Scrivere un buon romanzo: qualche idea da Raul Montanari

Eccoci oggi con la seconda e ultima parte del mio incontro con Raul Montanari allo Spazio Vigoni, il 24 ottobre per il lancio del suo romanzo. Due righe su chi è Raul, ebbene il nostro Raul è un sessantenne che sembra un cinquantenne, che ha lavorato in pubblicità nella Milano da bere, quando giravano tanti soldi e altrettante idee per poi trac lasciare tutto, all’apice di un’ottima carriera e avviare la sua scuola di scrittura creativa, quotatissima, dalla quale continuano a uscire autori molto validi, uno su tutti, ne abbiamo parlato spesso anche qui nel blog Francesco Muzzopappa che addirittura commentò il mio post!

Cominciamo da quella che è una grande verità di Raul, che mi sento di condividere:

Chi scrive sta male

eh

Altrimenti sceglierebbe altre forme di comunicazione come la musica. Ebbene sì, quanto stavamo male quando abbiamo deciso di affidare alla classica pagina bianca le nostre emozioni? Da cosa siamo partiti? La scelta che va per la maggiore è partire da un incontro vero che unito a riflessioni astratte costituirà poi il testo finito. Si può fare anche al contrario. Tutto ciò mi trova d’accordissimo, prendiamo il mio Le affinità affettive, l’incontro vero è ovviamente quello con Natallia, le riflessioni poi sono tantissime su tutto ciò che l’esperienza di accoglierla ha portato con sè.

Ne La seconda porta la base veritiera è questa: nell’appartamento sopra a quello in cui vive Montanari ci sono due vecchietti tremendi, che ce l’hanno con gli extracomunitari; li ritroviamo proprio nelle prime pagine del romanzo “I vecchi Mattei stavano male“.

Muoiono.

E qui entra in scena il pensiero reale di Montanari “quando moriranno quasi quasi compro l’appartamento di sopra e lo tengo vuoto, per non rischiare di avere sulla testa qualcuno di rumoroso.”

Milo Molteni, il protagonista, compra l’appartamento dei Mattei e pensa di collegarlo al suo mediante una scala a chiocciola.

Ohahhahha, quanti di noi avrebbero voluto eliminare i vicini molesti? Vedo molte mani alzate, certo scrivendo ci possiamo togliere parecchie soddisfazioni, va detto.

Non è difficile avere idee, ma non sempre, afferma Raul, si è poi in grado di portare avanti il progetto e scrivere un’intera storia, questo per diversi motivi, magari non ci appartengono più, magari ci siamo persi, non erano spunti davvero consoni a noi.

Quante volte pure a noi che non siamo bravi come Montanari è capitato comunque di avere quel guizzo meraviglioso e poi puf vederlo sfumare, non essere capaci di trovare il cuore della narrazione, farla proseguire, ecco io ascoltando Montanari ho pensato che, porca miseria, alla sua scuola di sicuro si imparano un sacco di cose fighe e utili, perchè se un’idea non decolla non è davvero il caso di farne una tragedia, bene, ora lo so.

La seconda porta fondamentalmente ci parla del rapporto che abbiamo con il bene, attraverso una serie di personaggi genuini che si confrontano con l’evento straordinario dell’arrivo di Adam, un extracomunitario che si infila nell’appartamento dei Mattei e scompaginerà l’esistenza di tutti.

Non voglio svelare altro, ma mi soffermerò su due brani che mi hanno emozionata più di altri. Milo ricorda la fine della sua convivenza con Elisa, quando di fronte a un percorso di procreazione assistita lui si tirò indietro. La pagina mi ha colpito moltissimo, come potete immaginare, è scritta con una lucidità e una presa di coscienza della questione davvero riservata a poche anime, così quando Raul ci dice che quella parte è vera, è un suo passato di cui non va troppo fiero, io comincio ad agitarmi sulla sedia.

