# T. Ciabatti – Proseguo e conclusioni

Questa lettura mi affama, sono lì come davanti a una tavola imbandite e ne voglio ancora.

La terza parte è dedicata a Francesca Fabani, madre di Teresa, La reietta.

Francesca (piccolo spoiler) lascia il lavoro in ospedale quando i gemelli sono piccoli, nonostante l’aiuto di sua madre che si è trasferita da loro e che al contrario delle intenzioni iniziali di fermarsi per poco, vi rimarrà per sempre. Si annulla Francesca per i figli e il Professore, è la hippy, criticata dietro le spalle sempre, perché il Professore avrebbe potuto sposare qualcuno di meglio. E’ depressa Francesca e viene costretta alla cura del sonno, un rimedio solitamente usato per tossicodipendenti e alcolizzati, o in caso di depressione molto grave. Per un anno dorme, in casa, dove è stato allestita, unico caso, una stanza ospedaliera. I suoi bambini crescono e lei non li vede; dov’è la mamma? Sta dormendo.

Francesca che invece di un auto si compra un Fiorino, Francesca che non porta il reggiseno, Francesca che per far arrabbiare il marito avaro lascia accese tutte le luci di casa e lui rincasando vede la villa avvolta in una bolla inusuale di luce e crede che la sua famiglia sia stata sterminata.

Mi domando, ma Francesca Fabani mi è simpatica o antipatica? Mi è simpatica. Mi fa pena, l’amore per la medicina buttato via, un marito così, i soldi che non sembrano consolarla di niente, dormire, portare avanti una guerra fredda col marito, ingaggiare un investigatore privato per capire chi sia il Professore, la massoneria, la P2, le ripicche, i colpi bassi. Una vita triste, con la piscina e 11 bagni, triste lo stesso.

I sopravvissuti è il titolo che Teresa Ciabatti ha scelto per la breve parte conclusiva. Ora sappiamo che il romanzo, come vi ho detto, le ha riportato l’affetto fraterno, ma ha allontanato i parenti rimasti, tutti. C’è un’evidente catarsi in questa scrittura dolorosa, non è un libro facile, tutto sommato è una storia brutta, di una famiglia allo sfascio che si fa la guerra e dopo 26 anni Teresa sta ancora lì a cercare pace e risposte. Mi ha detto di essere guarita dall’ansia, io ho trovato una donna piacevole con la quale fare una chiacchierata, una madre che si flagella ma che mi pare adeguata, una scrittrice capace, non dimentichiamo che tra sceneggiature, libri e critica letteraria la Ciabatti vive di questo, di scrittura, è una che ce l’ha fatta, insomma.

Consiglierei questo libro? Sicuramente sì, l’ho trovato tra le altre cose molto italiano, molto “bel paese”, io, con una vita e una famiglia opposta, lontanissima, ho comunque trovato alcune mie ansia, questa non accettazione delle cose. Io ho amato questo libro e spero che vinca lo Strega. Sapete però una cosa? Teresa Ciabatti mi ha confessato che del premio non gliene importa nulla, perché a 44 anni cosa vuoi che le cambi?

Mi sembra che con questa lettura corale abbiamo raggiunto un risultato davvero considerevole: una lettura a tre, più molti a bordo campo, tantissimi commenti assai articolati e grandi spunti di riflessione, grazie a tutti per esserci stati, sono molto molto contenta dell’esperimento.

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29 thoughts on “# T. Ciabatti – Proseguo e conclusioni

  1. Considerato come vanno le cose nel nostro paese, ben vengano libri così, dove si respira la libertà di raccontare come stanno le cose, il contrario de “i panni sporchi si lavano in famiglia” che come assunto ha prodotto parecchi danni alla società. Dall’altro penso che anche per lei sia stata una bella liberazione, è partita dal titolo “La più amata” (quello che la gente avrà pensato di quella bambina fortunata osservandola da fuori) per dimostrare che di amore in realtà ce n’era poco e tutte le sue pene sono il risultato di mancanza d’amore.
    Non sono d’accordo che a 44 anni un premio non cambi la vita… se meritato, te la cambia eccome! 😉

    • Anch’io credo che sia un gran risultato vincere lo Strega, tipo anni fa furono ripubblicati in un’unica collana tutti gli Strega, per dire nuove possibilità di vendita e visibilità estrema. Però lei ha detto proprio così. Quando l’avrai letto e vorrai ritornare per un giudizio sarai sempre la benvenuta.

