Amo il greco # 15

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare Il sirtaki non è un antico ballo tradizionale, ma ha un’origine piuttosto recente. Infatti nasce addirittura “su commissione” per il film “Zorba il greco”, di Michael Cacoyannis con Irene Papas e Anthony Quinn, tratto dall’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis. Ho appreso queste informazioni googlando in rete quando ho deciso che la celebre danza popolare sarebbe stata il tema di questa puntata. La mia esperienza con il sirtaki risale alla mia prima vacanza in Grecia, nell’Isola di Rodi, in un villaggio turistico. Per quindici anni due settimane spese tra animazione, mare ed escursioni hanno rappresentato la mia vacanza ideale. Oggi se vedo un animatore scappo e preferisco strutture ricettive sempre più piccole. Si cambia.

Insomma, la serata greca era un appuntamento immancabile, un po’ costruita per turisti e poco autentica, ma non rinnego nulla di quel tipo di esperienza di viaggio e comunque un’idea di Grecia di sicuro la dava. Va detto anche che non ero certo il tipo da fossilizzarmi all’interno del villaggio, per cui ho sempre avuto contatti con i locali. Le serate greche si concludevano sempre con i ballerini in costume e i villeggianti trascinati a muovere i piedi in pista. Sono sempre stata coinvolta in questo rito collettivo più simile alla tragedia greca che a un vero divertimento 😀 Lo stesso è stato negli anni successivi a Creta, Kos, e Kamena Vourla.

Il  mio ritorno in terra ellenica è avvenuto poi da sposata con un Orso per tre quarti greco e al di fuori da rotte che prevedessero giochi aperitivo e altri orrori. E il sirtaki ha assunto una forma del tutto diversa, solo da spettatore questa volta, quando, è capitato, al termine di una cena in una taverna un po’ defilata, mentre il proprietario offriva anguria e dolcetti, qualcuno iniziava a suonare, mentre tenerissimi bambini improvvisavano un ballo con grande abilità, sotto gli occhi stupiti degli avventori. Poco distante sul davanzale di una finestra si scorgeva la vendita di miele locale.

Oggi il celebre sirtaki fa da colonna sonora a una pubblicità. E’ curioso, e immagino che la scelta sia stata fatta per il ritmo crescente, che una musica inevitabilmente riconducibile alla Grecia serva per pubblicizzare gli spaghetti che più italiani di così non si può, con un tennista addirittura svizzero, ma tant’è! Una nota curiosa che esula da questa rubrica è che il ristorante dello chef Davide Oldani si trova a pochi km dall’azienda dove lavoro e ci sono stata più volte a pranzo, Oldani che ha un anno più di me, ha frequentato la mia stessa scuola superiore, ma non sono certa di averlo conosciuto (ricordo un tipo che potrebbe essere lui, ma non ne sono sicura!)

La bellezza trascinante del sirtaki è greca e universale allo stesso tempo. Quando lo ascolto resto sempre affascinata come se si trattasse di qualcosa di nuovo mentre mille immagini greche vengono pescate dalla mia memoria e riportate a galla con un pensiero dominante: siamo tutti un po’ Ulisse e desideriamo tornare in Grecia.

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23 thoughts on “Amo il greco # 15

  1. Credo che abbiamo fatto un po’ tutti lo stesso giro, a partire da questa pubblicità. E, però, come avevo anche già scritto da qualche parte, l’Ambasciata di Grecia a Roma ha postato su FB la ricorrenza della nascita e della morte di Vassilis Tsitsanis, uno dei padri della musica rebetiko. E di “Domenica nuvolosa”, che l’Orso conoscerà a memoria, immagino 🙂

  2. Uh, tocca chiedere all’Orso su Domenica nuvolosa, intanto grazie per il video che arricchisce il post. (Qui intanto è un giovedì nuvoloso con la voglia di Grecia esponenziale, ma per quest’anno non credo andremo: altre mete)

  3. Tu pensa che la pubblicità della Barilla non l’avevo vista! Bella, meno male che quelle della pasta le fanno bene (adoro anche Pierfrancesco Favino), quelle del Mulino Bianco no… abbiamo licenziato Banderas, mandato in ferie la Rosita, e poi? 😀
    Ma sul sirtaki, quindi dici che è stato inventato per il film? Ma avranno ripreso comunque qualche danza popolare tradizionale, no?
    Lo spezzone è questo?

