# I miei primi pensieri – 10 anni (non) era mio padre

Strano come degli eventi poi si ricordino magari dettagli scemi, era lunedì e stavo cucinando le polpette e Emanuele era rincasato presto dall’ufficio, evento raro, per cui stava stirando in sala e io appunto in cucina avviavo la cena. Le polpette, le polpette e il mio piumino lungo beige chiaro bruttissimo chissà mai perché l’avevo comprato, li ricorderò sempre e assocerò a quella sera. Il cellulare che suona, il padre di Ema che sta male, un infarto sicuro, sì l’ambulanza lo sta portando a Niguarda e lui che scappa e io che non saprò mai perché non gli ho chiesto di seguirlo. E noi che eravamo sposati da 6 mesi e una manciata di giorni e l’ultima volta che l’avevo visto ci aveva regalato dei cioccolatini per festeggiare e 2 bellissimi magneti a forma di torta al cioccolato che ancora oggi i nipotini ci giocano quando vengono da noi. E poi solo messaggi, sta male, è grave, è morto. L’ho saputo così con un sms. Io che chiamo i miei, e mia madre che mi chiede se voglio che mio padre mi porti in ospedale, sono credo le 21 intanto e io dico di no che prenderò un taxi che mio padre era già quasi all’ora di dormire che era già malato anche se nel complesso stava bene. Chiamo il taxi e quando scendo cazzo non arriva, la mia via è stranissima, tipo anche venerdì l’altro mia sorella ha preso un taxi e non capiva il nome della via, ne vedo uno nella notte e non so se sia il mio che non si ferma e urlo e ci sono dei ragazzini che fanno gli scemi magari manco mi notano e ho paura. Richiamo il taxi e mi dicono che hanno annullato la corsa ma siccome io li avevo chiamati dal fisso e intanto ero scesa in strada quando mi hanno richiamata non ho risposto! Cazzo cazzo cazzo, voglio un taxi subito, voglio andare da mio marito che ha appena perso suo padre all’improvviso che non aveva una salute eccezionale ma nulla poteva far presagire una roba così. Nulla. E alla fine arriva e il taxista parla troppo, mi faccio lasciare all’ingresso del pronto soccorso così mi ha detto Emanuele. E quando entro lo vedo subito, ci abbracciamo e mia suocera mi dice “ti voleva bene come a una figlia” e io so che era proprio così. Natale tutto pesce aveva detto perché io amo il pesce, e c’era una tavola che quando mi sono alzata pensavo che non mi sarei mai più ripresa, sentivo il cuore che pompava al massimo per mandare sangue alla digestione. E volevamo andare in Grecia insieme quell’estate e volevamo semplicemente viverci di più io e mio suocero che era un uomo buono con gli occhi verdi e invece l’ho perso subito e mi manca. E poi ho affrontato il lutto in una famiglia dove ero entrata da poco e non è stato facile, e c’era L’Orso che si era chiuso nel suo lutto e non parlava non diceva mai niente, non sapevo come aiutarlo consolarlo, niente. Ma alla fine dopo molto tempo mi ha detto che se non ci fossi stata io sarebbe stato molto peggio anche se a me pare che non ho potuto fare nulla contro questa onda che ci ha travolti quella sera che cucinavo polpette di lunedì. Dieci anni fa oggi. Volati.  

Tempo di scrittura 10 minuti, nessuna rilettura, ormai le regole le conoscete.

Annunci

25 thoughts on “# I miei primi pensieri – 10 anni (non) era mio padre

  1. Molto commovente: un pensiero dedicato a una persona che ha lasciato un’impronta indelebile nella tua vita. Rispettare il silenzio del proprio compagno, assecondare il suo dolore, permettere che lo viva tutto senza alcun giudizio è già tanto e non è scontato.

  2. Tempo di lettura tre polpette.
    Ora ho un po’ il magone ma quel dieci anni volati in un soffio oggi, dicono tutto. Un abbraccio all’orso che senza di te non avrebbe potuto superare tutto questo e uno a te che ci saresti andata pure a piedi.😘😘

    • 10 anni già, Nanni era piccolissimo e Cecilia ancora non c’era, eppure volati dici bene. I taxi nella notte sono per me sempre legati a ospedali e dolore, come quello per l’occhio anche se non è paragonabile, ma i giorni sono più o meno quello. Un abbraccio

  3. Magone che sale. Mentre leggo, penso a un’amica corsa ieri dal padre malato, ancora nessuna notizia, ma non se ne attendono di buone. Penso a come sto io, quando mi soffermo sulla salute tutt’altro che salda dei miei. Penso all’umanità tutta, che si divide in modo sciocco, quando i dolori sono proprio gli stessi per tutti.

