Narrativa domestica

Si chiama Narrativa domestica, in pratica si tratta di libri nati da pagine Facebook con molti moltissimi follower che raccontano le vicende di famiglie più o meno normali, soprattutto focalizzandosi sui figli.

Due i testi usciti quasi contemporaneamente: Tutte le prime volte di Paolo Longarini e Dis-ordinary Family di Maurizia Triggiani e Marco Bottarelli, tutto sommato non è nulla di così nuovo, due anni fa ci fu il fenomeno Matteo Bussola, con le stesse identiche modalità, mi piace però tentare di analizzare un attimo la faccenda.

Come prima cosa esprimo la mia profonda ammirazione per chi, magari pure in poco tempo, diciamo un anno, riesce aprendo un profilo pubblico Fb ad accumulare mi piace e amici raccontando cosa avviene tra le mura di casa.

C’è una sorta di autocompiacimento nel mettere in piazza la propria intimità; di fondo ci sono grandi doti comunicative, perché se ti racconto dello svezzamento di una piccola, benissimo l’universalità dell’evento che coinvolgerà ogni genitore del globo, ma tutto sommato potrebbe anche suscitare un gigantesco “chissene”. Invece no. Pare quindi che piaccia immedesimarsi in queste famiglie, e in particolar modo per la Dis-ordinary che è un nucleo familiare allargato nato dopo una separazione, si urla al mondo il coraggio di cambiare, e ci sono donne che nei commenti ai post rivendicano ruoli che un tempo erano addirittura moralmente non accettabili. La sfascia famiglie. Non è poco.

Non conosco i percorsi editoriali alle spalle dei due libri; Paolo Longarini non è un esordiente e attualmente è nella scuderia dell’agente Laura Ceccacci, piuttosto nota, ma di sicuro con questo romanzo ha fatto il grande salto, ha un calendario di presentazioni fitto fitto, mentre le varie opinioni in rete su entrambi i volumi e sui loro autori sono unanimi e pieni di stelle filanti: ti/vi adoro, libro bellissimo, commovente, ironico e sdilinquimenti vari. Una grande ola unita a osservare non più dal buco della serratura pancioni, abbracci e pannolini e a origliare discorsi spinosi fatti dal padre a ragazzine in crescita.

Quindi forse questa è la nuova editoria, l’onda che va cavalcata, aprire una pagine Fb, calcare la mano sulle difficoltà che però, Dio mio, si rifarebbe tutto e sperare che avvenga il miracolo: le porte degli editori big si spalancano perché si è avuta la capacità di mettere insieme una platea nutrita di futuri acquirenti, se anche solo la metà di chi segue la pagina comprerà il libro, parliamo di ventimila copie.

Il mercato impone di trovare vasti segmenti di lettori dove infilare le storie, e quale migliore occasione esiste se non il senso di appartenenza a quella che, a tutti gli effetti, è la più immensa categoria del mondo, senza distinzione di livello sociale, religione, o altro? Essere genitori. Un club con un botto di iscritti dove confrontarsi, lagnarsi, esultare stando comodamente in poltrona sbirciando la vita degli altri soci e poter dire: “anch’io, anche noi!”

Forse nel mio caso avrebbe funzionato anni fa: Sandra & Orso, mamma & papà in prestito, zii part time e similari, raccontare giorno per giorno le cadute, fino all’arrivo di Natallia, e poi di Olga, e in mezzo i nipotini, chissà! Niente macchina del tempo, adesso è tardi, no, non andremmo lontano, manca l’elemento cardine: i figli.

Perché i figli oggi sono un chiaro stato sociale che si concretizza al parchetto, fuori da scuola e alle festine di compleanno. Regolarmente si eleva il grido #sono una mamma dimmmerda, di puro egotismo quando il sotto testo dice tutt’altro. In alcuni casi un esibizionismo irritante. Gli autori di cui sopra evidentemente sono stati in grado di non cadere nel baratro del fastidio, ho letto qualcosa qua e là e li ho trovati sinceramente simpatici, sanno scrivere anche se, oggettivamente, non avendo tantissimo in comune con loro, mi sono stancata in fretta di quell’immancabile sottofondo: l’altalena amore/fatica oh, come siamo incasinati, che oggettivamente ne ho già abbastanza di sentirlo praticamente ovunque.

