E’ ipotizzabile un mondo senza Amazon?

E’ noto che i lavoratori Amazon abbiano recentemente scioperato e pare non se la passino troppo bene, questo da tempo. Nasce una riflessione abbastanza immediata: boicottiamo Amazon se è vero che sfrutta i dipendenti. Si può certamente fare, tuttavia non è demagogico ricordare che ahimè condizioni di lavoro pessime sono presenti in molte realtà, spesso avallate dalla legalità, non è sfruttato e umiliato solo chi lavora in nero, ma anche chi lo fa con un regolare contratto. Lo stato lo permette. Quindi dovremmo decidere di combattere tutte queste aziende. E la faccenda si complica. Anni fa mia sorella smise di comprare nei negozi di una nota marca di abbigliamento, che da sempre per noi era un punto di riferimento: aveva letto qualcosa di brutto a suo carico e portò avanti la sua battaglia. Tempo dopo la vidi indossare qualcosa di quella marca, ma come? Le chiesi mica avevi giurato giammai? Rispose che alla fine era un casino rinunciare perché ci si era sempre trovata bene. Se volessimo evitare le aziende poco etiche ci toccherebbe fare una ricerca estenuante e difficile sulla loro produzione. Io compro spesso al mercato, e penso che sarebbe parecchio complicato risalire alla filosofia aziendale laddove ci sono etichette poco tracciabili come, invento ma siamo lì, “Lola Style”. Comprare solo da ditte che sono certa non violino alcunché comporterebbe una vera rivoluzione nella mia vita, un super lavoro che influenzerebbe le mie giornate, e ahimè un costo non indifferente. Se vado a fare la ceretta, mi tocca informarmi circa il contratto di lavoro di chi mi sta strappando i peli, parlando sul lettino un’estetista mi disse quale era il suo stipendio, non sarei dovuta tornare: la stavano evidentemente sfruttando! Complimenti a chi lo fa, su tutta la linea, mi chiedo dove trovi il tempo semplicemente di vivere al di fuori della fantastica battaglia ideologica che sta portando avanti.

Ma torniamo ad Amazon, non posso combattere tutti, focalizziamoci su uno. Meglio di niente, no? E’ fattibilissimo, non compro su Amazon, fine del problema. Se sono un lettore digitale, evito il Kindle e scaricherò i libri da altre piattaforme, ne esistono, o direttamente dai vari siti degli editori. Ottimo.

Ma se sono un autore?

GoWare è partner Amazon, no, non mi sento una cattiva persona per questo. Però un altro autore potrebbe scegliere un altro editore per pubblicare le proprie opere. Benissimo. Quale? Quali case editrici non hanno nulla a che fare con Amazon?

C’è solo una risposta. Quelle minuscole realtà, ne ho conosciute bene un paio, i cui libri non sono in vendita su Amazon non per questioni morali, bensì perché Amazon non se le è filate di pezza.

Amazon per un autore è imprescindibile. Anche se pubblichi con un big tradizionale di fascia alta, che ha le sue librerie, i volumi finiranno comunque nello store on line di Amazon, e dubito fortemente che se a uno scrittore questo non va e chiedesse quindi che le proprie opere non passino da quel canale, per assecondare il suo bisogno di etica, si arriverebbe alla firma del contratto.

La discussione è aperta.

37 pensieri su “E’ ipotizzabile un mondo senza Amazon?

  1. Ma per dirti il primo paradosso che a me viene in mente è la presentazione di Bertinotti del suo libro di qualche anno fa edito con l’editore Castelvecchi. Bertinotti presentava un libro sullo sfruttamento del lavoro e in sala entrarono a protestare i lavoratori della Castelvecchi che non venivano pagati da anni.
    E CBM ci racconta spesso della precarietà nel mondo editoriale. Di quanto editor, traduttori, siano sotto pagati o non pagati affatto. Di quanto molti lavoratori non denuncino, perché se denunci l’editore che non ti paga, è probabile che un altro editore non ti assume successivamente.
    E allora un autore prima di pubblicare con un editore dovrebbe parlare con i dipendenti (interrogarli per far confessare?), chiedere i libri contabili. Insomma… altro che cercare l’editore è difficile, qui bisogna stare proprio attenti di non pubblicare con qualcuno che non si comporta correttamente.
    Io dico tutto giusto, ci mancherebbe. Ma io ovunque mi giri c’è sfruttamento. Non dovrei avere nessun abbonamento telefonico se solo considerassi come sono trattati i lavoratori nei call center. A mia nipote avevano imposto di aprirsi la partita iva e fare orari da impiegato in sede dell’azienda. E poi non potrei fare la spesa, dovrei buttare la mia auto perché la Fiat ha chiuso gli stabilimenti del sud e non so quante altre cose dovrei fare. Poi non so, come diceva bene Umberto Eco, ciascuno deve avere un nemico e se non lo ha deve fare in fretta a cercarselo.

    • Un’ipotesi di vera lotta è difficile da portare avanti, l’ho scritto “complimenti a chi lo fa” io non sono tra questi. Se posso compro per esempio al mercato equo solidale, ma non sempre – è molto più costoso – e cerco di vivere eticamente ogni giorno con chi mi sta accanto. Per non dire che chi sbandiera indignazione poi, nel concreto cosa fa? Questo mi piacerebbe saperlo.

