Identificazione e Proiezione

Le riflessioni che voglio condividere oggi nascono da un discorso fatto con Raul Montanari che, come vi ho detto, ha lavorato in pubblicità e ha trasferito le sue conoscenze in Milo Molteni, il protagonista de La seconda porta, pubblicitario di fama.

La pubblicità televisiva, la vecchia réclame da Carosello in poi, basava la propaganda sull’identificazione del fruitore con i personaggi dello spot: mediamente le massaie degli anni ’50 ’60 ’70. La chiave era quindi quel riconoscersi “sono come lei, comprerò le stesse cose che usa lei, perchè appunto siamo uguali.”

Anche se spesso, soprattutto negli anni ’50, le donne venivano dipinte come delle cretine.

leganerd_033978

A un certo punto è avvenuto un importante cambio di rotta, con l’advertising il marketing punta su una proiezione, il soggetto della pubblicità non aderisce più al fruitore, ma è qualcuno a cui ambire, spesso con un più o meno evidente richiamo sessuale. La chiave è diventata “se uso queto prodotto diventerò come lei/lui.”

ferrero-rocher-300x235Non sia mai che a gustarmi un Ferrero Rocher io possa diventare una splendida riccastra che gira con l’autista?

Sul materasso c’è una bella ragazza, se siamo donne speriamo di eguagliarla, se siamo uomini di trombarcela, il messaggio del dormire bene, per la schiena, perchè riposare è importante, sembra quasi passare in secondo piano. E naturalmente l’uomo non deve chiedere mai.

Ci sono famiglie felici per parlare di automobili grintose, quando nella realtà la famiglia che si mette in macchina per affrontare un lungo viaggio è un incubo di bagagli, strilli di bambini e nervosismo per tutti.

Attualmente stiamo avvertendo una nuova fase, il pubblico si è ribellato, ne ha un po’ piene le scatole di donne magre che pubblicizzano le creme anti cellulite di cui non hanno bisogno e donne che volano col ciclo, mentre noi vorremmo solo schiantarci sul divano con una tisana e malediciamo Eva ogni mese.

Un’importante rivuluzione dunque, come per L’Oréal e il suo fondotinta. Bravi!

51PMG6uuNQL

Non sono un’esperta, ma ragionare su questi concetti per scrivere il post mi è piaciuto molto, trovo che in parte siano riconducibili alla scrittura, perchè spesso il meccanismo di identificazione lettore/protagonista è alla base di un successo letterarario. Anche quando il romanzo è lontano per luoghi, tempi e situazioni da noi, possono esserci all’interno suggestioni che ci appartengono che fanno scattare l’empatia. Da autrice punto molto su questo processo, lo faccio in maniera del tutto spontanea, ma quante lettrici dopo aver letto il mio primo romanzo mi hanno detto “Ilaria sono io!”? Chi ha fatto il tifo per Anna di Figlia dei fiordi perchè almeno una volta nella vita si era sentita come lei, un po’ sconfitta, coi fianchi troppo larghi e la voglia di ricominciare tutto da capo?

Anche in un romanzo storico, un fantasy, un thriller in cui mai potremo pensare di infilarci (sul giallo non si può mai dire, in realtà) possiamo identificarci con le emozioni dei personaggi e questo è un buon traino. I romanzi – di solito rosa – in cui lei è bella-ricca-intelligente li brucerei, non fanno scaturire alcuna proiezione, cosa potrei fare per diventare come lei? Ammesso che mi interessi, se non c’è un prodotto come nella pubblicità, che fa da ponte con il divenire?

Eppure, anche qui esiste una narrativa interessante, sulla base del meccanismo “diventare come”, anzi, mi pare che sia in netta crescita, probabilmente si basa sull’insoddisfazione tipica di questa epoca. L’equazione in questo caso è “se faccio come lei”. Anni fa qualcuno mi parlò del blog di Spora, credo ormai chiuso, non riesco a trovarlo googlando, lessi qualcosa e poi probabilmente non lo ritenni sufficientemente nelle mie corde, perchè lo abbandonai. Nel tempo Spora è diventata addirittura una Srl, chiaramente lei è passata su Instagram, dove ha quasi 100 mila follower. Gente così ha tutta la mia ammirazione qui trovate la sua storia e se arrivate a leggerla fino in fondo, scoprirete che DeA Planeta le ha chiesto di scrivere un romanzo.

Quanto segue è un discorso generale, assolutamente non riferito alla Spora.

E’ giusto, sacrosanto, d’obbligo, non piangersi addosso, reagire, e proprio nei giorni scorsi pure io ho dato una scrollata a un’amica, ma sui tre modelli pubblicitari di cui abbiamo parlato io preferisco di gran lunga il primo, quello dell’identificazione e il terzo, quello che sta arrivando ora, il secondo mi pare aleatorio, per decine di persone che hanno avuto una grande idea a la forza di realizzarla, ce ne sono molte di più che, colpite da diverse tegole, si sono rialzate, ma fanno fatica nel quotidiano, donne straordinarie che mi dicono “non riesco più a seguirti, la sera sono talmente stanca e ho poco tempo che o leggo i blog o parlo coi miei figli, scusami.” Quoto le donne normali e detesto l’autocompiacimento. La strafiga di turno che alla domanda:

“Essere bella è un vantaggio o uno svantaggio?”