Tipo: cazzarola era vero, ecco perchè l’ha scritto tanto bene, oh dddioddiodio!

Quindi glielo dico, gli dico che mi stende venire a conoscenza di questa cosa. Ma non mi fermo, esterno anche le emozioni provate leggendo le pagine in cui Milo e Adam vanno al centro commerciale a comprare dei vestiti, perchè sono praticamente identiche a quando io andai con Natallia a fare esattamente la stessa cosa, la frase che mi esce è:

“Quando tu e Adam siete andati al Portello.”

Tu e Adam, non Milo e Adam.

Non me ne rendo conto, me lo fa notare Raul Montanari e io me ne vergogno un sacco, penso di essere la solita cretina, che parla senza filtri, che pensa di stare dentro un libro, ma la cosa inaspettatamente a Raul fa piacere; a quel punto appare la bionda CBM e dice:

“Invitare Sandra è sempre una garanzia.”

Sono completamente in ostaggio della mia emotività spiccata, ringrazio Raul per aver scritto questo fantastico libro e cerco di calmarmi.

Poco dopo, con gli interventi delle altre blogger, la serata finisce, tra gli abbracci. Io esco e mi avvio al tram, faccio un sacco di foto, mi fermo davanti al Duomo, come una demente.

A voi, che mi avete seguita fino qui, voglio regalare qualcosa di davvero speciale che mi ha scritto in privato Raul, una chicca per autori.

Raul ci ha raccontato che scrive la prima stesura in un mese, o anche meno, ma è un mese terribile in cui soffre, gli affetti gli stanno alla larga, diventa un romper di lusso, fino a quando finalmente approda nella terra felice della revisione. Ohibò, sarà che è da principianti amare la prima stesura ed essere nei guai con le successive? Io con la prima stesura mi diverto un sacco, magari non sono il massimo della simpatia per mio marito, al solito costretto ai surgelati e all’arrosto bruciato, ma per me è puro godimento, le rogne arrivano dopo. Ho chiesto quindi a Raul, anche considerato che 25/30 giorni per scrivere un romanzo sono pochi e soprattutto sono il sogno di molti di noi, quanto la sua faticosa prima stesura sia diversa dal prodotto finale che arriverà al lettore.

Ecco la sua risposta.

Cara Sandra, all’intelligenti domanda che mi fai sono costretto a dare una risposta molto “personale”, non rappresentativa di quello che succede agli altri autori. Partiamo da una considerazione generale: la differenza fra la prima e l’ultima stesura di un romanzo è di solito inversamente proporzionale all’esperienza dell’autore. Più l’autore è esperto, minore sarà la differenza perché lui avrà ormai già incorporato nella sua tecnica di scrittura tutta una serie di correzioni (in questo caso preventive) che sarebbero da fare in fase di revisione. Ti posso fare due esempi banali. O forse non così banali.
1) Noi di solito quando scriviamo di getto andiamo poco a capo. Le nostre pagine vengono fuori con un flusso continuo, e questo è anche un buon segno perché vuol dire che siamo sorretti dall’ispirazione, come si diceva una volta. Però il lettore gradisce, per muoversi più agilmente sulla pagina, che un certo numero di a capo ci siano (mediamente fra tre e cinque). Quindi un classico intervento di revisione, che per la verità facciamo anche quando scriviamo una mail o un post su FB, è quello di introdurre a posteriori degli a capo in più. Ecco, un autore esperto mette già, istintivamente, un numero di a capo che è più o meno quello giusto.
2) Un tipico intervento di revisione di un dialogo consiste nell’accorciarlo. Come? Tagliando cose che “stanno all’inizio”: ossia battute inutili che si trovano perlopiù all’inizio del dialogo e parole inutili che si trovano quasi sempre all’inizio delle singole battute. Anche in questo caso, lo scrittore esperto tenderà a eliminarle prima ancora che nascano.
Io sono evidentemente uno scrittore esperto, visto che questo è il mio ventiduesimo libro; e va aggiunto che l’esperienza della scuola di scrittura fa sì che da più di vent’anni lavori su testi altrui, come se fossi un editor, e che sia costretto a riflettere costantemente sui fenomeni della scrittura. Quindi nel mio caso particolare c’è pochissima differenza fra il testo iniziale e il risultato finale, tranne nel caso di problemi di impostazione che stavolta mi ha trovato Valeria D’Ambrosio, da quasi dieci anni la mia collaboratrice/editor privata (che poi è la Vera del romanzo). Gli editor della Baldini non hanno mai dovuto far niente, solo le correzioni dei refusi.