      • Io sono idealista, pure. Credo che sia importante battersi per i più deboli. Per chi non ha diritti. Per chi è sfruttato. Ma son ben consapevole che ci sono cose che non posso risolvere io. Un’inchiesta di recente ha portato alla luce che i materiali nobili che servono per i nostri cellulari, vengono estratti in Congo, in condizioni disumane per i lavoratori. Quando noi cincischiamo col nostro dispositivo fra le mani, accarezziamo il sangue di altri uomini come noi, nati in parti del mondo dove il minimo sindacale nostro sarebbe per loro il paradiso sulla terra.
        A volte ci penso che il mio cellulare ha questo marchio di sangue. Dovrei scegliere di rinunciare. Ma posso permettermelo? E i computer, anche questi hanno quei medesimi materiali. Noi qui non dovremmo esserci in questo momento. Il mondo è qualcosa di grande e incontrollabile. Credo che ciascuno debba fare la sua parte, ma senza sbandierare superiorità morale. Perché poi se analizzi le singole vite, eticamente puro nessuno è in grado di viverci. E se non puoi viverci eticamente puro, tutto quel che rimane è un semplice populismo di facciata.

  2. Eh, fosse solo Amazon la pietra dello scandalo. Come hai detto tu, è così anche per altre aziende. E’ che le cose non escono fuori, ma che io sappia (e non per sentito dire ma per conoscenza diretta) lo sfruttamento è dappertutto. Per la serie o fai così o sei fuori.
    Venendo ad Amazon, per gli autori diventerebbe un bel problema non esserci. Io ho optato per l’esclusività questa volta, perché almeno Amazon paga gli autori senza farsi pregare e dà un servizio buono. Sugli altri è meglio che non mi esprimo.
    Forse pecco di praticità, ma boicottare non serve proprio a nulla secondo me. Anche perché a rimetterci poi sono sempre i più deboli.

  3. Aspetta…che io sono tarda e ci metto un po’ per capire.
    L’Europa tutta non riesce a far pagare le tasse ad Amazon (non riesce o non vuole…) e io pinca palla dovrei boicottare l’acquisto per, a farla grande, cinquecento euro l’anno? Che poi, delle condizioni dei lavoratori in Amazon non se ne dovrebbe occupare il Governo Italiano? Li paghiamo per qualcosa quelli seduti là a Roma?
    Ironia a parte, in Amazon scioperano, in Ikea scioperano, in Alitalia scioperano, ma ci sono tanti altri milioni di lavoratori delle piccole-medie imprese che se si azzardano a scioperare il giorno dopo sono a casa, col mutuo da pagare lo stesso. Senza contare le lavoratrici che ancora oggi firmano i licenziamenti in bianco e alla prima gravidanza sono senza lavoro.
    Per lo strumento che state utilizzando, la grande rete, ci sono tecnici che fanno turni massacranti di notte, sottopagati, a verificare che i server siano sempre connessi. Ma di quelli non se ne occupa mai nessuno.
    L’unica maniera per vivere davvero eticamente è sparire in un’isola deserta, alla Robinson Crusoe. Per il resto ci si prova a cambiare le cose per carità, ma rischia di diventare una lotta tra (noi) poveri. E loro i miliardi li fanno comunque.

  4. Ah, aggiungiamo anche che il Governo ancora consente di apporre Made in Italy ad abbigliamento che viene prodotto al 98% in Far East, l’ultimo 2% è l’apposizione delle etichette in suolo italiano. Chi ha la responsabilità di ciò?

    • Lavoro in dogana. Nota firma chic, mai comprata, arriva la merce se ben ricordo dalla Turchia tutta etichettata Made in Italy, l’antifrode indaga, e loro candidi come neve dicono “nooo, ma abbiamo solo sbagliato etichetta quando le abbiamo stampate” ma chi cavolo ci crede? Ci hai provato e se non fosse uscita visita merce, non tutta la merce sdoganata è soggetta a visita fisica con apertura dei colli, andava, e chissà quante altre volte è andata bene! Io con sta roba ci lavoro eh, ogni giorno (quasi visto che faccio il part time!!!)

  5. Credo di aver provato sulla pelle più di una situazione di quelle nominate.
    Sono stata ipersfruttata sul lavoro in quanto disponibile a lavorare (paghe da 3.50 l’ora tanto per dire con contratto).
    Visto che ho messo la mia famiglia e me stessa davanti a tutto ho semplicemente deciso di boicottare tale situazione rinunciando al lavoro. Risultato? Non lavoro, non guadagno.
    Di lavori ben remunerati e con qualche garanzia di tutela oggi forse ne esiste una minuscola lista, e si sa che lo scrittore non ricade in quella. Amazon è purtroppo una di quelle situazioni in cui il dipendente è un numero, o meglio numeretto, non meno di chi fa le pulizie in ospedale, o timbra in alcune fabbriche, o raccoglie ortaggi in serra… l’elenco è interminabile. Il problema vero è che ci stiamo abituando a tutto questo. Il problema è che usiamo tutti pile, lampadine, gas, telefono, tv via cavo e via satellite… Siamo tutti responsabile del malessere altrui, a volte in maniera inconsapevole, altre no. Se esistesse un modo per fermare tutto questo sarei la prima a metterlo in atto.

    • Non lavori e di te non se ne occupa nessuno, giusto? Perché non hai la forza e la visibilità di un colosso. Ma 3.50 euro all’ora sono uno scandalo ovviamente.

