La mia parola per il 2019

Siamo entrati nel periodo caldo delle luci e dei fiocchi (di neve o sui pacchetti, anche se qui non ha ancora nevicato). Ieri la nebbia fitta si è alzata verso solo le 13, era S. Ambrogio, io a casa Emanuele in ufficio nonostante la festa cittadina. Oggi è l’Immacolata giorno per molti deputato agli addobbi, ma noi l’albero lo abbiamo fatto domenica scorsa. Sembra un sabato come tanti, con un eccezionale cielo blu bluissimo! Lunedì riprendo il lavoro e le due settimane che mi aspettano alla scrivania saranno toste, ho cercato di riempire bene frigo e dispensa in modo da evitare il più possibile la spesa, il supermercato dove vado abitualmente è in un piccolo centro commerciale, comunque stracarico di gente da qui al 24.

Ho in agenda diversi incontri per gli auguri, e a metà strada – il 16 – ci sarà la festa per il mio compleanno condivisa con la twin, e arriveremo di sicuro al Natale rotolando tra i vari impegni e la pressione in azienda. Va sempre così, l’importante è non ammalarsi, per il resto la mia disposizione d’animo è ottima, dopo la notiziona di giovedì e un paio di altre cose che sto prendendo davvero nella maniera giusta.

Con questi presupposti e un certo anticipo ho voglia già di postare la mia parola per il 2019. Quella del 2018 era (anzi è) equilibrio e devo dire che l’ho proprio utilizzata come un faro senza dimenticarla mai, ho vacillato molto ma mi dico brava perché tutto sommato l’equilibrio l’ho mantenuto e non è stato un anno facile, per niente.

La parola per i prossimi 12 mesi sarà: scegliere!

Ce l’ho in mente da diverse settimane e abbraccia un universo di possibilità con un unico monito, laddove è possibile sarò proprio io a scegliere, non gli altri, non io che sì scelgo ma in realtà lo faccio per compiacere quindi non scelgo ciò che realmente vorrei, non io che scelgo pensando cosa sceglierebbero gli altri se fossero in me o se io fossi al posto loro cosa sceglierei per far piacere a loro e non a me! Che ingarbugliamento, vero?

Scelgo, senza sensi di colpa perché magari gli altri avrebbero gradito scelte differenti. Scelgo, senza giustificarmi più.

Scegliere se capita, la via più comoda, che le fatiche inutili anche basta. Scegliere di non dare ascolto a chi proietta su di me le proprie frustrazioni, la propria visione del mondo per cui la vita è nobile solo se sofferta (ma quando mai). Scegliere di uscire sette sere a settimana se mi va, o zero in un mese se preferisco. Scegliere gli amici, scegliere le storie da scrivere, scegliere i cieli dove spiccare il volo o anche scegliere di restare a guardarli da terra. Scegliere di nuovo mio marito ogni mattina quando ci svegliamo insieme e quando io continuo a ronfare e gli dico “Buona giornata, Orso“, impastata di sonno. Scegliere di non dire, di non esserci sempre, anche di non sentire quando gli altri si sintonizzano sulla negatività. (Credo si noti una crescente insofferenza alla cosa, negli ultimi tempi.)

Scegliere di non piegarsi alla realtà populista dell’insulto facile, del proprio orticello, dell’IO IO IO, che somiglia a un IHO asinesco, tenendo ben presente il mio valore, valgo come persona, ma in effetti nell’economia dell’universo le mie scelte non contano un granché, meglio non dimenticarlo.

Guardo con indulgenza le scelte del passato, ma anche con la gioia di averne azzeccate parecchie: il marito, la casa (nonostante le magagne contino ad amarla molto), il part time, certi sacrifici che mi hanno portata lontano, il percorso scrittorio (seppure con notevoli inciampi, non mi rimangio quanto detto), scelgo quindi di continuare su questa strada.

Scegliere con consapevolezza ma senza farsi condizionare da chi ha un sentire troppo diverso dal mio.

