Abbiamo ancora bisogno di Love Story?

Mentre pascolavo tra i siti degli editori, attività che si colloca a metà tra il normale cazzeggio in rete e un’estensione dello scrivere, poichè si tratta di verificare cosa si pubblica, ma talvolta mi imbambolo soffermandomi troppo su robette che in realtà hanno poca attinenza con ciò che faccio o tento di fare io, mi sono imbattuta in una novità che mi ha fatto esclamare un grosso “ohibò!” mentale.

Sperling & Kupfer, dopo aver ripubblicato nel 2018 (notizia che mi era del tutto sfuggita) il celeberrimo Love Story ha tra le novità il ben meno famoso Another Love ovvero il seguito che all’epoca era intitolato Oliver Story.

Per anni Erich Segal, l’autore, è stato il mio scrittore preferito. Ho letto e possiedo tutto ciò che ha pubblicato (ai tempi era edito Bompiani) e la mia dedizione nacque proprio grazie al film Love Story, la cui sceneggiatura – nata prima del romanzo – ha ormai quasi cinquant’anni (la pellicola cinematografica è del 1970). Il film fu trasmesso in prima visione Tv quando ero ragazzina. Ci fu, lo ricordo bene, un tam tam tra le compagne “sta sera c’è Love Story”, tutte incollate davanti al televisore, tutte a scrivere “Amare significa non dover mai: dire mi dispiace” sul diario, io, ovviamente andai oltre, presi il libro e in seguito comprai tutti quelli che scrisse, seguendo con attenzione le pubblicazioni e facendo passare pochissimi giorni dall’uscita in libreria all’acquisto. Sono qui con me, nella casa da sposata, vecchie edizioni davvero datate, storie stupende tra le quali nessuna tuttavia ha saputo purtroppo eguagliare il successo straordinario di Love Story, un incredibile fenomeno mondiale, cinematografico e letterario. Il film, interpretato da Ryan O’Neal e Ali MacGraw, fu candidato a ben a sette Premi Oscar, sbancò i botteghini, riempì i cinema e fece consumare un’enorme quantità di fazzoletti. La storia è a dir poco passata nel tritatutto: lui ricchissimo, lei no, si conoscono, si amano, si sposano, lei si ammala di leucemia, muore, addio. Non è un romanzo rosa, quindi, tutt’altro, ha una costruzione atipica che non promette il lieto fine e spoilera la tragedia dalle prime righe: (tocca prendere la sedia per raggiungere i miei Erich Segal in fila nel terzo ripiano della libreria Ikea in cameretta) dettaglio non da poco, che avevo rimosso.

Che cosa si può dire di una ragaza morta a venticinque anni? Che era bella. E simpatica. Che amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me (…)

Abbiamo bisogno a cinquant’anni di distanza, con un rifacimento nella copertina che dà al volume un tocco a mio avviso fin troppo moderno e quasi sciatto, di piangere per Jennifer Cavilleri? Di sognare che un uomo come Oliver Barret IV – archetipo del Principe Azzurro – si innamori di una ragazza comune? Di credere nell’amore struggente che rompe gli argini dei benpensanti e travalica convenzioni sociali?

Forse sì, perchè le donne sono cambiate tantissimo in questo mezzo secolo, purtroppo spesso facendo propri i peggiori difetti dei maschi, ma anche quelle apparentemente più ciniche in fondo sanno che è l’amore a muovere le viti del mondo. L’amore in senso lato, che non è soltanto vita di coppia, sesso e attrazione, ma amore per i figli, per il creato, le passioni che si coltivano con abnegazione, l’intimità di un amore anziano, senza più salti tra le lenzuola, ma con la tenerezza di tenersi per mano per non inciampare troppo nei brutti scherzi della vecchiaia. Amore che sa di solitudine e si riversa in un cane o in un gatto, le lacrime su un mazzolino striminzito al cimitero, la fatica quotidiana dell’amore che sa di retorica ma spacca davvero la schiena di uomini che mantengono i figli lavorando in fabbrica, o a buttare catrame (Ma li vedete sotto la canicola, magari sessantenni?) L’amore di una figlia che imbocca il padre negli ultimi giorni nel letto in un hospice, l’amore più nobile di un padre anziano che spinge la carrozzina del figlio disabile, gli occhi annacquati di entrambi.

