11/01/99-11/01/19 Vent’anni senza Faber

Vent’anni fa, a soli 59 anni, moriva Fabrizio De André, che non è stato fin da subito il mio cantante preferito, avendolo in qualche modo scoperto tardi, ma quello che in seguito recuperando in intensità, è di sicuro stato il più formativo per il mio pensiero libero e quello che a distanza di tempo continuo ad apprezzare in un crescendo emotivo.

Era l’estate dei miei diciotto anni, non ancora compiuti, essendo nata in dicembre. I miei all’inizio dell’autunno precedente avevano comprato una casa, la casa in Valtellina di cui ogni tanto parlo che è ancora nostra e lì immutata, la stavamo ristrutturando, villeggiando ancora in quella grande dei nonni, nel paese accanto. Ho un ricordo preciso: sono in auto con i miei e vedo tre ragazzi e una ragazza alla fontana sotto casa mia, si spruzzano l’acqua e hanno l’aria di divertirsi un sacco. Li guardo con quell’invidia bruciante di chi scalpita per uscire dalla famiglia, ignara che l’estate successiva, quando avremmo trascorso per la prima volta le vacanze in quella casa, i quattro sarebbero diventati, con altri, i miei amici, importanti, vitali, come solo le amicizie dei vent’anni sanno essere. Uno di loro, Andrea (si trattava di quattro turisti milanesi, due fratelli, e una coppia fratello sorella) aveva la cassetta del concerto di De André con la PFM, e la ascoltavamo a sfinimento alternandola ai Depeche Mode e a poco altro, in auto, fino a tardi, in scorribande che spesso erano limitate a pochi chilometri di una stagione ribelle resa eccezionale dall’amore struggente per il più grande di quel quartetto originario, che avevo visto alla fontana l’anno prima.

Dimmi come ti senti amico amico fragile, eravamo tutti fragili, in cerca di un’identità e alcuni di un lavoro, Faber è stato il mio confine con l’età adulta e gli inciampi frequenti del periodo. Ridevamo tantissimo, ogni cosa era estrema.

A distanza di oltre trent’anni di quel gruppo non è rimasto nulla. E dire che all’epoca ci si frequentava sia in Valtellina che a Milano, sebbene fossimo ai poli opposti della città. E la cosa andò avanti per diversi anni, poi ognuno prese la sua strada. La ragazza, mia coetanea, la intravvedo talvolta quando torna in Valle con marito e figli, due chiacchiere se capita, niente di importante. Con suo fratello Andrea, quello della cassetta, ci siamo fatti un’ottima compagnia nel 2003 – ricordo l’anno esatto perché era la celebre estate del gran caldo e ho una foto, che mi fece lui, dove sono in canottiera (in canottiera in Valtellina giro assai poco, insomma fu proprio torrido anche lì) e con un programma (credo Photoshop, ma era già qualcosa di avveniristico che non tutti padroneggiavano) Andrea cancellò la spallina del reggiseno che spuntava e fece la battuta “ti ho tolto il reggiseno senza che te ne accorgessi”. Dicevo siamo tornati a frequentarci, perché lui si era appena separato, per chi ha letto il mio Frollini a colazione ispirò il personaggio di Gianni, non durò a lungo, ma non credo sia stato un preludio a una storia che non è mai partita. Gli altri due fratelli li ho persi nel tempo nonostante be’ nonostante…

La vita rende possibili cose che all’inizio sembrano quanto meno improbabili.

Poi c’è il De André solido dei viaggi in auto con l’Orso, del “me la rimetti?” e “la riascoltiamo?” in un podio sempre uguale con Simon and Garfunkel e Battiato, nessuno riesce a spodestarli. C’è Ama e ridi se amor risponde piangi forte se non ti sente che mi commuove pensando a chi l’amore non ce l’ha e non so perché mi viene sempre in mente una strada in Toscana, quando probabilmente avevamo comprato il CD da poco. E’ stato bello scoprire di avere gli stessi gusti io e mio marito, anche se lui ha un passato metal.

