Chi ha bisogno di Elisabetta Bucciarelli?

La mia terza volta con Elisabetta Bucciarelli, la seconda a un incontro privato per blogger e giornalisti. Questo è avvenuto mercoledì per il lancio del suo ultimo romanzo Chi ha bisogno di te, pubblicato da Skira, un importante editore d’arte che sta uscendo con la collana Note d’autore, dove gli autori raccontano la musica. Uno dei curatori è Gianni Biondillo che a un certo punto chiama Elisabetta Bucciarelli, le chiede cosa stia scrivendo per scoprire che il romanzo in lavorazione si colloca perfettamente all’interno di questo progetto, così unito al fatto che la Bucciarelli non è una scrittrice da soffitta e croste di formaggio, come definisco io gli autori un po’ maledetti e soprattutto molto solitari, ma ama la coralità di un’idea che prende forma e si concretizza con altri, il gioco è fatto.

Vanno dette un po’ di cose, per cominciare. Tipo che io non avevo letto il libro, tipo che ormai adoro lo spazio Vigoni dove si tengono questi incontri a cui sono puntualmente e piuttosto miracolosamente invitata e ho capito che bene o male la mia mancanza riesce a passare quasi inosservata; nel senso: l’autore può anche capire che io non sono informata sui fatti (a volta arrivo preparata, altre no, dipende dal tempo che ho avuto per leggere il libro) ma non me lo farà pesare e tutto sommato la conversazione non è un parlare del libro e basta, per cui insomma me la cavo.

Con questo romanzo Elisabetta Bucciarelli cambia il punto di vista, lo fa con fatica, e i suoi uomini descritti e in qualche modo amati nelle opere precedenti vengono ora guardati frontalmente mentre si dileguano, scappano, non ci sono, perché questa è una storia di assenza maschili. Uomini che poi quando si ritrovano tra le pagine da una parte si riconoscono, dall’altra si chiamano fuori “no, no, non sono io!” Come la mostri un’assenza? Mi chiesero e poi spiegarono a un corso di cinematografia. Una bimbetta tarda ad arrivare a casa da scuola per il pranzo, è stata rapita e verrà uccisa, ma sua madre che l’aspetta ancora non lo sa. Magistrale la scena: il posto vuoto a tavola, il piatto fumante. E in un romanzo come fai? L’arma della Bucciarelli sono i Queen, gruppo indubbiamente pop ma con contenuti elevati, e le canzoni dei Queen sono il prontuario di educazione sentimentale di Meri, la protagonista adolescente, che un padre non ce l’ha, e si misura nel quotidiano con la sua assenza. Meri che si forma sulle note dei Queen e cresce con una madre dai lunghi capelli, che cura le piante e tocca la figlia con le parole.

Elisabetta Bucciarelli è molto brava, è una donna in gamba, con un figlio adolescente, dopo la piccola conferenza deve andare da lui a bordo campo e condivide con la madre di Meri questi capelli lunghissimi poco consoni all’età che la carta d’identità rivela. Vuole parlarci di normalità, di ragazze che a diciassette anni non hanno ancora fatto l’amore e si scambiano bigliettini, di come comunicano i giovani, di come eravamo noi, lontani o vicini alle nuove generazioni. La Bucciarelli ha un anno e mezzo più di me, quel mezzo è un vezzo, lo scrivo e già mi pento, però lo lascio, sapete perché? Perché da giovanissimi quei sei mesi sono importanti, io nata a dicembre arrivavo sempre dopo, di rincorsa, alla fine, quando a momenti i miei coetanei erano già all’anno successivo. L’ultima a diventare maggiorenne, a potersi firmare le giustificazioni a scuola.

Elisabetta Bucciarelli sul finire ci dice che chi scrive ha uno strumento in più e io dico che lei lo sa usare molto bene, gli incontri con lei sono sempre arricchenti oltre che molto piacevoli.

Si finisce come sempre tra prosecco e focaccia, rinnovando la magia racchiusa nelle grazia di un libro, che è un dono immenso da fare agli altri. La restituzione di una storia così come l’ha concepita Elisabetta, con l’aggiunta di qualcosa che, tra le pagine, di sicuro troverà in più ogni lettore a seconda della propria sensibilità, del proprio vissuto, del momento che sta vivendo quando terrà Chi ha bisogno di te tra le mani.

Chi ha bisogno dunque di Elisabetta Bucciarelli? La cultura italiana di sicuro sì, ma per fortuna quel marasma spesso cieco che è l’editoria, questa volta l’ha scovata.

10 pensieri su “Chi ha bisogno di Elisabetta Bucciarelli?

  1. Ho sentito parlare, positivamente, già di questo libro. Conosco i Queen e sono curiosa di sapere quali frasi si estrapolano dai loro testi per crescere un’adolescente. Dura sfida! 🙂

    • Be’, ne abbiamo una in comune: Barcelona che anch’io misi ne Le affinità affettive!
      Elisabetta Bucciarelli è davvero una “giusta”, le ho mandato il link del post come mi aveva chiesto e in un minuto mi ha risposto e ci siamo messe a conversare via mail. Che bellezza incontrare autori così!

  2. Che bellissimi incontri! Stimolanti e utili. Sandra ogni volta che racconti spaccati di vita come questi miscelati a libri e autori si capisce proprio quale sia la direzione della tua vita.

  3. Come sai è un’autrice che seguo e proprio questa mattina ho letto una recensione a questo suo romanzo, che mi propongo di leggere al più presto (quindi fra anni, ai ritmi attuali). Devo dire che trovo un po’ pesante questo suo insistere ultimamente solo su figure maschili negative, ma è chiaro che è un discorso che sta sviluppando e vedremo dove andrà a parare. Per intanto mi fido.

      • L’ultimo romanzo mi ha lasciato un po’ spiazzata, ma per quanto riguarda i romanzi precedenti credo che siano le opere italiane che sento più affini alla mia produzione gialla, quindi per me è un riferimento. L’ho ascoltata dal vivo una volta e ci siamo incontrate virtualmente su qualche blog e l’ho sempre trovata estremamente piacevole e gentile. È molto interessante anche il suo saggio sulla scrittura.

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