Editoria, come siamo messi?

Amici, mi rendo conto che sto postando parecchio e voi siete presi dal balordone natalizio, prometto quindi, dopo questo post che avevo in bozza, al quale sto aggiungendo queste righe, di darvi una piccola tregua. Lo pubblico ora, perché con la  nuova grafica di wordpress, più alcuni impicci del pc. sto facendo fatica e preferisco cliccare subito su “pubblica” prima che vada a male, ormai ho una cera età – scusa assai interessante da usare in molteplici situazioni – per cui con le novità informatiche non vado troppo d’accordo.  Grazie ancora per tutto l’affetto odierno. Vado a preparare la cena compleannesca che ho scelto di fare a casa, la festa poi arriverà domenica.

Molti editori non accettano proposte spontanee di pubblicazione (se nel sito non c’è un’apposita sezione per l’invio dei manoscritti, meglio lasciar perdere.)

Gli editori che invece le accettano spesso lo fanno solo in determinati periodi dell’anno, tocca verificarlo nel sito, niente di difficile, ma si ha comunque spesso l’impressione di finire in un pozzo, soprattutto se non è ben specificato entro quanto tempo possiamo ritenere di essere stati scartati.

Se il nostro interlocutore è un editore di fascia media, prepariamoci a possibili (anzi frequenti) problemi di varia natura. Spiace enormemente dirlo, l’editore piccolo potrebbe diventare un big (potrebbe anche chiudere a dirla tutta) ma a mio avviso con loro va sempre peggio.

Se pensiamo piuttosto di rivolgerci a un’agenzia letteraria, quelle che valutano i manoscritti gratuitamente sono sempre di meno, e spesso la finestra di ricezione è aperta in periodi molto brevi, per cui accedervi è complicato, talvolta impossibile. Non sempre danno informazioni chiare in questo senso.

Se decidiamo di optare per un’agenzia che chiede una tassa di lettura, ho recentemente appurato che affidare la nostra opera (e le nostre speranze) a un’agenzia importante, per un testo di almeno 400 mila battute (che non sono poi così tante, la mia agente va ripetendo che è davvero il minimo sindacale per un romanzo che si ponga l’obiettivo di venir pubblicato da un big) sono necessari 488 euro. Considerato che potrebbe non andarci bene con la prima, a botte di quasi 500 euro, con tre agenzie raggiungiamo l’equivalente di un discreto stipendio. Io ho trovato una buona agenzia che mi rappresentasse al 4^ tentativo, di cui tre gratuiti e uno (non con quella che mi ha poi preso) a pagamento. I prezzi all’epoca, la mia ricerca è durata 2 anni dal 2012 al 2014, erano più bassi e le agenzie free più numerose. Oggi spesso quelle free in realtà non hanno grandi contatti con gli editori blasonati ai quali evidentemente ambiamo, visto che abbiamo optato per un intermediario. A quelli piccoli ci arriviamo pure da soli, direi.

Esistono infine agenzie miste (free con un responso più lento, e/o per pochi testi al mese, e a pagamento per una valutazione più rapida per un numero illimitato di romanzi) ne aprono di continuo, offrono servizi editoriali di supporto e probabilmente vivono di quello, più che della percentuale sulle royalty dei loro autori.

Non sto sparlando di nessuno, né intendo essere disfattista, questo è il quadro attuale, senza sconti. Bisogna davvero prendere atto che il settore editoriale è stato colpito molto duramente dalla crisi economica e fatica a uscirne, che gli editori vogliono ricevere testi sempre più perfetti (e quindi passati da un’agenzia o da un editing che l’autore si paga da sé), che difficilmente rischiano con un autore sconosciuto, laddove non ci sia un bacino di lettori consolidato (essere youtuber, calciatori e assassini aiuta parecchio.) E soprattutto che è un mercato dove c’è una sfasatura tra domanda e offerta pazzesca, quindi nonostante si pubblichino 150 libri al giorno (non tanto per amore della cultura quanto per ottenere continui finanziamenti dalle banche, grazie all’apertura di nuove cedole librarie) non c’è posto per tutti e la meritocrazia non sarà la linea di confine tra entrarci o stare fuori. E’ così, punto. Sicuramente chi ha un capitale da investire potrà rivolgersi a professionisti competenti e avere più chance. Il sottobosco di relazioni pregresse, no, non parlo di raccomandazioni, se si lavora nel settore, immagino possa aiutare almeno a venir presi in considerazione. Dico “immagino” ma potrei evitare, basti guardare i curriculum di numerosi scrittori, quanti sono editor, copyrighter? Tanti e soprattutto sempre di più.