      • Scandalo del tutto accettato dal governo. Eppure la mensa è diritto scolastico, chi la usa da genitore lavoratore forse sa cosa sta dietro a ciò che i loro figli mangiano? No. E nemmeno chi acquista i prodotti biologici manufatti…
        Ci sarebbe da dire e dire senza freni, ma poi non cambierebbe assolutamente nulla.

  6. Amazon è una realtà grande e, grazie al cielo, le condizioni di sfruttamento diventano note. Purtroppo in Italia il problema sta diventato capillare e il dipendente di una piccola realtà sotto i 15 dipendenti ha meno tutele del lavoratore di Amazon che può organizzarsi con i colleghi e far valere almeno qualcosa.
    Detto questo, se possibile libreria, quella di fiducia, dove conosco il libraio/gestore da anni, per il digitale, ahimé, ho un kindle e anche gli editori con cui collaboro lavorano con Amazon.
    Libri a parte, cerco di preferire le piccole realtà che conosco, vivendo in campagna si può andare dal produttore per determinati cibi e il sabato mattina c’è il mercatino a km 0 a 0 km da me. Non sono una dura e pura, però, anche perché il controllo di tutto, in una società globalizzata è impossibile. Si fa, come sempre, quel che si può.

    • Ecco, il controllo di tutto. Anch’io sono appena rientrata e ho comprato buona parte dei regali di Natale al solito Garabombo equo solidale, prodotti delle terre confiscate alle mafie, sostenibili, lavoratori pagati il giusto in Africa o in Asia, benissimo, ma non arrivo dappertutto, e non è che adesso mi si debba fare la morale, è questo il punto, e come me, anche tu da autrice be’ Amazon in qualche modo lo devi accettare, subire (io ne sono pure felice visto che con lui ho fatto bingo, ma insomma non era questo il punto!)

  7. E niente, oggi pare proprio la giornata di Amazon. Io mi taccio prima che a qualche burlone, al solito, venga in mente di squalificarmi perché tanto non sono nessuno e sono invidioso di chi pubblica con grandissimo successo. Lascio invece la parola a Paolo Zardi (finalista allo Strega, basta?) che sempre oggi (boh, ma che c’era oggi?) se n’è uscito con questo tweet:

    In una società costruita sul consumo, i lavoratori tornano a essere schiavi #Amazon

    Vediamo se adesso mi si dirà che Zardi è una mia marionetta. 😀
    Dopodiché io non aggiungo altro: ciascuno ha la propria coscienza e decide in splendida autonomia. Nel caso, fate sapere anche a Zardi cosa ne pensate.

    • Spero, caro Michele, che la gente da me si senta sempre libera di esprimersi.
      Non ho letto Paolo Zardi ma so chi sia e il suo editore NEO. ha tutta la mia stima per la qualità dei libri e per essere riuscita ad arrivare allo Strega pur essendo piccolo. Il mio pensiero è nella conclusione del post, mi spiace ma anche i libri di Zardi, ho controllato anche se in realtà non ce ne era granché bisogno, sono in vendita su Amazon, ed è questo che volevo dire: anche chi twitta che i lavoratori tornano a essere schiavi ha a che fare con chi schiavizza. Volente o nolente. Questo io lo direi pure a Zardi, senza polemica ma per non subire giudizi morali perché siamo tutti nello stesso calderone, con le nostre coscienze e la nostra etica. Non sono su tweet quindi, niente a meno che Zardi passi di qui, cosa di cui dubito. : )

      • Cara Sandra, io capisco: ciascuno ha le proprie necessità e quindi ha meno difficoltà a vedere il proprio punto. E poi, figurati: han processato e messo in croce Gesù Cristo.
        Quello che mi spaventa e mi dispiace di certi discorsi è il fatto che ci siamo assuefatti al craxissimo “così fan tutti”: c’è disuguaglianza, mancano i diritti? poco importa: è così dappertutto.
        Devo dire che questo tipo di atteggiamento rinunciatario non mi piace, perché parte da Amazon e poi diventa di fatto la spina dorsale della vita (anche politica) di un paese nel quale è sempre più difficile vivere e lavorare.
        E non serve fare i talebani. Pur senza boicottare Amazon, o peggio, basta anche solo non fare pressioni o lamentele per i ritardi delle consegne: perché ogni lamentela di un cliente è una manciata di peso in più per l’azienda contro i lavoratori. Invece tu, che sei una scrittrice, perché non t’informi sui loro problemi e poi ci scrivi una storia, al posto di prendere spunti dai miei stupidi esercizi? Spargere la conoscenza di certi meccanismi ha assai più senso di certi boicottaggi fatti per sentito dire.

      • Comunque non è detto che di qui Zardi non passi: è molto alla mano e gentile (figurarsi: segue pure me!)

  8. Boh, a me sa tanto che adesso va di moda schierarsi contro Amazon. Dalle statistiche pare che sia una delle aziende da cui i dipendenti si licenziano meno e nei prossimi mesi ci saranno 1000 nuove assunzioni (assunzioni, non cooperative). Non mi pare che i dipendenti di Esselunga stiano meglio, anzi. Questo non per dire che quelli di Amazon siano buoni, ma che il problema del lavoro è ampio e generalizzato e non serve a nulla fare le guerre sante. Penso al caso Ikea: superstrumentalizzato dai giornali e ora pare che la signora in questione non fosse proprio il lavoratore modello. Il problema è che partiamo da pregiudizi senza conoscere le situazioni: se è un dipendente pubblico, tutti pronti a licenziarlo, se è un dipendente di una multinazionale, tutti a difenderlo a prescindere.

