Conciati per le feste: sotterra il Grinch che è in te oppure fattelo amico

Ammettiamolo: siamo tutti un po’ Grinch! Magari non completamente, magari sono soltanto alcuni aspetti o determinati momenti del Natale a irritarci, ma a distanza di un mese, con il mostro verde che ci chiama per coinvolgerci in stratosferiche battaglie a palle dell’albero di Natale e noi che l’albero manco vorremmo farlo tocca definire la faccenda una volta per tutte.

Natale è la festa dei bambini, pare che gli adulti possano riviverne la magia con i figli, è quindi implicito che chi di figli non ne ha parta svantaggiato. Ma vediamo da vicino qualche dettaglio.

I regali: pensarli, comprarli, recapitarli. Natale ha un enorme pregio: capita sempre il 25 dicembre, a meno di essere di quelli che aspettano la 13^ per spenderla in doni, anticipare i giochi non sarebbe una cattiva idea, tanto rimandare non serve a nulla se non a trovare il delirio ovunque. Una lista, un budget e un paio di giri molto mirati, oppure on line. Se sono per la famiglia con la quale ci si ritroverà il 24 o il 25 si danno in quell’occasione, se sono per chi ancora crede all’omone rosso vestito, bisogna inventarsi nascondigli e consegne segrete in caso siano ad esempio per i nipoti che non li scarteranno la mattina del 25 a casa nostra. Sono cose che ho fatto e non muore nessuno, un po’ di casino, pacchi lasciati sul pianerottolo, non innervosiamoci troppo. Con gli amici si può essere abbastanza sciolti, dal 1 dicembre al 6 gennaio dai, andrà bene comunque vedersi e scambiarseli. Libri, cesti gastronomici, cosmetici, abbigliamento, difficile che io mi discosti da questi articoli. Per i più piccoli, sempre libri, lego, giochi in scatola da fare tutti insieme. L’ideale è prevedere una giornata in settimana da dedicare agli acquisti, se lavorate per un’azienda che chiede il piano ferie con largo anticipo, benissimo, un’occhiata al calendario e vi prenotate per un giorno di dicembre: come? Quell’anno poi non farete regali perché scappate in Patagonia con un maggiordomo figo e stanco di essere sempre il primo sospettato nei gialli? Un giorno libero vi farà super comodo proseguire a scrivere il romanzo, andare in una Spa, o semplicemente dormire.

Le cene (e pure i pranzi): quella del lavoro, della palestra, e quella con gli amici, amici che possono appartenere a più gruppi e quindi le cene si moltiplicano. Se avete dei figli aggiungiamo quelle della scuola, del calcio, dell’oratorio, se i figli sono due diventano magari sei. Prima lo capiamo meglio è: non possiamo partecipare a tutte, per il portafoglio e per lo stomaco, perché almeno un paio si accavalleranno, perché il divano chiama. Parliamone: è necessario vedersi perché è Natale se durante l’anno non si riesce mai a farlo? C’è una sola risposta: NO! E un’unica deroga: gli amici sono lontani e ci si ritrova per le feste perché tornano nel luogo di origine, ottimo, ci si organizza per tempo e sarà un piacere. Io su sto punto ho raggiunto il Nirvana da un pezzo, non mi faccio alcun problema a declinare, soprattutto se l’invito arriva molto sotto data. Chi dice “vabbe’ coi problemi che ho vuoi che a novembre mi metta a programmare l’incontro natalizio?” Figuriamoci, no, però poi non ci rimanere male se trovare una data è un massacro e io non ci vengo.

Il giorno di Natale: che si festeggi il 24 o il 25 o entrambi questo è il punto che può procurare sonori mal di pancia, ancora prima di mettersi a tavola. Personalmente io e mia sorella da quando mi sono sposata avevamo istituito i turni, che non erano la soluzione perfetta ma toglievano un po’ dagli impicci e poi tutto è andato a rotoli lo scorso anno (dopo qualche défaillance negli anni precedenti) quando mia sorella che aveva il turno per andare da mia mamma con la sua famiglia, non ci è andata. Ha invitato tutti in montagna, ma andare fino in Val D’Aosta in giornata mi è parso oggettivamente una gran sfacchinata, in effetti lo era, e di pernottare in hotel anche no, per cui è saltata l’organizzescion e quest’anno ancora non so. Nanni ha spifferato che inviteranno tutti a Milano, essendo il primo Natale nella casa nuova, e mia sorella aveva accennato a qualcosa. Io attendo l’ufficialità. Dividersi tra genitori e suoceri oppure mettere insieme famiglie che normalmente si frequentano pochissimo con abitudini diverse con il reale desiderio di trascorrere un pranzo in serenità a volte è davvero un’impresa, lo riconosco. C’è chi non vuole spostarsi, chi non ama cucinare, chi si sobbarca un mazzo tanto, perché altrimenti chi vuoi che lo faccia, chi non gli va bene niente, chi lavora fino all’ultimo ed è stravolto… lo so, avrete annuito a ogni tipologia, o siete voi o conoscete chi lo è. Il Grinch in questo caso fatevelo amico, ridacchiate insieme delle debolezze umane, Natale è un giorno lungo esattamente come tutti gli altri e in qualche modo cercate di venire fuori dal tetris, abbozzando.