In ultima battuta anche le agenzie più serie faticano a ricevere risposte dagli editori in tempi non da glaciazione, talvolta si parla persino di un anno di attesa.

Possiamo solo lavorare sodo. E Dio mi è testimone (frase pronunciata simil processo nelle serie Tv americane) che l’ho fatto; in più ho speso qualche euro, quanto ritenevo di potermi permettere, visto che per il resto inventare storie è un hobby con un costo molto limitato: un pc in casa l’abbiamo tutti e i corsi di scrittura creativa che ho frequentato sono sempre stati molto economici, un paio pure gratuiti.

Come sempre aspetto risposte importanti e tutto – ho parlato con la mia agente nei giorni scorsi – dovrebbe definirsi a gennaio inoltrato. Ora gli editori sono occupati con le strenne e poi ci sarà la normale chiusura per le feste. Sarà uno spartiacque importante tra il rimanere, ammesso di volerlo, nell’editoria di fascia media dove sto da oltre 8 anni, o fare sto benedetto salto di cui vi parlo da tempo. Che poi anche approdare ai big non significa affatto diventare in automatico un loro autore di punta e quindi immagino mi si presenterebbero altri argomenti per il blog 😀

13 pensieri su “Editoria, come siamo messi?

  1. Le tue pillole di saggezza sull’editoria confermano le mie piccole certezze ma spero che presto arrivi aria nuova!
    Io dico che con la giusta attenzione anche un editore non big può far decollare un buon libro. Quindi…

  2. @ Rosalia, guai a demordere, giusto, ricordandosi di non andare troppo in crisi se non ci se la fa
    @ Nadia, editori medi che hanno portato al successo diversi autori e che a questo punto hanno a loro volta dato lustro all’editore in un reciproco scambio ce ne sono, hai ragione, Sellerio era un piccolo editore palermitano con le copertine blu, Marcos y marcos anni fa fece scoppiare il vero caso editoriale di Fulvio Ervas “Se ti abbraccio non avere paura” i primi 2 che mi vengono in mente. Quindi anche lì si può trovare la formula giusta.

    • Salani è rinata con Harry Potter, mi dissero in Grafica Veneta quest’estate. 🙂
      Ma anche Fazi Editore quando si portò a casa i diritti della Twilight Saga ci aveva visto parecchio lungo.

  3. Ahimè, questo è Vangelo. Però non è che qui la Verità ci renda liberi…
    Oramai sono sempre più convinta che il 2019 sarà un anno spartiacque, non solo per questioni mie personali, ma anche per l’editoria. Speriamo che il concorsone DeA rimescoli un po’ le carte. Dalle crisi o se ne esce vittoriosi, o si chiude bottega. Non so quanto ancora l’editoria riesca ad andare avanti di cambiali in bianco.

    • Esatto tutto, Barbara, gli esempi che citi, e il fatto che siamo alla frutta per non dire al fernet. Ho appena saputo che Tempo di libri nel 2019 non ci sarà, perché non hanno fatto in tempo a organizzarsi per marzo e dopo si accavallerebbe con altre manifestazioni.
      Ma dico io, nel 2017 un flop per data e luogo, spostano entrambi ed è bel successo e poi, fine. Se ne riparla nel 2020 con un’altra formula. Ma perché diavolo? Ma che gran perdita di opportunità, lavoro, indotto. Io sono 8 giorni che scrivo all’editore che dovrebbe pubblicare il mio dopo l’estate e non rispondono, ho replicato che la comunicazione è alla base di ogni rapporto, manca poco che chiedo di recedere e questi sono i problemi di cui sopra, quando dico che coi piccoli ci sono problemi, poco personale = non rispondo alle mail. No, non funziona così.

