Se un libro non trova un editore free un motivo c’è! E non è la sfortuna

Per semplificare ho scritto free, ma è sottointeso anche che non sia un ciarlatano.

Il concorsone DeA Planeta ha portato con sé, secondo la mia visione delle cose, l’innegabile beneficio di (ri)mettere in moto teste e tastiere e, nel mio caso, anche di controbilanciare con l’energia messa in circolo, i problemi personali che, invece di risolversi, si stanno stratificando su nuovi giorni al sapore di ansia.

Personalmente ho quindi ragionato, studiato, mi sono confrontata per giungere alla frase che dà il titolo al post e che contrariamente a quanto potrebbe sembrare non è in contraddizione con tutti i lagna post del passato. Non sto parlando di trovare un editore top in tempi brevi, sto parlando di trovare un editore free e basta. Però, è sufficiente anche solo girare un po’ sul celebre forum Writers dream per vedere quanta gente in effetti non trova sbocchi e si muove come una pallina da flipper.

I motivi per cui un libro – e mi riferisco prevalentemente ai romanzi – non trovi una pubblicazione dignitosa sono solo tre:

Il libro è oggettivamente brutto

(E/o scritto male, non funziona, non è pubblicabile). Prendiamo atto una volta per tutte del fatto che ci sia una caterva di gente che non sa scrivere, punto. Ma inconsapevolmente pensa di poterlo fare. Anni fa al concorso Giallo Milanese, una signora che aveva superato la prima selezione, leggendo poi il suo racconto nella sfida che funzionava come i gironi calcistici, a ogni frase si fermava per spiegare quanto aveva appena letto! Fu giustamente eliminata. La lettura si esercita in differita, il lettore non ha mai l’autore accanto a sé, deve quindi avere nel testo tutti gli elementi che rendano la lettura almeno comprensibile, meglio se pure piacevole e interessante. In questi giorno stiamo selezionando i racconti per la nuova raccolta di Buck e il terremoto. Nel bando è scritto che: L’oggetto della e-mail deve essere: “TITOLO RACCONTO per “Quella notte nel bosco”. Abbiamo ricevuto una mail con l’oggetto “TITOLO RACCONTO per “Quella notte nel bosco”. Ora pare evidente che andava scritto es. IL MIO AMICO FUFI per “Quella notte nel bosco”. Sono drastica: gente del genere per me non ha alcuna cognizione di causa su come si realizzi una struttura narrativa che stia in piedi, visto che non è in grado neppure di capire una scemenza del genere. CBM mi racconta spesso di essere sommersa da proposte che semplicemente non sono romanzi, ma un insieme di fatti, come “le memorie del militare” e similari.

L’autore non cerca nel modo giusto

Nel 2018 abbiamo a nostra disposizione diversi strumenti per sondare il mondo editoriale ed evitare cantonate. Ho preso le mie, certo, ma parliamo del mio esordio, pare ridicolo ma io nel 2009 non usavo abitualmente internet. In ufficio non avevo un pc, ma solo un video terminale sui cui girava il gestionale, e a casa sposandoci lo mettemmo col classico pacchetto telefono fisso adsl, ma ci volle del tempo prima che cominciassi a padroneggiarlo. Ero un dinosauro, e come tale destinato all’estinzione se non fossi stata in grado di evolvermi. Mi sono evoluta. Inviare mail random a tutto lo scibile editoriale non significa sapersi muovere bene, consultare e riconoscere quali siano i siti seri, frequentare le fiere di settore e parlare con gli editori sì.

L’autore ambisce a pubblicare con editori di fascia alta e i risultati stentano ad arrivare

Qui usciamo dalla questione “trovare un editore free” perché alziamo l’asticella verso editori blasonati a cui, in effetti ambiscono tutti e sappiamo bene quanto sia già difficile farsi leggere, figuriamoci pubblicare. Ed è dove mi colloco io attualmente, quindi i miei lavori hanno trovato tutti un editore free, ma per il romance ho rifiutato la pubblicazione con Le Mezzelane, mentre per il romanzo dei 28 giorni (chiamiamolo così LRCADE) sono ancora in fase di revisione e quindi al  momento l’ho proposto nei giorni scorsi, con una mossa un po’ azzardata, a due nomi top, perché avevo bisogno di muovermi subito, inviando quindi una rischiosa prima stesura, non ho avuto ancora riscontri ovviamente. Sono certa che Le Mezzelane lo pubblicherebbe.