    • Attenzione che le statistiche possono essere manipolate facilmente. Nel caso di Amazon: gli assunti sono gli impiegati, quelli che stanno alla scrivania a gestire sito, contabilità, assistenza; i magazzinieri, quelli che si spaccano menischi perché sono costretti a correre, non è un eufemismo, corrono proprio, per stare nei 33 secondi a pacco, che soffrono di crisi cardiache, di attacchi di panico, che hanno i secondi per la toilet e sono monitorati e ripresi durante tutto il turno, quelli sono interinali, “prestati” da Adecco, con contratti da 15 giorni, rinnovabili per 1,2,5,10 giorni fino a un mese, con 6 rinnovi possibili, poi li lasciano a casa un mese (perché quella genialata del Jobs Act permette che basta un mese di stacco per non obbligare l’azienda ad assumerti a tempo indeterminato) e ricominciano con nuovo contratto a tempo e altri 6 rinnovi. Essendo interinali, non rientrano ufficialmente nella statistica degli assunti. Idem vale per Ikea, non sono dipendenti diretti del colosso svedese, ma i loro magazzini sono dati in appalti ad esterni, mi pare cooperative (quindi non sei dipendente, ma socio, anche lì un mondo a parte). Quindi lavori per Ikea, ma in realtà non lavori per Ikea.
      In una delle aziende software dove ho lavorato da stagista, eravamo tutti stagisti (ergo agratissse per fare curriculum), co.co.co (poi divenuti co.co.pro. ed ora tutte Partita Iva o freelance obbligati) e 1 solo dipendente, la centralinista. Un’intera azienda che lavorava sul nulla.
      La domanda è sempre una: chi ha elaborato le leggi che consentono questo far west??
      Io sono la prima a dire che non mi serve per domani la consegna (non ho Prime e non lo voglio), e preferisco attendere un giorno in più che non sia sulla pelle di un altro lavoratore. Ma dev’essere il legislatore a regolare queste situazioni.

      • Sono perfettamente d’accordo. Per questo dico che il problema è generalizzato. Si sono permesse certe situazioni, forse le si sono anche volute, per poter dire che la disoccupazione era diminuita.

  9. @ Michele, i tuoi esercizi non sono stupidi, infatti dopo vengo a vedere cosa proponi oggi. Mi piacerebbe saperne di più, hai ragione, vedo però che sotto @ Barbara (rispondo qui anche a te) pare piuttosto informata e come aggiunge @ Silvia, che mi trova d’accordo, si permettono situazioni per dare una parvenza di calo della disoccupazione, ma guardate io ho 2 amici che hanno un ufficio del lavoro: oggi si può praticamente fare di tutto, porcate di varia natura con le pseudo assunzioni, io conosco stagisti a 500 euro al mese che escono dall’ufficio dopo il capo reparto che chissà quanto prende e nessuno se ne preoccupa in direzione. E tanto tanto altro.

    • Mi ero persa la frase degli “stupidi esercizi”! Assolutamente no, gli esercizi di Michele non sono stupidi, tant’è vero che me li ritrovo al corso a pagamento, e lui ce li prepara gratis! Sono temporaneamente assente degli esercizi, ma sto seguendo tali e tante cose in questo periodo che non avete idea (sto frequentando avvocati, e non nel senso romantico del termine), quindi mi concedo i commenti, ma per gli esercizi, per farli bene, ci vuole tempo e calma. 🙂

  10. Quel che sta accadendo, ma soprattutto quel che sta per accadere nel lavoro è un problema a soluzione zero. Siamo impreparati a livello singolo, sociale, politico.
    Io quando avevo 20 anni ho concepito il mio grande romanzo, un romanzo distopico su una realtà che prima o poi ci ritroveremo ad affrontare. Che stiamo già per affrontare.
    La tecnologia bella e affascinante ci sta avviando all’ecatombe del lavoro. L’esempio più lampante è Amazon stesso. Amazon, agli scioperi che subisce in tutta Europa, reagirà nel solo modo che sa fare: innovando tecnologicamente. Già i loro centri di distribuzione sono in gran parte automatizzati, con scaffali robot che si spostano in autonomia a ogni nuovo ordine. Semplicemente aggiungeranno altre macchine, nuovi robot che renderanno sempre più inutile il lavoro umano. Ma questo non fra cinquanta anni, ma adesso, in questo decennio.
    Le auto senza guidatore che già nel 2020 saranno in circolo faranno sparire i taxi. Ma spazzeranno anche i colossi dell’auto che non hanno puntato sul salto tecnologico, vedi la Fiat.
    Di recente sono circolate in rete due foto emblematiche di quel che ci attende. La prima del 1905, ritraeva una delle grandi strade di New York, interamente affollata di carrozze, centinaia. Fra le carrozze con difficoltà si poteva scorgere solo un’automobile, una delle prime. La secondo foto, stessa strada di New York fotografata nel 1915, appena dieci anni dopo, la strada era ricoperta di auto, nessuna carrozza. L’auto ha soppiantato le carrozze senza se e senza ma, e in modo così repentino che i termini che utilizziamo per l’auto sono tutti riferiti alle carrozze. Carrozziere, berlina, coupé, decappottabile, il motore si misura in cavalli etc… Una tecnologia come la carrozza che aveva dominato il mondo per millenni, è stata spazzata via in pochissimi anni.
    Questo accadrà ai taxi, alle fabbriche, ai supermercati. Amazon, ma anche altri, stanno sperimentando sistemi in cui immettendo i prodotti in un carrello o in un cestino in un supermercato, non ci sarà bisogno di passare alla cassa, semplicemente si va dove ci sono le buste, si imbusta e si esce. Come si paga? Sistemi magnetici, ottici, rilevano tutto ciò che si mette dentro al carrello/cestino, sull’app del cellulare guardi il conto, premi ok paghi e te ne vai.

