Quando la scrittura diventa memoria

Spesso, o forse solo qualche volta, i personaggi delle nostre storie vengono ispirati da persone reali: ne estrapoliamo alcune caratteristiche oppure addirittura li ficchiamo nei romanzi con poche modifiche perchè sono già perfetti per la narrazione che intediamo portare avanti.

Facciamo qualche esempio tra i miei protagonisti o figure di secondo piano.

Collegafigo esiste è molto simile al mio collega che, tra l’altro proprio in questi giorni sta finalmente leggendo Le affinità affettive e ha avuto da ridire Spoiler Alert perchè non l’ho fatto andare a Ibiza all’addio al celibato, per poi arrabbiarsi un sacco per un piccolo capitolo dedicato a una avventura di Cesare (personaggio molto amato ma inventatissimo) che si porta a letto una ragazza che lavora al Bingo: voleva trombarsela lui! Fine Spoiler Ho un po’ romanzato Natallia o meglio le sue vicende ma Natallia è decisamente lei, mentre Virginia non è in alcun modo riconducibile a nessuno. Marta non esiste ma molti lettori ci hanno visto me.

La tendenza autobiografica di solito è particolarmente forte agli esordi, poi passa. Così nel mio primo romanzo ci sono diversi amici (e nemici!) veri. E da ieri sera scrivere ha acquistato un valore immenso che nessuna schifezza editoriale potrà vanificare, anzi la scorrettezza del baraccone appare ancora più evidente se confrontata con una splendida persona che ho trasferito quasi pari-pari, senza neppure cambiare il nome, in Frollini a colazione, libro di cui non parlo mai, ma che alla fine mi ha dato davvero tantissimo. Si tratta di Tiziano.

E’ la moglie di Tiz che parla, lui è il mio collega preferito in assoluto. Lavora come grafico, disegna stupendamente, ma per anni è stato contabile, proprio come lo sono io ora.

Sì, Tiziano disegnava e dipingeva proprio stupendamente, in camera da letto c’è appeso il falso Roy Lichtenstein di Tiziano (regalo di nozze) che vi sfiderei a distinguere dalle opere autentiche. Purtroppo anche Tiziano ha terminato questa settimana, una settimana di terribili e gloriosi addii, il suo viaggio su questa terra. Era una persona magnifica, è stato un collega a distanza (lavorava per la filiale di Verona, ma ci si sentiva quasi ogni giorno e ci siamo visti parecchie volte) assolutamente perfetto, con il quale collaborare è stato un piacere immenso. Era in pensione da anni (ne avava 69) e ci siamo sentiti l’ultima volta questa primavera. Non mi do pace per non averlo chiamato, solo messaggi whatsApp, quando si era fatto vivo lui a febbraio, dopo diverso tempo, era stata una sorpresa bellissima.

Un modo di lavorare e un mondo lavorativo che non esistono più, purtroppo. Recentemente la sua collega che ancora lavora a Verona, mia coetanea, mi ha detto “Eravamo felici e non ce ne rendevamo conto” ed è proprio così.

Ieri sera mi accingevo a stirare quando mi è squillato il cellulare, erano passate le 19, avevo fatto un’ora di straordinario, ed ero contenta per aver smaltito buona parte dell’arretrato in soli tre giorni per cui la scadenza non mi faceva più paura. Pensavo fosse mia madre ma ho letto il nome di un altro collega comune, quello della filiale di Conegliano Veneto (un tempo l’azienda aveva un avamposto veneto davvero top), anche lui era finito in Frollini a colazione, per chi l’ha letto si tratta di Occhi Verdi. Ho sentito subito il cattivo odore delle brutte notizie, perchè la vita è stronza e si arriva a un punto in cui ci si sente solo via messaggio e se ci si chiama non è per l’allegria di farsi una chiacchierata: ho pensato quindi che fosse mancata sua madre, molto anziana.

Un po’ di convenevoli simpatici e intanto mi rendo conto, che no, non ha il piglio di chi ha appena perso la madre, boh, poi cambia registro e mi dice:

“Sandra, dalla tua voce squillante immagino tu non lo sappia ancora…”

“No, cosa?”

“E’ morto Tiziano!”

Mi sono letteralemente piegata su me stessa ripentendo “no, no, no!” andando avanti e indietro per il corridoio con l’Orso che mi faceva delle facce perplesse dicendomi “ma cosa succede?”

A quel punto è cominciato il tam tam dei messaggi, soprattutto con il quarto elemento di quel nostro fantastico quartetto (il collega della filiale di Vicenza) formato nel 1993 con l’entrata in vigore della normativa fiscale che ancora seguo. Ricordo persino com’ero vestita il giorno in cui vennero in visita in sede e li vidi per la prima volta: jeans blu scuro e camicia di seta rosso fuoco.

