programmare, ma non usciva mai l’effetto desiderato (scoprii solo molto dopo che lo si poteva usare anche per giocare, ma in una casa dove la tv era contingentata e fruibile solo per 30 minuti al giorno, neppure mi sognavo di far entrare i giochini informatici).

  4. Bellissimo Sandra, sono stata invitata a farlo anch’io, ma cercherò di trovare altro, perché qua hai pensato tu di riassumere i miei anni ’80, che sono gli stessi tuoi vista la differenzina di età fra noi.
    Ma il collettino, la spuma per i capelli e tanz bambolina, mariaaaa, verissimi!

    • Sì, il disastro dello Shuttle certo lo ricordo, ma non ricordo cosa stessi facendo, per cui ho deciso di selezionare in base a questo criterio. Poi la mente mescola tutto, ripeto col libro sotto il naso è stato più facile collocare gli eventi negli anni, non sono Pico della Mirandola.

  5. Ciao Sandra, ricordo molto bene la tragedia dello stadio Heysel. Un ragazzo che mi piaceva molto era lassù, per la prima volta ho toccato la paura di perdere qualcuno di caro. Per fortuna è andato tutto bene (ma io quel ragazzo non l’ho mai nemmeno baciato)…
    Mitici anni ’80

  6. Mi è sembrato di rivivere tutti i miei anni ottanta leggendo il tuo post Cara Sandra! Tutti i tuoi ricordi sono quasi in perfetto sincrono con i miei, anche se sono nata quattro anni prima. L’emozione dei mondiali del 1982, la tragedia di Vermicino, la nevicata del 1985, Chernobyl. Quel decennio mi vede finire le superiori, fare l’università, laurearmi e iniziare a lavorare, in pratica tra le tappe più importanti della mia vita, aiuto, sono vecchia! La canzone di Alberto Camerini io l’adoravo, hai fatto bene a ricordarla.

    • Sì, sono post molto generazionali questi. In effetti per noi gli anni 80 hanno significato i tre snodi principali della vita, infanzia, adolescenza, età adulta. Manca solo la vecchiaia, ma quella è ancora assai lontana! 😀

  7. Ricordo solo la grande nevicata dell’85, fui l’unica ad arrivare a scuola, ma mica perchè ci abitavo a 200 metri, perchè una signora per cui lavorava all’epoca mia madre ci accompagnò con Range Rover del marito (poi scuola chiusa, bambina a casa, mamma che salta il lavoro lo stesso).
    E ricordo Chernobyl… per come l’avevano spiegata alla televisione, avevo paura delle nuvole. Mia sorella piccola, problemi con frutta e verdura non ce n’erano, l’orto era nostro, e con il latte ci pensava il nonno, con le mucche sue. Ma avevo paura di nuvole e pioggia.

  8. Nell’elenco di eventi storici ho rivissuto alcuni ricordi spiacevoli. Anche solo l’angoscia di noi ragazzini dinanzi al disastro di Chernobyl. E quella lunga notte in cui i miei genitori seguirono le vicende di Alfredino. Sì, gli Ottanta sono stati anche questo e molto altro. Ci aggiungo l’incidente dello Shattle e la morte della maestra che era andata nello spazio.

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