Dal telegrafo allo smart phone

Il telegrafo era uno strumento fantastico, e io ne desideravo uno tutto mio. Forse un giorno ciascuno di noi avrebbe avuto il suo telegrafo personale e spedito messaggi avanti e indietro ai suoi amici su una linea elettrica. Difficile da realizzare, lo so, ma una ragazzina potrà pure sognare, no?

Il mondo curioso di Calpurnia, seguito de L’evoluzione di Calpurnia (eletta mia miglior lettura del 2017) Jacqueline Kelly Traduz. Luisa Agnese Dalla Fontana.

A parte essere innamorata pazza di questi due romanzi, che vi stra consiglio per la maestria nel creare un personaggio non facile (la classica ragazzina maschiaccio, spesso ridotta a macchietta in altri malriusciti tentativi narrativi) e un’ambientazione di gran fascino, il Texas del 1900, ho voluto condividere l’affermazione di Calpurnia quando si reca all’ufficio del telegrafo con il nonno.

Oggi abbiamo tutti il nostro telegrafo personale, si chiama cellulare e ci diamo un gran daffare per spedire messaggi agli amici, proprio come sognava di fare Calpurnia all’inizio del secolo scorso. Ebbene, comunichiamo davvero? O forse l’interesse per l’altro scade in una curiosità un po’ voyeristica quando guardiamo gli aggiornamenti nello stato di whattsApp dei nostri contatti? Centinaia di amici in rubrica hanno annullato la solitudine? E tra questi abbiamo davvero qualcuno che andrebbe nel fuoco per noi al momento del bisogno? Siamo in grado di limitarne l’uso o abbiamo modificato il nostro stile di vita, con la testa sempre sullo schermo?

Mi rendo conto di avere un atteggiamento spesso compulsivo. Era  proprio necessario comunicare a tutti che sabato sera ho mangiato la piadina guardando Gomorra? Direi di no, ma la foto l’ho postata.

Dio sia lodato: porto ancora con me un libro per i lunghi percorsi in metropolitana, quasi tutti gli altri passeggeri smanettano sul proprio telegrafo, (talvolta lo faccio anch’io, sia chiaro), ma sono ormai schiava dei messaggi vocali.

E voi?

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21 thoughts on “Dal telegrafo allo smart phone

  1. Schiava spero di no ma troppo connessa sì. Vedi ora, stavo immersa nella lettura dell’ultimo tomo della quadrilogia di Elena Ferrante e ho visto arrivare la notifica sul cellulare del tuo post. Abbandonata la lettura mi sono gettata in quest’altra. Non che non potessi aspettare ma è più forte di me, quella luce che segnala un messaggio mi chiama.
    Vorrei dire che la comodità di avere un mini ufficio dietro è impagabile, che i messaggi vocali sono una vera manna, ma forse non ammetto che questo rende totale l’asservimento del cellulare al mio tempo libero. Chatto, leggo, mantengo rapporti, mando mail, scatto foto… In effetti è l’oggetto dopo il pc che uso di più e di cui faccio fatica a separarmi.
    Ora però prendo nota dei titoli che hai nominato, mi ispirano e magari mi aiutano a disintossicarmi!
    Però sia chiaro levatemi tutto ma non i messaggi vocali😉

    • I 2 libri sono speciali sul serio, se penso che il primo in ottime condizioni l’ho pagato 2 euro! L’ho passato a Cecilia ma è ancora troppo piccola e l’ha abbandonato, l’ho sopravvalutata, povera. Io non ho le notifiche degli aggiornamenti sul cellulare, e ho appena attivato la black list di TIM perché troppe volte navigando sono finita involontariamente in abbonamenti a pagamento, siti porno, un incubo per cui non mi connettevo più in internet dal telefonino e questa paura mi ha disintossicata un po’, ma non dai messaggi vocali.

  2. Comunichiamo davvero? Dipende, dalle persone.
    L’interesse per l’altro scade in una curiosità un po’ voyeristica quando guardiamo gli aggiornamenti nello stato di whattsApp dei nostri contatti? Non ho WhatsApp, e vedi che faccio bene?!! 😛
    Centinaia di amici in rubrica hanno annullato la solitudine? Non è il numero, ma la qualità a fare da sempre la differenza.
    Abbiamo davvero qualcuno che andrebbe nel fuoco per noi al momento del bisogno? Basterebbe che usassero lo smartphone per chiamare i pompieri, invece che scattare foto!
    Siamo in grado di limitarne l’uso o abbiamo modificato il nostro stile di vita? Io lavoro al computer e ce n’è sempre almeno un aggeggio connesso in casa (computer/tablet/smartphone). Eppure a volte passa mezza giornata che non leggo messaggi. E la gente pure si preoccupa!! 😀
    Era proprio necessario comunicare a tutti che sabato sera ho mangiato la piadina guardando Gomorra? Ehm…ecco cosa succede dal passare al nulla a WhatsApp!
    E poi dici che non vuoi i social! 😀 😀 😀
    PS. Mai fatto un messaggio vocale in vita mia. E scrivo ancora sms. Sappiatelo.