I vuoti: non mi stanco di ripeterlo, Natale amplifica e se da una parte adoro girare con l’Orso per Milano (o anche altrove se capita) tra le luci e dedicarci momenti esclusivi di cioccolata e relax, il vuoto devastante per le assenze è il vero problema del Natale. Il resto si supera, ci si arrabbia magari di fronte a certe prese di posizione (quando ero sposata da un po’, io: a Natale venite a casa nostra? Mia mamma: e ma poi come facciamo per il mangiare? Mi chiedo come sia possibile che io e l’Orso non siamo ancora morti di fame e stenti! Tanto per dirne una) ma la meraviglia dei Natali della mia infanzia in Valtellina con i nonni, zii e cugini e la mia famiglia in armonia, si sovrappone a quelli senza più i nonni, le occasioni sprecate di capire mio padre, e sto piuttosto male. Piuttosto tanto male. Il fantasma dei Natali passati è peggio del Grinch: non bussa, entra e rovina tutto. E io il Natale non lo aspetto più. Si tratta in realtà di momenti, ondate che sì, travolgono, ma passano e sulla riva lasciano pochi detriti, tuttavia so che devo farci i conti, che basterà un’inezia, una musica, un anziano al supermercato, il calendario dell’avvento, a darmi quel pugno in faccia che mi fa bruciare gli occhi e ingoiare malinconia brutta. Potrà capitare dieci volte, o magari cento, la prima botta è già arrivata un paio di giorni fa, è durata poco ma è stata sufficiente a farmi capire che ci siamo. Posso stringermi nell’amore di mio marito, posso ripetermi che non sono stata una cattiva figlia, posso fare leva sui ricordi belli (preferisco rimpiangere i Natali 10 e lode, che provare rimorso per quelli sbagliati) ma soprattutto posso solo aspettare che passi. Se provate le stesse sensazioni, battete un colpo e sfondiamoci di bollicine insieme, vi prego.

Natale incombe, per il momento vorrei scriverci su un nuovo racconto, spero di digerire tutte le leccornie che intendo ingurgitare, mentre mi auguro che le feste ci trovino tutti in salute. Nanni mi ha avvisata per tempo: lui e Cecilia ormai a Babbo Natale non credono più, posso evitare la manfrina dei regali occultati. Personalmente io a Babbo Natale credo ancora, ma non volevo fare la figura della scema, non troppo almeno, l’unica differenza col personaggio noto è che in realtà si veste in maniera diversa dalla tradizione: ha la divisa del vigile del fuoco sempre presente nelle tragedie, il camice del medico in prima fila a soccorrere, ma è anche donna e indossa i vestiti comodi di certe insegnanti di mia conoscenza (Barbara Liguria, forse non ti farà piacere essere paragonata a un vecchio ciccione con la barba ma vuole essere un complimento!). Ha la pelle nera del mio amico che sta fuori dal Garabombo a vendere libri, regala sorrisi e discorsi buoni, ed è fantastico ritrovarlo ogni anno. Siamo anche un po’ noi, quando portiamo speranza e non ci arrendiamo alle brutture del mondo.

Natale è un’occasione per ricordarsi che possiamo splendere e accogliere, magari tutti i giorni. Passate questo mese di vigilia nel migliore dei modi, amici.

