# Le otto montagne – proseguimento di lettura

Nei giorni seguenti mi do una regolata: cerco di non leggere quando sono stanca giusto per andare avanti, voglio assaporare il libro e non divorarlo con ingordigia. Adesso è un po’ difficile parlarne senza rivelare troppo.

Come supponevo Pietro e Bruno, i protagonisti crescono, Cognetti fa un salto temporale piuttosto lungo narrando per sommi capi ciò che sta in mezzo, l’espediente mi pare funzioni. Quasi tutto ciò che viene scritto è in relazione di Grana, il paesino a quota 1300 metri sul Monte Rosa dove abita Bruno e da dove partono le escursioni. Si parla di roccia, cordate, arrampicate e mal di montagna. Cognetti scolpisce un romanzo che incontra il gusto anche di chi, come me, non esce dai sentieri ben battuti e mai si sognerebbe di dedicarsi all’alpinismo. I sentimenti sono forti, tutto è permeato da malinconia: lo scorrere della vita e il nostro essere tanto minuscoli di fronte alla magnificenza delle vette. C’è anche il Nepal, casualmente incontro un’amica che non vedevo da molti anni che sta per partire proprio per il Nepal, farà trekking sull’Anapurna, cerco informazioni in rete e tutto mi sembra incredibilmente affascinante. Le prime impressioni vengono confermate andando avanti nella lettura. In libreria sfoglio il cartaceo, per verificare fisicamente a che punto sono, questo aspetto tattile e visivo manca un po’ col digitale, non si vedono le pagine ammonticchiate che crescono a sinistra e diminuiscono a destra, così mi rendo conto di aver letto come un treno, per un semplicissimo motivo: il libro mi sta piacendo molto.

Chiedo a chi si è unito alla lettura di palesarsi nei commenti, e li invito a comunicarmi via mail a sandraellery.sf@gmail.com quando avranno terminato il libro, basta una parola: finito, non vi rubo molto tempo, chi ha il mio numero di cell potrà anche mandarmi un messaggio se vuole. Questo affinché io pubblichi il post conclusivo, che chiuderà l’esperienza collettiva, quando tutti avranno finito. Mi sembra più omogeneo, non importa se questo dovesse avvenire anche tra due mesi. Nessuno ci corre dietro e io non intendo scappare lontano. Grazie!

26 pensieri su “# Le otto montagne – proseguimento di lettura

  1. Non leggo il post perché nel frattempo ho finito la prima parte e conto a breve di riuscire a inoltrare il mio primo commento in merito.

  2. Ho finito ieri la prima parte, cioè i primi quattro capitoli.

    Ho avuto un inizio lento, la descrizione della montagna è splendida, ma chi come me non la conosce non può apprezzarla fino in fondo. Del resto lo dice anche Cognetti:

    “è impossibile trasmettere a chi è rimasto a casa quel che si prova lassù”,

    e io sono d’accordo: chi non ha mai provato l’ebbrezza di una scalata o di un’escursione per i boschi, non può entrare fino in fondo in quella sensazione, può immaginarla e viverla con gli occhi di chi la descrive.
    In questo mi pare che Cognetti sia un maestro: mi ha portato con sé lungo i tragitti, in mezzo a neve e alberi, ho sudato e persino provato il mal di montagna del protagonista narrante.
    Il linguaggio è pulito ed efficace, l’autore fa un uso delle parole davvero egregio, solo che – ecco la mia critica attuale, che potrebbe ovviamente cambiare essendo ancora all’inizio, mi sono trovata a leggere per inerzia, affascinata più dalle descrizioni e curiosa quindi di entrare in ambienti che conosco poco o niente, piuttosto che per reale interesse verso la storia. Questo “crescere” fra le montagne e l’evoluzione dell’amicizia con Bruno non mi prende tantissimo, è come se fosse priva di azione e tutto si risolvesse nel racconto autobiografico dei ricordi dell’autore.
    Il fenomeno contraddittorio, però, è che quando chiudo il libro mi rimane impressa quell’atmosfera, sento quasi nell’aria il profumo della montagna e voglio tornare lì, da quelle parti. Una bella sensazione che vorrà pur dire qualcosa!

    • Anche secondo me, Marina, la storia è secondaria a come l’ha scritta e questo dovrebbe farci riflettere parecchio. Sì, non ho molto da aggiungere per cui trovo che un altro post sarebbe superfluo, attendiamo la fine per tutti. Grazie.

