Scrittura agostana

Non è ancora agosto, ma insomma, ci siamo quasi. E’ sabato mattina ed è già piuttosto caldo, organizzo le aperture di finestre e balcone in base a quale lato è esposto al sole: mattino chiuso con tapparelle abbassate bagno, camera matrimoniale e cucina, pomeriggio chiuso sala e camerette, viceversa vetri spalancati quando è in ombra. La fantastica doppia esposizione che, unita al cappotto condominiale e a serramenti top, rende la casa vivibile anche senza condizionatore. Fine dello spot da agente immobiliare. Come sabato scorso andremo in Valtellina dopo pranzo, torneremo domenica sera tardi, mentre il weekend passato siamo rientrati direttamente lunedì mattina in ufficio. Ora non è possibile perché da ieri sono in part time, quindi non vado al lavoro! Il pranzo di compleanno di mia mamma è stato super e l’estate sta scivolando tra arrivi e partenze familiari come di consueto.

Io però quest’anno lascerò la citta un po’ meno. Sì, ho optato per un totale cambio di rotta, successivo alla modifica della prospettiva che ha beneficiato dell’umore post ferie. Sono infatti a casa fino all’8 agosto ma, ad eccezione dei weekend, starò a Milano. Non mi unirò per qualche giorno alla villeggiatura marinara di mia sorella e nipoti, anche se sono stata invitata, come gli scorsi due anni a Levanto e Rimini, né andrò da mia mamma in Valtellina, come nel 2016. Perché voglio incanalare l’energia positiva nel romanzo, è questo è l’unico momento per farlo.

Purtroppo nessuno (non io, non la mia squadra in Thesis) aveva previsto una nuova stesura, la precedente doveva essere l’ultima, ma la revisione della editor ha portato alla luce alcuni problemi, e mi sono beccata pure un cazziatone! La sgridata mi ha mortificata tantissimo, è arrivata in una rovente giornata di fine giugno, mentre ero in piedi su una sedia per recuperare dal ripiano alto del guardaroba i costumi da bagno. E il testo con le note mi è stato mandato durante la vacanza francese, ho visto la mail sul telefono ma non ho aperto l’allegato. E non l’ho fatto neppure al ritorno, ho atteso qualche giorno, e ho trovato anche molti commenti positivi, le evidenziazioni delle parti dove un registro stilistico più intimo veniva maggiormente apprezzato, e l’invito di adeguare ad esso altre parti meno riuscite. Tutto molto preciso e fattibile. Insomma non era quel disastro che avevo percepito con la telefonata, credo perché la comunicazione non è stata sufficientemente efficacie e filtrata da me con il vissuto del momento: stanchezza e un picco negativo nella questione lavorativa di cui vi ho accennato, avvenuto proprio lo stesso giorno.

Quando si alza l’asticella del progetto, i giochi si fanno più duri, è ovvio. Ho messo in scena il mio solito teatrino del “non ce la faccio” a cui chi mi conosce è abituato, perché il sotto testo è sempre “vi faccio vedere io di cosa sono capace.” Non puoi arrenderti ora, mi ha detto l’agente e così adesso siamo qui con l’imprevista scrittura agostana, cominciata ieri e un piano di lavoro serrato. Come prima cosa individuare cosa ci sia da fare: tanto ma già ben delineato dalla editor, fondamentalmente riscrittura e qualche piccolo taglio, brevi brani a macchia di leopardo presenti un po’ ovunque, ma soprattutto nella prima parte. Il fulcro era capire esattamente cosa intendessero, non mi trovano d’accordissimo, sacrificare alcuni toni ironici mi sta spiacendo parecchio, e lavorare in alternanza con agente e editor non ha affatto facilitato il mio compito, pagine approvate da una, venivano poi cassate dall’altra quando io mi ero già sentita al sicuro. Ieri ho modificato un dialogo presente già nella primissima stesura, posso ipotizzare di averlo mandato a febbraio, andava bene, ora non più.

Il vero problema ora è il loro invito: “è davvero importante leggere una versione definitiva”, e se non lo fosse ancora? Cioè se lo fosse per me, ma non per loro? Perché questo è semplicemente ciò che è successo con la versione precedente. Come faccio a saperlo, ad averne la certezza prima di cliccare invio? La scrittura non è una scienza esatta, faccio così, otterrò cosà. Come certe espressioni matematiche, parentesi graffa, quadrata e tonda e somma, dividi ecc ti deve venire per forza 35 (il mio risultato in tali occasioni era sempre diversissimo, nonostante fossi certa di aver eseguito tutto alla perfezione sbagliavo sempre un passaggio).

La scrittura agostana è permeata da una sottile ansia da prestazione, ogni frase riscritta è accompagnata dal pensiero: andrà bene ora? E la storia, ormai comunque definita, senza modifiche sostanziali alla trama, procede su un piano mai provato con i precedenti romanzi. A dirla tutta la sento un po’ meno mia, forse è così che funziona il lavoro di squadra, ma spero davvero di non deluderli e poter consegnare il romanzo che hanno in mente. La questione, me ne rendo conto ora scrivendo questo post che non so se vi interesserà ma mi aiuta a far luce su questo percorso, è proprio che forse abbiamo in testa due romanzi diversi. Aiuto!

