Percorsi

Quando mi sono resa conto di cosa avevo combinato, ho potuto solo pensare “sono una cretina!”. Ero infatti riuscita a infilare ben tre refusi nella breve mail per proporre altrove la sinossi del romanzo del concorsone e dare via così al piano B.

Non saprò mai se l’errore sia stato determinante, ma, di certo, è stato un pessimo biglietto da visita per un’autrice, e potrebbe avere indotto il destinatario a non aprire neppure gli allegati. In ogni caso oggi sono trascorsi i 15 giorni necessari, tempo espresso nel sito per valutare la candidatura e farsi vivi per richiedere l’intero manoscritto. E non è successo.

Da una parte penso proprio che il mio cervello mi abbia indotto a mettere il piede (anzi le mani) in fallo per evitare di percorrere quella strada e lasciare l’attuale. Perché in effetti un percorso nuovo oltre ad avere mille incognite, presuppone di confrontarsi con personalità e dinamiche sconosciute, il che – col mio carattere – implica far scendere in campo la parola che più mi opprime: ansia.

Mamma mia! Come odio stare emotivamente in quel modo per l’editoria! Non ha senso e quindi mi arrabbio due volte: una per la frustrazione, e la seconda con me stessa che non so vivere nella maniera giusta queste situazioni.

Non rinnego la mia voglia di fare il grande salto di cui vado blaterando da secoli, ma quanto invece sto bene nella mia placida zona a un livello inferiore (ammesso che lo sia, sappiamo bene quanti libri indecenti vengano comunque pubblicati da editori big) se solo mi soffermo a riflettere senza farmi catturare dai richiami della fama.

Si tratta di analisi che ogni tanto è bene che io rifaccia pubblicamente, a costo di annoiarvi, come quando mi sono messa a nudo parlando di autenticità nei miei interventi a Book City.

Ecco, volevo dirvelo. 🙂

Buona giornata.

12 pensieri su “Percorsi

    • La cosa completa è che: un paio di ore dopo mi sono resa conto dei 2 refusi (2 non 3) e ho inviato una seconda mail in cui mi dicevo mortificata, poi ho trovato il terzo refuso (nel titolo dell’opera!) e un altro nella mia biografia. Un disastro!
      Avevo riletto, giuro per non parlare del correttore automatico ma boh.
      Ma oggi che sono scaduti i 15 giorni ti giuro provo un vero senso di sollievo, è tutta una faticaccia che inizia a non avere tutta sta attrattiva.

  1. i refusi sono secondo me la normalità. Un po’ la fretta, un po’ l’agitazione. Io ad esempio posso rileggere anche cento volte un pezzo e non accorgermi di quello che una volta inviato esce palese come se lo avessi scritto in grassetto e stampatello. I refusi hanno vita propria e stanno al mondo per fare impazzire. Ma non penso possano determinare la bontà di un testo, se quello è buono e denota capacità di scrittura, quindi su con la vita e attendi con fiducia. Solo 15 giorni in editoria non sono poi tanti.

    • La sinossi era l’unica parte priva di refusi, ma oggi scadono i 15 giorni, per cui refusi o no, siamo fuori tempo. Tra l’altro so per certo che c’è chi è stato contattato dopo soli 4 giorni, con il fine settimana di mezzo, perché la sinossi aveva suscitato immediata curiosità (ed era stata inviata dopo la mia) quindi inutile pensarci su: i giochi, cara Nadia, sono ormai fatti.

  2. Hai la mente molto impegnata da diverse situazioni : Si chiama stress, credo, quello che fa fare errori banali come i refusi, in una mail importante. Hai solo bisogno di essere indulgente con te stessa, fare un po’ di spazio ( mentale ) e riprendere con maggiore calma.
    Anche la progettualità e l’entusiasmo succhiano energie, tienilo presente!
    Grazie per aver voluto condividere questa tua… defaillance: sei stata molto sincera e schietta, io lo apprezzo molto! Vai avanti , abbi cura di te e non ci pensare più!
    ( sembro una vecchia zia…)

    • Io invece, cara Brunilde, sono proprio una vecchia zia.
      E la schiettezza è proprio un tratto del mio carattere. Ho preparato e inviato mail e allegati in un momento di sovrapposizione di cose, e l’ho pagata.

    • La pancia e quel che c’è dietro, diciamo l’intestino via, è medicamente considerato il secondo cervello 😀 Il mio inconscio è molto impegnato a far fronte senza andare in panico per una serie di cose che normalmente mi agitano e invece sta tenendo a bada alla grande. E comunque non ho il numero, solo piccioni viaggiatori…

  3. Quelle mail lì Sandra (come certe per questioni di lavoro) occorrono tempo e serenità. Le si prepara in bozza, le si rilegge in vari momenti, anche a distanza di giorni, meglio se a quattrocchi (chiedi all’Orso che te la guardi), e solo dopo si inviano.
    Non ho esperienza di invio di sinossi e manoscritti, ma di mail di presentazione con curriculum per candidatura si, e di stress e ansia anche. 😀
    Però c’è quella bella frase che, seppure dà fastidio, è ahimè vera: le cose belle accadono fuori dalla zona di comfort. E uscire dalla zona di comfort non è una passeggiata, ne convengo. Di solito ci frena la paura dell’ignoto. Vale per tutto: da un editore Big, a un nuovo lavoro, a una nuova palestra, nuove amicizie, nuovi amori… Ma qual è il peggio che può capitare?

    • Eh sì, con quella mail ho del tutto sbagliato tattica, presa dalla foga.
      La zona comfort su di me poi ha una grande attrattiva, ne convengo, non la demonizzerei del tutto, ma nella vita tocca anche osare con coraggio.

  4. I refusi capitano soprattutto quando rileggi più volte, sembra una beffa. A me succede spesso e ovviamente per le mail più importanti…

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