Programmare la scrittura

In quest’articolo interessante Barbara mi cita, e la cosa oltre a lusingarmi assai, mi offre un nuovo spunto di riflessione. Non ricordavo di averle detto la frase:

La scrittura va programmata altrimenti si spreca un botto di tempo

(probabilmente in uno scambio via mail) ma la trovo quantomeno azzeccata per l’oggi.

Ho ripreso a scrivere inaspettatamente, ma non è di questo che vi parlerò, bensì dell’organizzazione. Molti anelano più tempo, faticano a trovare scampoli di ore e concentrazione per scrivere. Ora, chi dice “eh ma tu sei in part time!” dimentica che ho scritto tutti i libri che ho pubblicato, ad eccezione de La montagna incartata quando lavoravo full time. Confrontare il tempo che si ha con quello che hanno gli altri, be’ lasciatemelo dire, è un gran vaccata. Perché dovremmo conoscere al dettaglio la quotidianità dell’altro, i carichi familiare non contemplano solo i figli, che comunque non sono tutti uguali manco loro, possono esserci genitori anziani, e mille variabili di malattie, nipoti (mercoledì andare a prendere Nanni, portarlo in un posto dall’altro capo della città, riportarlo a casa e tornare a casa mia ha significato stare fuori 4 ore, di cui buona parte trascorse trascinando, anche per le scale, un trolley cartella di 15 kg che mi ha sfiancata). E la casa? Io stiro tutto, c’è chi non lo fa, ha la colf, i miei amici hanno comprato l’asciugatrice, io stendo, certo potrei comprarla pure io. Guardate quante considerazioni. E il lavoro fuori casa? Quante ore? E la strada per raggiungere il luogo di lavoro? E quanto sfiniti siamo quando rincasiamo? E i pasti? Cibi pronti o preparazioni lunghe e laboriose di ogni piatto? E gli imprevisti? Dall’inizio dell’anno ho avuto una volta il tecnico della lavastoviglie e due quello del frigorifero! (Senza contare le telefonate). Giovedì, nonostante fossi in part time, sono dovuta andare in ufficio per una rogna pestifera, quando ero lì le rogne sono diventate due e una volta a casa, verso le 19 perché avevo anche una visita medica serale, ero un catorcio e mi sono piovute in testa altre due grane, una dalla casa in montagna e l’altra solo una scocciatura dalla vicina di pianerottolo che mi sta letteralmente assediando, tanto che venerdì al secondo assalto, ho deciso di fingermi morta fuori casa. E qui mi fermo, credo di essermi spiegata. Approfittare dei momenti liberi appena si può è una buona regola generale.

Il vero e unico scoglio è quello mentale. Se siete i primi a considerare la scrittura un bel passatempo, partite male. Dovete essere in grado di organizzarvi in base al tempo che avete, un’ora, un giorno non importa, ma con regolarità, che al lavoro non si va quando capita. Certo, è più facile dopo essere stati ben pubblicati, dico ben perché questo genererà reddito che assimila l’attività scrittoria al lavoro, né più né meno. Tuttavia per arrivarci è chiaro che occorre una dedizione precedente, spesso di anni. Il problema a questo punto potrebbe essere farlo intendere agli altri, chi ci è veramente vicino sa quanto la scrittura sia importante, quindi dovrebbe capire che l’affermazione “sto scrivendo” oppure “ho in programma di scrivere” non equivale a “mah perderò un po’ di tempo sui social o farò zapping!” Del resto voi avete già deciso cosa sacrificare per la scrittura, perché sacrificare qualcosa è inevitabile, ognuno faccia le proprie scelte, con i propri parametri, a nessuno è chiesto di immolarsi alla causa, trasformandosi in un eremita, e spesso ultimamente anche in queste pagine ho detto – e non lo rinnego – che ci sono mille modi migliori di passare il tempo, ma anche questo fa parte delle mie scelte personali, di sicuro non forzo la mano. Una certa maturità scrittoria secondo me dona all’autore la capacità di capire quando è il momento di fermarsi, conta ciò che di buono si produce, non le ore passate al pc e qui entrano in gioco diversi elementi: capacità di concentrazione e disciplina. Io ne sono ben provvista, è nel mio dna, ma ci si può comunque allenare, alcune dinamiche in ufficio e la scrittura di tanti, tanti, tanti anni mi hanno di sicuro dato una grossa mano. Provate diversi programmi si scrittura e capite quale vi velocizza, io continuo in word, con la rotellina su e giù e la funzione “trova” per raccapezzarmi 😀 ho dalla mia parte lo studio delle dattilografia: sono velocissima, poi rileggo in cerca di refusi grossolani, ma mediamente vado davvero spedita se l’idea c’è. E l’idea deve esserci, altrimenti fatevela venire facendo un giro al parco. Le ore passate fissando il pc sono uno spreco.

