Shalom e libri

Tra una saraccata d’acqua e l’altra, tra l’uscita del mio nuovo romanzo e un certo trambusto scrittorio di cui non vi ho parlato, siamo arrivati anche al #SalTo19!

Si è capito subito che sarebbe stato un Salone diverso, intanto per la prima volta non avevo blog incontri in agenda, pareva proprio che nessuno tra i miei blog amici torinesi e non venisse quest’anno. Niente telefonate perse, nè appuntamenti alla Dove sei? Ovvio dalla parte opposta a dove mi trovo io. Quindi anche niente abbracci belli e amicizia. Peccato. Dimenticando il caso dell’editore fascista, sono partita con una gran voglia di libri e scoperte. C’era anche questa nuova struttura, sempre al Lingotto ma con un’area aggiuntiva, il padiglione Oval, e promesse di una fruizione più agevole per i visitatori. Chissà.

Alla fine com’è andata? Adesso ve lo racconto.

Alle 13, con zero persone in fila al controllo sicurezza e appena un paio in biglietteria approdavamo giusto all’Oval. L’Orso propone una strategia che approvo subito, subito dopo le consuete prime due tappe: toilette e caffè, quella di attraversare tutti i padiglioni al contrario senza fermarsi e ripercorrerli quindi con calma in ordine dal primo all’Oval verso il parcheggio. Parte anche la consueta sfida tra chi vede più personaggi famosi: vincerà lui 4 a 1, ovvero Daverio, Sgarbi (lo vediamo ogni anno), Michela Murgia e Alessandro Barbero e io un Pippo Baudo attempatissimo con guardia del corpo che si frappone tra me e la tazza di caffè. Stringere la mano ad Alessandro Barbero e scambiare due chiacchiere sarà uno dei momenti “picco di felicità” del Salone (adoriamo sentirlo raccontare la storia in Tv). Un secondo sarà trovare scontati al 50% allo stand del Libraccio due libri che mai avrei pensato di poter leggere, perché fuori catalogo, dell’autore di Cherry Man dà la caccia a Mister White che se ben ricordate ho amato da matti e li avrei pagati a peso d’oro invece, con un guizzo dei miei occhi davvero notevole, li ho intercettati nel casino dell’ordine puramente sparso e portati via, spendendo solo 15 euro per entrambi. Ho quasi pianto e riferito l’accaduto a Emanuele parlando a 3000 giri, mentre altri avventori mi fissavano e dal loro sguardo ho inteso che capivano cosa stessi provando nel mio profondo.

E poi via, via per 4 padiglioni che in realtà non abbiamo battuto centimetro per centimetro perché è stato subito chiaro che toccava fare una selezione, non tanto per il tempo, in fondo siamo stati dentro meno di 5 ore, poco, ma per i soldi, che sommati agli 11 euro di parcheggio e al pranzo al self service (pochi sanno dove si trovi e ha sempre tavoli liberi, quindi l’abbiamo preferito al solito bivacco panino) hanno determinato una giornatona in tutti i sensi. Che non rimpiango nulla, ma a un certo punto occorre dire basta.

Selezionare con criterio però, lavoro fatto negli anni a casa, studiando i cataloghi e la serietà degli editori, unendo l’esperienza fatta negli anni precedenti al Salone, nonché quella maturata frequentando altre fiere del settore, si incappa solo in cose stellari. Ci si ferma da Giuntina a parlare con Shulim e con Aylet Gundar Goshen che mi autografa il suo ultimo romanzo (ho adorato i due precedenti) dicendomi Shalom; ci si intrattiene con La Corte e i suoi autori dove ho incontrato Luca Buggio, dopo una conoscenza sotto pseudonimo su Writer’s Dream; si decide di non badare a spese da Marcos Y Marcos che riesce sempre a rimanere nel podio degli editori più amati; si scova un editore che ha tutti i super classici a soli tre euro, si fruga e alla fine ci si porta a casa Dracula e Machiavelli.

Uscendo dico al Lingotto la mia solita frase “Ci vediamo l’anno prossimo!” Perché nei deliri della vita Salone e Garabombo rimangono due certezze di cui non posso fare a meno.

Mi scuso per non aver linkato nulla di ciò che cito e una foto con Aylet avrei anche potuto farmela mannaggia, ma con un veloce copia incolla troverete tutti gli approfondimenti che vorrete, se lo vorrete, comunque nei commenti potrete chiedere e io ben volentieri mi dilungherò.