  2. Cara Sandra, mi riservo di leggere il post e commentarlo a fine lettura del romanzo. Sono rimasta un po’ indietro, ma ora che so che hai calato il sipario sulla Ciabatti mi affretto a ultimarlo: sono all’85% dell mio eBook.

  3. Bene, quindi ripeterai l’esperimento a breve di nuovo?
    Avevo inteso dalla conferenza stampa che il libro poteva essere nelle tue corde e anche tu e sono felice che la lettura non abbia cambiato la tua opinione. Ora speriamo vinca il premio e più persone possibili lo leggano sentenziando ognuno il proprio punto di vista. In questo mi chiedo, sicura che l’averla conosciuta di persona non abbia modificato la tua percezione del libro?

    • Mi dici: sicura che l’averla conosciuta di persona non abbia modificato la tua percezione del libro? Sono sicura del contrario! L’ha sicuramente modificata, ma era inevitabile, so che bisogna giudicare i libri, non gli autori (e le loro vite) ma a parte che questo è autobiografico, ma anche in generale una brutta persona che scrive capolavori mi mal dispone, problema mio, lo so.
      In quanto a ripetere l’esperimento non so, a Torino ho preso molti libri di mio personalissimo gusto, meno famosi e chiacchierati di questo, non credo ci sia tanta gente disposta a condividerne la lettura.

      • Non ho mai provato a farla in contemporanea, ma prima o dopo passando il libro in questione e poi sì ne abbiamo chiacchierato, quindi concordo una bella esperienza, solo lo capisco non sempre possibile.
        Confidavo nella tua risposta, anche io sono molto condizionata dal conoscere personalmente l’autore di uno scritto e so per certo che diventa misura di valutazione anche la simpatia che mi provoca. Quindi diciamo che metà dell’impressione di un libro si sposa con l’idea del suo autore.

  4. Mi è piaciuto seguire questa lettura condivisa, ma non mi sono convinta all’acquisto. la catarsi, il raccontare il proprio io doloroso va bene, ma in un libro credo di cercare qualcosa che potrei definire un ansito verso l’infinito. Qualcosa che vada oltre il qui ed ora e si protenda verso l’umanità intera. Oddio, mi sono resa conto di essere incomprensibile…Diciamo che non mi è scattato il “mioddio lo devo leggere assolutamente. Ora”, che al momento è l’unica molla che mi fa preferire delle pagine al sonno

    • Se anche non si arriva al “oddio devo leggerlo a tutti i costi” almeno deve scattare il “però, lo leggerei volentieri”, no? Perché leggere è bellissimo ma richiede tempo e concentrazione altrimenti ci sono mille altre attività preferibili, dormire è tra queste di sicuro, soprattutto in alcuni periodi.

  5. Eccomi: recuperato il gap in un pomeriggio! 😉
    E non solo perché volevo raggiungerti, ma perché questa seconda parte, più concitata molto più delle precedenti, mi ha fatto divorare le restanti pagine.

    Impressione finale?
    Un bel libro, sicuramente, ma anche molto angosciante.
    Ti lascia l’amaro in bocca, tanti interrogativi, tante curiosità (quella storia della persona che lei ricorda e non ricorda, che mentre la madre segue la cura del sonno e dorme…, rimane così, un ricordo, un sogno, un incubo, direi)
    Lei, a un certo punto, mi fa una tenerezza infinita: quando vuole il fiocco gigante nel vestito che poi risulterà pacchianissimo, o quando dice

    “Esiste ancora, quell’adolescente triste ma speranzosa, fragilissima e aggressiva, col miraggio del nuovo vestito, ancora più bello del precedente, sempre più bello, il più splendente di tutti a illuminare il buco nero.”

    Alla fine la sua fragilità emerge con tutta la sua forza, diventa quasi un delirio, quel ripetere ossessivo “mi chiamo Teresa Ciabatti e ho quarantaquattro anni.”
    Ci vuole coraggio a raccontarsi così, apertamente.
    Ecco, direi che questo è un libro coraggioso. Che sia servito a liberare la Ciabatti dai suoi incubi non so, non sono nessuno per giudicare questo aspetto così intimo, ma certo si è proprio esposta di brutto!
    Ha trascinato nel fango (lo posso definire così o è esagerato?) le persone più importanti: due genitori, perché da una parte condanna il padre, ma anche alla madre non riserva parole di grande ammirazione: la definisce squilibrata, le dice “ti odio”, le augura la morte.

