Giornata della memoria

Per l’importante celebrazione odierna posso prendermela comoda riciclando un vecchio post per la giornata della memoria. Cosa posso farci se sono stata in grado di anticipare i tempi?

Oggi è tragicamente necessario non dimenticare!

In realtà terminare il post qui mi pare una mossa poco bella. Ne ho parlato con l’Orso, grande esperto di storia delle due guerre mondiali e non solo, che mi ha proposto di parlare un po’ del triste 80^ anniversario della firma alle leggi razziali. Risale infatti al 1938 il Regio decreto che di fatto escludeva gli ebrei dalla normale quotidianità, dopo che sulla rivista La difesa della razza era stato pubblicato un manifesto che fissava le basi del fascismo razzista. Dieci scienziati italiani firmarono il manifesto, mentre Einstein all’epoca membro dell’Accademia dei Lincei, diede le dimissioni.

Nell’autunno del 1938 si assiste all’allontanamento degli studenti di fede ebraica dalle scuole pubbliche italiane; col Decreto si vietava inoltre agli ebrei di lavorare per enti pubblici, aziende statali e parastatali. Molti professori universitari furono cacciati dagli atenei.

E’ noto che la scelta di celebrare la giornata della memoria il 27 gennaio è per ricordare la data in cui  verso mezzogiorno le prime truppe sovietiche del generale Kurockin entrarono ad Auschwitz, dove trovarono circa 7 mila prigionieri che erano stati lasciati nel campo, nonostante l’evacuazione da parte delle SS fosse cominciata un paio di settimane prima. Tuttavia è chiaro che le leggi razziali naziste hanno costituito la base sui cui l’intero processo, fino alla soluzione finale, si è compiuto. Una settimana fa ricorreva l’anniversario della Conferenza di Wansee, una riunione ai vertici in cui alti ufficiali nazionalsocialisti vennero sollecitati a mettere in atto la soluzione finale. In pratica discussero di come effettuare lo sterminio, dopo aver scartato le fucilazioni di massa eseguite fino ad allora nei campi di concentramento che già esistevano.

Così, dopo 80 anni tocca tornare a sentire argomentazioni in difesa della razza italiana, seppure in un contesto diverso.

Vi invito a seguire il racconto di Liliana Segre.

C’è un video di 7 minuti circa, la donna, recentemente eletta senatrice a vita, ricorda come tutto cominciò proprio il giorno in cui, frequentava la III elementare, le fu vietato di andare a scuola. Da lì alla deportazione, al ritorno in Italia, la parola che più spesso ha pronunciato è stata perché.

E allora anch’io oggi concludo con un perché, perché qualcuno si elegge migliore di altri, in nome del colore della pelle, del credo religioso, della provenienza geografica. Perché dobbiamo permettere che questo accada?

E’ di queste ore la notizia di una donna che si è rifiutata di farsi visitare da un medico nero, insultandolo con grande violenza verbale, l’uomo ha risposto con garbata ironia ringraziandola, perché gli dava la possibilità di fare una pausa di 15 minuti e andare a prendersi un caffè! Massima stima e solidarietà per il Dottor Andi Nganso originario del Camerun.

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14 thoughts on “Giornata della memoria

  1. Immensa tristezza sull’involuzione umana. Si dovrebbe urlare contro la cattiveria e si dovrebbe usare il cuore invece che continuare a prendersela con chi percepiamo diverso.
    Non sarei mai voluta nascere nel periodo storico che narri ma a dirla tutta nemmeno questo mi fa impazzire. Sigh.

  2. E’ da tanto tempo che sono convinta che bisogna ricordare non solo per cercare di evitare che si ripeta l’orrore, ma soprattutto da che parte stare quando accadono i fatti.

  3. Con la morte degli ultimi testimoni stiamo iniziando a dimenticare e riprendiamo a usare la stessa terribile terminologia di allora per segnare differenze tra essere umano ed essere umano e a cercare le stesse scuse per distogliere lo sguardo.
    Non riesco a provare, oggi, che grande tristezza e preoccupazione.