Ma sta proprio lì il loro gioco: saper dire bene, ciò che tutti i genitori dicono un po’ meno bene, perché privi del loro stile narrativo. Loro rendono interessanti cose assolutamente banali come dover saltare una pizzata a causa di un’influenza.

E’ un talento e lo dico senza presa in giro.

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19 thoughts on “Narrativa domestica

  1. Ora da cellulare non riesco a dilungarmi ma domani racconto di un caso simile divenuto celebre che più o meno spiega questo fenomeno.

    • Ce ne sono di sicuro, cara Nadia, diversi. Io mi sono imbattuta in questi due perché come ho scritto sono usciti tipo a uno/due giorni di distanza, ci sono presentazioni a Milano, Dis-Ordinary family era proprio questa sera in Mondadori, quella che frequento con Nanni, e mi pare stiano andando molto bene, insomma i loro vagiti di libri neonati è piuttosto potente, ecco, e allora ci ho ragionato su, trovandolo un tema di interesse. Poi io vedo il discorso da autrice e non da genitore, ma ho tentato di capire cosa ci trovi un genitore in tutto ciò, e ho buttato lì le mie teorie. Ti aspetto domani!

  2. Ho letto alcuni post degli autori che citi e li ho trovati simpatici, ma come via autorial/editoriale non mi interessa. Sono libri da una botta e via, al meglio una serie e via. Insomma, ha senso un libro, magari il suo seguito, ma esaurito il fenomeno si esaurisce anche l’interesse dell’editore. Insomma, mi possono fare simpatia o antipatia, dipende dai casi, ma di certo non invidia editoriale.

  3. Pensa come sono profilati bene da Facebook tutti gli iscritti a quelle pagine! 😀 😀 😀
    Capisco la tua amarezza di sottofondo, ma l’unica cosa che penso io in merito a questi due libri è: chepppalleeee!! Dopo pupù e biberon, cosa arriva? Quale sarà il secondo, terzo, quarto libro? Li accompagneremo fino all’altare questi figli? Ma questa poi è narrativa domestica o semplice autobiografia familiare? (vedi alla voce Teresa Ciabatti, La più amata)
    Non so, non ci vedo molta arte in questo. E l’argomento già di per sé non mi interessa.
    Però che questo sia il futuro…la vedo statisticamente dura, dato che la natalità italiana è crollata.
    Due considerazioni a caldo: prima di tutto, sguardo veloce alle pagine, lì c’è della buona pianificazione dei contenuti. Non si improvvisano, nemmeno il Dis-ordinary che ha solo un anno (mentre la pagina di Longarini è del 2013). Qui c’è un progetto solido alla base, con dei professionisti. D’altro canto, tu Sandra hai scelto di non essere social. Come fai a sapere che tu non potresti in poco tempo raccogliere gli stessi numeri?
    Non hai gli stessi argomenti, certo. Ma ti porto un altro esempio: la pagina “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore” (da cui omonimo libro) di Susanna Casciani. Ha iniziato con un blog per sfogare le sue pene d’amore, ha poi aperto la pagina e i suoi contenuti (poesie, testi brevi, a volte solo frasi) sull’amore sono divenuti virali. Centomila lettrici in dieci anni (e non uno!) Arriva Mondadori, et voilà il libro. Recensioni altalenanti, qualcuno scrive che è un libro senza trama, altri che non sa proprio scrivere, altri lo trovano bellissimo. Oggi la pagina ha quasi duecentomila iscritti. E Mondadori ha fatto uscire il secondo libro a febbraio: “Sempre d’amore si tratta”.
    Narrativa autobiografica? Non del tutto, non ne sono convinta. E comunque non ci sono pupù e biberon, è proprio tutto un altro target. E i numeri sono pure maggiori. 🙂

  4. @ Tenar, sono d’accordo e la mia non è invidia editoriale, spero che non sia trapelato questo messaggio, ma solo desiderio di capire quello che in fondo è un fenomeno sociale, o social, perché è fuori dubbio che questo genere ha un suo mercato e il mercato è imprescindibile, che piaccia o no (e se non piace diventi di nicchia, bellissimo, ma magari vendi 50 copie a palati super raffinati e l’editore fallisce)-
    @ Barbara, la pianificazione dei contenuti è importante, infatti non vedo improvvisazione ma un lavoro che ha funzionato ed è lì che dico bravi, bravissimi, anche se poi è chiaro che l’argomento è quello che è. La natalità è in calo ma i neo genitori hanno un potere di aggregazione fortissimo, voglia di esibire il trofeo e gli autori incarnano proprio questo condito da ripetuti mantra.