  3. Malattia da smartphone? Forse. Mi accorgo che ce l’ho sempre in mano, d’altra parte ci faccio di tutto : rispondo alle mail, telefonate di lavoro, messaggi e WhatsApp a gogo (ma pochi vocali, difficile poterli poi ascoltare fino a sera), audiolibri ecc ecc. Gli occhi ne risentono ma è più forte di me, non mollo

  4. Odio i messaggi vocali, fortunatamente ne ricevo pochi e nonne ho mai fatto uno. Per il resto, anche io ho il cellulare sempre in mano. Talvolta abbozzo pure i post del blog.

  5. Ciao, la dipendenza da cellulare è una cosa seria, purtroppo. La nostra generazione riesce più o meno a combatterla con un buon libro, per esempio, come fai tu. Il problema riguarda i giovanissimi… basta dare loro un’occhiata durante la cena. Con il cellulare comunicano poco, fanno video, foto e condividono tutto in tempo reale. Vivono rapporti virtuali e realtà che reali non sono. Quindi proprio per loro, cerco di limitare al massimo il mio rapporto con la scatola nera, non sono connessa fuori casa e mi defilo da tutti i gruppi whatsApp che odio 😉

  6. Direi che non sono molto dipendente da cellulare, perché parto dal principio che sono io che dovrei comandare e non “lui”. Ad esempio, ho annullato tutte le notifiche Fb che mi arrivavano a pioggia. Lo tengo spento dalle 8 di sera fino alle 8 del mattino, e certe volte addirittura lo spengo quando arrivo a casa. Se c’è qualcosa di urgente, mi possono chiamare sul fisso. In metropolitana ho sempre un libro da leggere, come te; per me il cellulare non esiste proprio.
    I gruppi di Whatsup li fuggo come la peste, ero iscritta a quello dell’associazione Italia Medievale, ma mi sono tolta quando arrivavano scambi di tipo privato assolutamente inutili (per me, ovvio).
    Detto questo, non potrei farne a farne, soprattutto per lavoro o per comunicare velocemente in caso di ritardi.
    Ma gli amici sono un’altra cosa, e il contatto umano rimane insostituibile.

  7. @ Barbara, sms solo con mia mamma, ormai sono tutti whatsAppati, e per il resto sì, forse il mio abuso parte proprio dal nulla precedente, in fondo è un passatempo nuovo
    @ Speranzah, ahia, non darmi mai il tuo n. di cell potresti sentire la mia voce! 😀
    @ Elena, per lavoro è comodo, laddove la parola lavoro per me significa editori ecc. coi quali sono connessa anche quando non sono in casa e si è dimostrato assai utile per non dire risolutivo
    @ Rosalia, sì, tocca dare il buon esempio con le generazioni più giovani, comunque dopo aver scritto questo post ho guardato in faccia le mie esagerazioni e mi sto curando
    @ Cristina, mi ritrovo perfettamente allineata col tuo commento, anche se spengo il cell quando vado a letto, comunque sì ho ancora il fisso a casa

  8. Ho un gruppo wa che mi salva la vita. C’è dentro mio marito e un un gruppetto di amici speciali che sono pronti ad accorrere quando il peggiore dei miei nemici si palesa: la noia. Non sopravvivrei ai corsi a cui sono sottoposta, senza sbirciare ogni tanto il cellulare. Inoltre marito a parte, siamo tutte insegnanti, quindi ridiamo un po’ degli errori dei nostri alunni e dei deliri del mondo scuola. E ovviamente, se c’è davvero un problema grave, si accorre. Per il resto è tutta fuffa e contorno, che spesso distrae, più che riempire la vita.

    • Io sono nel gruppo creato da mia sorella per quando è via per lavoro, anche all’estero, ci siamo io, sua suocera, suo marito e il figlio più grande, e le indicazioni tecniche su chi va a prendere i bimbi, la cena ecc. A volte non è granché efficace la comunicazione per cui da un messaggio poco chiaro ne arrivano altri 10. Sai che questo post mi ha aperto gli occhi e mi sto disintossicando dalla fuffa? 😀

  9. Mi sono convertita allo smartphone piuttosto tardi, quando mi è diventato utile per lavoro. Non avendo un ufficio spesso mi trovo in giro e da lì posso ricevere mail, essere reperibile su Whatsapp e in certi casi persino lavorare. Senza contare la app del Kindle, grazie a cui ho sempre i miei 700 libri a disposizione anche quando dimentico l’ereader. Tuttavia non mi sento schiava. Ho disattivato subito le notifiche di fb e tutto ciò che non mi serve perché so che altrimenti ne sarei distratta.
    Per quanto riguarda i giovani, senza dubbio c’è il rischio che ne abusino, ma conta molto l’esempio e i limiti che vengono imposti da noi genitori.
    Mio figlio ce l’ha da qualche mese ma lo usa quasi eslusivamente per ascoltare musica. È quasi più saggio di me. 🙂

    • Io ce l’ho da questa estate e la cosa più utile è sicuramente la mail, altrimenti tipo in vacanza rimanevo fuori dalle comunicazioni per 2 settimane. Mio nipote 11enne nonostante i limiti imposti dai genitori, es. non usarlo troppo tardi la sera prima di dormire che agita, appena esce da scuola lo prende e oggi ad esempio stava girando un filmatino idiota mentre io sbraito “metti giù quel telefono che stai attraversando la strada!” questo è un vero abuso che non so come contrastare.