Infine c’è il De André recente del romanzo con il quale ho deciso di partecipare al DeA Planeta e che, al di là del concorsone, con un percorso davvero ispirato e felice si è scritto da sé, ricalcando i testi delle canzoni. Sono sincera, non ricordavo l’anno esatto in cui Faber ha salutato questo mondo, è stato proprio controllando il dettaglio di una scena, che ho realizzato che mancavano pochi mesi (si era a settembre) al ventennale della scomparsa. Gli anniversari possono essere appetibili in editoria, ho pensato, ma ho anche ricordato che il medesimo ragionamento per la tragedia di Chernobyl, avevo fortemente voluto che Le affinità affettive uscisse per il trentennale del disastro nucleare, non aveva portato a granché. Così, credo che la cosa davvero bella non sia poter proporre un romanzo che cavalchi l’onda mediatica della commozione collettiva, ammesso che l’editoria se lo fili, bensì aver reso omaggio a un cantautore non solo immenso, ma così importante nella mia storia personale. L’ho fatto come lo so fare, scrivendo, così come ho scritto questo post. Poca roba, ma autentica. Alla pane e salame coi contadini.

Però grazie, grazie Faber, per quei pomeriggi e quelle sere talvolta al sapor di disperazione, eppure così belli e spensierati. Mia sorella quando tornammo a Milano corse a comprare la medesima cassetta, aveva la custodia arancione, era impensabile non ascoltarla più. Grazie, per i chilometri di note e le parole cantate lungo le strade assolate delle vacanze, con la sabbia sui tappetini e le valigie nel bagagliaio. Grazie, per la poesia triste, per la giustizia, per aver parlato degli ultimi, grazie, in definitiva, per avermi dato così tanto.

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17 thoughts on “11/01/99-11/01/19 Vent’anni senza Faber

  1. Nonostante non sia una sua fans quello che hai scritto è molto bello, molto intenso e ti rende molto vicina. Che un cantante ci tenga compagnia per lungo tempo è, credo, il migliore complimento che gli si possa fare. Il potere della voce, delle parole, della musica è quasi assoluto. Ma chissà perché a questo punto sono ancora più curiosa di leggere il libro che hai inviato alla Dea Planeta… perché prima o poi, vada come vada, lo pubblicherai, vero?

    • Ho impiegato un sacco a scrivere questo post, non ero sicura di essere riuscita a trasmettere ciò che De André rappresenta per me, sono felice che tu abbia apprezzato. Dunque, io il DeA Planeta lo vinco, quindi lo leggerai prima dell’estate 😀 😀 😀 😀 😀

  2. Sai che anch’io avevo una cassetta di De Andrè in concerto con la PFM che ho consumato, l’ho ascoltata moltissimo nell’ultimo anno delle superiori (o forse era il penultimo…) alcune canzoni sono inchiodate nella mia memoria da sempre, la mia preferita è La guerra di Piero, però anche La canzone dell’amore perduto e Amore che vieni amore che vai. In realtà ogni tanto ne scopro una nuova e mi dico “questa forse é la più bella”. Credo che sia stato un grande poeta e l’ho riscoperto nuovamente dopo la sua morte, ricordo che qualche anno dopo la sua morte con tre amiche andammo per un week end a Genova per visitare una mostra dedicata a Fabrizio De Andrè, mi sembrava fosse successo pochi anni fa, invece sono passati quasi vent’anni, quando l’ho realizzato sono rimasta scioccata! Ieri sera ho seguito lo speciale su Rai uno, l’ho trovato molto bello. Curiosa anch’io per il tuo romanzo!

    • Ecco, mi sono persa lo speciale in Tv, è che ne guardo poca solo quei tre programmi fissi. La guerra di Piero è di sicuro anche una delle mie preferite, Via del campo e Maria nella bottega del falegname, e su tutte – ma negli ultimi tempi anche grazie al romanzo che ho scritto Geordie. Ha lasciato proprio tanto, abbracciando più generazioni.

