Fare autocritica

Stiamo lavorando a questo, stiamo significa io e Roberto Ghizzo, questo significa una nuova versione di Nina Strick, sotto vedete una selezione di alcuni personaggi, visto che la precedente non ha funzionato.

Alla base del lavoro c’è un’unica importantissima informazione che è risultata epifanica, ma finché nessuno me l’ha rivelata ho a tutti gli effetti brancolato per oltre un anno tra silenzi e rifiuti. A dirla tutta le versioni del testo sono tre. La prima quella appunto che ho fatto stampare e regalato ai nipoti e inviato a 30 editori con le illustrazioni precedenti, nella seconda, dietro suggerimento della mia agente Investigatto è ahimè morto per lasciare il posto a John B. Sword  (un testo con umani e animali insieme pare che proprio non vada) ed è uno dei probabili motivi dei silenzi/rifiuti. Ma il vero problema, che una volta individuato ha prodotto la terza stesura (pure la seconda nonostante le modifiche soffriva di questo ENORME errore intrinseco) era non aver individuato un chiaro target di lettori di riferimento. In pratica non si capiva a chi mi rivolgessi, un vago “libro per bambini” non ha alcun senso. A saperlo, a capirlo prima… a volte gli editori potrebbero perdere tempo a motivare un “no” e sulla lunga distanza avrebbero il vantaggio di ricevere molte meno proposte. Insomma, after the epiphany che pare una roba celtica, ho lavorato duramente e scelto i bimbetti di 7/8 anni. Nel frattempo la sfasatura evidente tra testo e illustrazioni (un mischione di età di riferimento) ha ahimè portato a salutare Rossella Paolini. L’editoria prevede anche decisioni umanamente assai difficili da prendere e comunicare.

Nel frattempo, parlandone con Roberto, già illustratore de La formica, albo congelato che manco Cottarelli e Conte insieme, si è proposto di fare un campionario di scene/personaggi per la nuova Nina Strick. Da lì è iniziato un lavoro di squadra molto efficace e concreto, le cui parole chiave sono state autocritica (la mia), brainstorming (il mio e di Roberto insieme), più fantasia e meno verosimiglianza (il leit motiv dell’agente).

Ho buttato, tranciato e riscritto. Ho semplificato il linguaggio e inserito giochi di parole caldeggiati dall’agente. Questa è stata la faccenda più complicata, mi venivano in mente delle cose che mi parevano pure discrete, ma che non c’entravano un tubo con un castello inglese e un conte scomparso, non le volevo né potevo eliminare, quelle avevo, per cui è toccato fare un lavoro di contestualizzazione. E in questo momento il nuovo testo è in lettura da una maestra della scuola primaria che verificherà che sia effettivamente adatto ai bimbi di 7/8 anni. Tutto è abbastanza relativo, io a 10 anni ho letto Olocausto, saltando le parti più truci, ma i paletti dell’editoria per l’infanzia sono rigidi e non possiamo non tenerne conto. E’ stato molto, molto, molto bello. Non credevo, nel senso che mi ero arresa: Nina Strick non ha mercato ciao, i miei nipoti avevano gradito, va bene, ora Nanni è più interessato (con mio sommo orrore) a Sfera Ebbasta, tra un po’ perderemo anche Cecilia dietro a non so cosa, in ogni caso sono già troppo grandi per questa pubblicazione, che chissà quando arriverà.

Però, rimangono i miei primissimi lettori, e soprattutto i veri motivatori; inaspettatamente è piaciuto più a Cecilia che a Nanni a cui avevo pensato, questo perché nei mesi impiegati per confezionarlo i suoi interessi e gusti erano già cambiati.

Siamo davvero in mezzo a un processo creativo di livello alto. Mi dico che non può non andar bene, anche se sappiamo che nulla è garantito in questi casi, però sono felice di quanto stiamo facendo. E essere felici nella vita è sempre un risultato auspicabile, direi.

10 pensieri su “Fare autocritica

  1. Bellissimi i disegni, facce simpatiche e tinte accattivanti. Complimenti alla mano che li ha creati. Ora aspettiamo il parere della lettrice beta, perché chi meglio di una insegnante della primaria può dire se hai azzeccato il target? Incrociamo tutto. Intanto complimenti anche a te che ti sei cimentata in un campo diverso.

    • Grazie, sì a sto punto modestia a parte stiamo lavorando proprio bene, e se il linguaggio fosse ancora troppo difficile, lo semplificherò, però invoco la botta di chiul dopo tanta gavetta.

  2. Non è solo l’editoria per i ragazzi molto ferrea, ma pure i tempi cambiano davvero in fretta. LE mie cuginette hanno letto tutta la saga di Twilight quando me, ad un’età però in cui io leggevo ancora Piccole donne!! :O

    • Eh, cara, per la pupattola tu volevi pure La formica, speriamo in questo, che poi è un giallo e avrebbe quindi il suo perché anche con la mamma della pupattola 😀

  3. Centrare l’età è molto molto difficile e, a mio parere, non è che l’editoria ci riesca sempre. Ci sono racconti per bambini di 3-5 anni che hanno contenuti comprensibili in profondità da bambini di almeno 8-10 anni. Spesso nello stesso libro ci possono essere vari livelli di comprensione e non è detto che una storia per bambini non possa essere apprezzata, magari pure di più, da pre-adolescenti. È molto soggettivo. Il problema è che se un libro ha l’indicazione 3-5 anni, i bambini di 9 non lo prendono nemmeno in considerazione, mentre invece potrebbe piacergli e potrebbero persino capirlo meglio rispetto ai più piccoli.
    Altra cosa sono i gusti e, su quelli, le influenze esterne. I miei figli, per esempio, hanno cancellato di botto i cartoni animati e, con essi, tutto un immaginario narrativo. Ora siamo nel tunnel di NCIS.

    • E’ un problema vero, ho appena ricevuto il testo passato dal setaccio dell’insegnante, mi ha corretto parole che secondo me un bambino di 8 anni deve conoscere, e lei addirittura lo ha collocato nella fascia 9, per 9 anni ha un frasario davvero semplice e l’impoverimento lessicale dei nostri piccoli è un problema serio, grave che va affrontato non passando col tritatutto sui vocaboli, ma offrendo glossari illustrati ad esempio. Tornerò sull’argomento perché mi preme moltissimo. Grazie per la tua testimonianza.

      • Ma… solo la mia maestra mi diceva che dovevo leggere col vocabolario a fianco?! Se una parola non la conosci, la cerchi? O ti fai aiutare dalla mamma? :O

      • @Sandra: sì, il problema lessicale c’è anche se, mi trovo d’accordo con te, non lo elimini abbassando il livello, anzi. Purtroppo la tendenza è quella di rendere la vita un po’ troppo facile ai bambini.
        @Barbara: vocabolario questo sconosciuto. Non si usano più, non è previsto dai programmi scolastici e se non c’è un’insegnate lungimirante e coraggiosa i ragazzi arrivano alle superiori senza aver mai visto un vocabolario di italiano. Ma neanche un dizionario per le lingue straniere.

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