    • Il mercato è imprescindibile, ma dipende che cosa vogliamo farci noi col mercato. Scrivere tutta la vita la stessa cosa, triturando sempre uno stesso argomento perché vende? Ma anche no.
      Esibire un’autobiografica di facciata che risulti, alla fine, la caricatura della nostra vita, o, peggio, rendere la nostra vita la caricatura della nostra presunta autobiografia? Mi fa orrore solo il pensiero.
      O cercare di proporci con qualcosa di appetibile ma che ci soddisfi anche come autori?
      E se questo non è possibile, allora vuol dire che il prezzo del successo editoriale che sarà comunque un successo mordi e fuggi (non mi ci vedo, la pur simpatica dis-ordinary family sulle antologie scolastiche) è troppo alto per me.

      • i “ma anche no” stanno diventando parecchi, cara Tenar, e io ho tentato un’analisi che vedo ha suscitato commenti corposi sui cui ragionare e ne sono ben felice.
        Poi come te è no, non mi allineo, e non è “volpe con l’uva” bensì ragionamenti concreti su cosa io voglia davvero fare e oggi, inteso proprio 23/3 più che mai. Nei giorni della benda la mia disperazione era “non posso leggere” non “non posso scrivere” sto piano piano abdicando da un sistema che mi piace poco. Il mio libro della vita l’ho scritto, è Le affinità affettive, niente caricature della nostra realtà ma solo romanzare un diario, poi vada come vada.

  5. Eccomi.
    Questa estate ho preso parte alla presentazione di un’autrice emergente pubblicata dalla Mondadori. Tale Giorgia Lanzilli con il suo Leggimi tra vent’anni.
    La sua storia spiega al meglio quanto nel post hai già citato.
    La scintilla del libro sono i pensieri che prova durante la sua prima gravidanza e il desiderio di scrivere un diario digitale nel tempo libero. Uno dei post desta molto interesse e viene condiviso, nel giro di pochissimo la pagina comincia a riscuotere molti consensi che in numeri si trasformano in migliaia di follower destinati a crescere e a interagire. Quest’ultima parola è la chiave. Giorgia pare avere il dono di scrivere i pensieri di moltissime madri alle prese con la gravidanza. Nulla di scontato che prosegue anche a figli nati. Lei stessa ammette di aver trovato delle amiche che le hanno fatto trascorrere dell’ottimo tempo in compagnia.
    Esattamente il giorno del suo matrimonio riceve la telefonata dalla Mondadori con la richiesta di pubblicazione del suo diario digitale ed ecco coronare il sogno.
    Che fosse o meno la sua intenzione iniziale, questo lo sa solo lei, che si tratti del giusto riconoscimento pare essere un giudizio comune di chi ha letto il libro.
    Io ho iniziato a seguire la sua pagina dopo la presentazione e appurato con mano che l’affetto intorno all’autrice è tangibile, non ho letto il libro, lo ammetto, forse perché il tema non mi interessa, perché fa parte di una zona superata della mia crescita (come mamma), ma so che i suoi progetti editoriali sono all’inizio e per lei la partenza è stata tra le migliori. Editore big e platea di lettori affiatati.
    Gli esempi che citi tu sono simili e ne hai già spiegato il funzionamento. Attraggono chi condivide lo stesso messaggio ma non riesce con la stessa efficacia e quindi apprezza e segue chi lo fa.

    • Esattamente. Quindi grazie per aver citato un altro caso di questa editoria che è una realtà importante nel panorama, ed è lì che dico questo è il mercato o almeno una parte di esso. Tenar, nel commento, si è posta il dubbio su una seconda pubblicazione, perché sono libri di puro consumo, ma iniziamo a esordire alla grande, pensiamo che ci sono libri di questo filone dal quale sono stati tratti film (Enrica Tesio di Tiasmo) e i diritti cinematografici fruttano tantissimo soldi. Quini in definitiva mi inchino e poi è ovvio che continuo per la mia strada, che è diversa.