    Non voglio essere angosciante o pessimista, ma sì, ci avviamo a un’ecatombe lavorativa. Il mondo di domani, quello già dei nostri figli, o nostro nostro, non avrà bisogno di molta forza lavoro.
    Noi come paese Italia, negli anni scorsi, non abbiamo cavalcato le possibilità della globalizzazione, ma l’abbiamo subita. Siamo stati a livello produttivo annichiliti dalla Cina.

    Adesso il modello distributivo di Amazon è vincente. Ma attenzione che sta per arrivare Alibaba, colosso Cinese che potrebbe anche battere Amazon. Qualcuno dirà impossibile. Ma giusto noi abbiamo vissuto i tempi in cui Nokia era la regina dei cellulari. I Modelli Nokia erano uno status symbol. Nokia non si è aggiornata alla tecnologia touch, credeva di dominare il mercato da leader, invece è stata disintegrata da Apple e Samsumg. Se chiedete a un diciottenne oggi della Nokia risponderà: e cos’è? Il cellulare che tutti volevamo alla loro età.
    Anche perché, alle soglie c’è una nuova tecnologia che spazzerà via il sistema di commercio attuale.
    La stampa 3D ribalterà il sistema produttivo. In ogni casa avremo una stampante in cui ci stamperemo quel che occorre da soli. Ci saranno botteghe dove stampare le cose più grandi: una bicicletta, un computer, un’auto. Addirittura quando dovremo costruirci una casa noleggeremo la stampante 3D che costruisce le case. Andate a cercarle su Youtube per rimanere sbalorditi.
    Ma ad esempio il paradosso sono le stampanti 3D che stampano stampanti 3D.
    Io compro la stampante e poi dico ok Sandra, Barbara, Silvia e Nadia, vi stampo la stessa stampante pure a voi.
    La soglia successiva è un mercato dove non esiste più il mercato. Tutte quelle fregnacce sui consumatori lobomotizzati quali ci dipingono oggi, non esisteranno più. Saremo produttore e consumatori di quel che ci serve.
    Quindi il sistema che sembra vincente, Amazon, verrà messo nuovamente in crisi da una nuova ondata tecnologica che arriverà subito dopo.
    Per capirci faccio l’esempio dei negozi di scarpe. Io che le ho vendute le scarpe (non per adulti, ma per bambini), so che questo è un prodotto altamente inefficiente da vendere. Perché un negoziante deve comprare l’intera calzata con tutte le misure. Solo che come ben sapete, ci sono alcune misure che si vendono più delle altre e spesso la calzata va in sconto senza aver generato profitto, perché man mano che vendi scarpe, la possibilità di rivendere i numeri mancanti aumenta.
    Ebbene, i negozi di scarpe del futuro non avranno nemmeno un paio di scarpe all’interno. Ci saranno i monitor dove vedere i modelli. Sul display sceglieremo i tessuti, i colori, potremo personalizzare la scarpa rendendola unica per i nostri gusti: più alta, più bassa, decorazioni, disegni. Poi poggeremo il piede nudo su di una base e una scansione laser prenderà la nostra impronta. Pagheremo e in pochi minuti la stampante 3D del negozio tirerà fuori il nostro modello, personalizzato nel nostro gusto. Perfetto a livello atomico nella misura.
    Così come per le carrozze di New York, una tecnologica di gran lunga superiore soppianterà tutte i negozi di scarpe delle città, i mercatini rionali, le potenti fabbriche cinesi che sfornano milioni di scarpe e che ci hanno rubato il lavoro. Tutto questo sistema entrerà in crisi in pochissimi anni, non appena la tecnologia sarà pronta.