18 pensieri su “Scrittura agostana

  1. Speriamo invece che il romanzo sia uno e presto in mano all’editore pronto per la pubblicazione. Buona scrittura agostana, non si demorde nonostante il caldo.

  2. Uhm. Com’è possibile che un dialogo andasse bene a febbraio e ora non più? Da febbraio in qua sono cambiate tante cose nella trama e nel personaggio da dover riscrivere quel dialogo oppure, come dici dopo, il dialogo approvato dall’agente è stato cassato dall’editor? Lavorare così è deleterio. O l’agente si fida dell’editor, o cambia editor, no? Perché così, vista da fuori, sembra che l’autore stia diventando quasi un ghostwriter. Espresso anche il quel tuo “la sento un po’ meno mia”. Tieni duro, sperando sia l’ultima volta davvero. 🙂
    Certo che se dopo questo lavoraccio, di un anno intero, non si approda a nulla… anche noi qui, lettori ma anche aspiranti esordienti, avremo tante domande da farci…

    • Ho evidenziato questa cosa, cioè che avere due interlocutori non è il massimo e forse ora ci siamo intesi, ma ovviamente sì, è stato deleterio. La cosa buffa è che il dialogo incriminato era stato letto e approvato da entrambe all’inizio e no, non sono cambiate cose dopo nella narrazione per cui ora non regge più. Ora tutto, come dici giustamente tu, è demandato al risultato finale, se si approda bene, non dico che dimenticherò questo anno di scrittura folle ma verrò ricompensata, altrimenti sarà stato davvero un anno non dico buttato, ma detto tra noi pochi lettori del blog, con la stesura precedente un editore valido l’avevo già pure trovato da me. Io non voglio scoraggiare nessuno, esistono percorsi più lineari, ma una cosa è certa e la sottoscrivo: MAI PIU’ scrivere in questo modo.

  3. Scrivi svincolata e libera, cara Sandra, non pensare troppo a ciò che si aspettano da te. Cerca di tenere in mente i consigli, ma come linea guida, non è una versione di latino né una traduzione. È la tua scrittura, fluida. Il tuo romanzo. Andrà bene la scrittura agostana, libera i polsi e comincia. Buon agosto.

    • Sempre preziosi i tuoi consigli, Clara. Ho liberato i polsi e la mente e ho cominciato, ora però chiudo tutto che si parte tra 15 minuti. Un abbraccio, è sempre bello ritrovarti qui.

  4. Non sacrificare troppo le parti ironiche, se puoi. Bacio e buon lavoro!
    PS Qui è iniziato il periodo peggiore del’anno. Un caos assurdo che mette voglia di fuggire. Non da me, ma sulla costa.

    • Parti ironiche ce ne sono ancora, per fortuna, altrimenti davvero il romanzo non sarebbe mio. Eh, immagino, milanesi e piemontesi tutti in Liguria, il caos parcheggi, spiagge e strade super affollate, come ti dicevo noi evitiamo appunto l’estate ligure. Però promesso per l’autunno.

  5. Leggo una grande stanchezza in questo post, ma soprattutto molte perplessità. Immagino che tutto questo non sia facile, anzi mi tornano in mente le riflessioni che facevamo da me sulla fragilità quando si scrive. Penso che le modifiche al testo quando diventano così invasive siano parecchio fastidiose, ma soprattutto assumono un po’ il carattere di sacrificio nel nome della pubblicazione. Insomma spero davvero che il risultato finale non sia troppo lontano da quello che avevi in mente o per lo meno che ti faccia dire: “era necessario fare queste modifiche perché il testo ci ha guadagnato davvero”. In ogni caso tieni duro e… buona scrittura! Un abbraccio

    • Cara Maria Teresa, tu scrivi e pure molto bene, hai quindi una marcia in più per leggere tra le righe e giungere al focus. Sacrificio in nome della pubblicazione è la sintesi giusta e solo il futuro ci dirà se ne valeva la pena. Siamo andati troppo aventi per tornare indietro, si può solo procedere. Mi prendo il tuo abbraccio molto volentieri e lo ricambio, grazie.

  6. E’ una nuova esperienza. Se riesci ti suggerirei di prenderla come tale, senza troppe aspettative. Ti costringe da un lato a fare cose che non vorresti, ma prova a pensare che si tratta di una volta sola, di un esperimento, se non ti piace da non ripetere. Qualcosa da imparare c’è sempre credo, anche dalle esperienze non super positive e soddisfacenti. Bacio.

    • Certo che sì, cara Francesca, sto imparando molto non tanto sulla scrittura, quanto sulle dinamiche dell’editoria che portano a pubblicare alcuni romanzi piuttosto di altri, e ha vedere l’incasellamento in un genere narrativo come qualcosa di estremamente importante e vincolante. Tutto torna (utile). Bacione

  7. Pingback: L’ultimo dono di agosto e benvenuto settembre | ilibridisandra

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