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11 pensieri su “Shalom e libri

  1. La strategia di Emanuele è quella vincente: si va subito in fondo e si torna indietro, l’abbiamo fatto anche noi l’anno scorso (ed è ottima anche a Gardaland, se entri al mattino presto vai in fondo e non trovi fila nelle giostre più belle!)
    “Cherry Man dà la caccia a Mister White” me lo sono tenuto da parte, portato in aereo, speravo di distrarmi e invece niente, non sono riuscita a leggere, mannaggia. Mi dava proprio fastidio seguire la linea di lettura, quindi alla fine mi sono guardata la guida turistica.
    E comunque Marcos y Marcos inizia ad essere il mio editore preferito, tanta bella robina buona a catalogo (ecco, magari io al Libraccio avrei cercato i mancanti di Jack Ritchie, ma ogni tanto passo a setaccio comprovendolibri.it). Dovessi tornare al Salone l’anno prossimo, dovrei organizzarmi con mappa (c’era scaricabile online quest’anno?) e segnare con una X tutti gli EAP, intanto, inutile perderci tempo; lasciare con un punto di domanda i Big, giusto se avanza tempo, e tenere per primi le piccole case editrici che ancora accolgono e pubblicano i veri esordienti. 😉

    • La mappa – che non so se ci fosse on line – quest’anno presentava un grosso problema: la mancanza nell’elenco di alcuni editori che ero certa fossero presenti! Infatti c’erano, ma non sulla cartina! Marcos Y Marcos ha un grosso limite, quello di non prevedere il digitale, li perdono solo perché la qualità e la scelta formano un catalogo di gran pregio e allo stand sono sempre competenti. I Biggissimi non li ho filati, hanno uno standone commerciale senza criterio e trovi le solite cose che troveresti entrando nelle noiosissime librerie di catena, non è questo lo scopo di andare a Torino. In effetti ci sono parecchi editori da scartare e lo si impara solo col tempo.

  2. Spiace anche a me di non averti potuta abbracciare, ma almeno L’Orso ci ha guadagnato 🤭. Credo che avrei volentieri dato un’occhiata a la Corte. Me ne hai parlato così tanto che avrei voluto spiare i testi pubblicati per vedere se sono all’altezza dei tuoi 😉😆. Ti dico anch’io al prossimo Salone. E magari ci sentiamo qualche interessante dibattito insieme. La Murgia l’avrei sentita volentieri

    • Ti ringrazio molto per questa frase “per vedere se sono all’altezza dei tuoi 😉😆” ma non vi è alcun dubbio che lo siano, piuttosto potrebbe essere un problema il contrario. Michela Murgia l’abbiamo sentita per poco, stava registando qualcosa per una radio, penso in diretta, ma forte e chiara e da vicino. Parlava come spesso fa della condizione della donna. SalTo20 suona già molto bene, ma ci pensi 2020? Da non crederci.

  3. Che bello avere un compagno che condivide la tua passione. Io e il mio abbiamo in comune la passione per i film, anche con i nostri figli, ma per i libri no. Forse il piccolo , speriamo.

  4. Per me niente Salone anche quest’anno, mi piacerebbe andarci prima o poi, ma diventa problematico per gli impegni familiari, che mi hanno monopolizzato il tempo soprattutto in questo ultimo periodo…

    • Anche perchè da Bologa devi restare via per forza 2 giorni, mentre noi riusciamo ad andarci in giornata. E la famiglia giustamente anche per me è prioritaria.

  5. Alessandro Barbero era mio professore all’Università. Allora era poco più che un ragazzino, ma aveva lo stesso piglio entusiastico e pieno di vita che ha tuttora in tv. Un professore eccezionale, tra l’altro, in grado di trasmettere il suo amore per la Storia come pochi altri.
    Io ho saltato anche quest’anno nonostante per me il Salone sia veramente a due passi. Sarò vecchia ma queste fiere, che in gioventù adoravo (e tra Torino e Milano ne visitavo davvero tante), mi hanno stufata. Magari nel 2020 – che suona bene – ci tornerò, chi lo sa. 😉

    • Wow Barbero professore! Grandioso! Figurati che era tutto rosso quando io lo riempivo di complimenti. Appuntamento al 2020 e chissà che non io non possa essere dietro a uno stand oltre che in giro come una super trottola.

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