Elogio alla leggerezza

Leggerezza estiva. Indossiamo ovviamente abiti leggeri, e anche ciò che abbiamo nel piatto è più leggero (non proprio sempre, a parte il dessert: gelato e mirtilli, il pranzo per il compleanno di mia mamma, cioè un menù degustazione laddove degustazione non significa assaggi, prevedeva tra le altre cose pizzoccheri e polenta che insieme rappresentano un attentato pure in inverno) e magari scegliamo letture meno impegnative, da evasione (no, ecco io sono alle prese con un Premio Nobel, infatti più che leggere arranco). Sebbene ora stia scattando il rimpianto verso cioccolate calde, maglioncini e una temperatura più mite, un periodo felice in cui questa leggerezza verrà meno, mi chiedo se non possa rimanere un must vitale sempre?

L’arcano è semplice: storicamente la leggerezza si associa alla superficialità, tipo che sono la stessa cosa. Ma così non è. Il passo lieve da utilizzare nei percorsi della vita è perfetto per non inciampare, e non significa affatto non ragionare, lasciare tutto al caso, essere degli sprovveduti, ma dare il giusto peso alle cose, che a guardarsi indietro siamo tutti concordi nel ridere di tragedie che poi non lo erano affatto, e la pesantezza è stata solo un fardello in più, non un piglio utile per affrontare i giorni.

Va un po’ a carattere, ma ci si può allenare a migliorare l’approccio all’esistenza. Le persone pesanti io non le sopporto più, di solito sono impliciti lagna inutile e un alone di negatività. E’ chiaro che mentre sto scrivendo nella testa si visualizzano persone concrete, spesso colleghi, ma non solo; il lavoro stressante esaspera e siamo più o meno tutti portati a tirare fuori il peggio di noi. A volte mi pare di avere facili soluzioni, sono lì, vorrei suggerirle e poi sto zitta. La signora XXX che ogni santo giorno entra nel nostro ufficio come se fosse il patibolo e attacca con una narrazione che non aderisce minimamente a ciò che sta facendo (una cazzo di pratica di sdoganamento magari un po’ articolata, ma non certo un intervento a cuore aperto per salvare un neonato) magari avrebbe bisogno di una vacanza, ma no, lei resterà a casa. Ma vadi! Vi prego adesso non commentate elencando seri motivi per cui lei non può staccare manco una settimana, perché non va mai via, e io non credo che ogni anno ci sia un impedimento. Forse piuttosto non le interessa? Ma ci sarà qualcosa che le piace, a parte lamentarsi! Mare, montagna, città d’arte, campagna, lago, fiume, rigagnolo! 😀

Poi ci sono quelli che no, loro sono bravi, non rinchiudono i genitori anziani nelle case di riposo, e io friggo, perché so per esperienza che sono scelte dolorose e spesso non ci sono davvero alternative, però loro quelli bravi, poi scassano i coglioni  raccontano agli altri la fatica di una vita che ha dato loro tanti problemi, eh sì. Ma, alternarsi con la sorella nella cura dell’anziano e andare via una settimanella? No. Ti lamenti del caldo e indossi jeans d’amianto; porca Eva, non dico una gonna, magari non ti va di scoprire le gambe, ma un pantalone largo di lino?

E’ no, è sempre no, per chi vive calzando scarponi chiodati. Si sentono martiri, vittime del sistema, di una maledizione che manco i Maya nel 2012 (e noi in ufficio abbiamo ancora il cartone di documenti su cui collegafigo aveva scritto IV TRIM. 2012 FUCK MAYA). Un piccolo trucco è quello di valutare seriamente quanto noi, come singoli individui, contiamo nell’universo, eh poco, pochissimo. Tutto si ridimensiona dalla luna, l’astronauta Luca Parmitano, che sarà il primo italiano al comando della Stazione spaziale internazionale, lo ha detto chiaramente in un’intervista radiofonica che ho sentito di recente.

Insomma, tartare di carne e pesce, prosciutto e melone, gelati e sorbetti, allegre insalate miste, e poi T-shirt, abitini freschi, espadrilles ma anche: spirito leggero, fiducia, entusiasmo. Cosa dite, ce la facciamo a traghettarli nelle stagioni più fredde?

Immagine da Shoeplay.it

La foto mi piace moltissimo, nonostante non indosso mai infradito di alcun genere, trovo il coso in mezzo alle dite insopportabbbole, ma non era questo il concetto che volevo veicolare oggi !

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16 pensieri su “Elogio alla leggerezza

  1. L’immagine dei jeans d’amianto e degli scarponi chiodati mi ha fatto sorridere e rende perfettamente l’idea. Gente che dice no con l’ottusità tipica di chi oltre a rovinare la propria di vita tenta di farlo anche con quella altrui. Leggerezza. Nel piatto, addosso e nella testa… Magari fosse una ricetta applicabile a tutti. Ps io amo i sandali con il tacco e le infradito le relego alla spiaggia per non ustionare i piedi. Va bene lo stesso?