Direi che a questo punto non vi resta che leggere La seconda porta, 

vi ho linkato con piacere alcuni appuntamenti per incontrare l’autore, se vi restano comodi, non rimarrete delusi.

E adesso, dopo il commentatissimo post di ieri sera (grazie ancora di cuore a tutti) diamo una bella sferzata a sto blog e facciamo vedere al web che ce ne freghiamo del diffuso calo di interesse. Smack ♥♥

12 pensieri su “Scrivere un buon romanzo: qualche idea da Raul Montanari

  1. Non ho commentato il post precedente e quindi commento questo, partendo dalla fine: un blog ha un significato se è una piattaforma di confronto, scambio e aggregazione intorno a un’idea, a un intresse comune. In questo senso il tuo e gli altri blog che seguo sono stimolanti e hanno un senso, visto che si parla di scrittura creativa e da lì si spazia, anche con qualche digressione leggera sempre graditissima, come i tuoi post sull’abbigliamento che hanno rivelato una inaspettata …potenziale influencer.
    Ciò detto, credo che chi scrive per professione abbia il grande vantaggio di dedicare tutto il suo tempo alle prime stesure, alle revisioni ecc, senza combattere con impegni diversi, lavoro, arrosti che bruciano, ecc. Questa è una differenza abissale, perchè non sempre chi ha un altro lavoro ha il coraggio di chiudere il mondo fuori e utilizzare tutto, ma prorio tutto, il tempo residuo alla scrittura, negandosi alle persone con cui vive, alla famiglia e gli amici.
    La scrittura è anche solitudine, chiudersi nel proprio mondo interiore e dare corpo alle storie che lo abitano. Spesso non è materialmente possibile, soprattutto per chi ha una vita strutturata.
    Comunque, ho sentito anche altri scrittori dire che buttano giù la prima stesura scrivendo di getto e con continuità, per seguire l’idea, l’urgenza narrativa, senza distrazioni o interruzioni. Il lavoro successivo è ovviamente di ripulitura, limatura e editing.
    Da ultimo: sto concludendo ( finirò a metà dicembre ) la mia frequentazione di una scuola di scrittura creativa piuttosto impegnativa. I miei insegnanti sono autori famosi palesemente diversi come stile, genere e percorso creativo. Sarei molto curiosa rispetto la scuola di Montanari, anche se non ho certo intenzione di fare altre esperienze del genere.
    Se il talento non si insegna, le tecniche di editing si, e devo dire che questa è stata una parte estremamente utile del percoso fatto: capisco che , dopo 22 libri, Montanari le abbia talmente introiettate da poter quasi fare a meno di una revisone!

    • Sì, Montanari ha la penna, ha avuto maestri, questo non l’ho detto nell’articolo, di tutto rispetto come Pontiggia e Busi per dire, e ha vissuto un periodo di grande fermento, le cose le sa e – cosa non scontata – le sa trasmettere. Sono felice che il corso sia stato appagante, io ne ho frequentati diversi e ne sono sempre uscita molto arricchita. Per quanto riguarda il blog, be’ il piccolo successo del post su borsa e stivaletti ha stupito me per prima e ne sono stata contenta. Adesso, detto tra noi, ho finito con l’idraulico, la testa la sento già più sgombra e serena e anche il calo di visite dei blog mi pare affrontabile e raddrizzabile. Un caro abbraccio

  2. @ Per tutti, Raul Montanari ha letto e apprezzato il post. Ci ricorda che se un vuole scrivere scrive, purtroppo la regola è questa: il tempo lo si trova sempre.
    Cosa facciamo? Scriviamo tutti un po’ di più?

