Ciao Alessandra!

Il discorso di saluto al Salone di Gianni La Corte mi è piaciuto molto e per certi versi l’ho trovato illuminante. Vi consiglio di cliccare e leggerlo.

(…) senza farsi venire vertigini da ansie e timori di vario tipo è la frase che mi ha fatta meditare più delle altre sul lavorare sodo, perché quello non mi ha mai spaventata ne fatto difetto. Vertigini, ansie, timori hanno un valore negativo, portano a galla un’emotività dirompente che di sicuro mi appartiene e se questo inizio di post era in bozza prima che il GDPR mi fermasse ed è rimasto lì senza sapere bene come continuarlo e concluderlo, la morte di Alessandra Appiano mi fornisce ahimè del materiale.

Nell’articolo per Repubblica.it Annarita Briganti (che ho conosciuto) parla di dinamiche di un’editoria sempre più faticosa per tutti quelli che la mettono al centro della propria esistenza, come faceva lei (…) di piccoli sgarbi, occasioni mancate, risultati che arrivano ma in modo diverso dalle proprie aspettative; di lavori rincorsi e lotte che alla lunga logorano.

Alessandra Appiano io la vedevo bellissima e arrivata, con un Premio Bancarella vinto per un romanzo che avevo letto e non proprio collocato nei miei top, ma comunque di sicuro appartenente a quel genere di narrativa femminile alla quale iniziavo ad ambire.

Leggevo poi la sua rubrica di corrispondenza nel periodo in cui, ero sposata da poco, ero abbonata a Donna Moderna. Trovavo puntuale la rivista in casella il giovedì sera ed era la mia coccola del venerdì, quando – all’epoca mi gestivo in quel modo – rincasavo dall’ufficio, mi ammazzavo di mestieri (non avevo ancora un blog) e finalmente mi godevo la fine della settimana lavorativa, il divano e cominciavo sempre con la sua Posta di salvataggio.

Domenica sera siamo tornati da un pranzo in un agriturismo in Brianza, con amici. Bello, risate, buon cibo, mucche, cavalli. Ho sentito la notizia in tv, e in quel brevissimo intervallo di tempo prima che dicessero la causa ho pensato a un tumore, per poi scoprire che no, la scrittrice si era tolta la vita. Ora si parla di quanto lei fosse davvero speciale, di depressione, di amiche famose che la piangono e rimpiangono.

Io sono solo una che anni fa sperava di diventare come lei. Ora penso che l’unica speranza che dobbiamo avere è quella che la vita e i nostri sogni non ci travolgano. Di riuscire a convivere con vuoti e dolori, a far prevalere il bello e ad avere la capacità di affrontare con grinta il brutto. Banalità, certo. Sento uno strappo al pensiero che si possa patire al punto da dire basta, di non avere più interesse nella promessa di un nuovo giorno.

Ciao, Alessandra, ho fatto un pezzo di strada con le tue parole, mi auguro davvero che ora tu possa essere in un luogo migliore.

13 pensieri su “Ciao Alessandra!

  1. Credo che in pochi si possa sapere in profondità cosa provano e pensano le persone, famose e non. La depressione coglie alla sprovvista una grande parte della popolazione, non solo quella benestante che eccede nelle pretese ambiziose, purtroppo non guarda in faccia nessuno ed è subdola. Quando ho appreso la notizia anche io sono rimasta molto sorpresa. Proprio vero che l’equilibrio sta nel procedere con grande umiltà al proprio passo.

    • Infatti la questione è tutta lì, cara Nadia, conoscere chi ci sta accanto al punto da poter impedire queste tragedie. La depressione è subdola sì, si camuffa da momenti no, cattivo umore e intanto scava. Grandissima pena.

  2. Ecco chi era! Quando ho letto la notizia, ho pensato anch’io ad un tumore (anche perché in MPC non sai quante, ma quante stanno combattendo con le brutte bestie… solo poco tempo fa un marito ha scritto un post con l’account della moglie per dirci che non ce l’aveva fatta… siamo stati in molti malissimo, pur non conoscendola bene). Poi ho visto le foto e mi ricordava qualcosa, ho letto del Premio Bancarella e mi sono stupita, perché, come te, ho pensato subito “E che cavolo volevi di più?” Ma ora tu mi hai ricordato la Posta di salvataggio, che ho letto pure io per anni (era abbonata mia madre) e mi sembra assurdo ancora di più… Essere arrivati non è un’assicurazione contro la solitudine e la depressione. Mi vengono in mente Chris Cornell, cantante dei Soundgarden, e Chester Bennington, solista dei Linkin Park, tutti e due trovati morti per impiccagione a quella che era l’apice della carriera. Credo che là in cima ci si trovi molto più soli che ne quaggiù.