    Che poi anche questa madre e questo padre sono strani: il padre che vive solo di apparenze, la madre a un passo dalla depressione, insomma un quadro davvero drammatico.
    E poi mi dicono che la ricchezza dà la felicità!

    Il cerchio si chiude e l’immagine della copertina diventa ancora più emblematica: il ricordo della piscina, della casa d’infanzia, di tutti gli oggetti (penso anche: fra tutte le cose belle e preziose che poteva avere, la bambina Teresa si affeziona a una testa di polistirolo con una parrucca sopra)

    E mi è piaciuto molto anche il riferimento alle cose che l’editor le ha sottolineato nel racconto, tutte interessanti, tutte vere.

    Comunque, faccio il tifo anch’io per lo Strega: questo libro potrebbe tranquillamente meritarlo.

    Grazie, Sandra, è stata una gran bella esperienza questa, con te e Iara.
    Magari ci riallineiamo in qualche altra scrittura e coinvolgiamo altri lettori.
    Per ore, buone letture che verranno! 🤗

    • Grazie a te, sei stata una compagna di lettura esemplare: attenta e lucida nei tuoi lunghi commenti e generosissima a postarli qui da me quando avresti potuto riservarli per il tuo blog.
      Sì, molto triste in fondo questa storia angosciante di una famiglia in frantumi e mai davvero risolta. Io a Teresa auguro non solo lo Strega ma una maggior serenità d’ora in avanti, anche nel suo essere mamma di Agata e di smetterla di tormentarsi, perché questo genere di tormenti non ha risposte e a volte occorre solo chiudere la porta e smettere di guardarsi indietro, credo che lei l’abbia fatto con questo splendido romanzo.

  6. Ragazze aspettatemi… il libro l’ho finito già da qualche giorno, ma non trovo un attimo per scrivere. Giornate pienissime e la sera sono distrutta. Per me, è tempo di recite, prove , spettacoli. Ho altre cose da dire su questo libro. Forse, stasera o domani che è festa ci riuscirò. Bacioni.

    • Tranquilla, anch’io sono piena di suggestioni, mi verrà senz’altro qualcosa da aggiungere.
      Una così, al volo:
      Ho pensato a una lettura più cattiva del romanzo, ma solo per lanciare una provocazione: e se fosse una forma di vendetta anziché uno sfogo catartico?

  7. @ Iara, tranquilla, non è che adesso cancello il post 😀 anzi oggi non pubblico nulla di nuovo, perché è da ieri che ci sono imprevisti vari (per cui o scrivo un post sugli imprevisti o lascio perdere) così rimane anche l’ultimo e più visibile.
    @ Marina, non credo. In conferenza Teresa ha sottolineato più volte che suo padre era buono, anche se quella di far dormire sua madre per un anno è stato di sicuro una violenza, nonostante gli altri familiari non l’abbiano percepito come tale.

    • Ma se era così buono, il padre, perché rendergli il benservito con questo libro da cui non esce una bella immagine dell’uomo che era?
      Cioè, la Ciabatti aveva bisogno di liberarsi di un peso, aveva bisogno di raccontarsi per trovare il modo giusto di affrontare i propri drammi personali, ma lo fa incentrando tutto sulla figura ambigua di un padre e quella “vittima” di una madre. È un’accusa precisa, un’accusa mossa ai genitori: una persona buona non va “punita” con questa gogna mediatica.

      • Non posso che concordare, alla fine è come se la riabilitazione del padre non fosse riuscita e lei deve aggiungere a parole nuove considerazioni, ma può farlo solo quando vede le persone, non arriva a tutti i lettori e il quadro continua a essere falsato.

