Completare la prima stesura in un mese? Fattibile ma…# 2 La storia

Con tanta buona volontà e l’energia giusta, quella che probabilmente si ha solo dopo un periodo di vacanza, abbiamo visto nel post precedente che tempo e concentrazione si sono trovati. Ma la storia? Sembra assurdo mettersi a scrivere senza avere una storia da raccontare, sembra talmente logico doverla avere da non doverlo neppure dire, no? Eppure no, non è così. Si chiama committente ed è chi, per svariati motivi es. un concorso a cui vogliamo partecipare, ci chiede una storia. Badate bene, l”insegnamento più importante di questo processo creativo sta tutto lì, se si ha una storia, se la si scrive nella testa ovunque: sotto la doccia, in fila alla cassa al supermercato, durante le notti insonni, tutto risulta molto più facile e persino più bello. Non averla e cercarla è deleterio ed è una trappola nella quale non voglio cascare mai più.

Dunque, l’urgenza narrativa. La mia era un po’ atipica: avevo un’assoluta esigenza di rimpossessarmi della via creativa, di inventare un mondo, di buttarmici a capofitto, dopo l’esperienza che non esito a definire traumatica (sempre in un ambito scrittorio, sia chiaro) del rosa, ma ero ancora priva di una storia. L’ispirazione può essere chiamata a noi, ho riletto quindi le trame della Biblioteca Scarparo e ho scelto questa. La trama poi è diventata solo una traccia piuttosto minima all’interno del testo ma è bastata per cominciare. La magia è scattata piuttosto in fretta: avevo una protagonista e le stavo creando un mondo intorno, un femminile, non un rosa (ricorderete il post), quindi donne e ho puntato sulla sua famiglia, perché spesso la famiglia è il luogo deputato al conflitto, volevo inserire una zia simpatica, ho deciso a tavolino a quale generazione mi stessi rivolgendo, cercato di essere precisa con i riferimenti storici, e tutto è venuto abbastanza da sé. Così senza preavviso c’ero dentro con tutte le scarpe. Ho utilizzato alcune strutture consolidate: un arco temporale piuttosto breve, non sarò mai in grado di scrivere saghe che durano decenni, alternando capitoli al presente e al passato, i flash back che non sono mai messi lì a caso, ma collegati col presente, con ganci spero efficaci. I flash back arricchiscono la motivazione dell’agire dei personaggi, e mi hanno dato un ampio spettro su cui muovermi: ho potuto mostrare la protagonista alle elementari, i suoi genitori fidanzati, il suo primo bacio, la strage di Bologna, e la festa per i suoi diciotto anni (e molto altro). Nel frattempo ho visto al cinema Mamma mia 2 che ha la stessa modalità temporale e l’ho trovata davvero convincente.

Ho scritto più fluidamente la prima parte, facendo scendere in campo il solito Genovesi Style: non sapere cosa avverrà tre pagine dopo. Per la seconda ho fatto una scaletta, perché stavo rischiando di non avere una conclusione, le vicende potevano in effetti essere infinite e mi ero già giocata “il drammone” nella prima parte. A quel punto dovevo parlare di una rinascita, ed era necessario – e questo me lo ha insegnato la mia editor in Thesis – far maturare la protagonista, che all’inizio del libro è in un modo, poi, in seguito alle vicende narrate – è in un altro, senza tradire se stessa. L’evoluzione della persona, ecco. Ho deciso come farlo finire, era fondamentale saperlo molto prima per tendere le pagine verso quella direzione, altrimenti inanellavo fatti su fatti, magari anche piacevoli e interessanti da leggere, girando però su me stessa. Un romanzo può avere mille sottotrame, stradine secondarie, ma deve andare avanti e arrivare a un traguardo.

Una programmazione seppur minima mi ha aiutata parecchio, ma i personaggi hanno continuato a sorprendermi, e capirete che questo è bellissimo. Una sera, tornando dai nipoti, ho trovato la metropolitana chiusa a causa di un suicidio, ho dovuto prendere un mezzo di superficie e ho trovato una grande calca, come sempre accade in questi casi. Qualche giorno più tardi stavo scrivendo e la mia protagonista trafelata si è trovata nella medesima situazione, in maniera automatica, poi, povera era proprio sfatta per il caldo e il pigia pigia sul bus e bam è collassata a terra per un calo di pressione. Ha fatto tutto da sola, io non c’entro nulla! 😀

E a poco a poco la conclusione è stata lì, a portata di tastiera. Ho inserito qualcosa di nuovo che si è palesato da sé, e sono arrivata al capitolo finale che appunto avevo preparato nella testa da un po’. Tutto questo senza mai perdere di vista il cuore, il messaggio della storia. Ed è stato tutto assolutamente straordinario.

