Rosa e femminile: trova le differenze di genere

La cara Lisa mi ha chiesto di scrivere un post con le differenze tra genere rosa e femminile.

Credo siano doverose due premesse. La prima è come mai mi sono imbattuta nell’esigenza di dover approfondire le caratteristiche dei due generi al punto che la faccenda è diventata spinosa. Successe che mi chiesero di scrivere un rosa, ma secondo me io inconsapevolmente (non conoscevo ancora la famigerata diversità tra i due che mi avrebbe causato tanti guai) sono più tipo da romanzo femminile, quindi il mio rosa era poco rosa al punto che si è addirittura presentata l’esigenza di capire se fosse piuttosto iscrivibile nel genere femminile con conseguente cambio di rotta su tutta la linea, soprattutto sulla questione “a quale editore proporlo.” In seconda battuta la faccenda “genere narrativo” preme molto di più ad agenti e editori piuttosto che a noi autori che, a dirla tutta, abbiamo in mente una storia, la raccontiamo e speriamo piaccia. Capire a quale genere appartiene il nostro testo è quindi prioritario e produce una serie di conseguenze. Il che è molto contraddittorio. E mi spiego, ci hanno rotto le palle a mille sempre detto che la letteratura non di genere, il mainstream per intenderci, si pone su un livello superiore qualitativamente, quindi noi autori che non possiamo iscrivere la nostra storia in alcun genere, abbiamo a lungo pensato “no problem, sto scrivendo un romanzo mainstream che si colloca quindi in una fascia più alta, come sono bravo!” Aahahha no, o perlomeno no, se non sei già affermato al punto da poter proporre la qualunque.

Per intenderci meglio sui romanzi non di genere di scrittori attuali: Genovesi, Franzen, per citarne due che amo.

E veniamo a ciò che ci preme oggi.

I romanzi rosa seguono un canovaccio molto stretto: storia d’amore travagliata con lieto fine. L’amore è il fulcro della narrazione in tutte le sue declinazioni: passione, struggimento, esaltazione per l’innamoramento ecc. Detta così sembra pure un po’ limitato. Secondo me non fa venire tutta sta voglia di scriverci su, però è un genere che va tanto, anche se inutile girarci intorno, sembra sempre relegato ai margini, “ah, vabbe’ un rosa”. Ed è qui che sono stata in difficoltà serie, la mia protagonista non era sufficientemente eroina rosa, era assai ironica alla prima cena con lui, tanto per dirne una. Analizzando il genere con maggior profondità le possibilità non mancano. Lei single da tempo o abbandonata il giorno prima delle nozze, o separata con un ex pirla che però in fondo lei ama ancora, rimasta vedova giovane, incontra un lui che è pieno di problemi, bellissimo ma stronzo, che non la considera, che sì la considera ma ahi un impedimento si frappone tra loro, le famiglie remano contro, la loro relazione deve essere sempre contrastata da (e apriamo mille nuove scenari) i figli del precedente matrimonio, l’incapacità di lei di amare, la distanza – uno sta a Catania l’altro in Val Pusteria – la differenza di età, un ex (di lei o di lui) che torna. Ora il genere rosa, pur mantenendo la medesima traccia, presente innumerevoli varianti. Tutto si sistema, l’amore tra i due trionfa, la lettrice rosa vuole sognare. Fine.

Il genere femminile è assai più ampio. Una storia di donne con casini vari (mai dimenticare che il conflitto è il re della trama) anche amorosi ma non solo, il lieto fine non è d’obbligo. Scateniamo la fantasia: due sorelle che si odiano per questioni di eredità, una moglie che le prende dal marito beone, una madre single che fa estenuanti turni in fabbrica e non sa a chi affidare i figli, uno studio ginecologico dove si incontrano diverse donne che si raccontano i fatti propri, una vacanza in un villaggio turistico dove le quarantenni single vanno in cerca di avventura. Le possibilità sono infinite.

Ora, tornando a me, perché diavolo mi abbiano chiesto un rosa, quando io di rosa alla fine seguendo questi presupposti ne ho scritto uno solo ed è Figlia dei fiordi, che segue alla perfezione lo schema fisso dei rosa, (parliamo dei libri editi goWare sui quali si può effettivamente ragionare perché esiste un confronto con l’editore) rimane un mistero. Ragione e pentimento è stato messo nella collana rosa ma l’appartenenza al genere la vedo un po’ tirata per i capelli. Le affinità affettive proprio no, non è rosa.