Ho deciso che per queste due storie o top o niente, ci vorrà tempo e il risultato non è garantito, ma questo è, dopo tanta gavetta, con due progetti di cui vado molto fiera. E’ comunque legittimo che pure un esordienti punti all’editore blasonato fin da subito, molti ci arrivano. A quel punto occorrono serie valutazioni: affidarsi a un’agenzia letteraria? Quale? Ce ne sono che fanno puro scouting (rare), altre che offrono una valutazione di un testo a pagamento in vista di un’ipotetica rappresentanza (la maggior parte). Abbiamo soldi da investire? Oppure facciamo da noi? Tocca sapere tuttavia che alcuni editori saranno necessariamente preclusi perché non accettano candidature spontanee di manoscritti. Inutile scrivere a chi, nel sito, non dichiara apertamente di accettarli. L’autore che invia il proprio testo a Minimum Fax spreca il suo tempo, l’autore che partecipa al concorsone DeA Planeta no.

Però, l’autore che invia solo a editori top, seppur selezionati, e collezione rifiuti e silenzi non può affermare “nessuno mi pubblica!” Una casa editrice piccola ma dignitosa magari accoglierebbe il suo testo con piacere. Un autore che spende molti soldi per proporre il proprio testo a diverse agenzie letterarie (la cifra si aggira intorno ai 350 euro poi dipende dai casi e dal numero di battute) e nessuna sceglie di farsi carico del suo romanzo, probabilmente ha scritto qualcosa che non si inserisce bene nel mercato attuale. Potrebbe essere proprio brutto, potrebbe essere adatto a un editore medio piccolo, con il quale le agenzie non lavorano. E vedete bene che torniamo al punto di partenza.

Sono percorsi lunghi e articolati, necessitano dedizione e tenacia, io non ho mai davvero mollato, neppure nei momenti più neri. Ho continuato a covare sotto, a informarmi, a consumare le suole delle scarpe per prendere contatti di persona. Ed è quindi con questo tipo di esperienza che faccio certe affermazioni.

Poi potrei anche presentarmi al casting di Masterchef e piagnucolare se non mi prendono, ma sarei una vera cretina!

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14 thoughts on “Se un libro non trova un editore free un motivo c’è! E non è la sfortuna

  1. Quando ho iniziato credevo che questo passaggio fosse quasi automatico. Scrivi un libro-trovi l’editore interessato al volo. Invece non è così mai. E quando dico mai intendo quasi a ogni livello, il primo motivo è il primo che hai elencato. Se il libro scritto è brutto nessuno, tranne gli eap, lo pubblicherà. E poi il mercato è saturo, vuole appunto l’agente, lo scouter che gli piazzi in mano il libro pronto che farà l’effetto bomba. Vuole lavori quasi perfetti (quindi è necessario o padroneggiare al massimo la scrittura, o aver investito con un buon editing) a cui storcere il naso solo nel caso in cui siano molto distanti dalla sua linea editoriale. E qui salta fuori il solito discorso. Non basta scrivere, è necessario anche conoscere l’intero ambiente, sfogliare i cataloghi degli editori e non sparare cartucce a salve. Insomma come darti torto per la scelta che hai fatto, ormai al livello che sei hai fatto l’unica scelta sensata ora spero solo di gridare presto goal!

    • Al volo eh no, e sì io nel tempo ho notato che sapersi muovere è altrettanto importante quanto aver scritto un buon libro. Le eccezioni rimangono tali e non offrono grandi spunti di ragionamento. E sempre grazie per il tifo!