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19 thoughts on “Completare la prima stesura in un mese? Fattibile ma…# 2 La storia

  1. La storia è imprescindibile. Senza quella è solo una mostra senza cuore di lettere e parole, stilisticamente parlando anche perfetta ma vuota. Io detesto quel tipo di libro. Quelli invece con la storia mi restano impressi per parecchio tempo.
    Direi che sei stata illuminata dall’ispirazione costantemente durante la stesura della prima versione della tua storia. Quando la realtà e la fantasia si mescolano e i personaggi ne prendono energia è quasi magia. Faccio già il tifo…

    • Tu il tifo lo fai anche se scrivo la lista sella spesa, perché sei troppo brava.
      Sto aspettando il tecnico della lavastoviglie quindi sono già al pc… tu i ragazzini a scuola? Forza!
      😀
      ma vorremmo pensare alle nostre storie, altro che incombenze, soprattutto quando ci trovano tanto ispirate. Io non vedo l’ora che la beta me lo rimandi!
      Un bacione

      • Nel frattempo scommetto che il tecnico potrebbe intromettersi nella storia come contrattempo assai attendibile…
        Sì a scuola, finalmente e io al pc infatti

  2. E niente: la Biblioteca Scarparo ha colpito ancora e io sono l’unico non-editore a possedere una collana. Per dovere di cronaca, aggiungo che possiedo anche qualche catenina, alcuni braccialetti e diverse paia di gemelli.

    • Orecchini, no? Michele caro, io sono grata alla Biblioteca Scarparo, e non ne ho fatto mai mistero. Mi ci divertivo un sacco e ora rimane una fonte inesauribile di trame già pronte che magari, come in questo caso, non diventeranno l’intero romanzo, ma saranno la chiavetta di accensione per la storia, e poi a rileggermi dopo tempo provo pure un piccolo moto di tenerezza per la mia caparbietà, il che non è male, piuttosto che arrabbiarmi per i mancati successi.

  3. Mi è estranea l’idea di non avere una storia. Ovunque mi giro c’è una storia o una domanda che scatena una storia o un oggetto che racconta una storia. E infatti il taccuino che mi porto appresso è pieno di appunti, che poi finiscono nel “quaderno delle storie”. Potrei vendere storie, faccio prima che ne a trovare il tempo per scriverle tutte! Probabilmente è qualcosa che ho acquisito anch’io partecipando alla Biblioteca Scarparo (tra l’altro, giusto ieri sera stavo pensando che il mio La fabbrica di acciottolato ci starebbe bene dentro la nuova antologia di Buck e il terremoto, con l’argomento “Quella notte nel bosco” ma siamo a 31000 caratteri contro i 2000 consentiti). Per quanto riguarda l’evoluzione del personaggio che si deve verificare nella trama è il viaggio dell’eroe di Vogler, che non è sempre strettamente un viaggio geografico ma una crescita del protagonista che ha superato il suo conflitto e raggiunto i suoi obiettivi.

    • @Barbara, Serena è come me, conteggia all’americana. Duemila sono le parole, non i caratteri. 😉
      Io ti posso dire che 45 mila parole sono un Camilleri, mentre 110 mila parole un Dan Brown.
      Ma non riesco proprio a capire a cosa corrispondano in lunghezza 800 mila battute. Infatti tu con i diecimila caratteri mi hai messo in crisi. 😛

      • Quei 31000 caratteri sono 5.015 parole, tagliarlo di più della metà lo castrerebbe di storia e stile. Del resto, non è nato per un concorso, è stato scritto nella stessa modalità che ha spiegato Sandra, lasciando fluire quel che arrivava. 🙂

  4. Infatti alla Biblioteca Scarparo tempo zero con il titolo mi si scatenava l’idea, però un conto è scrivere una quarta un conto sapere di avere davvero materiale per scrivere un romanzo di almeno 300 mila battute. Giusto quanto dici su Vogler e il viaggio si può fare anche nel perimetro di una cabina del telefono. Comunque per tornare alla Biblioteca un giro da quelle parti a rileggere cosa ho combinato negli anni me lo voglio rifare, chissà mai… e per concludere forse quando non avevo una storia in realtà ero più che altro stanca stanca stanca del sistema editoriale, ero uscita da uno dei miei ciclici periodi di buio e di attesa e non volevo saperne più di scrivere.

  5. È molto bello e contagioso leggere del tuo entusiasmo.
    Le storie dovrebbero essere scritte sempre così, quando si gettano dal cuore e incidono la pagina.

      • Speriamo, lo meriteresti. Speriamo che l’agente lo sappia valorizzare al meglio, avendo un canale diretto con gli editori.

    • Oh, cara Elena siccome stiamo traslocando l’ufficio ed è un mero lavoro fisico intanto penso penso penso soluzioni per dare la migliore opportunità a questa storia, intanto grazie grazie grazie, vi tengo super aggiornati.

  6. Wow!
    Io sto cercando di scrivere la prima stesura in un mese. È ancora una cosa privata, ma ci tengo tantissimo a farla diventare un regalo di compleanno. Stiamo parlando di una cosetta corta, sulle cinquanta/sessanta pagine, ma sto iniziando a temere di non fare in tempo…

  7. Grande la biblioteca Scarparo, tu eri sempre la prima a scrivere la sinossi, brava Sandra, ma soprattutto bravissima a scrivere la prima stesura in un mese. Io non ci riuscirei mai, salvo forse smettere di lavorare e dedicare ogni minuto alla scrittura…ma anche così non è garantito!

  8. @ Tenar, sai darti un limite di tempo è peggio, perché ovviamente sale l’ansia di non farcela, io non avevo scadenze ed è andata bene. Go Tenar go!
    @ Giulia, grazie sai che per la scelta del brano dalla biblioteca è stato fondamentale il tuo commento al mio brano da Michele? Avevi scritto che mi ero superata ed ho voluto vederlo come un bel punto di partenza, quindi grazi doppio

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