  8. Grazie per questo interessante esperimento. Sono curioso di leggere anche le conclusioni di Iara.
    Se tre lettrici attente come voi, estraggono un giudizio tutto sommato positivo sul romanzo, mi domando se le polemiche sollevate dalla Policastro siano fondate. Boh, problemi loro.
    Sullo Strega essendo Mondadori non dovrebbero esserci problemi per la vittoria. Il problema è però che si scontra con Cognetti e quindi Einaudi. E quando capita così che il gruppo Mondadori porta in finale due cavalli importanti, sarà la dirigenza a scegliere se puntare sull’uno o sull’altro. Io comunque mi accodo al vostro giudizio e faccio il tifo per lei.
    Di per sé la lettura mi stuzzica, anche se non mi affascina. Detesto questo genere di vita ricca, colma di apparenze e falsità. Credo che detesterei i personaggi dal principio alla fine.
    La parte più interessante che invece mi piacerebbe cogliere è l’aspetto emotivo e psicologico della protagonista scrittrice. Credo che da una immersione così profonda si possa imparare molto, anche come scrittore.
    Se organizzate altri gruppi di lettura, la prossima volta proverò a partecipare. 😉

    • Grazie Marco per aver comunque partecipato. Dopo l’estate faremo un altro giro di lettura condivisa, si potrebbe anche proporre, tipo Strega, una cinquina di libri tra i quali scegliere quello da leggere, mi vengono delle idee strada facendo. Perché se si è sottolineato poco tempo fa che i blog sembrano un po’ ripetitivi e ammosciati, qui c’è stato davvero un bel fermento tanti lunghissimi commenti, compresi i tuoi, quindi proposta vincente.
      Tornando al romanzo secondo me l’aspetto emotivo è fondamentale e offre grandi spunti di riflessione anche sul modo di scrivere. Un bacione.

  9. Buongiorno e buona festa della Repubblica. Più tardi cercherò di riordinare le idee e di scrivere le mie conclusioni sul libro. Posso anticipare che il romanzo mi lascia un senso di incompiuto difficile da gestire. Mi sarebbe piaciuta un’evoluzione che non ho percepito. Mi resta una cronaca dolorosa di quello che è stato, suggestioni emotive molto forti, ma qual’è il risultato di questo percorso?

    • Buon 2 giugno e te e a tutti, cara Iara. E’ come se quel processo risolutivo avvenuto nella testa di Teresa Ciabatti non si sia compiuto nel lettore, è questo che intendi? Aspettiamo con gran piacere, senza farti pressione, le tue conclusioni e grazie per esserci stata, attenta e molto partecipante.

      • Ma nella sua testa è avvenuto davvero? Non mi arriva questo leggendo l’ultima parte. Anzi… trovo che la sua vita emotiva resti fortemente condizionata da quel passato.

  10. Quando ho iniziato a leggere il libro non sapevo bene cosa aspettarmi non avendo raccolto notizie sul romanzo. L’impatto con quel prologo cinematografico, avvincente, mi ha fatto credere (per molto poco, in verità) che il libro potesse svelare qualche retroscena su situazioni politiche di quegli anni. E invece sono stata risucchiata in un vortice che mi ha trascinata dentro la vita di Teresa Ciabatti e delle persone che le erano vicine. A un certo punto del romanzo è stato come trovarmi di fronte a un’amica: “posso raccontarti i miei segreti, Iara? Vuoi sapere perché sono anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato?” Ecco, leggere questo libro ha significato accogliere le confidenze di un’amica, di quelle che si sussurrano all’orecchio e si fa giurare di non svelare mai a nessuno. Una lettura intima, non saprei in che altro modo definirla. Mi scuotono profondamente le vicissitudini di questa famiglia apparentemente normale dove non c’è un cattivo/nemico ben identificato contro cui sguainare la spada, ma solo tanti dubbi e troppi silenzi. La cura del sonno mi ha angosciata. Mi ha fatto pensare alla favola: “la bella addormentata”, dove il ruolo della strega cattiva è affidato al padre. Ma perché? Non era più giusto che Francesca Fabiani riprendesse il lavoro, i contatti con le persone che le volevano bene, che continuasse a essere madre e moglie? Non ci si può svegliare una mattina e decidere di prendersi una pausa dalla vita come se fosse una pausa caffè. Voglio ben dire che questi bambini ne hanno sofferto faticando a comprenderne le ragioni. Io sono adulta e non trovo valide argomentazioni per sostenere quella scelta. Quanto poco amore ho trovato in queste pagine; credo la povertà più grande a dispetto di quella che viene continuamente rimpianta. Teresa Ciabatti cresce sentendosi sempre più piccola, insignificante, imperfetta e si rifà sugli oggetti, sui vestiti, sul cibo, perché è più facile pretendere un fiocco enorme sul vestito o il bauletto della naj-oleari, piuttosto che implorare di essere amate, di essere protette non da una posizione sociale, ma dall’armonia familiare. “Macerie di case, di soldi, di amore”, questa sensazione non mi lascia quando termino il libro. E’ stato come assistere a una nave che affonda con tutto l’equipaggio senza che ci fosse niente da fare. Mi turba il modo in cui si apre l’ultima parte: “In quattro anni non ho mai accompagnato mia figlia a scuola, solo una volta, quando la tata è andata in Moldavia, e il padre non era a Roma.”
    Le conseguenze di quel passato continuano a risuonare in modo drammatico nel presente. Dove si spezza la catena? Non mi piace come termina il libro, mi spiace. Più che di risoluzione, accettazione, parlerei di rassegnazione e non trovo speranza. Al si là di tutto, è stata una lettura coinvolgente che mi ha presa allo stomaco e stretto il cuore in un pugno facendolo sanguinare.
    Non posso fare il tifo per il premio, avrei dovuto leggere gli altri candidati e non l’ho fatto. (Presto leggerò “le otto montagne”), faccio invece il tifo per la vita di Teresa, augurandole che possa recuperare la gioia più grande, quella di una famiglia felice anche se fatica a pagare le bollette.