C’è un problema tecnico da non sottovalutare se impieghiamo troppo tempo a scrivere un romanzo: rischiamo di cambiare stile in corso d’opera, il testo risulterà quindi disomogeneo e probabilmente le prime parti non ci piaceranno più. Questa analisi non è mia ma di Stefania Crepaldi che tutti credo conoscete e la trovo assai illuminante.

E adesso niente scuse, dateci dentro!

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27 thoughts on “Programmare la scrittura

  1. La tua mail è arrivata giusto ora che stavo scrivendo (sono riuscita due ore piene ieri e due ore oggi, anche se non è ancora IPDP per il quale sto rivedendo l’organizzazione) 🙂
    Le tue riflessioni sono sempre belle importanti. E’ vero, non si deve confrontare il tempo a disposizione perché sono diversi i problemi che uno si trova ad affrontare. Il mio riferimento al mio lavoro fulltime è perché da quando ho aperto il blog qualcuno dei miei vecchi amici pensava che mi fossi messa in parttime per seguire la scrittura! No, non è così. (Mi sono resa conto di aver sacrificato anche la cucina, non sforno più torte ma ne ho guadagnato anche nella linea!)
    Sul metterci poco a scrivere un romanzo, si e no. Il Signore degli Anelli è stato scritto in 16 anni, ma leggendolo nessuno lo direbbe mai. Scrivere un romanzo in tre mesi alla Stephen King è possibile per il suo tipo di scrittura, fluida e psicologica. Diana Gabaldon ci mette un anno per un suo volume, avendo anche la parte di ricerche storiche, ma essendo oramai scrittrice fulltime. 🙂

    • Jeffery Deaver ha una vera squadra di aiutanti ad esempio e impiega un anno. Ci sono casi e casi, eccezioni e tutto quanto, io parlo sempre di gente come noi, che non ancora ci prova. Felice che le riflessioni ti sembrino sempre interessanti, perché ci ho messo un po’ a scrivere il post, sottraendo tempo alla scrittura, per rimanere in tema 😀

  2. Ciao Sandra, condivido la necessità di scrivere costantemente, ogni giorno. Io dedico molto del mio tempo festivo e un poco di quello settimanale. Non scrivo le stesse cose. Quando sono ispirata creo, la scena del romanzo, un post ecc. Quando non sono ispirata revisiono, correggo, sistemo gli aspetti stilistici della scrittura. Ma scrivo sempre, anche solo con la testa. Fatta eccezione per quando lavoro. In fondo è un pregio riuscire a concentrarsi pienamente su quello che si sta facendo in un dato momento…

    • Io lavoro con i numeri e mi occupo di adempimenti fiscali, guai se mi distraggo troppo pensando a una storia, la scrittura deve avere i suoi tempi precisi. Sull’ispirazione un po’ cerco di alimentarla, va coccolata, chiamata, altrimenti talvolta da sola non si presenta.

  3. Molto interessante e utile a farmi da sprone in questo momento in cui sto dedicando più tempo alla lettura, ai blog, ai social, auto fuorché scrivere. Io devo sentirmi una scadenza addosso altrimenti divento lenta, lentissima e finisco proprio nel cadere nell’errore che Stefania Crepaldi spiega.
    Quindi farò finta di averla e toglierò almeno un’ora al resto per essere più efficace. Tirami le orecchie se non lo. Faccio😁

    • Tanto noi ci sentiamo regolarmente per cui se hai bisogno che ti tiri le orecchie sono qua. Io ovviamente giovedì non ho scritto nulla, ma il discorso non è saltare un giorno, o anche due, può benissimo capitare, ma essere comunque costanti e organizzati.

      • Già costanti e organizzati con la testa concentrata nel momento che serve. Un atteggiamento più che dovuto se come dici bene si vuole “scrivere” davvero.