  3. Mi ha presa subito. E non capisco perché. Non mi interessa la trama (di cui so giusto qualche sentito dire e poco altro, non l’ho letta come nemmeno la quarta). È un libro che senza la curiosità del Premio Strega, della lettura condivisa e del confronto con la Ciabatti (che ho letto e non ha vinto e le conseguenti polemiche o presunte tali) non avrei mai scelto. Quindi non scelto per il piacere di leggerlo, per l’ispirazione del momento o altro. Eppure mi sta piacendo. Mi riservo di cambiare idea in corso di lettura ma, pur avendo, alla fine, optato per un giudizio positivo su La più amata, ritengo tra i due più meritevole questo. E, a questo punto, credo dipenda proprio dalla scrittura, da come viene utilizzata. Io lo sto leggendo come fosse l’autobiografia di Cognetti; è quello che sembra: pregio o difetto? Visto che mi piace: pregio.
    Con l’inizio “vero” della storia, il lui bambino in montagna con la mamma penso che però “comoda eh”, facile quando hai di queste cose da raccontare. E poi, no. Non è facile, non è comoda. Perché anche io ho passato estati assolate a correre tra erba e sterpaglie, arrampicandomi su muretti di pietre. Incursioni in ruderi ed esplorazioni di stagni. Girini e poi rane. I pipistrelli. Il torrente e le grotte. Il tratto sommerso. Le libellule, ah le libellule. Sono anni che non ne vedo più. E i tuffi dagli scogli e poi dalla nave dismessa, un blocco di ruggine con una scaletta per salire (arrampicarsi). E al tetano chi ci pensava! E le canne da pesca, filo di nylon e ami a cui agganciare improbabili esche di pane, marmellata e chissà cos’altro. Smuovere la sabbia intorbidendo i dieci centimetri di acqua cristallina per scovare le vongole. E le serate al porto merci, tra i container. Quella volta che uno era aperto, carico di biscotti e merendine. E il labbro rotto scivolando su un sasso, il sangue. Tanto sangue. E le spine nei piedi quella volta che andammo a vedere le pecore e il pastore ci spaventò. Persi le infradito e mi preoccupavo di cosa raccontare a mia cugina, che erano sue. E lei era già ragazza, io bimba. E niente, questo turbine di ricordi che si ferma ora solo perché lo riporto al presente pensando che mi chiama ancora bimba, da allora. Ai compleanni -ne sono passati tanti- sono sempre “Auguri bimba”. Che potere ha questo Cognetti. Non mi sta bene, io volevo poter “stroncare” un Premio Strega! In verità un bella lettura è sempre una buona cosa. Questa è una bella lettura. Ci sono tante informazioni sulla montagna ma non diventa mai nozionistico e noioso, anzi. A volte, come per il nome del Monte Rosa, svela piccole curiosità che fanno tornare in mente i libri di scuola delle elementari. Al momento, questo libro fa tornare bambini. Io sono tornata alle mie estati corse (nel senso di Corsica) e corse (nel senso di correre) tra campagne e mare; nessuna montagna eppure non vedo alcuna differenza. Anche quando parla di amicizia, con Bruno e poi, crescendo, con gli altri. Sono lì anche io. Mi ha fatto venire voglia di localizzare quei luoghi, di mangiare toma e mocetta, di respirare aria di montagna, di scarpinare (non lo farò, sia chiaro) e vomitare. Sono questi i libri che mi piacciono, quelli che mi fanno vivere la loro storia o rivivere la mia, che mi fanno scoprire cose nuove dentro e fuori di me, che diventano propositivi, stimolanti. Che mi lasciano la voglia di assaggiare un cibo, visitare un luogo, approfondire un argomento. Io non recensisco i libri, tanto chi vuole una classica recensione ne trova a centinaia in rete. Dei libri io parlo per come li vivo. Anche dal punto di vista della scrittura. Quindi. Sulla scrittura dico che non amo molto il modo di usare la punteggiatura nei dialoghi; sicuramente corretto ma non per questo mi piace di più. E io sono fissata con la punteggiatura (e con le copertine flessibili). Una cosa in generale, lo dico perché lo ritrovo spesso in uso anche qua nel libro, l’uso della virgola prima della “e” non riesco a farmelo piacere. Proprio no. Mi sento tanto vecchia in questo ma non ci posso fare nulla. Io non dico macchina da scrivere o macchina da cucire. Uso la punteggiatura prima di una congiunzione se è un punto. La usavo anche quando non era corretto. Per me è un modo di dare una “intonazione”, un senso. Ma non la virgola prima di e ma o. Prima della congiunzione la virgola non ci va, io sono rimasta a questo. E’ un mio limite ma tant’è.

