I dodici giorni ad Andora – 40 anni fa

Tra febbraio e marzo 1979 la mia classe si trasferì in Liguria per una avveniristica iniziativa del Comune di Milano: utilizzare le colonie estive, solitamente chiuse nella stagione invernale, per un soggiorno di istruzione aperto alle scuole elementari. Per l’epoca era qualcosa di estremamente nuovo, e io ebbi la fortuna di avere una super maestra (alla quale sono grata per moltissime cose) che decise di aderire. Il progetto ha in seguito preso il nome di Scuola-Natura ed è diventato una tappa consueta nel percorso di istruzione per i bambini milanesi.

I dodici giorni ad Andora è il titolo del giornalino ciclostilato di 60 pagine che la classe mise insieme al ritorno. Titolo che inventai io. Succedeva che per ogni giornalino, che sempre seguiva una ricerca fatta in classe (per esempio I funghi o Le piante), gli alunni che lo desideravano proponevano un titolo e/o un disegno da utilizzare per la copertina che venivano messi ai voti. Il mio titolo vinceva sempre 😀

Il ricordo di quell’esperienza è tra i più luminosi della mia infanzia, e rileggere oggi quei fogli dopo quarant’anni mi restituisce intatta la bambina che ero: innamorata della parola scritta ed estremamente propositiva si faceva coinvolgere con entusiasmo in qualsiasi attività.

Nella prima pagina si legge: (la maestra si batteva a macchina tutti i testi!)

Lunedì, tornati a scuola, abbiamo discusso come organizzare il lavoro e come utilizzare il materiale preparato ad Andora. Discutendo, sono emerse queste proposte:

  1. Preparare alcune relazioni insieme; per altri lavori invece dividerci in gruppi (Sandra).
  2. Dividere il lavoro secondo i giorni, un gruppo parla del lunedì, un altro del martedì (Luca).
  3. Dividere la classe in due gruppi, metà lavora sulel gite… l’altra metà sulla vita in colonia (Matteo).

Abbiamo votato per decidere quale scegliere, il risultato è questo:

proposta n. 1 voti 2

proposta n. 2 voti 0

proposta n. 3 voti 18

assenti n. 3

Sandra ha fatto una proposta per stabilire come dividere i gruppi: “proviamo a dividerci come vogliamo, poi se non siamo bilanciati come numero tiriamo a sorte”.

Abbiamo accettato la sua proposta e formato i gruppi in questo modo: seguono i nomi.

Emergono quindi un paio di cose interessanti, l’impianto estremamente democratico e formativo delle nostre giornate a scuola e in gita e la mia onnipresenza attiva su tutto.

Non sono cambiata.

Scuola Elementare di via Sapri, 50 Classe V A

Ringrazio le amiche liguri che mi hanno consentito di tornare in quei luoghi e ritrovare la mia anima più autentica nel vento di Cervo.

9 pensieri su “I dodici giorni ad Andora – 40 anni fa

  1. La Sandra bambina deve essere stata una scolara assai presente, una di quelle che tirano la classe con il proprio entusiasmo. Andora la conosco bene, è una bella cittadina che con il suo mare ha conquistato chi il mare lo vedeva solo con tante ore di strada, quindi immagino quanto belli possano essere i ricordi a lei legati. Grazie per questa piccola immersione nella tua vita, molto dolce.

    • Esatto su quella bimbetta, eh sì io il mare in inverno non lo avevo mai visto e fu una sorpresa meravigliosa. Ma prego è stato un piacere rimmergersi in quel mare.

    • Troppo avanti maestra Gabriella. Vorrei tanto rivederla, ho anche un contatto, anzi avrei perchè è un’amica di un’amica di mia mamma che ancora la sente, mamma del bimbetto che per quel giornalino creò la copertina tale Stefano, che disegnava molto bene, ma la vedo difficile, ogni volta che lo chiedo la faccenda cade nel vuoto purtroppo.

  2. Davvero avanti la tua maestra. Metteva gli allievi al centro del processo di insegnamento-apprendimento, stimolava la vostra creatività e intraprendenza, in anticipo di 40 anni rispetto ai più recenti obiettivi dell’U.E. da raggiungere entro il 2020.
    Oggi, tuttavia, non sarebbe più lo stesso a causa delle tecnologie. I ragazzi stanno tutto il tempo appiccicati allo smartphone, anche in gita. I maschi per giocare, le femmine per filmarsi, mentre cantano e ballano. Si perdono un sacco di cose, purtroppo. Ma ne hanno molte altre.
    Io non ho avuto maestre così illuminate, ahimè. Ne cambiavo una all’anno. Troppo rigida e dispotica una, molto dolci e materne le altre. Ma tutte molto tradizionali.
    Sei stata fortunata, Sandra!

    • Grazie per questaa tua testimonianza, sì sono stata super fortunata e dire che era la sostituta per la maternità della maestra di prima, in II sostituì la gravidanza dell’insegnante di mia sorella, tutti videro la sua eccezionalità e si fece l’impossibile per averla da noi dalla III

  3. Noi facevamo le 40 ore alle medie. Anche noi facevamo ricerche e interviste ai nonni del paese. Abbiamo redatto un giornaletto che distribuivano alla persone del paese. Mi piacerebbe tanto averne una copia.

  4. Noi non avevamo questa opportunità, ma la nostra maestra, che prima o poi spero di reincontrare, cercava di fare il suo meglio con poco. Ricordo per esempio che a spese sue ci portava in classe un’uscita periodica dell’Airone, avevamo un mega poster mappamondo appeso in classe e ogni settimana usciva questo fascicolo con la scheda dell’animale e la figurina da attaccare nel poster. E in classe si studiava questo animale. Un anno partecipammo ad una gara creativa costruendo con cartone e altri pezzi di riciclo una casa per le bambole. E’ vero che ero piccola e forse le proporzioni non sono corrette, ma doveva essere 1m x 1m x 1m, enoooorme. Siccome la scuola era ai piedi di una collina, ci portava anche fuori per passeggiate naturalistiche o per fare ginnastica (eravamo però solo in nove bambini, molto gestibili, se lei diceva “Silenzio” noi eravamo muti all’istante, con la maestra non si poteva scherzare, era la seconda mamma e se lei si arrabbiava, poi si arrabbiava molto di più anche la mamma!!)

    • Verissimo, le maestre avevano un’autorità che ora non c’è più. Vedo che anche tu conservi dei bei ricordi e vorresti incontrare la tua maestra.

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