    • Va benissimo. Urca, tacchi alti! Io ho un unico sandalo a tacco alto che ha ben 16 anni, te lo dico con sicurezza perché lo comprai per il matrimonio di mio cugino. Coi saldi mi regalerò qualcosa di nuovo. Tu sei bravissima con la leggerezza, ho imparato tanto da te

  2. Infradito forever!! 😀
    Dalle Nabaiji del Decathlon (che io chiamo “nabagigi”, dato che in dialetto veneto i “bagigi” sono le arachidi) alle più stilose Ipanema e Havaianas. Avendo il piede piccolo e magro con le altre ciabatte aperte io schianto a terra. 😀
    Sulle persone negative c’è sempre da chiedersi la provenienza della negatività. Ci sono condizioni ormonali (e lo so, provato in prima persona, il cervello non è manco più il tuo), ci sono manipolazioni in famiglia (avere un negativo a casa ti porta a diventare negativo anche senza rendertene conto), ci sono ambienti di lavoro basati sulla negatività (qualche idiota è convinto che questo generi competizione e dunque maggiori risultati, invece aumenta il turn over e i costi aziendali, leggersi “Il metodo antistronzi” di Robert Sutton, anche se vecchiotto riporta statistiche ancora valide). E poi c’è chi si lamenta per sport. Lamentarsi a ruota da mattina a sera, di qualsiasi cosa, sbuffando e imprecando, è lo sport più semplice e quello che dà più facilmente l’attenzione del prossimo senza tanto sforzo. E dietro a tutto ciò, sta la paura del cambiamento. O come ho scritto nell’ultimo post, se ci tieni trovi un modo, se non ci tieni trovi una scusa.
    Tutte le volte che vi lamentate del caldo pensate ai motociclisti, quelli seri, fermi al semaforo. 😉

    • Molte di queste situazioni le ho vissute, un lavoro terrorizzante, una persona negativa e il post vuole anche essere quindi un invito a reagire, l’ho scritto per tutti, per primo per la sottoscritta, sia chiaro. Infatti ho parlato in prima persona plurale. Sul caldo, cantiere sotto casa, e li vedo sti muratori abbronzati con la bandana che iniziano alle 7 e fino alle 14 hanno il sole a picco, ecco, la collega che per giuro 10 minuti di tragitto mattutino sulla navetta aziendale senza aria condizionata (ce l’ha ma in quel momento non era accesa) ha attaccato con una cantilena di sbuffi e facce l’avrei presa a sberle!

      • Dovevi dirle (prendendo a prestito una famosa scena di Frankenstein Junior): “Potrebbe essere peggio… potrebbe rompersi anche quella dell’ufficio!” 😀

  3. Io dico di sì. Vestitino scollato super sexy tirato fuori dall’armadio, seta e piedi scalzi il più possibile (altro che infradito) e vai di leggerezza. E anche qualche volte di fermezza nel dire ai tuoi pesantoni “non nei miei pressi”. Buona estate! (ma tanto mi sa che ci sentiamo ancora, altro che pausa estiva)

    • Super sexy? Wow. Senti due cose, primo sì, ci sintonizziamo su questi schermi di sicuro con regolarità, considera che in linea di massima faremo i weekend in Valle, per cui se sei a Colico whatsappami. Un bacione e mettiamocela tutta per traghettare sta benedetta leggerezza.

      • Ciao cara, ad agosto sarò a casa in campagna. Obiettivo : scrivere. Se capiti da queste parti… Altrimenti ci si becca di sicuro qui, quando mai… Buona domenica 🤗

  4. Le persone lamentose non le sopporto neanche io, soprattutto in ufficio e soprattutto quando quello che fanno loro è sempre più pesante, più stressante, più importante di quello che fanno gli altri…la leggerezza è un’arte difficile da praticare in questi casi. Il caldo per me è una vera sofferenza, se poi sono in moto al semaforo rosso mi sento morire, ma in vacanza sopporto anche questo.

    • Ecco, Giulia, hai il quadro perfetto di certe attitudini aziendali che ovviamente sono universali. Il caldo in vacanza si sopporta certamente meglio, anche perché andare in luoghi caldi è una scelta, esistono meravigliose mete più fresche.

  5. Che risate! Tutti quei bei personaggini da sfruttare nei prossimi romanzi, quasi quasi ti invidio! (Ho detto quasi…)
    Io mi sono data ai libri leggeri: “the Break” di Marian Keyes che è chick lit divertente e “After” di Anna Todd perché voglio scoprire il motivo di tanto successo.

  6. Che bel pezzo e com’è scritto bene: la lettura stessa è distensiva ed evoca leggerezza! Mi ha ricordato il buon Italao Calvino e le sue lezioni sulla leggerezza, unica vera salvatrice del mondo. Brava bravissima! PS. Solo calzature rasoterra io, basta la capoccia a spiccare il volo 🙂

  7. @ Elena, ok prendo nota
    @ Lisa, non so se sfrutterò questi allegri personaggi nei romanzi, ma non si sa mai, meglio avere un bel campionario 😀
    @ Kiara, ma mi hai scritto una cosa bellissima, che ti ho ricordato Calvino! 😀 😀 😀 😀 😀 gongolo davvero felice di averti colpita.

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