Cosa vogliono pubblicare gli editori oggi?

Gli editori non vogliono le commedie femminili, vogliono drammoni, e sentimentali e poi giallo/thriller/noir.

Con questa frase si è tentato di inquadrare la difficoltà di collocare il mio Non è possibile, tra l’altro l’opera meno rosa che abbia scritto. In realtà c’è tutto un discorso intorno: estrapolare le frasi dal contesto non è mai una buona idea. La mancata risposta dell’agente si è trasformata in un ritardo, e all’avviso “domani è sì o no” io ho tranquillamente risposto che per me era no fin da subito. Questo ha aperto diversi confronti costruttivi con svariati addetti ai lavori, che mi hanno arricchita davvero molto, tanto da poter etichettare l’episodio in crisi che diventa opportunità. (Einstein).

Ho mosso le mie obiezioni, citando una serie di autori italiani che scrivono commedie: Fabio Genovesi (è storia a sé non entra in nessuna categoria, sì, posso essere d’accordo), Enrica Tesio (e ma se lei dovesse scrivere drammoni non se la filerebbe più nessuno, lei fa ridere e basta!) e poi parliamo di gente già arrivata, che se sei diventato famoso con un genere poi se il genere va giù di moda, tu hai il tuo pubblico e chissenefrega. Ah. Francesco Gungui (ma lo sai che Gungui ha scritto saghe distopiche per YA che c’aveva orde di fan alle presentazioni che s’ammazzavano per vederlo? E ora si sta evolvendo). Ah. A quel punto ho smesso di fare nomi.

E comunque adesso è così, magari tra sei mesi tutto cambia e le storie lacrimose non le vorranno più, ma ora sì, ora è bene infilarci il bambino cieco, quello sordo, la malattia e morti tragiche a nastro. E l’editoria non è una scienza esatta, nulla è replicabile, è un gioco all’indovina chi e tocca che ci sia qualcuno che abbia voglia di investire su di te, perché vede il potenziale, perché sì. Poi ci sono tutti gli altri, quelli che portano i soliti 59304889 follower su FB, Youtube o altro assieme al manoscritto.

Poi ho saputo un po’ di altre cose, gossip irripetibili. E pure che in Thesis mi stimano tanto, al punto che la editor ha consigliato alla propria figliola di leggere i miei romanzi.

Ma forse la scoperta più sensazionale è stata che perdere la serenità è IL MALE ASSOLUTO e gradirei non si ripetesse quindi devo piantarla di vivere le aspettative in sta maniera, che – questa è un po’ la scoperta dell’acqua calda ma tant’e – quando abbiamo tra le mani un libro finito, pubblicato da un editore big, non sappiamo cosa ci sia dietro. Quanti sacrifici avrà fatto l’autore per vederselo pubblicato? Sacrifici nella propria vita e sul testo. Magari tagli, compromessi e accettazione di imposizioni che si fanno via via più strette a mano a mano che si sale nelle diverse fasce editoriali.

Alla fine ci sono professionisti che credono in me, nella forza delle mie parole, nelle mie trame sempre originali e interessanti e ho un pubblico, magari non enorme ma c’è. Per cui continuerò a scrivere commedie femminili in bilico tra dramma (poco e comunque alla mia maniera) e ironia (tanta), quando ne sentirò l’urgenza, quando là fuori non ci sarà nulla di più appetibile che mi farà desistere e mollare tutto, fosse anche solo una panchina al parco per leggere anziché scrivere.

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15 thoughts on “Cosa vogliono pubblicare gli editori oggi?

  1. “Gli editori non vogliono le commedie femminili, vogliono drammoni, e sentimentali e poi giallo/thriller/noir.”
    Ma cosa vogliono i lettori questi signori se lo chiedono mai? Sentire amiche che vanno in libreria, uscire a mani vuote, e dirmi: “Non ho preso niente perché si assomigliano un po’ tutti, e non ce n’è stato uno che mi abbia convinto.” Vedesi le serie vampiresche nate all’ombra di Twilight, le saghe erotiche del Ti prendo, Non ti prendo, La firma, Il contratto, La clausola, pubblicati dopo le Cinquanta sfumature, oppure i più recenti La ragazza di/del/in/con/su/per/tra/fra treno o qualsiasi altro mezzo e/o condizione, che pensano di raccogliere le briciole de La ragazza del treno?!
    Per non parlare dei blogger, youtubber, influencer, politici, calciatori, miliardari, ed altre macchiette che adesso inizieranno con le biografie sotto l’albero di Natale. Che non se le fila nessuno, se non tra di loro per farsi un piacere o i regali dell’ultimo momento che già al 7 di gennaio finiranno sulla carta straccia. Tutto il mondo finge di scandalizzarsi per Weinstein, quando sappiamo bene che c’è del marcio in ogni settore e non mi stupirei se qualche pubblicazione fosse decisa agli alti livelli per ben altri motivi della levatura letteraria o dell’opportunità finanziaria.
    MA il problema dell’editoria sono le perdite economiche. Per quanto ancora potranno andare avanti senza ascoltare il loro unico cliente, il povero bistrattato lettore?!
    In cantina ho ben 9 annate di una rivista informatica, tutte da buttare. Mi sono resa conto che negli ultimi 3 anni non l’ho più letta. Internet era più veloce della loro stampa. Il supporto dvd, l’unico vero valore, è stato sostituito da un archivio online, e allora tanto vale andare online direttamente senza passare dalla rivista. E mi ero pure data la pena di farglielo notare, che questa loro decisione era un rischio. I loro articoli erano diventati prezzolati, pagati cioè dallo stesso prodotto che si recensiva, senza davvero fargli mai le pulci. Ho chiesto se qualcuno vuole queste vecchie riviste, per collezionismo. Zero risposte, zero valore. So da altre fonti che la rivista non se la passa affatto bene, rischia di chiudere. Perché non hanno più tenuto conto del loro vero cliente, il lettore.