  2. Discorso molto lucido e pregno di esperienza. Un esordiente o chi si avvicina alla scrittura per la prima volta, dovrebbe leggerlo più volte, perché alla fine è l’esperienza nelle cose a fare la differenza.
    Io ad esempio non avendo l’esperienza, in questi anni ho provato a colmarla studiando, così d’arrivare preparato all’esame della pubblicazione. Come un segugio ogni volta che qualche scrittore ingenuamente postava il contratto editoriale su Facebook, io subito mi catturavo lo screen. Non per farmi i fatti degli altri, ma per leggere le clausole, i punti di forza e quelli deboli di tali contratti. Ho studiato il diritto d’autore, le dinamiche del mercato editoriale, il self publishing nel suo sviluppo italiano e americano, le possibilità inespresse e solo da questo insieme di informazioni, da questo know how ho tratto le mie considerazioni.
    Come quando proprio qui da te fui definito fondamentalista del self publishing, era evidente che l’interlocutore agendo per preconcetti, non riusciva a seguire il mio argomentare articolato.
    Ancora oggi ritengo che il self, la strada dello scrittore indipendente, sia la migliore per esordire e costruirsi un pubblico di lettori. Semplicemente perché il meccanismo editoriale, bulimico di pubblicazioni, brucia titoli su titoli con una rapidità che a me fa spavento. Per me un mio romanzo è una questione sentimentale, di vita, ci posso impiegare mesi o anni a scriverlo, nessuno si può permettere di bruciare il mio romanzo in due settimane perché il sistema editoriale funziona così. Preferisco i miei romanzi gestirmeli io, per anni, per lanciarli nel lungo periodo e poi l’editoria potrà essere incrociata, quando avrò superato il livello entry level, dove il libro dell’autore, anche nel mercato editoriale attuale, ha possibilità di restare nel tempo.
    Poi è chiaro che questa è la mia visione e la mia strategia, si adatta a me e ciascuno deve trovare la propria strada. Così come tu giustamente stai gestendo con maturità la tua situazione. Il problema secondo me è quando non si hanno le idee chiare e si va a tentoni.
    Ad esempio la mia visione è stata destabilizzata da un’idea di romanzo che purtroppo non si adatta bene alla pubblicazione indipendente. E’ un romanzo diverso, da un lato importante e dall’altro con buone possibilità di penetrazione nei lettori. E purtroppo si adatta poco a una pubblicazione self. Per le sue potenzialità avrebbe bisogno di un impatto di lancio mediatico che solo un editore importante potrebbe garantire. Pertanto, durante l’estate, ho avuto l’idea di diversificare, da un lato proseguendo il mio discorso di crescita come scrittore indipendente con i romanzi pubblicati e da pubblicare, dall’altro con questo titolo vorrei tentare la strada editoriale importante. Non mi interessano ripieghi, se gli editori non dovessero trovarlo interessante, o se mi facessero perdere tempo, anni, o se le condizioni non offrissero garanzie sull’impegno editoriale, già entro fine anno prossimo lo pubblico nel mio canale indipendente senza problemi. Adesso che si è insinuata l’opportunità del premio Dea Planeta, proverò a inserirlo lì. E’ chiaro che vincere quel premio è quasi impossibile. Parteciperanno scrittori di esperienza e affermati e probabilmente sarà appannaggio loro. Così accade in Spagna. Se in Italia si presentassero un Carrisi o un De Giovanni, è chiaro che le speranze per tutti gli altri si ridurrebbero alla fiammella di un lumicino.
    Vedremo, la strada è lunga e ancora ho tanto da imparare.