  4. Hai proprio ragione, non c’entra il tempo che si ha a disposizione. Si può fare molto avendone poco e viceversa non combinare nulla con tanto tempo libero. Io in questo periodo predico bene e razzolo malissimo. Sono consapevole dell’importanza di scrivere con costanza eppure mi sono interrotta e non riesco a dedicarmici con la giusta attenzione. Come dicevo anche da Barbara, forse è proprio necessario programmarsi un tot di tempo al giorno, un appuntamento fisso. Dovrò cominciare a farlo. Buona domenica!

    • Potrebbe anche essere cara Maria Teresa, che tu ora abbia bisogno di una pausa, del resto il tuo libro è appena uscito, prendersi pause consapevoli secondo me fa parte della programmazione.

  5. letto l’articolo di barbaro, leggo il tuo. Entrambi interessanti e con buoni spunti di riflessione.
    Tu scrivi che per scrivere bisogna organizzarsi e più sotto non si improvvisa anzi ‘Se siete i primi a considerare la scrittura un bel passatempo, partite male. Dovete essere in grado di organizzarvi in base al tempo che avete, un’ora, un giorno non importa, ma con regolarità, che al lavoro non si va quando capita’.
    Io scrivo, non sono uno scrittore lo premetto, quando capita e se ho qualcosa da scrivere senza seguire uno schema preciso. Non faccio per mestiere lo scrittore – sarei solo uno sbruffone – e scrivo perché mi piace scrivere e inventare storie. Anche se fossi stato pubblicato o se qualcuno mi chiedesse di pubblicare le mie storie – evento del tutto improbabile – non cambierei filosofia. Non ho mai fatto nulla che non mi abbia dato soddisfazione. Non importa se non produce meriti ma deve darmi soddisfazione. Filosofia che ho impostato sul lavoro, quello che mi consente di vivere e mantenere la mia famiglia.

    • La soddisfazione è un altro aspetto piuttosto importante, se manca quella la scrittura diventa una gran fatica, ne convengo, magari con alti e bassi ma la soddisfazione non deve mancare. Ieri un’amica mi ha chiesto se Virginia e collegafigo stanno ancora insieme, come se fossero persone reali, ho capti di avere davvero creato un mondo ed è stato molto bello.

  6. Concordo con quello che dici, è importante organizzarsi e organizzare il proprio tempo. Io mi concentro sul week end, ma per avere il sabato mattina “libero” per scrivere spesso mi ritrovo a fare le pulizie o la spesa alle otto di sera, ovviamente quando questo è possibile, perché c’è la sera che esco o la sera che ho altri impegni. Insomma è tutto un incastro di tempi. Però qualche volta sono stata anche davanti al computer scrivendo poco, ma pure quello mi serve, perché se in una mattina scrivo solo mezza pagina è comunque un passo avanti. Ognuno ha il suo metodo, per me serve costanza e regolarità, perché è importante fare un passo alla volta.

    • Un passo alla volta, anche mezza pagina, c’è chi si sveglia prima la mattina, io proprio non ce la faccio ad esempio, e per avere il sabato mattina libero, quando lavoravo full time, io ho sempre fatto i mestieri la sera, mezza morta, arrivando a lavare i pavimenti alle 23!

  7. Il tuo post arriva a proposito in un momento in cui sembra che il tempo a disposizione non basti mai. In realtà è la mia mente che alle volte cerca di evadere dall’impegno della scrittura. Allora mi invento di tutto pur di non scontrarmi con la pagina bianca. Riuscire a programmare il tempo nella maniera giusta, prevedendo dei punti fissi mi sembra l’unica strada 😉

    • Per me è così, ma tu stai facendo due cose molto importanti ora, il libro in uscita e il corso, per cui puoi anche fermarti se ne avverti l’esigenza. Il post più che altro è un monito per chi inventa scuse e dice sempre di non avere tempo, tu il tempo l’hai di sicuro messo a frutto con i risultati che hai raggiunto.

  8. Credo che il rischio di cambiare stile in corso d’opera ci sia soprattutto quando si scrive da poco; dopo è possibile, ma devi proprio abbandonare la storia e riprenderla dopo anni, secondo me.
    Sono d’accordo sul fatto che lamentarsi del tempo che manca sia inutile, e tutto sommato anche comodo. Anch’io ho scritto tanto quando lavoravo, e adesso che non lavoro spesso sento di non avere tempo. E’ tutta nella testa questa cosa, perché se anche hai poco tempo e scrivi soltanto un quarto d’ora, dopo senti di avere fatto quello che volevi, se lo volevi. E il poco, no, non equivale al niente.

