Bookcity # 1 Gemona del Friuli 1976 / Amatrice 2016

Quando Serena mi ha chiesto di fare un intervento a Bookcity mi ha proposto di parlare dei diversi modi in cui si può intendere la scrittura, partendo da un episodio noto cioè quello per cui l’epicentro del terremoto del 1976 fu a pochi chilometri dal paese di mio padre e i miei nonni persero la casa; io bimbetta scrissi un componimento a scuola che terminava con la frase “questa mattina presto mio papà e i suoi fratelli sono partiti per vedere se mio nonno o mia nonna sono morti.” E’ storia nota e commuove sempre un po’, me per prima.

Così, ho buttato giù una scaletta, l’ho un po’ ragionata e dopo alcuni giorni l’ho trascinata dal desk top al cestino, dritta dritta. Via. Non he ho fatte altre. Ho deciso che volevo raccontare di quella sera in cui il lampadario tremò anche a Milano e del mattino dopo a scuola e che io in fondo sono rimasta la bambina di sette anni e mezzo che riversa le emozioni nella scrittura. O meglio, quella bambina mi siede accanto quando scrivo, a 41 anni di distanza (40 esatti da Gemona del Friuli ad Amatrice come recitava la slide dietro di me sabato), ed è quando se ne va che io do il peggio di me. Mi dimentico di essere autentica, penso alla notorietà spicciola, ai miei libri che non ci sono al supermercato, al mio nome che famoso non è, alle vendite stellate, mi imbruttisco dietro a cose di scarso valore. Invece le cose importanti sono quelle di stare lì nella splendida biblioteca al Castello a parlare di mio padre che non c’è più, a tentare insomma di fare ammenda oggi, che ho quasi 50 anni, per non aver mai creato l’occasione di andare al suo paese con lui, ma di esserci stata solo quest’anno.

Volevo fare questo sabato: tracciare una linea di confine indelebile tra ciò che conta, mio padre, le case che crollano, l’amore che unisce e diventa solidarietà anche con un’antologia, e ciò che è stupido. Oltrepassarla e non tornare mai più indietro. L’ho fatto in una sala piena di gente, per avere i testimoni, e non potermi rimangiare le intenzioni. Perché una speranza accomuna tutti, che da lassù i nostri cari ci guardino. Quindi ho dato due significati a quel 6 maggio 1976, la tragedia familiare che diventa universale nel raccontarla, perché l’Italia ha una scia di terremoti piuttosto importante, e la genuinità di una bimba che non deve mai più abbandonarmi quando scrivo e quando mi realizzo come scrittrice, realizzo nel senso di rendere reale, perché lo è, il mio pubblicare storie. Perché quando quella bambina non mi siede accanto, la tastiera mi sfugge dal cuore e diventa uno strumento che rincorre la nebbia. Ma la scrittura è vera quando insegue la luce e se ne fa irradiare.

La voce mi si è rotta in più punti, pensando a papà. E ho capito di aver centrato l’obiettivo quando alla fine Serena di slancio mi ha abbracciata e quando poi una signora che non conoscevo mi ha ringraziata per le emozioni che avevo saputo trasmetterle, che lei ha vissuto il terremoto del 1980 in Irpinia. E poi un sacco di messaggi di amici che si sono sintonizzati coi miei ricordi. E le parole sono diventate un ponte che ha collegato il Friuli e il Centro Italia, il 1976 e il 2016, il Castello Sforzesco e al Scuola elementare Emilio Alessandrini col mio banco, le mie origini e mio nipote che guarda la diretta su FB e mi manda un whatsApp, un gruppo di amici che si sono incontrati nel web e il cielo.

Perdonami papà, per le mie enormi mancanze di figlia.

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27 thoughts on “Bookcity # 1 Gemona del Friuli 1976 / Amatrice 2016

  1. Non esiste essere umano più bello di chi mostra il cuore. Noi lo abbiamo visto e ci siamo commossi tutti. Ora non so ma non penso ti rimangerai quel che hai detto. Quindi si parte da qui. 😘

    • A rimangiarmelo, non è fine dirlo ma è così, mi sputtanerei non poco, c’è pure il video, per cui avanti tutta con la Sandrina di 7 anni sempre accanto. Grazie!

  2. Vedi da cosa si riconosce una vera scrittrice? Dal fatto che stasera, leggendo il tuo racconto, mi sono emozionata di nuovo come sabato in Castello. Io credo di non avere mai visto una Sandra così bella, grande e luminosa, una Sandra di cui un padre non può che essere fiero.
    Fai conto che ti stia abbracciando ancora.

  3. E io abbraccio te e ti ringrazio ancora per avermi dato questa immensa opportunità, senza di te non ci sarebbe stato Bookcity, le 3 antologie e questo momento che rimane scolpito sulla mia pelle. Keep in touch!