      • La seconda pubblicazione direi che è servita su un piatto d’argento, l’importante è cavalcare l’onda per chi nasce in questa maniera. Né più né meno che per gli youtuber che solo per il fatto di avere così tanti seguaci possono far uscire anche un libro l’anno tanto sono perfetti come regali di tendenza.
        Poi sia chiaro, non disdico questa strada se sotto c’è capacità scrittoria, meno se è puro mercato e io per certo percorro la strada del mi si filano in pochi, ma va bene così.

  6. mmm…posso dirlo, cara Sandra?
    A me personalmente questo filone “genitoriale” sa davvero di poco. Potrà avere un qualche appeal su neo-genitori, o genitori di due/tre/quattr’enni ma per quella che è la mia (limitatissima) esperienza, superata una certa soglia pappette, scuole dell’infanzia e similia risultano abbastanza insulsi. e noiosetti/ripetitivi.
    Non investirei soldi in libri del genere ma neanche l’avrei fatto in passato; e sì, trovo un po’ tutta la scaltrissima operazione di marketing che ci sta dietro…eam…come dirla per usare un francesismo..?!
    un po’ parac**a, ecco!

    buona continuazione e se posso permettermi, segui con fiducia e coerenza la tua strada ,sicuramente non lastricata di prezzolati ma autentica, genuina e che ti rende onore. un caro saluto!

    • Cara Koala, adoro i coala, be’ usi una parola che può solo rimuovere ogni mio dubbio: autentica, è ciò a cui anelo sempre, per cu sì certo che continuo così. Un bacione, grazie.

      • che carina a rispondermi! e brava bravissima: talento e costanza sono un mix vincente, magari non di quelli che fanno “sold out” ma che “spaccano” eccome! yo yo!

  7. I fatti personali in piazza non sono per me. Non lo faccio nel mio quotidiano, non penso di trarne delle storie. Spiare la vita degli altri è uno stile di vita che non mi ha mai interessato. Ma capisco, basta guardare certe home page di Facebook o foto di Instagram. Mi scuso per non aver letto i post di cui tu parli, ma da quel che capisco, che tristezza la descrizione della realtà. Non è un pò trash?

    • Si gioca sul voyerismo (e non ti scusare per non aver visitato le pagine citate, tanto più che non le ho linkate) forse. Io le mie cose le racconto abbastanza, però poi ne Le affinità ho romanzato con grandi badilate di roba inventata che ha davvero elevato il romanzo, questi sono libri oggettivamente differenti, però vanno, è innegabile. Per me c’è anche tanta voglia di sentirsi al centro dell’attenzione e sentirsi fare complimenti per ciò che hanno creato.

  8. Questo tipo di filone, e non in particolare il genitori/figli ma più in generale il “prendo una cosa normale e ne parlo”, non mi ha mai attirato né appassionato. Mi annoia, mi sa di aria fritta. Cioè, fai cose che fanno tutti, e le fai sembrare eccezionali? Ma che tristezza. Ma a me fanno tristezza anche gli articoli del tipo “Molla tutto e si trasferisce all’estero” (come altri milioni di persone che lo fanno in silenzio e senza rompere il…) o “Prende una pausa dal lavoro e si mette a viaggiare” (..!), OK, fallo e goditela, ma lo fanno in tanti, perché devi fracassare come se fosse chissà che? Capirei tu avessi scoperto la cura contro una malattia rara, ma una cosa banale… bah. Faccio proprio fatica a capire. Si tratta di un filone che con me come lettrice proprio non funziona. Leggo molto ma molto più volentieri te. Un abbraccio!

    • Anche a me tutto sommato esce un gran “non te la menare eh.” ma se funziona e funziona ho pensato di analizzarlo sto fenomeno. Che poi tu legga molto più volentieri me, be’ yuppiiiiii!

  9. Essere bravi a raccontarsi senza annoiare è il vero talento di oggi, perché parlare della propria quotidianità può essere molto noioso. Sandra & Orso sarebbe stato un bel titolo!
    P.s. Credevo di aver commentato al tuo precedente post ma forse mi sono sbagliata, comunque volevo dirti che sono felice che il tuo occhio sia tornato a posto.

    • S’, occhio guarito grazie, dopo una ulteriore settimana sono davvero a posto (poi controllo magari sei finita in spam), ecco tu dici una cosa interessante, probabilmente non annoiano, non tutti perlomeno, che i gusti si sa, non si discutono, Sandra & Orso lo teniamo in caldo per qualcosa, vediamo. Bacione

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