Rileggendo questo post, scritto in parte ieri, percepisco (magari è solo una mia sensazione) quasi un senso di fastidio, una vaga rabbia di fondo. Sono in realtà molto serena, non do la colpa a nessuno per le mie scelte del passato, eh. Ma proprio come ho svoltato programmando meno, dopo anni in cui la mia quotidianità era un’agenda serrata che alla fine mi ha strangolata, ora scegliere in autonomia diventa prioritario. Significa anche scegliere di non cambiare una virgola, in caso valuti che sia la soluzione migliore per me. Fondamentalmente c’è in giro troppa gente giudicante che se esprimere opinioni è umanissimo e lo faccio di continuo pure io, oltrepassa la linea che forse non ho tracciato con adeguata forza. Scelgo di tenerle un po’ a distanza.

Scelgo infine con molto piacere di continuare così questo blog, senza SEO, indicizzazione, o altre diavolerie a me sconosciute, scelgo tutti voi che mi seguite con affetto che magari ve ne andrete, perché la via dei blog non è un giuramento con la mano sulla bibbia, ma avete comunque percorso un pezzettino di vita, per me nient’affatto virtuale, con me e di questo io posso solo ringraziarvi.

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12 pensieri su “La mia parola per il 2019

  1. Che bella scelta! Come la parola del 2018 ti ha guidato e protetto per un anno davvero molto complicato sono certa che anche questa ti condurrà per l’intero 2019 in maniera egregia. Condivido quel che dici sullo scegliere in libertà che quasi mai viene fatto e che invece dovrebbe rappresentare la normalità. Essere sinceri e scegliere seguendo il proprio cuore e istinto non può che regalare serenità e coerenza in un percorso di vita. Uine scelte dunque, Sandra! 😘

  2. Che bella la parola che hai scelto 😉 Anch’io scelgo per compiacere gli altri, per farli star meglio, anche a mio discapito e magari non viene nemmeno capito e ci resto male. Concordo su tutto ciò che hai scritto. Da un po’ di tempo a questa parte, quando ci sono discussioni, inizio con: Non ho intenzione di giustificarmi… Viaggiamo su binari paralleli, binari che pian piano arrivano a riscoprirci e ad amarci di più. Ah, io scelgo di continuare a leggerti, i tuoi post mi fanno sempre riflettere.

  3. “Che la vita è nobile solo se sofferta, ma quando mai” lo sottoscrivo e approvo la tua scelta. È importante scegliere quello che si vuole veramente, sono pienamente d’accordo con te. Ottima parola per il 2019!

  4. @ Nadia, eh quante volte abbiamo parlato dell’equilibrio nei nostri vocali! Quest’anno parleremo di scegliere, vediamo come andrà.
    @ Sempre mamma, grazie davvero per le tue parole, mi fa tanto piacere indurre alla riflessione. Eh sì quando si sceglie di compiacere agli altri e gli altri non se ne rendono conto, magari trovano persino da criticare, che nervi! Sensazione nota e odiosa
    @ Tenar, eh sì talvolta pure un frammento piuttosto grande di vita condivisa, sapete tanto di me
    @ Giulia, io credo che questa cosa della vita sofferta sia generazionale, i nostri genitori erano più su quella disposizione che io combatto aspramente.

  5. Io che da un po’ di tempo soffro il 99% dell’umanità, è bello leggere questa profonda maturità di cosa sia la vita nella sua essenza più semplice: una scelta.

    • Onorata di essere in quel 1% che non ti fa soffrire caro Marco. Vedi a me pare logico che la vita sia tutta una scelta e che spesso ci si lagni semplicemente delle conseguenze delle nostre scelte senza ammettere di aver preso una cantonata. Proprio di recente discutendo con una persona le ho detto: non capisco questa tua aria perennemente arrabbiata col mondo, guarda che stai facendo la vita che ti sei scelta.
      Ecco, credo di aver detto tutto.
      Un bacione grazie.

  6. Anch’io combatto strenuamente con quell’idea che la vita dev’essere sofferta, che ognuno deve portare la sua croce, con silenzio e rassegnazione. E poi ho scelto. Ho imparato un po’ di sano e rilassante egoismo. Scegliere sé stessi è potentissimo. In un certo senso, ho scelto me stessa quando ho aperto il blog, e tutto quello che ne è venuto dopo. Ed è (stato) meraviglioso.
    Non ho ancora pensato alle parole per il 2019…ci devo riflettere per benino, perché già so che il 2019 sarà un anno col turbo! 😀

  7. Pingback: Tre parole per una rotta - webnauta

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