    Questo solo per accennare. Questo mondo che si sta aprendo può offrire nuove opportunità per ciascuno di noi se sapremo coglierle. Ma è uno tzunami che si sta per abbattere nella società. Qualcosa che subiremo inevitabilmente perché a livello sociale e politico non siamo pronti a cavalcare le trasformazioni.
    Per questo quando sento parlare di statuto dei lavoratori, sciopero dei lavoratori di Amazon, lavoro interinale, sindacati, governo che tassa, sorrido sempre.
    Ma di cosa stiamo parlando? Della spina nell’alluce lungo il sentiero mentre dietro c’è la mandria di elefanti in corsa che sta per travolgerci.
    Cerchiamo di aprire le nostre menti. Forse è meglio avere qualche lavoratore sfruttato in più, che spingere Amazon a sostituire i lavoratori con i robot. Cos’è meglio, lavorare e avere uno stipendio comunque, o restare disoccupati perché le macchine lavorano al nostro posto?
    So che i puristi diranno: tu bestemmi, i diritti dei lavoratori sono sacri.
    Vero, in un mondo ideale sono sacri. Ma purtroppo siamo costretti a comprare il pane tutti i giorni e pagare le bollette ogni mese.
    Ogni verità che vogliamo affrontare è sempre piccola e parziale. Francamente quasi irrilevante. Come se colui che riparava le carrozze nel 1905, prendeva in giro il carrozziere che si apriva al fianco per riparare le auto. Il vecchio carrozziere gli avrà detto: imbecille, non vedi che auto non ce ne sono in giro? Tutti da sempre usano le carrozze!
    Ah, e per dire. Io sono sempre un po’ romantico e nostalgico. Un po’ Donchisciottesco. Così il racconto del carrozziere che resiste nel voler riparare le carrozze, anche quando carrozze non ce ne sono più, perché soppiantate dalle auto, l’ho pure scritto. 😉

    P.s. scusami Sandra per eventuali refusi, ma ho scritto troppo, e non riesco a rileggermi per correggere. 😛

    • Marco, te la ricordi la “niu economi”? Ti ricordi le azioni di Tiscali all’epoca (e di tante altre aziende come lei) e che fine hanno fatto poi? Ti ricordi Second Life, che doveva cambiare per sempre il nostro modo di approcciarci alla rete, saremmo dovuti essere tutti là dentro col nostro avatar? Ti ricordi la lotta tra sony minidisc con compressione proprietaria Atrac e il formato libero Mpeg1 poi divenuto mp3? E’ troppo facile fare pronostici sul futuro ed essere sconfessati tre secondi dopo.
      Intanto Nokia è viva e vegeta. Sbagliarono a puntare sul Symbian (simpaticamente ribattezzato “scimian”), che era/è una ciofeca ipergalattica. Dall’altra parte Google sviluppò Android mettendoci parecchi soldini e aprendo all’opensource. Nokia va in crisi e si fa comprare da Microsoft, non sapevamo se ridere o piangere… Avremmo avuto la schermata blu pure sul telefono? Si. L’ho vista, giuro, sul telefono di un collega. Ora il vecchio team è tornato a sviluppare a sé, ci sono in vendita due smartphone e un telefono simil Nokia 3330. Ma, quando hai perso il treno non arrivi più in orario.
      Sulle stampe 3D: ne hai mai usata una? Al momento i costi di gestione sono improponibili e i materiali non sono così forti come dovrebbero per poterci fare affidamento per tutto. Senza contare che la mancanza di economie di scala ha un impatto su tutta la società. Vanno bene per l’uso medico, questo sì, ma non potranno essere utilizzate come proponi. Se vuoi farmi il paragone con la stampante laser in esacromia di certi uffici, beh, le tipografie e copisterie esistono ancora.
      Su Alibaba… l’altro giorno un collega riceve uno smartphone cinese, bello, fantasmagorico, super accessoriato, meglio di un samsung galaxy note da 800 euro ma ne ha pagati solo 150. A fine giornata ha le mani con una strana polverina che gli sembra borotalco ed ha uno strano odore. Che materiali saranno stati usati? (ricordo che in alcuni capi d’abbigliamento arrivati dalla Cina sono state rinvenute particelle radioattive) Manuale d’utilizzo inesistente. Supporto post vendita inesistente. Garanzia?
      Io nemmeno su Amazon compro da venditori cinesi. L’hanno scorso ne ho scovato uno che vendeva merce contraffatta. Ho avvisato Amazon, muto. Ho avvisato il brand, i quali sono partiti col legale e per ringraziarmi mi hanno inviato la merce gratis. Per dire.
      Su Amazon (e poi chiudo e chiedo scusa a Sandrina): hanno già dichiarato mestamente che NON riescono a sostituire l’uomo con i robot. Hanno già fatto delle prove ed hanno visto che, per quanto imperfetto, l’uomo è più efficiente della macchina, l’uomo gestisce l’imprevisto col libero arbitrio, la macchina (in quanto programmata secondo alcuni casi specifici) non può.
      E per arrivare alla vera intelligenza artificiale dobbiamo insegnare alla macchina a mentire. Un bel film in questo senso è Ex machina del 2015 diretto da Alex Garland.
      Che cos’hanno in comune le carrozze, le auto, i treni e gli aerei? La ruota…

      • La stampa 3D sarà la tecnologia successiva, ma vedrai se arriva. Arriverà perché prima è stata sviluppata dai Makers, e noi italiani siamo stati tra i primi con Arduino, ma come con Olivetti, le tecnologie noi non le sappiamo portare avanti.
        La bolla nella New Economy scoppiò perché eravamo di fronte a una nuova realtà, internet, ma semplicemente sbagliarono i mercati a sovrastimare le aziende.
        Oggi le principali aziende mondiali: Google, Facebook, Amazon, esistono grazie a internet e a quella bolla speculativa. Se sono i più grossi, la previsione era giusta.