Stiamo attraversando un periodo storico e sociale orribile, in cui sembra che soldi e apparenze abbiano la meglio nel determinare la considerazione che gli altri hanno di noi, vale quindi la pena di chiedersi se lo scandalo di un ricchissimo bostoniano innamorato di una proletaria di origine italiana alla fine degli anni ’60 non sia assimilabile a quello di un italiano che deve superare i pregiudizi per convivere con una senegalese (Virginia docet) oggi.

Sono davvero felice che Sperling & Kupfer abbia fatto questa scelta quasi coraggiosa e spero voglia mettere in catalogo tutte le opere di Erich Segal, che era nato nell’anno di mio padre e con un piglio decisamente all’avanguardia ha raccontato una delle storie d’amore più celebri, dopo Romeo e Giulietta. Compratelo e leggetelo se ancora non l’avete fatto.

23 pensieri su “Abbiamo ancora bisogno di Love Story?

  1. Ohhh come amo Segal e quanto sottoscrivo ogni tua – sempre azzeccata – parola!
    ‘Una vita per un premio’, in realtà le vite di te e scienziati che si intrecciano alla vigilia della proclamazione dei Nobel, è però il mio preferito in assoluto. Lio preferisco persino a ‘Love stoey’, che pure è, indiscusso, un capolavoro.

    Spero non suoni come un’eresia e sarei curiosa, se vorrai, di sapere se conosci e ami anche tu il mio beloved one ☺️

    • Faccio davvero fatica a scegliere il preferito. Voglio dire Love Story è unico ma alla fine è anche un romanzo piuttosto breve. Oliver Story non ha tanto senso ops, ma tutti gli altri sono capolavori assoluti. Una vita per un premio è stupendo, hai ragione, molto articolato, ma pure Dottori e La Classe e Atti di fede mi hanno davvero entusiasmata. Sono molto contenta per questo tuo commento, grazie.

      • …ed io onorata del tuo! Grazie:)))
        Hai ragione comunque su tutti i fronti, Dottori e La Classe sono magistrali, di quei libri che ti viene voglia di leggere e rileggere anche se conosci il finale. Bella lotta, davvero!

  2. Sono romantica e lo sono sempre stata, anche se ora sono datata. Ma purtroppo love story non mi è mai piaciuto, da ragazza quando lo vidi rimasi molto delusa, non volevo quel finale. Da allora mi ci sono tenuta alla larga. Questa è solo la mia esperienza e il mio pensiero, sia ben chiaro!

  3. @ Koala, baci baci
    @ Annacamilla, chi non avrebbe voluto che alla fine in qualche modo Jennifer si salvasse? Apprezzo il tuo andare controcorrente, e il fatto che ti sia espressa qui. Grazie.

  4. L’ho visto solo una volta e niente, lo sai che io sono per i lieto fine. E quindi mi sono tenuta alla larga dal libro. Però di Erich Segal ricordo di aver letto Un uomo, una donna e un bambino, e cercandolo ora mi rendo conto che i libri di questo autore sono introvabili! Vedo solo copie datate nel mercatino dell’usato… come è possibile?! Davo per scontato che un autore così bravo (lasciando stare i miei gusti) fosse continuamente ripubblicato!

    • Misteri editoriali per cui non c’è stato interesse a far diventare i romanzi di Segal dei long seller, se penso alle smelensaggini di certi autori di lunghissima carriera e all’oblio che ha avvolto Segal inorridisco. Un uomo una donna e un bambino credo che sia il meno riuscito. Nei titoli che ho citato nel commento sopra c’è un intreccio di trame e personaggi notevole per cui davvero ci sarebbe anche tanto da imparare se si vuole scrivere. La Classe fu per me un desideratissimo regalo di compleanno e lo vedo con una certa regolarità al Libraccio o sulle bancarelle, se ti capita davvero dagli una chance.

