Per scrivere accorre avere la testa sgombra

Sono in part time da ieri. E ieri almeno 4 ore mi sono partite per pulire casa. Adesso ho uno stendino bello pieno da stirare, e un’altra lavatrice gira gira gira, la più tremenda: contiene le lenzuola della montagna che sono di un cotone vecchio e duro simil cartone. Finito di stirare pure quella sarò in pari e chiuderò con i postumi delle vacanze. Naturalmente ho i miei programmi per questi giorni, settimana prossima tornerò a ricoprire il ruolo di zia sitter,  i nipoti sono ancora in montagna, e se i soliti mi dicono “ehhhhh beata te, il part time ecc.” (Sta solfa non finirà mai, suppongo) ho il mio secondo lavoro, la scrittura, che mi chiama. Ma facciamo un passo indietro: vi dico due cose striminzite sull’ufficio, una conseguenza del caos nel quale siamo da mesi è che il mio responsabile ha dato le dimissioni, già non lo vedevamo più dal 16 luglio, ma ora è ufficiale. Era con noi da 12 anni ed è un bel colpo. Tra le mansioni di un buon capo c’è quella di essere come la rete delle arance: se manca i frutti rotolano per il supermercato, da qui l’espressione andare a rotoli, a meno di essere bene impilate in una piramide (l’organigramma gerarchico, io la parola gerarchico la detesto, mi ricorda troppo i gerarchi nazisti) e comunque qualcuna può sempre scappare fuori. Non abbiamo un vice ufficiale, non siamo sempre sufficientemente competenti, altrimenti saremmo tutti capi, e anche numericamente se prima eravamo in 7 (di cui 2 part time) ora siamo in 6 (sempre di cui 2 part time) la differenza si sente. Ecco, ho detto ben più di 2 parole, e vi garantisco che è la minima parte de delirio. E’ quindi ovvio che certe dinamiche te le trascini a casa, ma per scrivere occorre avere la testa sgombra.

Attenzione: netto cambio di registro. Non ero io quella che lavora(va) bene sotto pressione? Eh sì, solo che alla lunga la faccenda mi ha remato contro, e ora sono pronta a giurare che se la pressione diventa troppa scoppio pure io, già successo. Sì, anche nella scrittura. Confrontandomi con due carissimi amici proprio in questi giorni mi hanno confidato di mollare, di non essere più sicuri di andare avanti, non adesso almeno, troppe cose contingenti. La scrittura diventa hobby: si porta avanti quando si ha tempo, come il tennis e gli scacchi. Entrambi hanno una pubblicazioni di tutto rispetto alle spalle. Non può essere un passatempo così, è ovvio, ma è altrettanto ovvio che senza i presupposti  necessari alla giusta concentrazione (il vero arcano è la concentrazione, non il tempo) diventa difficilissimo, per loro impossibile attualmente.

Ci sono pressioni che evito di considerare, riesco a incazzarmi molto, e lo stomaco è il primo come sempre a risentirne, ma la testa ne esce in fretta, lo dicevo nel post precedente, quando Giulia ha perfettamente centrato la risoluzione commentando:

convogliare la rabbia delle persone negative in una bella creatività scrittoria.

è esattamente questo che sto facendo. Ci sono situazioni che davvero non è in mio potere cambiare, è ovvio abbandonare il campo di battaglia il più in fretta possibile, restando guadagnerei solo qualche ossa rotta in più.

Il nuovo romanzo quindi procede assai speditamente, anelo a una prima stesura veloce e fluida come fu per Figlia dei fiordi.

La storia si apre con Carlotta, una trentacinquenne lasciata dal fidanzato da pochi minuti, lo vede allontanarsi e le tocca ricominciare senza di lui. Un classicone, direi. Punto al femminile più che al rosa (numerose telefonate della mia agente si sono concentrate sulle differenze tra i due generi e ora le so tutte!).

Come sempre non ho programmato nulla, se non questo:

1° persona presente alternata a 1° persona passato, i capitoli al presente sono intitolati con una frase inclusa nel testo e hanno regolari citazioni dalle canzoni di De André, scritte in corsivo, quelli al passato si intitolano solo con es. “4 anni prima”. Battute minime 300 mila.

Sono a 65 mila battute e un sacco di idee in testa. Poche cose sanno darmi la carica come una nuova storia che preme per essere raccontata e personaggi che chiamano che manco le sirene di Ulisse. Poi ci saranno revisioni, dubbi, estenuanti verifiche editoriali. Ma non è il caso di pensarci adesso. Adesso è il tempo bello di Carlotta coi suoi macaron, la musica di De André , una cura omeopatica contro la tristezza e un negozio di abiti usati vintage: Lo sbarazzo senza imbarazzo. (Questa mi piace un sacco).

E voi, come siete messi con le nuove storie da scrivere, soprattutto ora che il caldo è emigrato?

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11 pensieri su “Per scrivere accorre avere la testa sgombra

  1. Che bello saperti immersa in una nuova foga scrittoria, specie dopo il contratto appena firmato con le Mezzelane. Posso solo immaginare la felicità dell’editore di saperti già produttiva. Ma come ti dico sempre c’è chi scrittrice lo è dalla punta dell’alluce all’ultima doppiapunta compresa. Ops non hai doppie punte ma ci siamo capite. Carlotta mi sta simpatica, mi sa di lottatrice moderna… Io tifo già per lei. Dai Sandra che sei una firza 😘

    • Le doppie punte cara Nadia temo di averle. Tu sei una tifosa impagabile, grazie. Carlotta non è male, ma c’è sua zia – che ho chiamato ehm Sandra – che si sta facendo strada…

  2. Ah, come invidio questa tua capacità di buttarti sempre su nuovi progetti “editorialmente impegnati”.
    Io sono in fase “non so”.
    Ho mandato un romanzo a tre editori grossi, tra qualche mese lo mando a editori meno grossi (vorrei evitare che il pesce meno piccolo abbocchi prima rubando la preda a quello grosso) e poi via via scenderò la piramide. Ho inviato un abbozzo di progetto altrove e c’è anche un concorso a cui partecipo a quattro mani. Insomma, sono in attesa di risposte. E quindi? Idee per nuovi progetti editorialmente vendibili ci sono, mi manca un po’ la forza e la voglia di lavorare alla cieca. Coccolare una nuova storia privata nell’attesa? Mah, ecco, è un periodo un po’ mah…

    • In attesa di risposte, oh come conosco questa situazione, alla lunga è davvero in grado di sfiancarmi. Ed è anche per questo che indirizzo le risorse su un nuovo progetto, altrimenti vado a male, mi logoro e laddove è possibile sollecito risposte.

    • Ciao Elena, non ti conoscevo (spero di non fare una gaffe e hai commentato altre 200 volte, in tal caso scusami) sono passata da te, e ho visto che sì, il tuo blog non mi è nuovo, ma conosco davvero tante Elena. Grazie, spero che la tua possa essere una profezia, la gavetta sta durando un po’ troppo a lungo.

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