    • Credo di non poter aggiungere nulla cara Viola Emi a questa tua analisi tanto puntuale e precisa. Tutto sommato siamo allineate, il potere di un lessico efficace ci sta dando molto con questa lettura, al di là della storia, sono le sensazioni a farcelo piacere. Come direbbero a X Factor “e sono 3 sì!”

  4. Interessanti i vostri commenti. Non sto leggendo Cognetti (andrà all’anno nuovo mi sa), ma credo di capire che La tua amata vince(va) per la storia (autobiografica) ma peccava per lo stile, invece Cognetti vince per lo stile ma pecca un po’ sulla storia (autobiografica davvero o solo sensazione?).

    • Sì, un po’ è come dici, e parlandone con CBM ha detto che anche secondo lei Cognetti meritava di più della Ciabatti quindi il verdetto è stato giusto. Sono due libri difficilmente paragonabili, ma dovendo sceglierne uno, sì, indubbiamente Cognetti.

  5. Ero molto curiosa di sentire i primi pareri, e mi fa effetto che, a quanto sembra, molti concordino sul fatto che la storia appaia quasi secondaria…é esattamente la stessa impressione che ho avuto io. E´una storia un po’ da Due di due (e non sono la prima ad averlo notato), ma la prosa per me merita davvero, scelte linguistiche precise e insolite, ma senza manierismo…
    Insomma, per me ha meritato la vittoria 🙂
    Nika

    • Per dire se ha meritato la vittoria avrei dovuto leggere almeno i 5 finalisti, però avendone letti 2 posso dire che sì, tra Cognetti e Ciabatti vince Cognetti di sicuro. Tutti concordi su questa emozione poetica che fa passare la trama in secondo piano, è qualcosa di molto importante su cui soffermarsi.

  6. Effetto “Le otto montagne”: dopo i primi quattro capitoli, ho scalato in volata le montagne tra freddo, neve, estati in mezzo a boschi, laghi e panorami incredibili. Adesso sono arrivata alla fine del mio viaggio e mi dispiace un sacco.

    Aspetto il post conclusivo per fare il mio commento finale.

  7. Inizierei il 12: che faccio, mi fermo? Lo lascio lì, me lo tengo di scorta per i periodi più difficili? #duralavitadellettore

  8. Finito. E, forse, questa era l’unica fine possibile. Preparerò il mio commento finale, cercando di non dilungarmi troppo (dubito di riuscirci ma prometto di provarci) e aspetto i vostri.

    • @ Viola, quindi hai scelto di non interrompere la lettura e finirlo, proprio come ho fatto io. Aspettiamo anche gli altri per il post finale, raccogli le idee intanto, tu, che sei sempre così lucida e propositiva nel tuo argomentare. Grazie per essere stata con noi, ci hai dato tanto con il tuo dilungarti che a me, ma sicuramente anche agli altri, fa solo piacere!

  9. Ho finito di leggerlo stamani prima di iniziare la giornata. L’ho letto con piacere e senza frenesia, mi sono lasciata trasportare dalla storia e dalla scrittura. E’ stato un viaggio affascinante, non sono mai stata nelle vere montagne e la neve l’ho vista pochissime volte, non dico che leggere è come vivere la montagna ma questo libro me l’ha fatta apprezzare molto.
    Non avevo mai letto nulla di questo scrittore e ho scoperto che ha scritto tantissimo e tiene pure un blog in blogspot. Insomma una vera scoperta in tutti i sensi. E’ questo il lato positivo dei premi letterari: a volte si scoprono degli autori bravissimi.

    • Grazie per esserti unita ed essere qui a dirci come ti è sembrato il romanzo, è vero è un viaggio affascinante nelle emozioni di Pietro e Bruno e tra le montagne anche per chi non le conosce bene e anzi ha l’occasione di farsele amiche.
      Sì, lo Strega ha decisamente favorito la lettura di Cognetti per tutti noi del gruppo e immagino anche per molta altra gente.

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