  10. Io sono schiavo dello smarphone, per utilità incontrovertibile, ma anche per doveri tediosi.
    Il piacere è avere il mondo in tasca. Ricerche su internet. Scattare foto quando vuoi cogliere un momento dell’universo che altrimenti sfuggirebbe. Avere una torcia in tasca, sempre utile in tutte le incombenze di buio. Di recente ho scoperto gli audiobook, e quando guido non ne posso più fare a meno. Una figata leggere libri mentre sprechi il tuo tempo nel traffico. E Tony Servillo, come lettore, è straordinario. Vorrei diventare famoso, solo per far leggere i miei libri da lui.
    Poi lo smartphone è l’espansione dell’essere scrittore. Da ragazzo, giravo sempre con taccuino e penna. E per un uomo era una roba scomoda portare un taccuino nella tasca di dietro dei pantaloni. Noi uomini rispetto alle donne siamo deficitari, ci manca la borsetta. 😦
    Poi da quando è arrivata Siri, gli appunti li detto. Mentre guido la chiamo: Ehi Siri, prendi nota: “Questo qui lo facciamo morire impiccandolo”. E lei diligentemente annota. Certo, ai prossimi aggiornamenti del software, quando diventerà più intelligente, prima o mi manderà i carabinieri a casa, considerandomi sospetto serial killer. Rischi del mestiere, se si vogliono scrivere gialli. 😛
    Però lo smartphone è fonte anche di dispiaceri. Whatsapp lo utilizzo solo per brevi contatti familiari e con qualche persona speciale, per scambiare messaggi audio. 😉 Ma di norma mi scoccia comunicare scrivendo sul telefono. Infatti sono iscritto a zero gruppi e intendo restare a zero gruppi.
    Però la vera dipendenza dello smartphone è legata al lavoro. Controllare spessissimo l’andamento delle vendite dei miei prodotti. Controllare l’andamento delle vendite dei miei libri su Amazon. So che queste due cose le potrei rallentare e verificare con meno frequenza. Però sapere come stanno andando le cose mentre sono al supermercato, o aspetto a una coda, al momento mi è necessario.
    Ma soprattutto la schiavitù attuale è la gestione delle pagine Facebook autore. Per poterle fare crescere richiedono una manutenzione continua. I lettori sono sempre di più e tra messaggi privati e risposte ai commenti, mi tolgono il fiato. Il 70% dell’uso dello smartphone è legato a questo. Mi stanca e mi pesa la cosa. Ma per i primi due anni, se si vuole emergere dai mille e mila e mila scrittore è un sacrificio da accettare, con pazienza e tanta abnegazione. Meglio spendere due anni full time di schiavitù smartphone, se il sacrificio serve a uno scopo. 😦

    • “Noi uomini rispetto alle donne siamo deficitari, ci manca la borsetta.” Ma come? C’è il borsello!! Non il borsello del nonno in pelle nera con la cinghietta sul davanti che fa pendant con le scarpe di cuoio! Ma un borsello di quelli ipertecnologici, con tasca porta tablet e uscita cuffie (se non hai le cuffie bluetooth). Vedi Piquadro. 😉

    • Nahh… niente intralci alla libertà. Con lo smartphone ho già tutto. 😛
      Ah, ma gli insights si controllano una volta al giorno, la mattina quando ti svegli. Le rogne di una pagina sono altre, più complesse e dispendiose. 😦

  11. @ Barbara, trovo ci siano dei borselli moderni da uomo davvero belli ma proponine uno all’orso e ti uccide. Tasche piene o zainetto, che non è proponibile in situazioni eleganti.
    @ Marco, io sono ancora parecchio imbranata sulla piccola tastiera touch dello smart phone, per cui faccio quasi tutto dal pc, a livello blog e ricerche in internet. Poi tu ci lavori col telefono, io no. Cioè lavoro col fisso aziendale dove sono sommersa da telefonate spesso inutili di clienti che non si connettono col cervello altro che tecnologia! Il tuo 70% è pura semina, sappiamo bene quanto sia necessaria. Ahimè. Un bacione

    • Il bello e il brutto del gioco è che io semino. Ma il raccolto non è assicurato. Sacrifici che potrebbero essere vani. Questo il rischio.

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