  3. Nienet sto Raul continua a piacermi, leggerò il suo romanzo e vedremo. Intanto, provo per lui una sana invidia. Faccio parte di quella schiera di autori che ci mettono un tempo lunghissimo per scrivere la prima stesura e poi si arrabattano con l’editing perché ovvio non ho la sua grande esperienza. Ma ci arriverò, ne sono certa, con tutto quello che scrivo prima o poi ci arriverò. Intanto mi becco il mal di pancia della revisione (che tu conosci) ma mi evito l’ansia dell’attesa del mitico responso. In fondo mi pare una buona mediazione.
    PS: io odio i rumori al piano di sopra, ho comprato casa all’ultimo piano per questo. Furbo, il tuo Raul…

    • Ottima la tua mediazione, io ho l’euforia veloce della prima stesura, ormai mi attesto sui 3 mesi, che è bellissima, poi una rottura galattica con la revisione e ansia da responso? Ah sì celo celo celo. Rumori al piano di sopra? Ne avrei da raccontare purtroppo.

  4. Chi scrive sta male.
    Ha un’ambivalenza: si scrive perché si sta (già) male (e scrivere aiuta a sfogarsi, da cui la scrittura-therapy); chi scrive, ovvera dedica anima, corpo e ogni millisecondo della propria vita alla scrittura, assolutamente incerto del risultato, è proprio messo male! XD
    Capisco ora perché nell’altro post mi citavi il condominio: direi che io e Montanari qualcosa in comune ce l’abbiamo, i vecchietti tremendi. Gli presenterei la signora Manucci, anzi, le signore Manucci, quelle vere che mi hano ispirato il racconto (che ho mooooooolto edulcorato). Anch’io ho fatto il pensiero che quando moriranno potrei comprare i loro appartamenti, solo per avere poi la maggioranza dei millesimi e fare tutti i lavori che necessitano.
    A dire il vero ho anche pensato di andarmene altrove, ma non vendere il mio appartamento, anzi: metterci dentro una bella famigliola numerosa e chiassosa, magari di altra cultura e religione, così da mettere alla prova sia la carità cristiana delle Manucci che la loro sensibilità al profumo del Kebab (io che devo subire l’odore di cavolo per tutto l’androne…)
    Chi scrive sta proprio messo male, appunto.
    Abbiamo anche un’altra cosa in comune, la leggo tra le tue righe, ma non dirò di più. Se non che una scelta è una scelta e col senno di poi, tutte le conseguenze delle statistiche spiegate male, è meglio tirarsi indietro. Se mai ne avrò l’occasione, gli spiegherò il mio punto di vista di persona.
    Infine, tornando all’annosa questione dei corsi di scrittura, credo che quello di Raul Montanari sia uno dei pochi che meriti. Perché lui scrive romanzi, ventidue già all’attivo, conosce bene ciò che insegna, lo vive in prima persona. Mentre ce ne sono tanti altri di laboratori e scuole varie dove gli insegnanti non pubblicano romanzi. Manuali sì, ma non romanzi. E la teoria non vale mai quanto la pratica, in nessun campo.
    PS. Invitare Sandra è assolutamente una garanzia. E’ una lettrice, prima che blogger. 😉

    • Non so cosa aggiungere perchè hai scritto un commento corposo e vero, che del resto mi aspettavo visti gli argomenti, quindi ti ringrazio di cuore e non sono parole di circostanza. Sulla scuola sì, credo sia proprio un gran bell’investimento a volerlo e poterlo fare.

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