  4. Niente da aggiungere, se non che l’emozione è giunta anche attraverso la diretta fb talmente potente che mi è sembrato di essere lì.
    Emozionare è il mestiere di chi scrive. E tu ora sai che, casa editrice o meno, puoi considerarti a buon diritto una Scrittrice.

  5. @ Silvia, grazie, ci siamo già dette tutto al tel!
    @ Barbara, la Sandra lagna non piace neppure a me!
    @ Speranzah, e vedrai il video appena è pronto lo posto, sì comunque sono una persona molto costante, e tu lo sai.
    @ Groupies: siete imbattibili e fondamentali!

  6. E’ stata una bellissima serata e una straordinaria esperienza, si toccava con mano che in quella sala c’era cuore e partecipazione. Ho sentito come un privilegio potervi assistere, e il tuo intervento ha dato un valore aggiunto di carattere indimenticabile.
    Abbiamo in comune i nostri papà, che ci hanno lasciato e nello stesso tempo ci sono ancora, ogni giorno, e penso proprio che siano orgogliosi di noi.
    A proposito di video, ti ho filmata e, quando ci vediamo, magari riesco a trasferire il video sul tuo cellulare con un cavetto o similare in quanto è molto pesante. E’ venuto molto bene: è un bel ricordo e uno sprone.

  7. Grazie, Cristina, è stato bellissimo averti lì in prima fila e nella squadra. Il video Cestarollo dovrebbe metterlo su Youtube, in ogni caso non andranno perdute le emozioni di quella magica serata al Castello, grazie per aver filmato tutto anche tu. Noi ci vediamo di sicuro prima di Natale.

  8. Io ti ho visto e non mi hai dato nemmeno il tempo di pensare: vediamo cosa dice Sandra, che già dalle prime parole mi hai commosso.
    Sono felice d’esserti amico. 🙂

  9. Io sono stra mega felice di averti come amico!
    Però le prima parole che ho detto sono state: “Buonasera, sono Sandra Faè” ti ho fatto piangere già da lì? 😀

    • Certo, viviamo in un mondo strano. Voi al nord avete più possibilità di incontrarvi. Qui dal remoto sud possiamo solo comunicare parole o specchiarci in foto avatar per lo più sempre uguali.
      Invece, in questa occasione, mentre ero connesso a qualche migliaio di chilometri di distanza, ho potuto cogliere come se fossi lì presente l’emozione del tuo volto, l’incertezza delle prime parole che provano a farsi coraggio per affrontare una platea. Ero qui. Ma stavolta, per una volta, ero anche lì. 😉

      • Sì. all’inizio nonostante mi fossi preparata a casa a lungo, ero molto incerta, l’emozione ecco.
        Prima o poi lo percorreremo sto stivale per incontrarci!

  10. Un bellissimo post e una riflessione vera, commovente, che parla al cuore di ciascuno di noi. MI piace moltissimo l’immagine di te bambina seduta accanto alla te scrittrice che racconta di quei giorni terribili con le emozioni di allora e la testa adulta di oggi. Credo che sia il percorso che deve ciascuna di noi, ricongiungere le varie parti di noi che per troppo tempo abbiamo trascurato. MI rammarico solo di non aver potuto essere lì con te per abbracciarti. Te lo mando virtuale l’abbraccio…

    • Dai, Elena, che belle parole ha avuto per me, grazie.
      Io sono innamorata della di me bimba, e ora che ho fatto outing non posso più dimenticarmi di Sandrina. Mi prendo l’abbraccio.

  11. Le parole sono ponti quando è il cuore a costruire l’arcata. Bellissimo post che regala l’emozione di un momento a cui non ho potuto assistere. E riflessioni profonde e pienamente condivise

    • Un percorso tortuoso, cara Tenar, lungo 41 anni, con un sacco di inciampi e momenti in cui mi sono sentita sconfitta, e invece adesso sono qui, finalmente nella luce. Le parole sono ponti quando è il cuore a costruire l’arcata, questa tua è molto bella, grazie per averla lasciata proprio qui.

  12. Ho visto tutti i video postati in rete e ti ho sentito parlare con la solita spontaneità che ti riconosco. Un racconto bello e toccante: sei stata brava e non lo dico solo in relazione alla serata riuscitissima del bookcity, ma pensando alla bellezza dei tuoi ricordi e del messaggio per tuo padre. Sarà fiera di te. Anche io sono fiera di te! 🤗🌹

    • Grazie, Marina. Sono molto felice per le tue parole. Devo guardarmelo anch’io bene il video perché sabato sera quando l’ho visto su fb tornata a casa ero ancora sotto shock! Bacione

  13. Pingback: L’editoria come se nevicasse | ilibridisandra

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