  11. Grazie Sandra. Grazie Marina. E’ stata una lettura e un confronto intenso. Sarei strafelice di ripetere l’esperienza con voi e con chi vorrà unirsi.

  12. @ Iara, non so cosa aggiungere, ti ringrazio dal profondo per esserti spesa così tanto con questo commentone che si aggiunge ai tanti che hai lasciato qui. Spero che queste 3 puntate arrivino a molti e sto pensando a qualcosa per poterle far conoscere a Teresa Ciabatti, perché abbiamo dato davvero molto con questo esperimento così ben riuscito. Anche per me Teresa è stata un’amica che si è aperta a confidenze importanti e credo che tu, Marina ed io siamo state in grado di accoglierle al meglio, senza pregiudizi ma con la compassione giusta per un’anima in pena. Hai ragione dovremmo leggere anche gli altri candidati per poterci esprimere in maniera corretta sui titoli, non è detto che non legga altro in questa estate che arriva- Baci

  13. Ho letto Teresa Ciabatti in un weekend. Arrivata ai nastri di partenza in ritardo, m’è toccato correre a velocità doppia. 😉
    [SPOILER]
    Partiamo dal cosa mi lascia, visto che il finale è fresco (ieri sera). Macerie. Ci vedo una donna-bambina che rovista tra le macerie della sua esistenza. Ci leggo una lunga seduta psicoanalitica, un po’ confusa cronologicamente, perché spesso delle frasi saltano velocemente al futuro e poi ritornano al presente del racconto (un espediente per incuriosire il lettore su cosa succederà dopo?), che segue le persone (Lorenzo, Teresa, Francesca) per delineare la storia che si completa solo alla fine. Triste, molto triste. Come ha detto Iara, non ci leggo speranza nemmeno io.
    Della trama: come lei stessa dice, la sua mente non sa distinguere i ricordi dalle invenzioni, dalle suggestioni che il tempo ha elaborato sul suo inconscio, e possiamo crederci, succede per tutti così. Per tutto il libro: cos’è accaduto nell’anno che dormiva mamma? Cosa hanno fatto a mia figlia mentre dormivo? E alla fine: non è successo niente, ma proprio niente.
    E’ comunque autobiografico. Con questo non voglio dire che la fatica sia minore, ma si parte da un vissuto e lo si rielabora, nel suo caso l’elaborazione sembra anche poca (non cambiano nomi, luoghi, persone, nemmeno i fatti eclatanti, non ci sono personaggi inventati, semmai – spero – avrà alleggerito le posizioni di qualcuno). Il rischio è che la sua storia sia buona solo perché ha avuto la “fortuna” di avere una vita da raccontare (contro gli altri, i “poveri”, quelli che le stanno dietro, che non avranno niente di così eclatante da mettere in mostra).
    Dello stile: tra il cinematografico e l’onirico direi. Semplice e immediato, ma che cattura il lettore e lo porta dentro la storia. Il lettore vede quello che vede Teresa Ciabatti, e questo in genere funziona bene. I dialoghi sommersi nel racconto (niente caporali, doppie virgolette o trattini) potrebbero ricalcare una scrittura infantile (quella bambina mai cresciuta). I paragrafi ripetuti ostinatamente (“Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre.”; “Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia del Professore.”; “Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho sette anni, e ho appena scoperto che mia nonna porta la parrucca”; “Mi chiamo Teresa Ciabatti e mi giro e rigiro nel letto.”; “Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace.”) denotano la sua ossessione, il focus della storia.