    • Perdere i genitori è una tappa obbligata (si spera, perché il contrario è peggio) ma è tanto dura, comunque vadano le cose: improvvisamente come fu per mio suocero o con un “ha da 3 a 6 mesi di vita” dopo una lunga malattia, come fu per mio padre, dinamiche diverse ma il vuoto, l’impotenza e quel sentirci senza radici, orfani adulti eppure ancora fragili e bisognosi di loro è universale.

  4. La perdita di un genitore è una ferita che non si rimargina, sei stata brava a stargli vicina in silenzio, non servono grandi parole, in questi casi basta la presenza. Un abbraccio.

    • Quando poi è mancato il mio, Emanuele invece del mio silenzio si è preso tutte le mie lacrime e una reazione del tutto diversa. Ci siamo stati uno per l’altro, perché abbiamo avuto la grande fortuna di incontrarci e riconoscerci. Un abbraccio a te.

  5. per essere scritto in dieci minuti ha ben realizzato l’atmosfera di quella sera. Poi essendo un pezzo della tua vita, hai saputo trasmettere le emozioni senza cadere nel banale.

  6. Nelle tue parole su Emanuele rivivo la reazione di Marco quando perse suo padre (stesso periodo tra l’altro, marzo di 12 anni fa) decisamente opposta alla mia. La vita puurtroppo è così: dà, ma soprattutto toglie. E spesso lo fa così in fretta che poi ci vogliono anni per superarne lo shock. Ti abbraccio e spero che il tuo occhio vada meglio.
    Barbara

  7. Anche mio marito, quando ha perso il padre, aveva questa specie di dolore composto che lo ha portato a chiudersi. Avevamo già il secondo figlio che non ha fatto in tempo a goderselo perché aveva solo nove mesi. L’altro ne aveva due e mezzo e se lo ricorda il nonno: era una persona buona, gli volevo bene.
    Un abbraccio.

    • Io commento da “scrittrice”. Sento il sangue, il pulsare vibrante di queste parole, di questo brano riuscito. Funziona, e non solo perché è un pezzo di memoria, di cuore. Slegato dai tuoi stessi vincoli e dalle briglie, è un cavallo che corre e ci travolge con la sua potenza emotiva ma soprattutto narrativa. Brava Sandra, e curati bene l’occhio. Un caro saluto.

  8. @ Newwhite bear, Barbara, Marina grazie, anche Emanuele ha apprezzato questo pezzo, si è commosso, e le esperienze di lutto che tristezza quando oltre al resto impediscono ai nonni di fare i nonni del tutto o a lungo, come per mio padre.
    @ Clara! Eh, grazie, vorrei scrivere sempre così ma poi sai anche tu lo zampino degli editori! Grazie di cuore.

  9. Un suocero come il tuo diventa davvero come un secondo papà. E io ho sempre sostenuto che i padri sono figure fondamentali, anche se oggi si tende a svalutarli.
    Gli uomini si chiudono a riccio per difendersi dal dolore, lo sto vedendo in questi giorni. Quando succede che un nostro caro se ne vada così rapidamente è uno shock. Mia cognata Carla se ne è andata in un mese e mezzo.

  10. Che siano improvvise o no, certe morti lasciano il vuoto. E non è il legame stretto ma quel che ci ba trasmesso la persona. Dai miei nonni materni non ho avuto niente e non mi hanno lasciato niente, in termini umani. Dall’altra parte ho avuto molto, hanno compensato. E non so se fa più male la demenza che arriva a consumare lentamente prima i ricordi e poi le ossa o la malattia che scava veloce in un mese. Il peggio per me è quando se ne rendono conto loro. Tipo nonna Rina che aspetta di salutarmi, solo con gli occhi. O mio suocero che affranto dice “Allora non tornerò più a casa…”

    • La consapevolezza della fine nel malato è assolutamente straziante e scava un solco enorme in chi accompagna, io dopo papà davvero non sono più la stessa.

    • Perché arriva tutta l’immediatezza dell’emozione, ha ragione Clara lassù, che di scrittura ne sa tanto, il pezzo funziona perché pulsa, mostra Sandra col piumino beige brutto che invoca un taxi nella notte dopo aver fatto le polpette. Un abbraccio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.