Intervista a Shulim Vogelmann – Ediz. Giuntina

Era il Salone di Torino del 2011, il mio primo salone, anzi nostro: si tratta di un momento bello di condivisione con l’Orso, anche se poi quando siamo in fiera capita di separarsi per qualche giro, visto che i gusti sono diversi. Non ricordo esattamente cosa e come avvenne, ma ci avvicinammo allo Stand Giuntina, che prevede due ali di libri divise tra le loro collane di narrativa e saggistica. Di sicuro Emanuele scelse qualche saggio sulla Shoah, tema che riesce sempre ad appassionarlo, io mi soffermai su questa bella copertina senza immaginare che sarebbe stato l’inizio di una grande storia d’amore con Lizzie Doron e il suo editore.

Ogni anno l’appuntamento con Shulim Vogelmann e Giuntina rappresenta per noi un momento di festa culturale, tantissimi dei loro volumi hanno trovato posto nella nostra libreria e nel nostro cuore, al punto che Shulim ormai ci conosce, ci aspetta, e soprattutto ci consiglia, come ho sottolineato nel post precedente. Così, poco tempo fa, ho pensato di contattarlo e intervistarlo per voi, perché in un mondo editoriale di cui spesso parlo male, a ragion veduta, la professionalità di Giuntina è una certezza incrollabile e conferma che leggere è una via per la felicità. Shulim, prezioso e disponibile nel rispondere alle mie domande, in questo momento è a New York per sei mesi, e in privato mi ha detto che quindi toccherà a noi sostenere la Giuntina in sua assenza! 😉 Cosa che inizio a fare ben volentieri con questo post.
Ecco l’intervista:

  • Shulim caro, buongiorno e grazie per aver accettato la mia proposta di intervistarti. Tra le tue attività dirigi la collana Israeliana per la Casa Editrice Giuntina. Cosa comporta all’atto pratico questo tuo lavoro? Significa leggere molto in ebraico, soprattutto autori esordienti e giovani che potrebbero poi rivelarsi ottimi scrittori e poi, una volta trovato un buon libro, acquistare i diritti il più velocemente possibile.
  • Come avviene il reperimento delle opere da pubblicare? Traducete libri che già in Israele hanno avuto un buon riscontro o effettuate una concreta opera di scouting? Leggendo recensioni sui giornali israeliani e cercando poi il libro segnalato oppure leggendo i libri che ricevo direttamente dagli agenti. A volte pubblichiamo libri che in Israele sono stati dei bestsellers, altre volte libri che non hanno avuto molto successo tra il pubblico israeliano ma che mi hanno comunque convinto. Non è raro che uno scrittore israeliano venda più all’estero che in patria.
  • Ciò che mi sorprende sempre quando leggo narrativa ebraica è l’assoluta cura nel testo, la profondità dei temi, la totale mancanza di scivoloni verso ad esempio una prosa sciatta o trame un po’ claudicanti. Mi viene quindi da chiederti se non esistano romanzi diciamo scadenti scritti da autori israeliani (in Italia ne abbiamo eccome, purtroppo) o semplicemente non vengono presi in considerazione da Giuntina per offrire un catalogo di alto livello? Le letteratura israeliana è una parte molto importante della letteratura ebraica. Unisce una tradizionale capacità di raccontare bene una storia ai background sempre potenti che la storia d’Israele contiene in sé. Un romanzo ambientato in un kibbutz o in un quartiere ultraortodosso, durante una guerra o una festività ebraica, che ha come protagonisti personaggi con più identità o sopravvissuti alla Shoah, ecco un libro che presenti componenti come queste – e sono solo alcuni esempi – credo che abbia buone possibilità di affascinare, arricchire un lettore. Un tempo in effetti tutti i libri che leggevo erano buoni libri, potevano piacermi o no, ma non capitava quasi mai di leggere libri inutili. Negli ultimi dieci anni anche in Israele si è molto sviluppata la grande distribuzione che ha portato a un aumento dei titoli pubblicati. Oggi, mi capita spesso di leggere libri modesti e di conseguenza devo stare più attento a intercettare quelli di qualità e a non perder tempo con quelli troppo leggeri. 
  • Come si colloca Giuntina nel panorama editoriale italiano? Vi ritenete un editore un po’ di nicchia? Essendo specializzati in argomento ebraico, siamo necessariamente “di nicchia”, tuttavia i libri che pubblichiamo sono rivolti a tutti i lettori e per fortuna abbiamo un buon pubblico che ci segue e ci permette di tanto in tanto di raggiungere risultati che vanno ben oltre quelli riservati agli editori di nicchia.
  • Hai pubblicato un bel romanzo Mentre la città bruciava, che noi abbiamo comprato e apprezzato molto senza sapere che l’autore era proprio quel giovane che stava dietro lo stand a Torino. Pensi rimarrà un’unica esperienza come scrittore? Grazie.Credo di sì, perché non ho l’impulso dello scrittore di raccontare storie. Ho scritto “Mentre la città bruciava” per raccontare a me stesso alcune cose. Poi quel racconto è stato condiviso anche con gli altri. Ad ogni modo, non si sa mai..
  • Come riesci a conciliare anche l’attività di traduttore? Fai tante cose e direi tutte benissimo, se c’è un segreto, hai voglia di rivelarlo ai lettori del mio blog? A dire il vero, ultimamente ho diminuito le traduzioni proprio per riuscire a far fronte ai numerosi impegni con la casa editrice e per avere anche un po’ di tempo libero. Quindi direi che ci sono più segreti, uno è lavorare molto con metodo, l’altro è rinunciare a qualcosa e scegliere il meglio per se stessi per star bene.
  • Questa frase conclusiva di Shulim mi sembra perfetta come monito per questo 2018 appena cominciato, quindi lo ringrazio nuovamente e la faccio mia. Vi saluto con la speranza di avervi incuriositi e che presto quindi Giuntina possa annoverarvi tra i suoi lettori! 😀
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17 thoughts on “Intervista a Shulim Vogelmann – Ediz. Giuntina