  4. A me piaceva molto quella di Favino a Comacchio!
    Non so se sia questo lo spezzone, ma sì è stato creato apposta per il film, che non ho visto (tocca rimediare) partendo da vecchie arie popolari.

  5. Ho notato gli attori della pubblicità. Davvero un bel colpo d’occhio! E la musica è trascinante. Leggendo il tuo post ho avuto un moto di revival passato:la Grecia corrisponde al mio viaggio di nozze e quel ballo a ricordi indimenticabili. Grazie.

  6. No sapevo che il sirtaki fosse così recente, ma indubbiamente la memoria va a Anthony Quinn, splendido protagonista di Zorba che Barbara ha linkato.
    Adoro quella musica e adoro la Grecia. Ci sono stata quest’estate e conservo ancora la musica, gli odori e i sapori. Ci tornerei mille volte

  7. Anch’io non sapevo che fosse stata scritta per un film. Sirtaki l’ho scelta per il mio video promozionale anche perché nel suo ritmo richiama parecchio anche le sonorità tipiche siciliane.
    Io non sono mai stato in Grecia ma mi sento molto legato alla Grecia. Io più che romano, bizantino, arabo, normanno, francese o spagnolo mi sento greco. Proprio perché noi eravamo greci e siamo stati la magna Grecia. Questo perché qualunque altro popolo venuto da noi ha aggiunto qualcosa, i greci hanno fondato. Ovunque ci si giri in Sicilia abbiamo rovine greche, teatri greci e templi greci. La grecità è la nostra radice, la mia radice, presente con i suoi ruderi nella nostra quotidianità. Figurati che uno dei miei sogni sarebbe proprio questo. Partire con una barca dal porto di Catania e navigare dritto verso oriente. Perché di fronte a Catania, dall’altro lato del mare, si arriva proprio in Grecia, siamo di fronte. Esattamente viaggiando in linea retta con una barca si arriverebbe sotto l’isola di Zacinto e la penisola di Katakolo. Fatti i calcoli su Google Maps parecchie volte. I miei antenati venivano da là. Siracusa è una fondazione di Corinto, mentre noi deriviamo dai Calcidesi. Spesso mi rileggo la guerra del Peloponneso di Tucidide e mi domando come abbiamo fatto a dimenticare la nostra lingua madre: il greco antico. Poi lo so che non lo abbiamo dimenticato del tutto. L’italiano, ma soprattutto il siciliano hanno una vastità di termini che derivano dal greco. Però l’essenza è andata perduta. Esistono solo viaggi immaginari di nostalgia.

    • Figurati che anni fai mostrai delle foto della Valle dei Templi di Agrigento, senza dire dove le avessi fatte e tutti: “Grecia?!” No, Sicilia! Vogliamo parlare di Giardini Naxos, che già nel nome c’è quello di un’Isola greca? Un’unione fortissima davvero.

  8. Non sono ma stata in Grecia, tutti ne parlano bene e ne restano affascinati. Mio figlio c’è stato e ricorda con nostalgia scorci incantevoli, silenzio assoluto, persone ospitali, disponibili e amichevoli

    • I Greci sanno essere davvero ospitali, tuo figlio ha ragione, in quanto agli scorci incantevoli, sì ma voglio spezzare una lancia anche a favore di moltissimi altri luoghi per esempio del nostro sud. Solo che spesso la Grecia si raggiunge più facilmente con aeroporti anche in isole non enormi e un capillare servizio di traghetti che l’Italia si sogna!

  9. eh eh eh, in realta’ il ballo di zorbas era il syrtos, difficilissimo per gli attori bellocci, cosi’ l’hanno fatto diventare facile e hanno aggiunto il diminutivo -aki. il mio greco (abitiamo a creta) e molti suoi amici considerano il sirtaki una “boiata commerciale”, a me diverte, e (amo tutte le danze tradizionali) ma e’ uno dei tanti tasselli del puzzle greccia=porte blu=ospitalita’, che si e’ rivelato, per me, fintissimo.
    https://www.youtube.com/watch?v=0oyAvt_rH9I (qua il syrtos)
    anna

      • vero, sono molto critica. quando scrivo qui figurati che mi modero perche’ ti sento tanto entusiasta…

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