        Perché adesso siamo di fronte a una nuova serie di imprenditori che ha i soldi e la mente propensa alle innovazioni. E quando reclutano le migliori menti del pianeta e le concentrano per dei progetti di business, ci sarà poco da fare. Questa nuova classe di imprenditore oltre Google, Facebook, Amazon, , si chiama anche Apple, Tesla e Microsoft.
        Quando Elon Musk disse di voler rivoluzionare l’auto per salvare il pianeta lo presero a sberleffi. Figuriamoci se uno oggi si inventa una azienda automobilistica. La stessa scena degli sberleffi la fece il presidente di Nokia quando Steve Jobs presentò l’Iphone. Disse, io telefono? Cosa dovrebbe fare questa cosa senza tasti? Nokia ai tempi possedeva il 70% del mercato. Adesso è un rigattiere con lo 0,001% del mercato e i nuovi telefoni fanno pena. Quanti sono amanti del retrò che poi non possono mandare nemmeno un messaggino con whatsapp?
        Musk dopo Tesla ha detto che si sarebbe occupato dei razzi spaziali. Figuriamoci gli altri sberleffi, e adesso i suoi razzi riatterrano da soli e sono i migliori al mondo, superiori a quelli della Nasa. Musk dice che porterà l’uomo su Marte. Sembra assurdo, ma di sberleffi nessuno ne fa più.
        Google sta sviluppando le stampanti 3D per la carne. Sì, la carne bovina. Con le cellule staminali il muscolo si crea da solo. In questo momento ciascuno di noi direbbe che schifo, non la mangerei mai una carne così. Ma quando questa carne sarà più sana dei bovini pieni di antibiotici, non emetterà i gas serra il cui impatto nei bovini ha una percentuale a due zeri, insomma quando la carne stampata sarà più sana, più buona e più economica, gli allevamenti con buona probabilità verranno cancellati.

        La robotica sostituirà l’uomo, Amazon lo sostituirà, senza alcun dubbio.
        Sandra parla della consegna al sabato. Amazon sta sperimentando la consegna con i droni. Sembra fantascienza, ma loro ci lavorano.

        Fino a pochi anni fa un robot su due gambe traballava e doveva avere grossi cavi attaccati. Lo prendevamo un po’ in giro.
        Guarda adesso cosa fa uno dei robot più evoluti:

        Immagina se questi robot fossero trasportatori, o peggio ancora soldati. Spazzerebbero via qualsiasi esercito. Infatti la Boston Dynamic studia per l’esercito USA. Devono invadere la Corea del Nord, bastano cento robot più evoluti di questi, carichi di armi e scudi antiproiettili per sconfiggere eserciti di migliaia di umani. Siamo sulle soglie di Terminator.
        Queste cose che ti ho detto, non nascono da cose azzardate, ma dalle aziende che sono le più ricche del pianeta e che stanno progettando le nuove tecnologie come business del futuro.
        Vedi l’energia elettrica per le auto, le batterie sempre più capienti e più rapide da caricare. Gli investimenti che questi colossi stanno compiendo sono immani, economici e di cervelli. La vecchia economia del petrolio, funziona allo stesso modo e non innova da decenni, forse un secolo. Quando ero giovane, al WWF, si vedevano le sette sorelle, le compagnie petrolifere, come le padroni del mondo. Adesso scorri l’elenco delle aziende più ricche.
        https://www.verafinanza.com/le-prime-50-societa-piu-grandi-del-mondo-nel-2017/
        Cinque, delle prime sei, sono le aziende tecnologiche che ti ho detto, che stanno pianificando il futuro del mondo.
        Il primo colosso petrolifero è la Exxon, settimo.
        Il secondo la Chevron, ventiduesimo.
        La tecnologia dell’elettrico, della guida autonoma, della robotica, soppianterà la vecchia economia del fossile. E’ impossibile che non accada perché i più ricchi e potenti non sono più i petrolieri, ma chi li vuole distruggere.
        La tecnologia va avanti, la robotica, la stampa 3D arriveranno in tutti i settori. Non guardiamo adesso con la stampa 3D ci stampo i portapenne, perché è tutta una questione di materiali. Ci stanno lavorando e manipoleranno la qualsiasi.
        L’unica certezza del futuro è che noi, soprattutto italiani non siamo pronti. E infatti noi subiremo il futuro.