    Perché? Perché scrivere un libro così? Me lo sono chiesta. Di sicuro per sfogarsi. La scrittura è da sempre terapia, anche se in genere non arriva alla pubblicazione questo tipo di scrittura. Forse scolpire su carta tutto questo, l’aiuterà ad abbandonarlo. Forse. Però c’è un editore Big dietro a questa pubblicazione. Nelle ultime pagine c’è un ossessione per i beni materiali persi, la villa con piscina persa, la testa di polistirolo, la bambola parlante, il conto in svizzera, i lingotti. L’illusione che tutto questo le avrebbe alleviato la sofferenza di sapere che i suoi genitori non l’hanno amata come lei voleva, come ogni bambino vorrebbe? Beh… c’è un mondo pieno di adulti che si portano dietro cicatrici ben più gravi, senza possibilità di scrivere un libro.
    Dovrebbe vincere?
    Perché di questo parliamo. Dovrebbe vincere il premio Strega? NO.
    Secondo me, no. Per due motivi.
    Primo: non sarebbe giusto nei confronti dei lettori (ma visto quel che aleggia intorno allo Strega, temo che i lettori contino pochino…). Leggendo, si avrebbe la sensazione che il premio sia arrivato dagli antichi amici del Professore, magari a copertura di tutto quel che ha perso la figlia, o magari a testimoniare che nulla è andato perso, e che il sistema funziona ancora così: “Nei bagni spiegherò che è stato mio padre, interviene sempre in mio favore, sospiro, non posso impedirglielo. Non è giusto, protesta flebilmente una di loro di cui non ricordo il nome. È la vita, replico io. Rassegnati, mia piccola compagna di danza, il mondo è questo, gente che possiede cose, che possiede te.”
    Secondo: sarebbe un bene per lei arrivare seconda per merito, che prima per cognome. Ha avuto tutta un’infanzia in cui è arrivata prima per cognome. Il risveglio nell’adolescenza (Perché mamma siamo diventati poveri?) è stato brusco e fatale. Ma cosa ne avrebbe ora a vincere un primo premio, con una storia autobiografica, dove racconta al lettore di essere stata una privilegiata?
    Io le auguro di vincere un primo premio, ma con un’altra storia. Non questa.
    Magari abbandonare quel “Mi chiamo Teresa Ciabatti”, per farlo diventare “Mi chiamo Teresa.”

    • Molto acuta questa analisi cara Barbara, non so cosa aggiungere, ho già scritto molto a riguardo e ora, a una settimana dalla fine della lettura, il libro sta decantando dentro di me, forse mi rimarrà attaccato meno di quanto pensassi a dire il vero, perché lo sdegno per la bimbetta odiosa sta un po’ prevalendo sulle altre emozioni. Come dire, avevi già tutto, vuoi anche lo Strega?

    • Le tue considerazioni finali mi hanno convinto: forse hai ragione tu e il Premio potrebbe arrivare a qualcun altro. Anche perché pensarla come l’hai pensata tu è molto più immediato che rimuginare sui motivi che porterebbero al riconoscimento di un merito. Staremo a vedere.
      Però, che bello che ti sei unita alla fine! Ne è valsa la pena?

      • Beh, per me leggere un libro vale sempre la pena 😉
        Non è un brutto libro, tutt’altro. Però la lettura l’ho fatta in vista del premio. Io credo che, per lei autrice, per la sua salute, sarebbe meglio un secondo posto e poi un mare di vendite e letture e recensioni positive dei lettori, che un primo premio e di nuovo l’ombra del Professore su quella vittoria.

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