E voi, amate procrastinare o non perdete tempo?

Il giardino interno in primavera doveva essere splendido, tuttavia quel giorno di ottobre aveva un’aria mesta e poco invitante; Giada si strinse nel piumino e imboccò la porta a vetri, un solo gradino e sulla destra un ascensore in ferro battuto di quelli a gabbia che le avevano sempre messo addosso una gran fifa. Scartò l’idea di farsi sette piani a piedi.

La sala d’aspetto del dottor Bucci metteva soggezione: tutto bianco e impeccabile con una macchinetta per il caffè e bottigliette d’acqua a disposizione dei pazienti. Un espresso l’avrebbe preso volentieri, ma un esame attento della macchina la indusse a desistere: le sembrava complicata da usare, avrebbe fatto qualche disastro ancora prima di dire “Buongiorno sono qui.”

Lo psicologo la accolse pochi minuti dopo andandole incontro, evidentemente non aveva una segretaria. Era un bell’uomo, un po’ sul genere Hugh Grant, e a lei Hugh Grant era sempre piaciuto parecchio; lo studio aveva le pareti piacevolmente dipinte di un verde malva rilassante e il cavallo a dondolo in stile liberty sul fondo le piacque un sacco. Cominciò a sentire che la tensione si allentava.

“Devo sdraiarmi?” Giada accennò al divano contro la parete.

“Non è obbligatorio, ma può farlo, come preferisce lei.”

A dirla tutta non preferiva proprio niente, se non andare al sodo che tanto poi altre sedute, o sdraiate a quel punto, non se le poteva permettere; dubitava di risolvere i suoi problemi in un giorno, anzi in un’ora, ma doveva provarci e dare il massimo, visto che la sua amica aveva avuto questa idea folle di regalarle un appuntamento con uno psicologo per il compleanno.

Si sdraiò.

Il silenzio divenne subito pesante. Cazzarola, sto pagando, cioè sta pagando Maddy ma non sottilizziamo, per sentire il traffico di Corso Sempione. Immaginava che il medico non volesse forzarla ma intanto lei non sapeva bene da che parte cominciare.

“Ho un pub, le cose non vanno molto bene economicamente intendo, sono sull’orlo del fallimento credo, e be’ riesco a pagare l’affitto e non mi serve molto, però, sento che potrei dare una svolta decisiva se solo mi impegnassi. Il fatto è che non faccio nulla, farò, dico sempre che farò qualcosa, ho un sacco di idee in effetti, e poi mi sgonfio in un attimo.”

“Quindi si ritiene una inconcludente?”

La voce era proprio adatta per quel lavoro lì, oppure sarebbe stato perfetto come speaker in radio. Persino le previsioni del tempo avrebbero avuto un fascino del tutto nuovo con Mr Bucci-Grant al microfono.

Domani, amici, pioverà. Tenete a portata di mano l’ombrello, anzi non uscite affatto, verrò io a farvi compagnia.

Giada si accorse che Bucci si aspettava una risposta. Oh.

“Be’, forse più una procrastinatrice, in fondo il pub va avanti, mi permette ancora di viverci, non ho debiti e non arrotondo battendo i marciapiedi o spacciando droga.”

Lui non replicò.

“Credo di aver detto questa cosa della prostituzione e della droga perché La Luna, il pub si chiama così, è in via…” disse il nome della via, che mediamente suscitava un vago disgusto negli interlocutori “ma insomma, non è così male.”

Ancora silenzio.

“Vorrei risolvere questo problema, decidermi una buona volta a fare qualcosa, a mettere in pratica uno dei miei mille progetti, anche il più piccolo, non credo ci voglia poi molto. Anche solo partendo dai menù, fanno schifo, di plastica, cosa ci vuole ad andare in tipografia e farli stampare nuovi, con una bella carta? In teoria niente, in pratica però siccome vorrei anche offrire qualche piatto diverso dai soliti panini, allora prima dovrei studiare cosa diavolo proporre e poi andare dal tipografo, e già la cosa si complica. Perché supponiamo di inserire il trancio di salmone con i fagiolini, se poi non lo prende nessuno? Me lo mangio io? Il pesce fresco dura due giorni, poi lo butti. Surgelato? Ma no, va bene non è Cracco, ma insomma è imbarazzante. Morale, non faccio una mazza. Problemi solo problemi.”

“Capisco. Procrastinare è una trappola. Un tombino aperto sulla sua strada e lei ci si infila di continuo. Troverà sempre delle scuse per procrastinare. Ma la verità è che esistono soltanto due cose nella vita: le scuse e i risultati, e con le scuse non si va da nessuna parte. Comunque non è questo il punto, è che lei non ha nessuno con cui condividere questo fardello: un marito, un fratello, una figura possibilmente maschile, purtroppo non è facile uscire da questo ancestrale cliché della figura maschile forte, un uomo che la spalleggi e la inciti a continuare, le infonda autostima e magari la sgridi anche se necessario.”

Giada smise di fissare lo schienale del divano come aveva fatto fino a quel momento, gli piaceva sentire la voce suadente dello psicologo senza guardarlo, come se le arrivasse da una specie di galassia misteriosa. Si girò. Non gli eveva detto di essere sola, e si sentì messa a nudo, ma tutto sommato quel tipo dai, la sapeva lunga.

“Un socio! Che idea grandiosa. Un socio che rimpolpi finanze e entusiasmo.” Esclamò quindi.

La pendola picchiettò le quattro. Oh, era già ora di andarsene.

“Mi faccio viva io per fissare un altro appuntamento. Adesso non so bene come sono messa con l’agenda.” Gli disse stringendogli la mano dopo essere scesa dal divano.

“Certamente. Buona giornata.”

Diego Bucci le chiuse la porta alle spalle, aspettò un attimo prima di andare a prendere il paziente successivo. Giada Macchitelli aveva rimandato persino di fissare l’appuntamento, sindrome della procrastinazione all’ennesima potenza. Non sarebbe mai guarita.   

5 pensieri su “E voi, amate procrastinare o non perdete tempo?

  1. Sono d’accordo che procrastinare è una trappola e che se ti interessa trovi un modo, se non ti interessa trovi una scusa. O alibi, come li chiamano i coach motivazionali.
    Però non credo che una donna abbia necessariamente bisogno di una figura maschile, né viceversa un uomo necessiti di una figura femminile, per trovare la giusta carica ad affrontare le sfide. Secondo me servono semplicemente un paio di amici che credano in te come tu credi in loro.
    Io sono a fasi alterne, tendenzialmente corro, ma a volte procrastino per stanchezza. Dipende dalla giornata lavorativa. 🙂

  2. @ Barbara, sì, è una trappola perché le cose non si fanno da sole e prima o poi tocca affrontarle magari ingigantite dal tempo. Per il resto, il racconto è un pretesto, o meglio la figura maschile per dare il via a una seconda parte con un lui che entra in scena.
    @ Eh, cara Speranza, siete in tanti, lo so.

  3. Procrastinare può sembrare più semplice, io tendo a farlo nella vita, non nel lavoro. Questo post sembra capitare a fagiolo, oggi è successo che mi sono decisa a comprare una nuova TV, ormai lo schermo assumeva un colorino verdognolo e si accendeva a fatica. Ho procrastinato per un anno poi il mio compagno mi ha spinto a decidermi. In realtà per me è anche una questione di pigrizia, nel tempo libero non ho voglia di prendere decisioni, a meno che non sia costretta…

    • Comprare il televisore presuppone andare in quei mega negozi di elettrodomestici/elettronica che detesto, capiso il tuo rimandare. Nel weekend vorremmo solo rilassarci.

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