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15 pensieri su “Conciati per le feste: sotterra il Grinch che è in te oppure fattelo amico

  1. Stavi pensando a me, eh? Che quest’anno mi sto molto Grinchizzando. Non ho voglia di fare regali perché sono poche le persone che li sanno apprezzare, non ho voglia di fare l’albero che negli anni passati lo facevo solo per me (è ingombrante, serve proprio sta cosa? e quanto consumano le lampadine? spegni stò coso che non lo guarda nessuno) e più che la bellezza del Natale ne avverto solo l’ipocrisia. Temo di essere stata contagiata… E’ vero, il Natale è dei bambini, e purtroppo non ricordo un anno che il signor Babbo Natale leggesse e capisse le mie letterine, sempre fischi per fiaschi. Poi quando diventi grande ti vogliono fare la “busta”, si tolgono l’impiccio, si lavano la coscienza. Ecco, vedi? E’ il Grinch che parla…
    In quanto ai vuoti, mi spiace che siano così dolorosi. Non trovo però giusto che tu passi il tempo a rimproverarti con l’idea della cattiva figlia. Come mi disse un’amica, il punto è proprio questo: tu eri il figlio, e il compito maggiore spetta al genitore. (ah, già, ma che ne capiamo noi, eh?! Pussa via Grinch…) Sono convinta che ovunque sia, magari nella tua cucina, ma non lo vedi (remember Liam e Caitlyn?), ti stia dicendo che va tutto bene, che lo sa, che è ora che festeggi sul serio.
    E che peccato che siamo lontane… ❤

    • Se fossimo vicine, cara Barbara, penso che ne combineremmo parecchie. Natale ci farebbe meno paura e potremmo persino festeggiare insieme il compleanno! Faccio tesoro delle tue parole e ci sintonizziamo tra un assalto del Grinch e l’altro. Un abbraccione

  2. Cara Sandra, chi ti legge sa che il Natale per te è una spina nel fianco. Detesto anch’io il ritmo dei regali forsennato, le cene obbligate cui non vado mai e tutta l’agitazione e la finta allegria. Ma da qualche anno ho riscoperto il piacere di passarlo in famiglia. Una famiglia larga che comprende cugini amici zie mamma e sorella. Cose che quando c’era papà non facevamo e francamente mi mancavano. C’è un regalo che vorrei ti arrivasse prima possibile : il perdono. Verso chi ti ha ferita e verso te stessa. Ti abbraccio forte ❤️

    • Mi piace molto il tuo Natale che immagino preveda gli agnolotti! Il perdono non arriva, non quello a me stessa almeno, ho persino pensato di affrontare una terapia, ma so che sarebbe un percorso molto doloroso anche se forse alla fine liberatorio. Quest’anno mi pare ancora più dura del solito e aspetto di venir travolta dall’aspetto commerciale della faccenda, lo so è poco etico, ma per me consolatorio quindi bene così. Ricambio l’abbraccione.

  3. Quest’anno peggio degli anni precedenti il Natale mi sta arrivando tra capo e collo senza che me ne renda conto. Sarà che con i bambini cresciuti che non credono più al babbo dalla bianca barba anche per me è diventato un po’ meno interessante. Di certo odio l’aspetto ipocrita del Natale consumistico e lo combatto. Ma vuoi che mi manca il tempo, le idee scarseggiano e l’umore non è dei migliori, io per queste feste avrei proprio voglia di scappare lontano e tornare a cose finite, magari al caldo che sto freddo pungente mi ha già regalato un mal di gola da urlo.
    Però le tue ultime parole cambiano tutto, splendere come le lucette per gli addobbi e rilassarsi con una tazza profumata e calda renderebbe l’atmosfera Natalosa e piacevole.

    • Il consumismo, moderato eh, mi piace. I negozi sono a festa, in ogni angolo cose accattivanti e anche un barattolo di marmellata con fiocchi rossi diventa più bello. Lasciando perdere il discorso soldi, basta un unico giro al Garabombo per accontentare tutti o quasi, certo non chi ha pretese enormi, ma quelli davvero sono fuori dai miei giri. Mi spiace per il mal di gola, di certo abbiamo tutti voglia di casa e calduccio, magari non di una casa in modalità cantiere come pare vada di moda dalle mie parti, il tempo rema contro e arriveremo tutti col fiato corto di sicuro. A presto

  4. Lavorando in un centro commerciale noi arriviamo a Natale stravolti. Prima invitavamo sempre tutti a casa nostra, preparavo un sacco di leccornie, da 10 anni anni a questa parte, se mi invitano vado volentieri a mettere le gambe sotto il tavolo e nulla di più. La faccenda dei regali l’abbiamo ridotta ai minimi termini, solo marito e figli e mio papà. Era diventato un vero stress. Non abbiamo cene con nessuno, con gli orari balordi che abbiamo noi, ormai non ci invitano più. Quest’anno il Natale non so come sarà, papà non sta bene e non è a casa. Prima era la festa che più amavo in assoluto, da quando lavoro in un CC, dal mese di Novembre passerei a piè pari al 7 Di Gennaio.