    • Tu punti l’attenzione, cara Barbara, su una questione non da poco, accennando al tumore, cioè quella di dare il giusto peso ai problemi, faccenda complicata assai ma assolutamente necessaria che spesso andiamo in crisi per cose che poi sono anche minime e gestibili. Da qualche parte ho letto che Alessandra perorava la mia stessa causa dell”essere felici e appagati anche senza figli, be’ chissà se anche la mancata genitorialità ha scavato nell’anima di Alessandra? Perché quella è una rogna che salta fuori all’improvviso e torna ad azzannare in barba ai processi mentali che si sono fatti per superare il lutto procreativo.

  3. Bellissima riflessione Sandra. A volte il peso di ciò che siamo diventate è insostenibile. Alessandra mi ha fatto tornare in mente MIa Martini. Donne grandi e grandemente sensibili.
    RIP

    • Grazie Elena, io credo che sì alla base ci sia spesso una sensibilità fuori misura che va pure fuori controllo, tutto ti tocca in maniera esagerata, e i dolori diventano voragini.

  4. La depressione si insinua nelle persone a poco a poco, ma c’è sempre un motivo scatenante, qualcosa che non si è riusciti a rielaborare in tempo, prima di diventare troppo fragili. Per affrontare il mondo si indossa una maschera, ma per talmente tanto tempo che quando ti cade, non ti riconosci. Bisogna farsi aiutare, bisogna curarsi, bisogna avere qualcuno accanto che ti sostenga in questo percorso e si accorga quando stai per scivolare. Quando leggo notizie come queste, mi domando sempre come mai nessuno si è accorto? Si finisce in un palude che risucchia, ma ci sono molti segnali, nessuno li ha percepiti? Era una donna che aveva ancora molto da fare, ma la stanchezza della difficoltà del vivere quotidiano l’ha sopraffatta. Spero che oggi sia in pace e che gli amici e i familiari la perdonino e si perdonino.

    • Hai scritto cose molto sensate, davvero. Sul disagio subdolo per qualcosa che in effetti non si è elaborato appieno e su quel perdonarsi e perdonarla, sarà un processo lungo e doloroso per il marito soprattutto.

  5. La notizia della sua morte mi ha colpito molto. Se uno arriva a odiare la vita significa che qualcosa dentro di lui si è rotto. Altrimenti non si spiega. Io che ho combattuto la malattia grave, so che l’istinto di sopravvivenza è come un leone che ruggisce dentro, non puoi sopirlo. Il mio pensiero va al ricordo di questa donna intelligente e gentile.

    • Che bella Rosalia, questa cosa che dici sull’istinto di sopravvivenza che ruggisce! Mi immagino proprio un leone che dentro di noi mostra le fauci e ci fa reagire! 😀

    • Una persona non arriva a togliersi la vita perché la odia, ma perché non trova dentro di sé il leone che ruggisce. La malattia mentale, il malessere psicologico sono molto difficili da accettare, da curare, da sconfiggere.

  6. Quando ho saputo della sua morte mi sono sentita come se avessi perso una cara amica, l’ho sempre letta, seguita e apprezzata. Leggevo sempre la sua rubrica letteraria su Donna moderna e mi piaceva la sua bellezza composta e il suo sorriso. Una volta le avevo scritto una mail e lei dopo pochi giorni mi aveva risposto, mi era sembrato fantastico. È una settimana che penso a lei e mi sento triste.

    • Io in settimana ho ricomprato Donna Moderna dopo anni, c’è scritto che di recente aveva chiesto una pausa alla redazione, poi ho visto che era ricoverata a Ville Turro, conosco il posto per esserci stata per uno studio sui gemelli, ai quali io e mia sorella talvolta siamo chiamate a partecipare, è un’eccellenza per la cura dei disturbi dell’umore, saperla ricoverata lì mi ha stretto nuovamente il cuore. Tanta, tanta pena.

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