E così, ho cominciato a pestare i piedi perché volevo trasformare il mio rosa pallido, in un femminile. Ma questo non si fa, non a romanzo finito. Abbiamo esaminato chirurgicamente la storia e il rosa predominava, l’amore insomma rispetto ai casini femminili, quindi è toccato lavorare sulla voce di Corinna, così si chiama la protagonista, che la smettesse con l’ironia, che si struggesse un po’ di più.

E ora vi delizio, se siete ancora qui che mi è uscito un post lunghissimo, con un breve elenco di case editrici che pubblicano uno o l’altro.

Rosa: Newton Compton, Sperling & Kupfer, Amazon Publishing (e secondo me pure DeaPlaneta, ditemi se questo non vi sembra rosa rosissimo?)

Femminile: Feltrinelli, Giunti, Garzanti, Sonzogno, Piemme, ancora di sicuro DeaPlaneta

Non ho tirato in ballo il colosso Mondadori/Rizzoli ormai unito perché a mio parere pubblica qualcosa che a fiuto potrebbe semplicemente vendere.

Un’ultima cosa, se state scrivendo un romanzo ormai è chiaro che stabilire il genere è un’operazione che va fatta a monte, e sfogliare i cataloghi dei vari editori per trovare quelli di riferimento per la nostra storia è una buona cosa, tuttavia attenetevi ai romanzi italiani. Un libro che ha avuto un buon successo all’estero, troverà una strada appianata in Italia, probabilmente l’autore avrà un ottimo agente o una casa editrice che si muove fuori dai confini per proporlo da noi. In pratica fa un percorso diverso al quale noi non possiamo tendere.

E adesso se ci sono domande o pensieri a riguardo, scatenatevi nei commenti.

25 pensieri su “Rosa e femminile: trova le differenze di genere

  1. Non mi sono mai soffermato a distinguere tra rosa e femminile (forse perché prediligo letture di genere “fantastico”) ma è stato bello leggere questo post, dato che il discorso “generi” – finché lo si affronta con criterio e senza recintare troppo – mi interessa.

    A pelle, sospetto che il femminile potrebbe anche piacermi (mi sembra anche più ibridabile con altri generi – fantasy, horror, commedia, dramma etc.) mentre il rosa sembra più una formula per un romanzo seriale, da come ne parli. E quando molte storie si somigliano un po’ troppo tra loro, non rientrano nei miei gusti 😛

    • Molto interessante il parere maschile, grazie per essere qui. Dunque sì, il femminile può essere declinabile in tutti i generi che citi, io adoro certe commedie alla Nora Ephron per citare un vero mito. Di sicuro il dramma è femminile, fosse anche perché noi donne sappiamo fare dei drammoni per questioni di poco conto, Mi fa davvero piacere che il post ti sia piaciuto, grazie.

      • Grazie a te per averne scritto 😉
        In realtà, il drammone non piace solo alle donne: l’essenza di molto mainstream sta proprio nel dramma, anche quando a scrivere è un uomo.
        C’è quest’idea che solo le tragedie siano ad alto contenuto artistico… È un concetto che non vuol proprio morire: sarà la cultura che tramanda se stessa 😛

  2. @ Dobbiamo ringraziare Lisa, non l’ho fatto nel post e me ne scuso, per aver dato il via al post. Sì, qualcuno pensa che non possa esserci grande letteratura laddove non esista il dramma, e un po’ è anche così, la più grande storia d’amore di tutti i tempi Romeo e Giulietta sarebbe stata un perfetto rosa rosa, se non avesse avuto il finale tragico che ha cambiato completamente il genere e la prospettiva, rendendolo immortale.

  3. Ho letto valangate di rosa rosa, e poi chick lit, ma anche erotic lit, o il rosa rosso. No, decisamente non sei rosa, nemmeno Figlia dei fiordi lo vedo rosa, ma femminile. Su queste definizioni l’editoria si incarta sempre (tra gli americani non ho mai sentito la distinzione rosa-femminile, ad esempio), rischiando di far perdere ai lettori dei bei libri imbrigliati in etichette sbagliate. Quando studiai la definizione di romanzo storico, di cui ho scritto poi il post, era per capire l’eterna diatriba tra chi pone Outlander come romanzo rosa (sottintendendo: romanzo per casalinghe disperate) e chi lo pone come storico (sottintendendo: è scritto meglio, ci sono chiarissimi riferimenti storici, nonché tutta la ricerca, blablabla). All’epoca lo scartarono come rosa perché il Lui compariva ben oltre le prime 100 pagine, mentre pare che un altro dei paletti del rosa sia che il protagonista maschile si deve capire subito, almeno nelle prime 50 pagine.