  5. Non ho mai letto il libro, ma quanto mi ha segnato il film! Al punto che non ho voluto più vederlo, ci credi? A me ha fatto questo effetto quasi repulsivo: storia bellissima, ma troppo triste e io l’ho visto in un’epoca in cui sognavo il principe azzurro ed ero sempre innamorata di qualcuno. L’idea di essere felice e di perdere la felicità per una malattia fatale mi ha sconvolto allora, come mi sconvolgerebbe adesso (con un approccio diverso, però.)

    • Siamo della stessa generazione e l’impatto mediatico fu lo stesso, credo.
      Anche a me sconvolgerebbe ora, a 50 anni e non 25 se morisse mio marito io sono certa che non mi riprenderei.

  6. Anche io purtroppo sono stata boicottata sia dall’amore per i finali lieti sia perchè leggere il libro dopo aver visto il film non mi piace molto. Però credo ci sia bisogno di storie d’amore pregne di significato perché davvero potrebbero migliorarele altre brutte che imperversano.

    • Eh, le storie d’amore brutte che automaticamente non sono più storie d’amore perché con l’amore non hanno nulla a che vedere. La prima cosa che presuppone l’amore è il rispetto e il bene dell’altro.

      • ciao cara! Se pensi che sto facendo una battaglia anti After … battaglia che so di avere già perduto, ma è una storia così squallida che mi tremano le budelle al pensiero che sia la lettura più desiderata dalle tredicenni… bah…

  7. A suo tempo piansi per Jennifer tutte le mie lacrime,poi ripensandoci…
    Non sopporto le storie della serie ” Amore & tumore “, troppo facile far piangere.
    Quanto sarebbe durata la disperazione di Oliver, bel biondone palestrato e testosteronico? …
    Infine, ma questo l’ho capito più tardi: mi suona fasullo un romanzo tratto da una sceneggiatura.
    Non a caso, Love story era brevissimo, scritto in grande e con battute a effetto.
    Ovviamente, è un parere personale!
    Sandra, perdonami, ma l’emozione di Love Story è in archivio, insieme alla me stessa di decine di anni e di chili fa! Ma prometto che seguirò i tuoi consigli e mi leggerò qualcosa d’altro di ErichSegal, va bene?

    • Ma guarda cara Brunilde io sono anche d’accordo col tuo punto di vista, che semplicemente vede le cose da un’altra prospettiva. Possiamo dire che l’enorme successo del film fece da apripista per un autore che io ritengo di grande valore, proprio per i suoi romanzi successivi, (e lo affermo perché appunto li ho letti) e che probabilmente senza quella sceneggiatura avrebbe fatto fatica a imporsi e che poi alla fine tutto sommato non è manco rimasto a lungo sugli scaffali.

  8. Ho visto il film, troppo triste, non ho mai letto il libro e nemmeno altro di SegalMi hai incuriosito però. Se non hanno ristampato i libri, non ci saranno in ebook, credo. Ora vado a vedere.

  9. Io ho visto il film, ma non ho letto il libro. È una storia dal finale triste ma bella perché loro due si sono amati tantissimo (sarebbe stato lo stesso se avessero vissuto insieme per 40 anni? Me lo sono chiesta) l’amore tragico è eterno, in ogni caso le storie d’amore sono sempre attuali, quindi ripubblicare una storia così è sempre un’ottima idea. Magari è la volta buona che leggo il libro…

  10. Probabilmente Love Story non è il mio genere di storia. Ma di storie che facciano bene al cuore, che ci ricordino che l’umanità esiste anche con i suoi sentimenti migliori ce n’è bisogno oggi più che mai.

  11. @ Bridigala cara, ti prego di suggerire i 2 volumi di Calpurnia per le tredicenni. After, certo stra famoso, ma ci credi che non ho idea della trama?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.