In quel momento la scrittura ha assunto l’importanza della memoria mentre la quantità di lettori è diventata del tutto ininfluente, perchè loro c’erano. Gli mandavo i miei racconti via fax, e Tiziano quando mi ha contattata a febbraio li ha fotografati e me li ha inviati via whatsApp. Li aveva conservati.

Ho cenato e ripreso a stirare, poi ho cercato nel cellulare le ultime foto che Tiziano mi aveva mandato e ho ricominciato a piangere disperatamente. Allora ho abbandonato il ferro, e mi sono messa al pc. Non fa niente se sarebbe uscito un post che in fondo interessa solo a me, oltretutto con i tempi verbali tutti incasinati: dovevo fissare l’epifanica scoperta che Tiziano non vivrà solo nei suoi quadri (ne ho un paio anche in Valtellina) e nel ricordo di chi gli ha voluto bene, ma anche in un mio romanzo. Questo ha un pelino lenito il dolore.

Ciao Tiz. La strada fatta insieme a te è stata meravigliosa e piena di incredibili risate!

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17 pensieri su “Quando la scrittura diventa memoria

  1. La scrittura ha anche questo di magico, tiene in vita il ricordo delle persone. Mi spiace molto, non mi è ancora capitato di perdere un collega, ma amici si. Magari se un giorno riuscirai a ripubblicare Frollini a colazione, potresti dedicarlo a lui…
    PS. Ma Collegafigo si è messo a leggere Le affinità affettive dopo la minaccia della totale perdita della muscolatura esistente del mio spot Estathe taroccato? 😀 😀 😀

    • In pausa pranzo scriverò all’editore di Frollini per chiedere allora di fare il digitale.
      No, Collegafigo si è deciso quando è diventato zio e io gliel’ho menata sul non avere figli. Però il tuo spot chiaramente era e rimane fenomenale.

    • Grazie, poi magari è così tutti gli anni: Umberto Eco e Harper Lee sono morti lo stesso giorno, per dire, ma quest’anno e questa settimana con Tiz è troppo triste.

  2. Ti abbraccio forte forte Sandra. La cosa bella è che Tiziano vive e vivrà nella tua memoria e nella storia che ci hai raccontato. Non è poca cosa anche se perdere un amico è un dolore molto grande. Coraggio

  3. Un abbraccio anche da me. Vivo con il pensiero quotidiano di persone che mi hanno lasciato, persone amate, con cui ho condiviso lavoro, problemi, risate, un importante tratto di strada.
    Con loro se ne è andata una parte di me, quella parte resa migliore dalla loro presenza e dal loro affetto. Il mondo mi sembra un posto più triste senza di loro, il vuoto è incolmabile. Ma al tempo stesso sento la responsabilità di andare avanti, anche per chi si è fermato prima, e di vivere con pienezza questa vita, dono degli degli da non sprecare.
    ” La tristezza è l’unico vero peccato mortale ” diceva una mia amica, pur sofferente e consapevole di non avere più molto tempo.
    Continuiamo il cammino portandoli nel cuore, non possiamo fare altro.

    • Grazue Brunilde per questo lungo e sentito commento. Io sposo le parole si S. Agostino “il tuo sorriso è la mia pace” quando vengo sopraffatta dalla malinconia per chi non c’è più, e sono tanti, purtroppo invecchiare significa anche salutare chi è stato più sfortunato. La vita è un dono sempre e io non l’ho insultata mai, neppure nei momenti più brutti mai mi sono permessa di dire “la vita fa schifo!” è una frase che detesto. Ovunque si legge di tumori sconfitti, nuove cure ecc ma io vedo solo gente che ci muore, questo davvero mi fa paura.

  4. Un abbraccio fortissimo.
    Il tuo post non interessa solo a te. Dà sostanza concreta alla forza delle parole. Ciò che si mette in una storia vive, se non per sempre, per molto di più. E c’è una bella differenza.

  5. Capisco il tuo dolore, ci sono persone (come alcuni colleghi che diventano anche amici) che incontriamo nel nostro percorso di vita e che diventano molto importanti. Il potere della scrittura è anche quello di ricordare ed è un modo per rendere eterno chi non c’è più. Un abbraccio.

  6. @Tenar, Giulia grazie per gli abbracci e le vostre parole e per aver letto con interesse il ricordo di Tiziano, le storie vere, anche nel nostro piccolo, ci sopravvivono.

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