    • Grazie Barbara, per esserci sempre e molto interessante quanto dici sul lui che deve comparire nelle prime 50 pagine, forse non mi è stato detto perché in effetti questo punto l’avevo azzeccato dal principio senza saperlo. Ma che balle sti generi, sei d’accordissimo con me!

  4. Sì sei da femminile e non da rosa. Decisamente è anche il genere che preferisco leggere. Anche se un buon rosa ogni tanto, alla Liala per intenderci, fa sognare e non guasta.
    Direi molto interessante la tua spiegazione dei due generi, specie per quanto riguarda il cappello introduttivo, il genere serve per inquadrare la storia a editore, agente etc… L’autore ha solo la storia in testa…

    • Ma sì, sono da femminile, come autrice e pure come lettrice, come te del resto.
      Grazie, ho impiegato un po’ a scrivere questo post, sottraendo tempo al romanzo, e sono felice che stia avendo riscontri.

  5. Interessante questa disamina sulle differenze. Essendo per la parità di genere a questo punto noi uomini dovremmo rivendicare l’azzurro e il maschile. XD
    In tal senso pubblicando Eleanor’s in self ho tolto ogni dubbio agli agenti/editori sulla difficoltà di classificare questo libro. E comunque la difficoltà l’ho avuta lo stesso perché non sono riuscito a inserirlo in nessuna categoria pertinente su Amazon.
    Credo che sarò un autore problematico. Io che non mi dedicherò ad un unico genere, ma spazierò dal giallo al mainstream, dallo storico alla fantascienza e distopico, ho il dubbio su come definire alcuni miei prossimi romanzi.
    Io li definisco commedie sentimentali.
    Ovvero storie dove il conflitto amoroso è centrale, ma all’interno della storia ruotano le vicende complesse della vita. Il tutto con un tono da commedia, dove l’ironia sui sentimenti amorosi la fa da padrone.
    La chiamo commedia sentimentale, ma altrimenti non saprei come definire il genere.
    Resta il fatto che hai proprio ragione. Se per noi autori e per i lettori classificare il genere non è così importante, per gli operatori che stanno nel mezzo è una questione vitale.

    • Commedia sentimentale è perfetto ma non previsto dai miei interlocutori. Anch’io sono un po’ problematica, e qui mi taccio che tanto io e te ci parliamo in privato. 😀 Grazie per queste tue interessanti considerazioni, attendiamo il tuo romanzo azzurro.

  6. Mica facile infilarsi nei generi! Eppure, come dici giustamente, per un autore sconosciuto è importante. Il rosa-romance tira parecchio anche perché a leggere sono soprattutto le donne, e quelle che leggono romance (non tutte, certo) sono spesso lettrici-divoratrici. Altro che dieci romanzi l’anno, se ne bevono due a settimana! 😉

    • Vero verissimo, le lettrici rosa sono lettrici forti/fortissime e proprio per questo rappresentano un gran bacino di possibilità. Poi ovviamente resta il fatto che per noi autori sta cosa del genere ci stia stretta.

  7. Grazie Sandra, velocissima e efficientissima!
    Mi sono fatta una bella scorpacciata di titoli e editori e ora il mio Kindle è pieno di estratti di romanzi femminili. Il rosa non è il mio genere perché è fine a se stesso invece a me piace imparare qualcosa quando leggo, voglio svegliarmi tre settimane dopo e trovarmi a fantasticare su un dialogo o un conflitto a cui non avevo fatto caso ma che mi è rimasto dentro.

    Per quanto riguarda il mainstream, anch’io mi vantavo di scrivere questo genere, invece poi ho fatto un piccolo sondaggio online e ho scoperto che ha un valore negativo:

    “In generale viene usato per riferirsi a prodotti che incontrano il grande pubblico, talvolta con intento svilente: l’ho visto spesso associato ad un giudizio di valore che implicava la mancanza di spessore culturale e la banalità dell’opera definita mainstream, anche associato al fatto che fosse di facile fruizione e per cui contrapposto ad un prodotto di nicchia, ‘non per tutti’ visto come superiore.”