      • Mi par di sentire ancora quell’ingegnere che nel 2003 disse che internet sarebbe morta di lì a 3 anni, ma all’incontrario.
        Elon Musk non ha creato la Tesla per investire sulle auto elettriche, il vero core business sono le batterie e gli stoccaggi di energia elettrica a lungo termine, tant’è vero che la Tesla Motors è clamorosamente in perdita. Ma tra un po’ saranno tutti costretti ad acquistare batterie da lui. Sulle stampanti 3D ti farei parlare direttamente con chi le sviluppa e ti dice che, sogni e fantascienza a parte, hanno dei limiti che non saranno risolti nei prossimi 50 anni, a meno ché gli alieni non ci portino altre novità (che certe cose non le trovi scritte su internet…).
        Le sette sorelle sono morte il giorno in cui è iniziato lo studio per celle fotovoltaiche a base biologica, studiando la fotosintesi clorofilliana (la Natura è perfetta, l’Uomo no).
        Soprattutto quel che non viene mai messo in conto è la totale mancanza di democrazia di certe tecnologie. Belli (e paurosi) i robot che fanno le capriole, poi a un anno da un terremoto ancora non siamo riusciti a ridare la casa a chi l’ha persa, per avere una mammografia o una tac occorre attendere anche sei mesi, ci sono ancora comuni non coperti da una banalissima adsl (digital divide) e se andiamo oltre nel terzo mondo si muore ancora di fame. La Citygroup consiglia a quelle famose aziende di avviarsi alla plutonomia, ovvero togliere il diritto di voto ai cittadini perché solo loro possono impedire o regolamentare tale sviluppo (per chi volesse approfondire, vedere film Capitalism a love story di Michael Moore).
        Ecco perché io dico che il diritto di voto è un dovere. Ce lo vogliono togliere, quindi a maggior ragione diventa un dovere.
        Ti racconto un fatto. Un enorme polo bancario un giorno si trova all’improvviso con casini inenarrabili sulla maggior parte degli applicativi, dalla gestione bancomat, agli sportelli, al trading, tutto rallentato paurosamente, senza spiegazione. Partono tutti i team ad esaminare ognuno il proprio software, senza trovare soluzione. I sistemisti iniziano a passare al setaccio la rete, disabilitando pezzo per pezzo, come togliere la luce ai vari quartieri della città per capire dove si trova il guasto. Ci sono voluti tre giorni per capire. Era uno switch. Uno di quelli aggeggetti insulsi, da cinquanta euro, che duplicano gli accessi. Era un vecchio modello, non era stato sostituito con quello nuovo a tripla velocità.
        E poi non devo certo spiegarti da dove arriva storicamente la parola “bug” per indicare un malfunzionamento.
        Dai, abbiamo capito che la tua prossima storia dev’essere di fantascienza, ormai sei partito a ruota! 😀

      • Ah, sicuro, noi stiamo per vivere i più grandi mutamenti della storia umana. Migliaia e miglia di generazioni, e giusto noi vedremo quello che cambierà tutto. Ma noi siamo la generazione sfortunata, quella che si fermerà sulla soglia: vedremo ma non avremo. E non ti dico cosa, così dovrai leggerti il romanzo che mi porto dentro da quando avevo venti anni. Cinque annetti ancora e poi lo scrivo. Il tempo d’essere ancora un po’ più bravo. Sempre che le macchine non ci annientino prima. 😛

  11. Non credo ci sia molto da aggiungere, caro Marco, io ricordo una frase sul libro di inglese nel capitolo Industrial Revolution, be’ diceva che con la rivoluzione industriale le macchina facevano quello che prima faceva l’uomo e l’unica soluzione era vendere la propria forza lavoro, i servizi che le macchine non sapeva fare. Ora purtroppo li sanno fare, sempre più. Le casse senza cassiera, il Mc Donald con il pannello, tutte soluzioni per risparmiare su ciò che da sempre è il maggior costo per le aziende, quello del personale.

  12. @ Tutti, e guardate qua cosa ho appena ricevuto via mail da Amazon
    ti contattiamo per informarti che la consegna il sabato è disponibile come impostazione predefinita su uno o più degli indirizzi presenti nel tuo account per i quali è disponibile la modalità di spedizione “1 giorno”.
    Se preferisci non ricevere i tuoi ordini il sabato, segui questi passi: ecc.

    Ecco siamo già all’up grade, il sabato diventa lavorativo per accontentare i clienti.

  13. Bella discussione, cara Sandra, tu ottima padrona di casa (come sempre, d’altronde) e i tuoi ospiti informati e interessantissimi da leggere. Così devono essere le discussioni: pacate, civili e senza colpi bassi. In questo modo si può veramente parlare di tutto e sempre, ed è bello è arricchente per tutti.

    • Infatti, cara Serena (e grazie per i complimenti), io ho imparato un sacco di cose, gettato uno sguardo nuovo sulla situazione e allargato la mente, questo deve fare un blog quando l’argomento è serio e questo lo è, poi a far caciara sono sempre la prima, ma quando è il caso. I colpi bassi no, quelli mi piacciono pochino. Un abbraccio.

  14. Io ho un rapporto ambivalente con mister Amazon. Da una parte trovo che faccia un ottimo servizio – e non parlo come autore visto che ancora non ho pubblicato niente- bensì come cliente. La merce arriva con una puntualità disarmante, i prodotti rispettano le aspettative. A me è capitato di lamentarmi di un articolo e loro mi hanno restituito i soldi senza indugio e senza pretendere la restituzione del prodotto. Dall’altra, mi sta stretto il sistema invadente di Amazon che tenta di pervadere la libertà dell’individuo., chi ha comprato il table Fire sa a cosa mi riferisco.
    Ora poi vengo a sapere che questo ha un costo umano elevato, lo abbiamo sentito per bocca dei lavoratori. E non mi va per niente. Ma sono una persona pratica e dico che boicottare Amazon non risolve niente, se non a far rischiare il lavoro agli stessi lavoratori che di solito sono i primi a pagare la crisi di un’azienda. Auspico che siano le istituzioni a intervenire per far rispettare ai colossi, Amazon in questo caso, i diritti dei lavoratori dei paesi dove operano. Per noi sarebbe una battaglia persa in partenza.

    • Grazie Rosalia, per la tua testimonianza. Credo che incarni un po’ il pensiero di tutti: Amazon in fondo ha semplificato la vita per certi versi, basta un click per procurarsi qualcosa senza girare, a me è capitato di trovare cose introvabili in una città come Milano. Auspichiamo tutti che le istituzioni facciano la loro parte!

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