    • Ti compiango, per te ora inizia davvero un tour de force e ti auguro almeno di avere clienti non troppo maleducati. E dopo il Natale ti toccano i saldi, altro girone infernale. Mi spiace tanto per il tuo papà, so cosa provi, davvero, Ti abbraccio forte, grazie che passi sempre a commentare, lo apprezzo molto.

  5. Mi piace il Natale, anche se mi sembra che arrivi sempre troppo presto. Leggo i rituali di cui parli come un marziano capitato sulla Terra per caso. Per la mia famiglia Natale significa, al di là di significati più profondi, addobbi e regali scambiati tra noi tre. Per il pranzo chiamiamo solo mia madre, che esce dal portone accanto al nostro, passa da noi, mangia e torna a casa. Sono venti passi in tutto. Mi dispiace che il Natale ti porti anche tristezza. Credo che sia un momento sensibile per tutti, in qualche modo. Buon mese di vigilia anche a te! 🙂

  6. Io sono molto Grinch, primo perché mia madre è morta, ormai parecchi anni fa, nel periodo natalizio e quindi associo il Natale alla sua mancanza, situazione confermata da quando non c’è più neanche mio padre che ci ha lasciato tre anni fa quasi nella stessa data di mia madre. Per fortuna ci sono i due bambini di mia nipote che mantengono la voglia di festeggiare il Natale, però non sopporto tutta la frenesia pre natalizia di pranzi, cene, aperitivi con colleghi e amici che sembrano di vitale importanza, come se a Natale dovessimo morire tutti. Che poi alla fine vedo tutti volentieri, ma se devo uscire a cena tre sere di seguito durante la settimana prima di natale mi sembra una fatica enorme o una gara all’ingrasso. Poi a Natale non mi danno più neanche le ferie il che mi irrita ancora di più.

  7. @ Grazia, quella del marziano mi ha fatto riflettere parecchio, mi sono vista da fuori e mi ha aiutato a ridimensionare la faccenda. Quindi grazie di cuore.
    @ Giulia, certo che i lutti nel periodo natalizio sono ancora più tremendi. E’ vero, c’è una frenesia da fine del mondo, un po’ come a Ferragosto, per cui facendo tesoro di questi commenti io rallento e Natale, a quanto pare, arriverà lo stesso.

  8. Il Natale ha aspetti positivi e negativi. Io soffro sempre un po’ l’aspetto sociale, le cene con i colleghi, con i parenti che vedi quattro volte l’anno e con cui ti senti un po’ un alieno. Però ancora vince il bello, l’albero e i regali, le vacanze e la me bambina che torna sempre un po’ fuori.

    • Sul sociale quest’anno declinerò allegramente. Per la primissima volta abbiamo organizzato una cena dell’ufficio solo noi 6 che lavoriamo gomito a gomito, perché è stato un anno difficilissimo, i cui esiti sono addirittura ancora incerti, che ci ha unito molto e sarà bello (anche se in realtà finché non saremo seduti a tavola non ci credo tanto che la faremo!) ma le altre aziendali no grazie, non c’è lo spirito giusto. Gli addobbi sono molto convincenti, ne convengo, oggi mi sono soffermata davanti a una vetrina con dei pigiami natalosi un po’ ridicoli trovandoli pure molto belli.

  9. Diciamo che da un paio di post a questa parte tocchi un sacco di tasti dolenti anche per me…
    Natale è sempre stata la festa per eccellenza sia per me e che per mia madre. L’anno scorso è stato il primo anno senza di lei, e mi sono sforzata di pensare che non fosse Natale, che fosse un giorno come un altro.
    Quest’anno proverò a riprendere possesso di questa festa. Non sono sicurissima di riuscirci, ma almeno ci metto la buona intenzione 🙂
    E comunque anche io sto prendendo seriamente in considerazione l’idea della terapia, anche se ancora non mi sono decisa a comporre quel numero di telefono.
    Però ha ragione chi ha scritto, qualche commento più in su, che alla fine l’unica cosa che ci può tirar fuori da questa palude è perdonarci un po’.

    • Cara Eleonora, mi spiace di farti rimestare nel pentolone del dolore, è del tutto involontario ma forse ha il pregio di condividere e sentirsi meno alieni, che poi è in buona sostanza lo scopo del blog, non parlare di me e propagandarsi. Un giorno come un altro a Natale è difficile, perché fuori l’euforia chiama forte anche se poi per molti si tratta di una posa per accontentare ed è pure giusto così- Ti auguro di cuore di trovare un po’ di pace e quel perdono che invoco anch’io. Un forte abbraccio

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