    • Il negazionismo già esiste e come dici giustamente tu a breve non avremo più la testimonianza diretta dei superstiti, per cui libri, film, tutto ciò che può aiutarci a non lasciare che tutto cada nell’oblio è un obbligo morale verso il passato e il futuro. Anch’io sono molto triste e preoccupata.

  4. Ciao Sandra, grazie per aver citato alcuni accadimenti terribili che intorno a questa giornata si sono verificati. Il ricordo serve a vigilare e ad agire affinché non accadano più queste cose. Ho molto apprezzato il richiamo del Presidente della Repubblica sul tema leggi razziali, ma non lo stesso per il silenzio di Minniti su episodi tanto gravi che si stanno manifestando in questi giorni, a partire dal fantoccio di Laura Boldrini, presidente della camera, bruciato da giovani leghisti padani. Punizioni?
    Certo, esemplari, perché il fascismo è un reato costituzionale. Ma anche cultura, informazione, cosa che si è persa. Un po’ per quel che dice Speranzah (sarà il suo nome?) ma un po’ perché facciamo sempre troppo in fretta a dimenticare ciò di cui facciamo fatica ad ammettere responsabilità più ampie. Era il senso del mio post, sono contenta che anche tu ne stia parlando. E’ la strada giusta

    • Abbiamo un blog, benissimo parlare di cose leggere figurati, sono io la prima, ho parlato per anni dei miei capelli. Ma può essere un veicolo potente, perché il web non dimentica e un post in rete rimane e ci si può arrivare anche dopo molto tempo, a me capita con i blog altrui cercando info di vario genere, per cui lasciamo una traccia, può fare breccia.

  5. Arrivo da una giornata che la dice lunga su quanto ancora ci sia da fare. C’è sempre un motivo per discriminare qualcuno, sentirsi migliori e passargli davanti. Stamattina in ufficio postale, due pacchi da spedire, per uno ho il tagliando, per l’altro ne richiedo uno vuoto da compilare. Mi metto in parte a scrivere, lascio passare quello dopo di me perché tanto sto scrivendo (e non mi sembrava giusto “occupare” l’impiegato in attesa mia). Termino, mi rimetto in fila, tocca di nuovo a me in un altro sportello. La donna dietro di me, sulla quarantina, mi passa davanti come niente. La richiamo con “scusi! scusi!” bello forte. Niente. Guardo l’impiegato che ho di fronte (nel frattempo si è liberato di nuovo) il quale scuote la testa sconsolato. L’altra sua collega, che serve la donna, comincia a trattarla da amicona (si conoscevano? avrà visto che mi era passata davanti?) La donna inizia a lamentarsi di avere una giornata piena, di essere di corsa, di avere questo e quello e quest’altro (come a giustificare il suo atto vile). L’impiegato davanti a me, gentilissimo, si preoccupa, mi chiede lui scusa. Dico, ad alta voce: “Sa, non è mancanza di cavalleria, è proprio mancanza di signorilità.” La donna si è zittita.
    Nel frattempo mi chiedo a cosa portano comportamenti del genere. Non è la prima volta, e nemmeno l’ultima. Tutti i giorni in strada assisto a comportamenti del “passare avanti ad un altro” in pieno traffico. Per la fretta di andare dove poi? Due auto più avanti, fermi allo stesso semaforo?! Piccole cose certo. Ma credo che anche per gli ebrei si sia cominciato dalle piccole cose e guarda dove si è arrivati!

    • La posta poi è il microcosmo dove si riuniscono i peggiori elementi. I favoritismi nei luoghi pubblici, ASL e via dicendo non li reggo e fanno parte di quei comportamenti che hanno portato l’Italia alla rovina.

  6. Bello questo post, Sandra. Bello non solo perché tratta un argomento importantissimo ma anche perché non si ferma al “ricordiamocene perché non succeda mai più” ma prende atto, con coraggio, del fatto che invece sta succedendo di nuovo e che sta a noi non essere semplici spettatori! Brava!!

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