Penso ad altro

Settimana scorsa nel giro di 24 ore mi sono arrivati due cazzotti in faccia a livello editoriale.

La comunicazione con l’editore che avrebbe pubblicato il mio “Non è possibile”  ha preso una piega che non mi piaceva per niente, al punto che ho deciso di rescindere il contratto e un editore big, al quale la mia agente aveva proposto il mio rosa, ha detto no.

Ricevere brutte notizie sotto le feste in teoria è ancora meno piacevole, in pratica però credo che la cosa riguardi unicamente altri aspetti della vita: salute, perdita della sicurezza economica (non dico lavoro, proprio perché per me la scritture è un impiego a tutto gli effetti e quindi in qualche modo quanto sopra è uno scivolone in campo lavorativo), perché in questo caso compleanno e Natale hanno compensato al punto che non mi sono crucciate neppure un po’. A una settimana di distanza, metabolizzato il doppio evento (poteva essere un colpo che rivela tutta la sua potenza a freddo) sento che qualcosa di davvero importante è accaduto, un cambio di prospettiva per cui ora dico “va bene così!” e sul serio.

In concomitanza, mentre i giorni di luci si sfilacciano in un vero tour de force mangereccio già in corso (continui pranzi e cene conviviali, almeno per me) e il mondo grida orrori di varia natura, per cui diventa difficile sentire il messaggio di speranza di un neonato in una mangiatoia, si veniva a sapere che nel 2019 Tempo di libri non avrà luogo. A quanto pare le risposte di un’editoria claudicante vertono unicamente ad annullare le cose quando non funzionano appieno.

L’editore fatica a comunicare con l’autore? Si propone di rescindere.

L’editore non vede una voce nuova nel testo? Si dice no.

L’associazione di categoria non trova idee innovative per una fiera già stanca al secondo anno? Non si fa.

Un mondo imprenditoriale che agisce per sottrazione per non accollarsi rischi, dimentica che solo muovendosi si va verso qualcosa. Ed è per questo che una realtà simile non può risultare appetibile.

Penso ad altro, e tutto sommato, è un peccato.

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25 thoughts on “Penso ad altro

    • In realtà non sono minimamente preoccupata per me, ma per lo stato dell’editoria perché significa cultura, un aspetto importante della società. Delle mie storie si può benissimo farne a meno. E io posso fare altro, oltre che pensare ad altro come dico nel post. Comunque grazie di cuore.

  1. Il mondo editoriale italiano mi fa una tristezza infinita. Non ha prospettiva, né strategia. Un editore vero si alleva gli autori, si crea i lettori, li fidelizza, va a cercarsi all’estero delle chicche. Ma quanti davvero si muovono così?

    • Ma ti pare possibile che Tempo di libri non venga fatto per:
      – non mettersi in concorrenza con Torino (e nel 2018 e 2017 invece si poteva?)
      – non si è fatto in tempo a organizzarsi per marzo e poi non ci sono altre date disponibili
      io sono allucinata.
      L’editore con il quale ho scelto di non continuare un percorso nel quale avevo davvero creduto tanto mi ha scritto delle cose seriamente imbarazzanti.
      E quello che mi ha scartata ha portato al successo un’autrice che tra le varie castronerie ha scritto che la luna è un pianeta.
      Brucia, oggettivamente.
      Ma poi passa, però non ci credo più, ecco, viene meno la voglia di costruire qualcosa, evidentemente a quel mondo ciò che posso fare io non interessa, tocca prenderne atto.

  2. Vogliamo parlare dei due cazzotti che ho ricevuto in faccia io, praticamente nel giro delle stesse ore? (che puoi anche non credere agli oroscopi, ma accipicchia, siamo due sagittari e in diverse modalità ci capitano le stesse angustie!)
    E più o meno le considerazioni sono le stesse, anche se per un altro settore. “Un mondo imprenditoriale che agisce per sottrazione”. Si abbandonano clienti e si chiudono uffici quasi per gioco, si usano cavalli da corsa come fossero muli, e poi ci si offende se per metà stipendio questi se ne vanno altrove. Come se la salute fosse poco importante rispetto al denaro e le persone non contassero più nulla. Dicono che a livello mondiale è iniziata una nuova crisi, e qui in Italia non siamo ancora usciti dalle due precedenti…
    Giove svegliati!!

    • Sì, Giove e gli imprenditori si devono svegliare.
      Senza criterio, senza piani editoriali non si va da nessuna parte e gli altri ci superano. Che cecità, che miseria e che arroganza. Vediamo sto 2019 cara Barbara. Un abbraccione

  3. Hai fatto bene a liberarti di un editore del genere, credimi. E lascia perdere i big, perché anche se poi ti pubblicano, non ti “allevano” né “curano”. Tu continua a scrivere, e punta alla qualità, sempre e comunque, mai compromessi. Sei stata coraggiosa. Non badare alle castronerie che pubblicano, concentrati sulla scrittura, affina le tue doti. Vedrai, Sandra, che arriverà il tuo momento. Fidati!

    • Vinco il DeA Planeta e mi spendo tutti i soldi con un party pazzesco 😀
      Sì, sono stata coraggiosa, e quanto mi sono sentita fiera di me dopo quel click, fiera e pure leggera.
      Grazie, Clara, davvero.

      • Siiii, te lo auguro di cuore. Sei stata brava e coraggiosa. Non si può pubblicare a qualsiasi condizione.

