Grandangolo e l’editoria che amo

Gli esordi possono essere di vario tipo: c’è chi comincia col botto, come Paolo Giordano subito Premio Strega con La solitudine dei numeri primi (libro che personalmente ritengo estremamente sopravvalutato), chi pubblica un libro per poi sparire, è stimato che il 50% (ma ho un ricordo vago della questione, potrebbe essere anche l’80%) degli autori non pubblicherà mai un secondo libro, chi parte bene e migliora con le pubblicazioni successive, come Fabio Genovesi, chi parte così cosà e si sente esordiente ogni volta, come me.

Poi ci sono esordienti che la critica accoglie con stima, ma destinati a rimanere di nicchia. Ho scartabellato un po’ i candidati al premio Strega e si sa che a farla da padrone è spesso, spessissimo Mondadori. La selezione prevede che la prima rosa di candidati quest’anno ben 41, sia selezionata da un gruppo storico, per poi essere scremata in due fasi successive. Ebbene, quanto vorrei  esserci tra questi Amici della domenica, avrei proposto il romanzo di cui vi parlo oggi che se dovessi definire con un solo aggettivo sarebbe: imperdibile.

Ha tutte le caratteristiche per una candidatura, ma evidentemente nessuno ci ha pensato, perché certi romanzi fanno percorsi paralleli, quelli lontani da clamori e classifica, spesso per un mero pregiudizio. Ancora una volta vi parlo di Giuntina, la casa editrice specializzata in letteratura israeliana che mi sorprende ogni volta confermandosi di gran qualità.

Grandangolo di Simone Somekh ci parla con leggerezza e con profondità insieme di fanatismo religioso, di omosessualità e dell’immensa fatica che si fa per diventare grandi, affrancarsi da dure regole familiari e lo fa con la penna superba di un ventunenne nato a Torino che attualmente vive a New York, dove lavora come giornalista. E’ la storia di Ezra un adolescente coraggioso, appassionato di fotografia, con genitori ultraortodossi, avvicinatisi alla religione solo vent’anni prima e quindi perennemente timorosi di essere estromessi dalla rigida comunità che li ha accolti. Un unico figlio ribelle, al confronto con famiglie bene più numerose, dove i figli oltretutto non hanno le velleità di libertà di Ezra, crea un sacco di problemi e Somekh ha un’abilità davvero precisa nel portarci tra le mura domestiche, nella scuola, nella quotidianità con un linguaggio schietto, diretto quasi asciutto, senza fronzoli che colpisce subito al cuore della questione. Quando una donna della comunità muore, il vedovo è del tutto incapace di crescere da solo i sette figli, così il rabbino decide di dare in affido i bambini e i genitori di Ezra ambiscono ad averne uno.

Il rabbino Hirsch aveva preferito una sistemazione dopo l’altra per i piccoli Taub piuttosto che sottoporre il vedovo a quella pressione tutto d’un colpo. E fu così che i miei genitori presero l’insopportabile abitudine di fissare il telefono ogni volta che vi passavano davanti. Ci misi una settimana a capire che si aspettavano una telefonata dal rabbino Hirsch, o forse di un assistente sociale, insomma, qualcuno che chiedesse loro se erano disposti a prendersi in casa uno dei piccolo Taub.

Carmi Taub infine arriva, è un ragazzino adorabile dilaniato tra la disperazione per la morte di sua madre e la conseguente opportunità di felicità che la morte gli offre di allontanarsi da un padre duro e dedito all’alcol. Carmi è un personaggio che si è attaccato alla mia pelle e mi ha graffiato l’anima con le sue lacrime notturne, l’autolesionismo, gli attacchi di panico e la spietata consapevolezza che Ezra presto se ne andrà al college e lui resterà ancorato a una situazione orribile, sballottato tra la famiglia affidataria e il padre che tenta di riprenderselo per poi cacciarlo nuovamente. Sullo sfondo una zia che non cucina kashèr ma mette Ezra sulla strada giusta per incontrare il proprio io più autentico, anche se alla lunga il percorso si rivelerà in qualche modo fatale per Ezra, che arriverà a rinnegare ogni attimo della sua vita a casa, a toccare il fondo compiendo azioni di cui non potrà che vergognarsi e a fare i conti con i sentimenti più profondi verso le proprie origini, dalle quali è impossibile sottrarsi. Il finale non può che essere a Tel Aviv, e ci restituisce l’Ezra delle prime pagine, più maturo e consapevole seppur passato non indenne attraverso diversi stadi dolorosi, ancora pregno di quell’umanità che lo avevano caratterizzato anni prima.

Vorrei vedere questo libro in cima alle classifiche, con l’autore da Fazio e le pile di copie vicino alle casse nelle librerie, ma non sarà così, perché l’editoria è anche questo: lo strapotere di pochi e la bellezza infinita di altri pochi che rimangono lontani dallo star system e ma incredibilmente vicini alla mia parte più intima di lettore. Grazie Simone per aver scritto questo libro così potente e delicato, grazie anche a Shulim Vogelmann per averci creduto subito e aver così confermato la sua capacità di talent scout. (Altro che storielle prese da Face Book, questa è l’editoria che voglio e mi piace, anche se leggendo di Carmi ho seriamente pensato di smettere di scrivere!)

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9 thoughts on “Grandangolo e l’editoria che amo

  1. Non mi stupisce affatto che questa sia l’editoria che ami. Da come l’hai descritta si capisce che sia il libro che l’autore ti hanno conquistato. Questo stride non poco con il discorso dei vari premi letterari dettati dagli editori che poco hanno a che vedere con i messaggi importanti veicolati. Qui il messaggio c’è e anche più di uno. Quindi grazie per questa chicca, fa sempre bene parlare di bei libri di qualità.

  2. @ Sempre mamma, Nadia questa è davvero una lettura straordinaria, spero che il mio messaggio arrivi più lontano possibile e catturi nuovi lettori. Grazie.

  3. Sai che non sei la prima che me ne parla bene? Vuol dire che è stato notato e l’autore farà la sua strada.
    Brava Giuntina
    (e brava Sandra che promuove bei libri)

    • La voce sta girando, anch’io ho trovato altre recensioni in rete, ma non di persona. Grazie, spero tu possa trovare il tempo di leggerlo, perché merita davvero molto e nonostante i temi siano impegnativi il testo è scorrevole.

  4. Ho iniziato a leggere il post, ma ho smesso dopo poche righe perché ho pensato di acquistare il libro, e non vorrei avere già aspettative in mente. Cosa strana – scoperta inserendo il libro in wishlist su Amazon – l’ebook costa più del cartaceo; ma questo è un dettaglio che con la qualità della storia non c’entra nulla. E’ davvero un peccato che “di nicchia” non significhi soltanto “che interessa a pochi”, ma anche “cui pochi possono interessarsi, perché non se ne conosce l’esistenza”.

    • Non ho verificato quanto costi il digitale e per quanto adori Giuntina è una politica di prezzo che capisco poco. Allora ti aspetto quando tornerai al post, spero, dopo aver letto il libro, felicissima che già da poche righe ti sia convinta all’acquisto, grazie, questi sono i migliori risultati per il mio blog.

    • E se ancora non ce l’hai lo puoi prendere al Salone, è stupendo e basta! E Shulim Vogelman ha rilanciato la mia recensione sulla pagina FB della Giuntina wow

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