  4. Sono d’accordo con tutto, Sandra, anche se la maggior parte delle cose che so sull’editoria le ho imparate da te. Ci sono scrittori (ho in mente due scrittrici in particolare) che hanno romanzi bellissimi pronti per essere pubblicati, non hanno bisogno di correzioni secondo me, e non trovano posto. Piuttosto che pagare o firmare un contratto che li leghi a condizioni ingiuste (per esempio accettare di organizzare pagandosi da sé almeno 5 presentazioni pubbliche del libro) questi bei romanzi se ne restano nel cassetto.
    Qual è la soluzione? Il concorsone DeA come dice Barbara? Io ho il muro alzato… sembra troppo bello per essere vero. Come faranno a giudicare onestamente migliaia di romanzi in poco tempo? La gratuità del concorso è davvero una buona cosa? Bah, staremo a vedere.
    Se guardiamo alle altre arti, vedo molta crisi in tutti i settori (tranne quelli informatici). Per i film hanno inventato Netflix, per la musica Spotify… magari nel 2019 inventeranno una piattaforma di audiolibri gratuiti!

    • Ciao carissima Lisa, bentornata da queste parti. Organizzare presentazioni non solo ha un costo ma è pure difficile trovare chi sia disposto a ospitarti, quindi pretenderlo a priori è ovviamente il classico capestro. DeA plaeneta è un’opportunità, a marzo sarà tutto finito tranne che per i 5 nominati e male che vada saremo come prima, non bisogna ovviamente illudersi ma alle due scrittrici direi di provarci, e di inviare presto i testi, perché più sotto data si arriva ed è ciò che fa la maggior parte della gente in questi casi, meno si ha la possibilità che il romanzo venga letto per intero. Un abbraccione

  5. C’è da dire che l’editoria oggi ha sempre più bisogno di scrittori/complici oltre che di manoscritti validi. Me ne accorsi quando smisi di inviare libri “a zero” (nel 2015 mi pare) e mi misi sul campo alle fiere editoriali… Lì mi sono fatto un bel po’ di contatti utili e ho pure trovato un agente che mi segue.

    Il punto è che c’è un surplus enorme di scrittori e sperare di esser letti è probabilisticamente dura. Meglio sincerarsene facendo associare alla CE la nostra faccia e il nostro carattere al libro… Un contatto umano è importante, sia per noi che per la CE, fosse solo per assicurarci che ci sia quel minimo di sinergia!

    O forse ha funzionato perché sono un assassino o.o

    瞬俳人殺.

  6. Ciao e benvenuto tra noi.
    Il contatto umano io lo cerco di continuo. In questi giorni sto scrivendo all’editore di medie dimensioni che pubblicherà il mio romanzo dopo l’estate, be’ non risponde alle mail, non c’è alcun risponditore automatico niente, in un celebre forum qualcuno mi dice che comunicano via FB e io non ci sono, il problema è quindi mio che non ho aderito al social, altrimenti saprei che la tizia in questione è assente.
    MA STIAMO SCHERZANDO?
    comunicazioni professionali via FB?
    Poi anche io ho un agente che è il primo a soffrire con me per questo stallo. E’ di ieri, l’ho già detto, la notizia che Tempo di libri non ci sarà, se leggete i vari comunicati vi rendete conto dell’assurdità della cosa nelle motivazioni dell’AIE.

  7. Magari posso riciclarmi come assassina…

    Il quadro che tratteggi è molto realistico e testato anche di prima mano.
    Personalmente ritengo i concorsi ancora il canale migliore, perché di solito almeno si viene letti. Certo, poi ci si stufa di piazzamenti e secondi posti… Che dire? Al momento un po’ gioco per il gusto di giocare, scrivendo per gli amici e un po’ tento ancora di sparare alto.
    Adesso mi è arrivato il solito “ni”. Tradotto: mandaci più materiale e poi valutiamo di nuovo. L’ultima volta ho finito per mandare due romanzi che giacciono ancora nei miei cassetti… Anche la mia resilienza inizia a scricchiolare un po’

    • Mi associo al tentativo di sparare alto, anche se giusto ieri è arrivato un No al rosa da un editore big, e meno male che non è arrivato l’11 che come regalo di compleanno non avrei gradito. Brucia, brucia essere scartati da chi ha un catalogo molto commerciale (e qui mi fermo) che però ha una delle distribuzioni migliori in assoluto. Il testo è ancora in valutazione da altri 4. Si scricchiola, ottima definizione, Tenar, spero che quel “mandaci più materiale” si trasformi in un sì.

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