  4. Se la legge della compensazione ha trovato modo di farti recuperare benessere emotivo per contrastare questi due cazzotti, direi che sei in pari, anzi in vantaggio. Ora sai come atteggiarti nel futuro, perché sei corazzata e forte di quelle che sono le condizioni imprescindibili. Non voglio e non posso credere che nel 2019 non ti imbatterai nella risposta a tutte le tue richieste.

  5. Una riflessione molto profonda la tua. Credo che tu abbia colto il male della società di oggi: la rinuncia a prescindere a tutto ciò che è difficile e che richiede lavoro, attenzione, dedizione. La via breve al successo e alla monetizzazione, in ogni campo. Davvero auguri. In un mondo così non c’è da stare allegri. Per fortuna hai reagito alla grande. Questo è l’importante
    Baci

  6. @ Nadia, Elena grazie Sì, corazzata, sì reagito alla grande, ma questo mondo mi fa venire un grande magone, mondo editoriale e mondo tutto. Editori con pubblicazioni splendide nei contenuti che no, non prevedono il digitale e quando scrivo una mail garbata per chiederne il motivo, manco rispondono, per dirne una. Si rinuncia, si sceglie sempre la comunicazione arrogante e senza senso, si demolisce invece di costruire. E noi camminiamo su macerie infinite.

  7. Apprezzo il tuo coraggio Sandra, se facessero tutti come te si eviterebbero tanti scrittori insoddisfatti perché le CE sarebbero costrette a rispettare di più i loro autori. Il salto da goWare è duro, ti vedo tentare e ritentare, ti ammiro per la costanza e l’impegno e ti auguro tanta tanta buona sorte. Il post sulla tua nascita mi ha fatto commuovere, non sapevo che fossi una warrior fin dal primo giorno, la tua forza è semplicemente stupenda. Il post su Loredana Limone pure mi ha fatto commuovere, non sapevo la conoscessi personalmente, anche con me lei è stata molto disponibile quando l’ho contattata tramite un amico in comune per chiederle informazioni sul mondo editoriale. Come vedi anche se non riesco sempre a commentare ti leggo sempre e spero che continuerai ad aggiornarci durante le vacanze. Un abbraccio.

    • Grazie Lisa per questo lungo commento riassuntivo. Io non andrò via durante le feste, quindi sarò felice di condividere qualcosa qui. Grazie per aver ricordato anche tu Loredana. Per quanto riguarda le mie pubblicazioni in goWare potrei anche tornarci, ne stiamo parlando, non è che me ne sia andata sbattendo la porta, anzi, volevo fare un’esperienza con un editore tradizionale non digitale e mi sono scontrata con diversi problemi. Un abbraccione

    • Bianca, non sei mai apparsa in questo blog e arrivi con una critica pesante, fa niente se scrivi grazie, non smorzi l’intenzione. O sei un troll o hai dei problemi seri.
      In ogni caso io non sono toscana, regione che per altro adoro, bensì molto nordica. Probabilmente questo influenza la mia scrittura, ma avendo cari amici toscani che ancora mi sopportano tenderei a credere che il mio difetto non sia così invalidante.

    • Ciao, sono un Toscano DOC e, personalmente, non mi da fastidio se uno scrive “settimana scorsa” invece che “La settimana scorsa”. Penso che quando io vado a scrivere che “stamani mattina sono andato al bar” qualcuno potrebbe dire lo stesso: “Perché scrivi due volte mattina? Rafforzativo??”
      Credo che nello scritto dovremmo tutti usare l’italiano ma se scappa una forma un “minimino” dialettale concediamocela. L’Italia è bella anche perché con i dialetti manteniamo qualche piccola parte di tradizione.

      • Ecco, bene, sei il socio di Barbara Webnauta, vero? 😀
        Guarda la mia lettrice beta è di Lucca, legge spesso i miei romanzi prima che vengano proposti alla mia agente, azz. mi viene in mente che pure la mia agente è toscana, giuro non ci avevo pensato, dicevo la mia lettrice beta mi segna solo le cose che oggettivamente non capisce perché sono caduta in un nordismo eccessivo, ES. una volta ho scritto “curare” intendendo “sorvegliare” perché per me ha anche quel significato e lei proprio non l’ha capito perché per lei “curare” è solo riferito alla malattia. E poi scusate, che palle, nel senso il mondo va a rotoli, e stiamo qua a romperci per un articolo?

      • Che poi l’Accademia della Crusca fa risalire questa usanza proprio alla Toscana!
        “È opportuno ricordare, inoltre, che in alcuni dialetti mediani (Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo) e soprattutto in Toscana è attestata la forma anno, derivata dall’ablativo assoluto latino, usata senza articolo e senza aggettivo col preciso significato di ‘l’anno passato’ (es. “anno l’incontrai a Milano”, cfr. G. Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi, 1966-1969, vol. III, p. 268)” Fonte: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/omissione-dellarticolo-determinativo-locuzio

  8. Ahahah… non sapevo di essere in società con Barbara di Webnauta. Comunque sì, “la honosco la Barbara” da diverso tempo!
    Vedo che sei ben circondata da toscani (lettore beta ed agente) quindi direi che sei messa benino!! Credo che far leggere le proprie cose a qualcuno che sia al di fuori della propria zona di origine sia una cosa ottima per evitare di cadere troppo nello specifico del dialetto; tutti questo a meno che non sia un testo basato proprio sulla dialettalità! Ti immagini una poesia di Gioachino Belli scritta in italiano invece che in romanesco stretto?
    Buon Natale a tutti quanti!!

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