    • Grazie Marco per questo tuo lunghissimo commento. Tu sei un gran conoscitore di trappole e insidie, studi i contratti e dai sempre consigli sensati, averti nella mia squadra personale è davvero prezioso. Hai anche il grande pregio di essere duttile, conoscendo appunto il terreno dove ti muovi, sai che tu, selfista puro, puoi anche pensare a un editore se il libro lo richiede, quindi basta indugi e scrivi che su quel podio (che poi è un podio con 5 posti) ti vorrei proprio vedere 😀 Un abbraccio

  3. Che dirti, sono pienamente d’accordo con te su tutto. Personalmente so di essere diventata alquanto schizzinosa, quindi non mi accontenterei di un editore free, ma ne vorrei uno di un certo livello. Ed è questo a conti fatti il motivo per cui ho smesso di cercare e opto per l’auto pubblicazione. Però il tuo discorso è sensatissimo. Gli autori spesso non sanno proprio cercare oppure non si informano abbastanza sul mondo editoriale e da qui nascono infinite cantonate. I romanzi poi oggettivamente pessimi esistono, eccome. La cosa che a me continua a sconcertare è che al giorno d’oggi è facilissimo informarsi e nonostante ciò sono in tanti a non usufruire di questo bene prezioso che è la condivisione delle informazioni.

    • Anche tu, cara Maria Teresa, ti allinei con il mio discorso, pur avendo fatto scelte diverse, del tutto condivisibili, perché cercare – anche a sapersi muovere – tra i big è un lavoraccio, che nel mio caso è fonte di stress e attese continue. Però appunto consapevolezza è un po’ la parola chiave: del proprio testo e di cosa ci circonda. Un abbraccio.

  4. Quando ho iniziato a scrivere ero convinta che un piccolo editore facesse quello che fa un editore famoso, solo in chiave minore, ma non volevo svendere i miei scritti (presuntuosa, forse) perciò li proponevo solo ai big. Adesso so che tra un piccolo e un grosso editore la differenza è molto più sostanziale, perciò… mi comporto allo stesso modo, con l’aggiunta della possibilità di autopubblicare. L’agente che accetta di rappresentarti è un passo avanti, ma non è detto che sia quello giusto, né che la cosa funzioni. Se si cercano garanzie, insomma, è meglio cambiare attività! 😉

  5. Sono in sintonia con tuo ragionamento, Sandra, anche se la mia esperienza con la piccola editoria free è più che positiva. Per ambire alle big dovrei essere rappresentata da un’agenzia, ma per ora non me la sento di investire dei soldi. Vedremo;)

  6. @ Grazia, dici bene. Non ci sono garanzie e neppure con gli agenti, sono strade, tentativi, che vanno fatti con consapevolezza. Poi nelle arti c’è sempre una buona fetta di imponderabile.
    @ Rosali, infatti pensavo anche a te quando ho scritto della piccola editoria di qualità che può offrire sbocchi interessanti.

  7. Concordo appieno con il tuo discorso Sandra, in effetti puntare alla CE top è la soluzione che ti può davvero garantire la svolta, forse. La piccola casa editrice è un primo passo o un passaggio. Certo che sapersi muovere in campo editoriale è una capacità che non tutti hanno, per questo serve un agente o una conoscenza nel campo…comunque anche abitare in una grande città come Milano aiuta, per esempio mi rendo conto che a Bologna ci sono meno opportunità di conoscenze editoriali. Almeno per la mia esperienza è così.

  8. @ Tenar, ecco hai detto tutto, per ora è così assolutamente così.
    @ Giulia, sì, a Milano c’è il movimento giusto, è chiaro che occorre darsi un gran da fare, ma le occasioni non mancano, per parlare con le persone giuste, poi se si rivelano contatti utili oppure no, sta alla fortuna anche, alla voglia di queste persone di ascoltarti, ma Milano io non la lascio anche per questi motivi culturali impagabili.

  9. Le tue analisi sono sempre lucide e ponderate, e anche calorose con quel pizzico di sentimento che non guasta. Romanzi brutti, opere approssimative, gente poco consapevole dello scrivere, e nello scrivere. Hai mai pensato di raccogliere tutti questi post e farne un piccolo manuale ? Buon autunno

    • Oh, Clara no, nessun manualetto, toccherebbe poi cercagli un editore e ne ho abbastanza per i romanzi o affidarmi al self che non fa per me, mi va bene la piccola platea del blog. Un abbraccio e buon autunno a te

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