# Le otto montagne – conclusione

Ci siamo dunque, grazie a chi mi ha avvisato di aver terminato il romanzo, dovremmo esserci tutti, per cui possiamo parlarne liberamente. C’è anche chi mi ha scritto in privato per dirmi di averlo letto, spinto dai miei post e questo mi ha fatto molto piacere.

Due evidenze saltano subito agli occhi: il romanzo è stato apprezzato da tutti e tutti hanno sottolineato la potenza narrativa linguistica che ha catturato oltre la trama. E’ un segnale importante per chi scrive, cioè quello di trovare la propria cifra stilistica, e, aggiungo, che sia fine, non una roba buttata lì per farsi riconoscere: se vado in giro sporca di sicuro mi faccio riconoscere, ma non è certo un segnale positivo.

Pietro e Bruno sono ormai adulti, la vita li ha forgiati e ha assegnato a ognuno un percorso differente che li porta a perdersi, ritrovarsi e mai dimenticarsi. E naturalmente c’è ancora la montagna di Grana, l’alpeggio più su, le mucche e un sodalizio importante tra loro che dà profondità e umanità alla storia. Ci sono scelte difficili che portano Bruno alla rovina, perché lui vive in cima alla montagna, non ha mica i problemi di noi comuni mortali. Questa forse è la chiave di lettura per capire Bruno, la sua esistenza e forse l’intero romanzo. Perché la concretezza che lo contraddistingue, lui che alla fine è diventato un po’ muratore un po’ casaro, si scontra con un’incapacità di portare davvero a termine i progetti. Fino a un finale tragico.

Tra Pietro e Bruno, questo è un libro che parla di amicizia, Bruno è una sorta di pugno nello stomaco, Pietro una carezza, uniti da un legame che non ha bisogno di cure e premure, spesso con la madre di Pietro a fare da tramite, a portare notizie, nei lunghi periodi in cui i due uomini non si vedono. Le otto montagne rimane un romanzo struggente con le vette a farla da padrone e noi a guardarle col naso in su, pensando quanto sarebbe bello sapersi arrampicare e felici di averlo fatto almeno attraverso le pagine di questo splendido libro.

A voi ora la parola, io ringrazio ancora Marina per averlo proposto, e voi tutti che avete arricchito la lettura con i vostri interventi.

16 pensieri su “# Le otto montagne – conclusione

  1. Grazie a voi che avete animato questo circolo letterario! Mi sembra fondamentale che la maggior parte abbia gradito il romanzo e che, come dici, quest’ultimo sia riconoscibile da uno stile ben preciso. Si può parlare di un argomento bellissimo come le montagne e riuscire a svilirlo completamente o cadere nei soliti luoghi comunque. Poi comunque non si può piacere a tutti. Allora mi tocca segnare anche questo nel mio libro delle letture. 😉

    • Fondamentalmente è un libro che merita di essere letto, mi ha emozionata molto e spero di essere riuscita a trasmettere queste emozioni almeno in parte a tutti voi.

  2. Ecco, io l’ho trovato un’enorme occasione sprecata. Ottimo stile, ottima partenza e poi il nulla. Detto questo sono molto contenta dell’esperienza della lettura condivisa.
    Alla mia arrabbiatura, invece, dedico un apposito post

  3. Ciao Sandra, ho aspettato a lungo questo momento e ora che è arrivato centellino il tempo che è sempre pochissimo. Volevo dire tante cose, ma adesso troverò lo spazio per riassumere il tutto e darti la mia opinione conclusiva. Spero di riuscirci presto.
    Intanto anch’io sono curiosa di approfondire l’idea che del libro si è fatta Antonella.

  4. Cara Sandra, di questo romanzo ho sentito parlare benissimo ed ero (sono) curiosa di leggerlo. La trama la trovo interessante, ma il giudizio di Tenar mi ha colpito, leggerò la sua opinione…

  5. A me è piaciuto, dalla prima riga all’ultima. La forza evocativa della prima parte, la quotidianità della seconda, la conclusione della terza. E, proprio nella fine, trovo il senso della storia. Non poteva che finire così anche se istintivamente ho esclamato:”No!”. Ma è durata un attimo. E questo finale, così definitivo, mi ha anche portato a pensare che per me Cognetti inizia e finisce con “Le Otto Montagne”. Non leggerò il suo blog né altri suoi libri.

  6. A me “Le otto montagne” è piaciuto tutto, non ha deluso le mie aspettative perché non ne avevo, ciò che mi ha mosso è stato il desiderio di capire come mai avesse vinto il premio Strega e, considerato che avevo letto già due degli autori finalisti, questo, rispetto a quelli, mi è parso più bello, dunque anche meritevole della vittoria.
    La sua bellezza, ribadisco una opinione già espressa, non è nella storia, è questo che mi ha sorpreso: il fatto di trovare affascinante un’atmosfera più che un racconto con azioni e personaggi. Infatti è l’aria che ho respirato che mi è piaciuta particolarmente, la descrizione della montagna a me del tutto estranea. Anche il pretesto di questa amicizia che dura negli anni mi è sembrata adatta: non sono le montagne a fare da sfondo alla vicenda, ma è la storia a fare da cornice a tutto un apparato di sensazioni ed emozioni rilasciate dalla montagna. Pur rimanendomi indifferente a livello empatico Pietro, il protagonista narrante, ho subito provato una naturale simpatia per Bruno e una certa ammirazione per il padre, una figura piena, solida. Di solito le personalità chiuse, quelle che preferiscono la solitudine, fanno fatica a instaurare relazioni di coppia, trovano soltanto nei viaggi la ragione del proprio benessere, diciamo quelli troppo introversi e un po’ anaffettivi non mi piacciono per nulla e dunque lui, il protagonista (la versione romanzata di Cognetti) non mi ha preso per niente.
    Se Cognetti voleva raccontare qualcosa di autobiografico senza scrivere la propria vita, se voleva dedicare il libro a una bella amicizia, il suo intento è andato a buon fine in modo egregio.
    Lo stile è bello, scivola senza intoppi. Scrivere un romanzo mettendo in primo piano la montagna senza risultare ripetitivo e noioso, per me, già, motiva la sua bravura.
    Avevo letto i suoi primi due libri di racconti, scritti bene, ma che non mi convincevano per una mia idea di racconto che non ha trovato in essi alcun riscontro: scrittura efficace, ma con storie a mio avviso povere. Volevo vedere come se la sarebbe cavata con un romanzo e se l’è cavata bene. Promosso a pieni voti.

    Grazie, Sandra, per avere ospitato ancora una volta una lettura condivisa. È sempre una bella esperienza. 🤗

    • Grazie a te per aver partecipato e proposto questo titolo che ha accontentato un po’ tutti, chi più chi meno. Grazie per questa analisi puntuale e precisa che mi sento di condividere in pieno. Un abbraccio

  7. Uhm, ho letto tutti i vostri pareri e mi rimane questa sensazione (non l’ho ancora letto, io, e a questo punto non so se entrerà in lista): stile ricco, poca storia. Quindi ha vinto l’immersione all’interno del clima alpino, ma a parte l’ambientazione (che vale finché si legge) non c’è nulla che vi sia rimasto dopo della storia (che è quella che più si porta a casa).

    • Se la lista dei libri da leggere è lunga, e di solito per noi lettori forti lo è, lascia stare, in effetti più ci penso a distanza e più sì mi è piaciuto davvero molto mentre ero immersa nella lettura per poi puf svanire senza lasciare molto, il che dovrebbe farmi riflettere.

  8. Pingback: Le otto montagne - Paolo Cognetti - Volpi che camminano sul ghiaccio

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