  3. Bellissimo post. Non ascoltavo De André, me ne fai pentire. Mi ha lasciato un pò di curiosità quel nonostante… Ma almeno il titolo del romanzo che vincerà il Dea ce lo sveli?

  4. Un bellissimo ricordo, il tuo, proprio perchè ” l’hai fatto come lo sai fare”. La vera forza della musica e dei versi ( molte canzoni sono poesie ) è quella di entrare nella nostra vita , diventandone la colonna sonora e caratterizzando alcuni momenti importanti, portando emozione e intensità . Anch’io aspetto il tuo libro!

  5. @ Elena, come direbbe il grande Faber le tue sono domande impertinenti e i dubbi irriverenti quindi, be’ ci siamo parlate in privato 😀 Felice che il post ti sia piaciuto
    @ Brunilde grazie anche a te, l’autenticità di una colonna sonora che pur parlando di Pescatori, Prostitute e altro così lontano da me ha saputo raccontarmi, e questo è grandioso.
    Per il libro be’ speriamo, qui si scherza dicendo che vincerò, non sarà così e toccherà mettersi al lavoro per cercare un editore come si deve

  6. Io invece ricordo esattamente il giorno in cui Faber è morto. Ce lo disse con voce afflitta il professore di educazione fisica. A casa trovai mia madre quasi in lacrime. Pochi giorni dopo mia madre mi regalò due cd di de André. Mia mamma non mi faceva quasi mai regali, anche quelli per il compleanno o Natale dovevo chiederli fino allo sfinimento, ma a volte arrivava a sorpresa con un libro, un giornale o un biglietto per il cinema. Li ho messi su senza troppa fiducia per questo tizio che era stato importante per la generazione dei miei genitori, io avevo 18 e cosa poteva dirmi? Folgorazione. Di quelle che ti cambiano la vita.

    • Ricordavo il momento ma non la data precisa della morte di Faber. Anche la mia è stata una folgorazione seppur lenta (questo è un po’ un ossimoro ma tant’è)- Grande tua mamma!

  7. Grande Faber e brava tu nel ritrarre il periodo spensierato dei vent’anni. La musica sembra trattenere i ricordi e li riconsegna intatti ogni volta che riascolti un brano del passato. La mia colonna sonora, quella dell’amore folle, appartiene a Guccini, e ai Supertramp. Ma anch’io adoro Faber;)

    • La musica sembra trattenere i ricordi e li riconsegna intatti ogni volta che riascolti un brano del passato, molto bella e vera questa frase, la musica è estremamente evocativa e consente sbalzi nel tempo. Un abbraccione

  8. Sono una voce fuori dal coro, perché non ho mai amato molto questo tipo di cantautorato (non mi uccidete, please!) e ci litigavo a morte, ai tempi universitari, con le mie compagne di appartamento, che mi rifilavano De Andrè a tutte le ore insieme a De Gregori, Vecchioni e Cocciante. Vabbè, io, però, non ero un’ascoltatrice di musica ordinaria: il mio punk rock era un pugno alla poesia di De Andrè. Non posso negare, tuttavia, la bellezza e la profondità dei suoi testi.

  9. In passato ho sempre ascoltato De André “con un orecchio solo”, grandi appassionati mia madre prima e mio marito poi. La mia folgorazione è stata vedere “Principe Libero”. Un mio giovane collega, grande estimatore di Faber, me ne aveva parlato. È circa un anno che lo ascoltiamo ininterrottamente, grazie anche a Spotify.
    E uno dei ricordi più belli dell’estate scorsa è quando, scendendo da una montagna, tre generazioni si sono unite cantando La guerra di Piero e Geordie.

  10. @ Marina, figuriamoci, i gusti proprio non si discutono mai. Potresti scrivere un post sul tuo punk rock!
    @ Dovehovistote, che bella l’immagine delle 3 generazioni unite nel canto, di due tra le mie preferite tra l’altro.

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