    • Dopo un paio di giorni concitati, da mercoledì a sabato ho buttato giù il post (poi sabato sera, non sono stata neppure benissimo, come sempre somatizzo sullo stomaco), volevo smuovere un po’ le acque delle scuse, della pigrizia, portare l’attenzione sulla mente più che sul tempo che alla fine per un motivo o per l’altro scarseggia per tutti.

  9. Devo essere sincero. Più che costanza e regolarità, penso che bisogna essere bravi e organizzati in base all’ispirazione. Possiamo anche ritagliarci un’ora al giorno tutti i giorni, ma se all’ora prestabilita si è poco o per nulla ispirati, si combina ben poco. L’ispirazione per una storia arriva quando meno te lo aspetti. Poi, al “momento d’ispirazione” successivo, bisogna essere bravi e organizzati a buttare giù una trama e/o un intreccio. Al “momento d’ispirazione” ancora successivo, potrebbe essere la volta buona per approfondire la psicologia del personaggio principale. Oppure è il momento più adatto per approfondire l’ambientazione. E così via.

    Credo che i momenti d’ispirazione siano uno diversi dall’altro. A volte si è più portati per scrivere a proposito di un personaggio, altre volte si descrive meglio una vicenda. Un’altra volta ancora ci riesce meglio un conflitto, o un colpo di scena. Altre volte, si lavora meglio senza “penna” in mano, cioè andando sul luogo in cui abbiamo deciso di ambientare una scena. Oppure approfondendo un evento storico che abbiamo deciso di usare come sfondo.

    Poi è anche vero che i momenti d’ispirazione possono arrivare uno di fila all’altro. O magari a distanza di giorni.
    La chiave di tutto, almeno per me, è approfittare di un momento d’ispirazione (in genere all’inizio) per organizzare una “storyline” che faccia da binario.
    Quanto allo stile, penso che una volta delineato, è difficile che cambi in corso d’opera. Perché lo stile, in un certo senso, lo si incarna. Magari senza saperlo.

    • Tu parli di chiave personale, e va molto bene, nel senso che ne hai trovata una, non vaghi alla ricerca del come fare, appellandoti alla mancanza di tempo, molto bello anche ciò che dici sull’andare nei luoghi sulla scrittura senza penna, più di sensazioni e di esperienza.

  10. Mi piace molto questo tuo post, Sandra. Schietto e pieno di sensibilità. Scrivere staccati, staccati dalle scadenze è una grande conquista. Scrivere sempre, anche nella testa. Io sono lentissima, ho dei tempi dilatati, però quando la storia c’è, difficilmente poi cambia lo stile: magari cambia la trama, si aggiungono e sottraggono personaggi, ma il marchio c’è, per me è così, come se fosse impresso a fuoco sulle pagine.
    Baci. E buona scrittura!

    • Schietta lo sono sempre, piena di sensibilità ci si prova, il monito sul cambiare stile in effetti è soprattutto per i più giovani, che ancora devono definirlo e rischiano trascinando la scrittura di cambiarlo. Noi ormai siamo vecchie di scrittura, cosa ne dici? Un abbraccio

  11. Ciao Sandra, mi mancava il passaggio da queste parti! 🤗
    Direi che hai ragione: organizzare un’attività, qualunque essa sia, aiuta e velocizza. Cerco di farlo, stabilendo delle priorità quotidiane: c’è quando la priorità è completare una scrittura (come mi è successo subito dopo Natale), c’è il momento in cui bisogna lasciare spazio ad altro. Non mi accanisco, questo è certo, e accetto volentieri il rischio di cui parla Stefania: il romanzo impegna tanto, richiede costanza, la cerco, qualche volte mi impongo disciplina, poi spesso resto indietro e faccio in modo che ciò non si trasformi mai in un problema, se no vivo male anche la scrittura.

    • Bentornata, Marina, grazie.
      L’accanimento non produce mai buoni risultati, l’ho sperimentato anni fa quando mi imposi un tot di parole al giorno, per finire un romanzo che poi se potessi tornare indietro vorrei non aver mai pubblicato. Le priorità cambiano di momento in momento, anche se tutti mettiamo la famiglia al primo posto, questo è ovvio. Per me organizzarsi in questo momento significa anche un dettaglio: scrivere in cucina in modo da poter sorvegliare la cottura dei pasti, evitando arrosti bruciati e altro, una piccola soluzione che si sta rivelando vincente.

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