  1. Sono d’accordo con te sull’ultima frase di Shulim, direi che è molto in sintonia con quanto in questo periodo penso e scrivo di me.
    Non conoscevo questa casa editrice, devo ammettere che non pensavo esistesse un editore specializzato in letteratura ebraica. E’ un tema che affascina molto anche me, ho letto poco di autori ebrei, ma proprio in questi giorni sto leggendo un saggio molto interessante che segnalo a te e all’Orso: Vite in transito. Gli ebrei nel campo profughi di Grugliasco (1945-1949) di Sara Vinçon. Narra la storia del rientro dai campi di concentramento degli ebrei in Italia come tramite per Israele. Dopo le camere a gas li attese una lunga e tristissima deportazione in paesi e campi profughi che non li volevano. La tristezza che il mondo è capace di produrre non ha mai fine….

  2. Conosco Giuntina perché ne ho letto da te Sandra. Ma non ho mai avuto il coraggio di leggere qualcosa in merito. Già a leggere il diario di Anna Frank a scuola stavo male. Le pagine di storia alle medie, per non parlare delle superiori, corrono veloci, magari l’insegnante è pure in ritardo sul programma, e all’olocausto lasciano poche parole e qualche immagine, già di per sé devastanti. Aggiungici qualche film (Schindler’s List e Il bambino con il pigiama a righe su tutti) e faccio davvero fatica a contemplare l’idea di leggerne. Forse nella mia vita precedente ho visto troppo e la mia anima ne ha memoria. Ma guai se non ci fosse questa letteratura di nicchia! La storia si ripete, diceva la professoressa. Sia mai!!

  3. Intervista molto interessante e delucidante. Non conoscevo la casa editrice specializzata in testi ebraici e credo dovrò colmare la lacuna. Come prossime letture ho Il bambino dal pigiama a righe e se sopravvivo andrò oltre.
    Resteranno indimenticabili Anna Frank e Ladra di libri, ma lo ammetto più di un titolo all’anno di libri così tristi non so se riesco a leggerli, anche se servono a non dimenticare, a risvegliare le coscienze, a me fanno un gran male.

  4. @ Elena, Barbara, Nadia, grazie per questi lunghi commenti, grazie Elena per la segnalazione del libro, vorrei sottolineare un aspetto importante che forse nel post non è tanto emerso: letteratura ebraica non significa affatto solo libri sui campi di sterminio, ma c’è tanto anche su altro, cito qualcosa: un avamposto smantellato e gli abitanti che ancora lo popolano, un giovane vuole lavorare in un kibbutz, storie antiche di carovane e tribù, e i miei preferiti quelli sui quartieri di Tel Aviv dove si ritrovano i sopravvissuti alla shoah e cercano di ricominciare una nuova vita.
    Molto sulla costituzione dello stato di Israele e chi è arrivato in questa sorta di terra promessa con il proprio bagaglio di dolore e la voglia di aggrapparsi ad almeno un po’ di felicità.

  5. Mi piacerebbe molto approfondire la letteratura Ebraica, prima o poi mi cimenterò con le pubblicazioni Giuntina. Non sono ebreo, ci mancherebbe, però sono sempre stato affascinato dalla loro cultura. Non voglio entrare in dettagli e diatribe storiche, ma effettivamente noi da questa parte in occidente prima abbiamo scippato loro il Dio e poi li abbiamo anche trattati male, parecchio male. E la shoah è soltanto il culmine finale. Ma noi cattolici siamo fortemente responsabili di crimini indicibili. Non dico altro per non andare fuori contesto. E fra l’altro, come ti ho detto, seguo Giuntina su Facebook e mi piace il loro modo di comunicare. Nella comunicazione pessima dell’editoria sui social, loro riescono a distinguersi un po’.

    • Bravo Marco, senza dilungarsi hai centrato alcuni punti importanti della storia ebraica. Sì, Giuntina si distingue, tant’è che mi è venuta voglia di intervistare Shulim, che mi ha appena scritto dicendomi che questo post gli pare riuscito molto bene. Dove lo trovi un editore così? Quando gli ho chiesto se potevo intervistarlo mi ha risposto in 5 minuti. I contenuti sono importanti ma spesso anche scorrevoli, una vera alternativa di lettura. Tocca solo provare.

  6. Non conoscevo questa casa editrice e mi incuriosisce, non pensavo esistessero case editrici specializzate in letteratura ebraica. Mi piacerebbe approfondire, andrò a consultare la loro pagina facebook. Grazie Sandra!

  7. Ho scoperto Lizzie Doron grazie a te e la adoro, ma non sono ancora riuscita a leggere tutti i suoi scritti. Solo due… per ora. Splendidi!
    Per l’Orso (mi era sfuggita questa sua passione per questo tema o forse semplicemente non ricordavo), potrebbero interessargli:”Ombre al confine. L’espatrio clandestino degli ebrei stranieri dalla Riviera dei Fiori alla Costa Azzurra 1938-1940″ di P. Veziano (anche se raccontato direttamente dello stesso Veziano – olivicoltore di professione ma storico per passione – mi ha colpita di più) e “Morte alla gola. Memorie di un partigiano deportato a Mauthausen 2 dicembre 1944 – 29 giugno 1945” di C. Lajolo.

    • Benissimo per questi titoli grazie ne faccio tesoro anche per futuri regali come era già successo in passato con altri suggerimenti. Si avvicina La giornata della memoria e spero che altri possano venir ispirati.

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