    • Tutto sacrosanto cara Barbara e quando a Mantova mi sono sentita dire che le mie protagoniste sono diverse emmenomale sono stata felice ma anche in fondo preoccupata nel senso di consapevole che le altre (treni, sfumature e company) vanno più lontano-

      • Uhm, quelle protagoniste non vanno più lontano perché sono “uguali” (io leggo queste e quelle, e le adoro in egual misura), piuttosto perché qualcuno ha investito nella novità (il primo libro, non le fotocopie successive). E, se ci fai caso, sono tutti libri che -in novità- vengono dall’estero. C’è qualcuno in Italia che ha il coraggio di investire in novità? 🙂

  2. Belle considerazioni. Non so però se gli editori hanno la vista lunga o stanno solo seguendo un tracciato che per ora funziona. Certo è che scrivere ciò che non si sente è un esercizio sterile e inutile, quindi non funziona per tutti. Mentre la serenità e l’equilibrio anche grazie alla scrittura restano importanti. Che tu e i tuoi libri siate amate non ho dubbi, anzi ne ho le prove e di questo devi sempre andarne fiera. Il resta è bla bla.

    • Ne vado fiera, poi si sa che ogni tanto crollo, e giuro che mai più mi farò piegare dal sistema, salvo poi ricascarci puntualmente. Forse stavolta però è veramente diverso. C’è Marta che ha voglia di farsi conoscere, dopo Francesca, Claudia, Virginia e Anna e so che ci sono almeno due posti dove verrà accolta al meglio: Diano e Mantova!

  3. Che poi il giallo non è (quasi) mai quello che ho pronto io. Che è compiuto così, inutile metterci mano, ma non è quello che l’editore X, Y e Z stanno cercando ora. Però risentiamoci, eh, che magari un domandi…
    Giusto per dire che di sassolini nelle scarpe ne ho pure io.
    Le tue considerazioni sono pienamente condivisibili e quando gli editori smetteranno di pensare di sapere che cosa vuole il pubblico e diranno “pubblico, ho un libro bellissimo, non è quello che vi aspettate, ma vi assicuro che è bellissimo, l’ho cercato, ho aiutato l’autore a emergere e ne ho fatto un gioiello” allora forse la crisi dell’editoria finirà.

    • Infatti, mi dicono Gialli e penso “allora Tenar è a posto!” 😀
      E poi Le affinità affettive e Ragione e Pentimento erano belli sentimentali, e pure Figlia dei fiordi. L’editoria sta affondando e le scialuppe di salvataggio fanno gola a molti, la frase non è mia ma esprime perfettamente il periodo.

  4. Le aspettative sono una trappola. Cresciamo con l’idea che essere ambiziosi ci aiuti a migliorare, ma spesso è vero il contrario. Finché si nutre una speranza, va tutto bene, ma il confine tra speranza e aspettative è talmente invisibile… e finisce che viene voglia di mollare tutto. No, si deve salvaguardare la gioia di fare quello che si fa, punto. Se poi arriva altro, ci si pensa.

    • Tu cara Grazia sei sempre in linea con queste mie trattative con me stessa per godersi la parte bella della scrittura, me l’hai già dimostrato diverse volte.

  5. Credo che tu, cara Sandra, debba farti guidare dalla tua scrittura e basta. Segui la strada delle tue parole. Non ha senso cercare di capire un mondo che logica non ha, dove ciò che conta è il “successone, il gran botto, la roba che vende e bene”. Tu resta fedele a te stessa, niente altro. Te lo scrivo con il cuore, trovandomi a rivedere e revisionare testi brutti ma che vendono… che altro dire? La mediocrità impera, ma le perle vanno coltivate come si può.

    • Cara Clara, quando scrivo post di questo tipo tu appari come un folletto a confortarmi. Avrei un lungo elenco di avvenimenti poco etici da raccontare, con tanto di nomi, ma davvero questo non deve più importarmi. So che mi stimi e il tuo definirmi una perla mi fa grande piacere. Un abbraccio fino lì.

  6. Strano, le commedie femminili di solito vanno alla grande, la Kinsella ha scritto dieci romanzi sempre con lo stesso argomento, lo shopping, facendolo fare in mille città…tutti best sellers. Si vede che i lettori amano le commedie femminili.
    Cara Sandra hai fatto bene a controbattere, ma continua a scrivere quello che sentì di voler scrivere.

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