    “Mainstream non è sempre dispregiativo, anche se per lo più è usata per prodotti da commercializzare secondo canali ufficiali e popolari, nazionali e/o internazionali. Comunque concordo. Di solito ne sento parlare in musica quando si contrappone una produzione mainstream con quelle indipendenti, di solito a basso budget e a volte quasi amatoriale.”

    • Grazie a te per avermi dato l’opportunità di scrivere questo post e per l’ulteriore approfondimento che ha ribaltato con mio gran stupore il concetto di mainstream.
      Un abbraccione

  8. Ciao Sandra, la mia impressione è che attorno al genere rosa o femminile che sia c’è grande diffidenza. Intanto, effettivamente, c’è una certa differenza fra i due generi, se penso all’enorme differenza fra un romanzo Harmony e un romanzo di Elena Ferrante, ma in generale credo sia ritenuto un genere di serie B, malgrado, come ho scritto in un post sulla classifica dei più venduti al mondo, si annoveri nell’elenco anche questo tipo di narrativa.
    Il limite vero, e lo dico da autrice di un romanzo storico/femminile, è che si può arrivare in definitiva solo a lettrici donne, mentre pochissimi uomini saranno fra i nostri lettori, ahimè.

    • Ah Luana consolati. Io pensavo che i lettori di gialli fossero in maggioranza uomini. Alle donne il rosa, agli uomini il giallo. In realtà ho scoperto che il 90% dei miei lettori sono donne. Le lettrici sono la maggioranza. Le donne conquisteranno il mondo (aggiungo io) XD.

  9. Luz guarda, alla fine sono i solito pregiudizi duri a morire. Ho lettori maschi e ti parlo di lettori forti con propensione a una letteratura di livello e a saggi che hanno apprezzato Figlia dei fiordi, il problema è far avvicinare un po’ tutti a una narrativa che come dici tu è, ne ho scritto a riguardo parecchio, bistrattata, considerata di serie B o C e quindi quasi ci si vergogna a leggerla. Gli Harmony hanno avuto il grande pregio di aver sottratto lettrici ai fotoromanzi e ad averle elevate verso qualcosa di maggior spessore rispetto a foto e fumetti, quindi onore al merito, del resto se non sono ancora defunti dopo davvero molti anni tocca solo alzare bandiera bianca e dire “bravi voi!” Del resto anche Mc Donald non è qualità ma non chiude e non è solo una questione di prezzo, se proprio facesse schifo dubito che la gente ci andrebbe, e sono sempre pieni. E ci vado pure io che comunque amo il cibo raffinato, però una volta ogni tanto mi appaga pure sfondarmi di junk food

  10. Grazie per questa distinzione che non avevo così chiara. Io, certo, non sono da rosa, se non altro perché, pur con tutto l’impegno, il lieto fine non mi viene proprio. Senza dubbio il mio Come se fossimo già madri è un femminile, ma per il futuro penso che sperimenterò altro, alla ricerca di ciò che mi è più congeniale.

    • Grazie a te Silvia. Quindi non più femminile per te? Il tuo sì è decisamente un femminile corale abbastanza classico. Il lieto fine invece a me viene spontaneo, almeno nella finzione, anche se poi in mezzo ci infilo un sacco di morti di solito.

  11. Accidenti mi ero persa questo interessantissimo articolo. Dici bene, rientrare in un genere è tanto necessario quanto costrittivo per un autore. Io immagino di poter essere ricondotta al genere femminile, non certo però inteso come appannaggio esclusivo delle donne. Il Femminile è il mio terreno di ricerca e anche se l’amore è spesso presente in ciò che scrivo difficilmente si tramuta in finali “tutti vissero felici e contenti”. Piuttosto amo le storie che lasciano aperte strade per la fantasia (e i bisogni) di chi legge. Nella speranza che ogni tanto si abbia voglia di riflettere su dove stiamo andando, come donne e come persone ricche di una prorompente femminilità che inevitabilmente si intreccia con ciò che scriviamo

    • Grazie Elena per aver valutato interessantissimo questo post. Il femminile come te lo intendo uno sguardo sul nostro mondo, con tutte le difficoltà e caratteristiche, l’amore può essere di sottofondo e se ci scappa un mojito con qualche pagina di leggerezza non deve sminuire il valore di un messaggio intrinseco su mille argomenti, lavoro, crisi di mezza età e molto moto altro.

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