Risponde:

“Uno svantaggio, perchè ti tocca dimostrare di essere anche intelligente!”

La prenderei a badilate in faccia, bene, ora che ti ho sfigurata sei brutta, ti ho fatto un favore.

In definitiva non mi interessa leggere o comprare qualcosa per trasformare la mia vita e ritengo che il motto “change is possible” abbia fatto un sacco di vittime, gente frustrata che no, non è riuscita a cambiare e ora sta peggio di prima.

Cercare un lavoro più appagante, scrivere un romanzo, iscriversi finalmente a quel corso di canto la sera, bene, benissimo, obiettivi concreti a qualche metro da noi, non a chilometri di distanza dove, nessuna pubblicità potrà mai garantirci che arriveremo.

15 pensieri su “Identificazione e Proiezione

  1. Ma ti ricordi quante storie piccanti riguardo la contessa e Ambrogio? Si vociferava che lo scambio non riguardasse soltanto il Ferrero Rocher…
    A parte questo ricordo goliardico, sono certa che l’immedesimazione con il personaggio sia la chiave vincente. L’empatia che scatta, il senso di vicinanza e di partecipazione, credo sia questo il segreto.
    Permettimi un’osservazione ” fuori tema” riguardo DeA Planeta. Non mi capacito che il libro vincitore del premio non si veda esposto nelle librerie, non abbia una recensione su una rivista, insomma…promozione zero.
    L’ho scaricato sul kindle quest’estate, è un buon romanzo, l’autrice è pure nota per lavori pregressi e per il marito famoso. E’ un mistero…

    • Qui è tutto permesso, magari gustandoci un Rocher, che a me piacciono molto, e certo la pubblicità giocava molto sull’allusione. Ci sono diverse cose da dire su DeA, innanzitutto che il romanzo vincitore è uscito da ormai quasi 6 mesi e se non fai il botto in quel periodo di tempo, purtroppo esci già dal giro, sei vecchio, e il successone non è arrivato, però di presentazione ne ha fatte, le ho viste pubblicizzate e a una sono andati dei miei amici. Certo la promozione è stata parecchio deficitaria, e ora nelle librerie sono arrivate carrettate di libri nuovi…

  2. Mi chiedo se possa scattare l’empatia nella tensione a divenire.
    Cioè: personaggio in qualche modo strafigo, ma con caratteristiche psicologiche che lo rendano interessante anche per gente “comune” senza far esplodere l’invidia, diventando quasi un potenziale modello per chi legge.

    Probabilmente non dovrebbe fare sfoggio sfrontato dei suoi doni del Cielo, ma non dovrebbe nemmeno mortificarli sino a sembrare condiscendente, come le bellone “sfortunate”, destinate al badile, di cui scrivevi poc’anzi. XD

    Forse un personaggio del genere partirebbe davvero con uno svantaggio: troppo perfetto per affrontare delle vere sfide, ma anche troppo simpatico (se riesce il gioco di prestigio) per essere odiato da lettori e lettrici.
    😛
    Dovrebbe certamente essere meno patinato: un tratto caratteriale un po’ controverso, non troppo nevrotico o simpatico, o un difetto fisico impattante…
    Probabilmente non funzionerebbe come protagonista 😛

    Scusa per lo svarione, alla fine mi è servito, perciò ti ringrazio per avermi ispirato 😉

    • Il personaggio potrebbe essere: simpatico + figo ma appunto con un qualcosa che non va, visto che siamo nel mio blog mi permetto di essere autoreferenziale, forse il mio Cesare è così, infatti è piaciuto tanto. Sono molto contenta per il tuo svarione che ha generato un commento che mi ha fatto piacere, se ti sono servita, be’… com’era quella cosa che i blog sono in calo? Grazie.
      PS. però Dracula miii l’avrei ridotto a la metà, in certi punto proprio non va avanti.

      • Probabilmente, la struttura epistolare di fine ‘800 l’ha reso più prolisso del dovuto (mi chiedo se nel periodo vittoriano fossero tutti così pomposi, gli intellettuali! Perché comunque, i personaggi coinvolti erano più o meno tutti individui di cultura elevata).
        Riguardo ai blog in calo… si è solo spostato il traffico, il più rumoroso 😉

  3. Io la frase “volere è potere” la detesto profondamente. Anche ” ciò che non ti spezza, ti fortifica” , che cavolata colossale. Si passa in mezzo.alle tempeste e se ne esce ammaccati, frustrati, più deboli e provati. Le pubblicità non mi rappresentano per niente, sono tutti modelli irraggiungibili, le donne sempre mezze nude e con la testa vuota. Come i manichini nelle vetrine, quante di noi sono fatte così? È frustrante provarsi vestiti che poi non ti cadono come sul manichino. Gli specchi nei camerini sono impietosi.
    Condivido ciò che hai scritto e sottoscrivo.

    • Volere è potere, cara, mi scatena l’omicidio. Salve, sono Sandra, volevo dei figli e niente, volevo andare all’università e non c’erano i soldi.
      Ho impiegato secoli a fare pace col mio fisico, 1.50, prima di reggiseno, quando non esistevano i push up, naso gobbuto, Adesso a ogni commento/critica mordo,
      Tipo alla Cresima della nipote, già il parrucchiere ha sbagliato colore e la piega non ha retto, però ero proprio vestita bene, tacchi, trucco curato bla bla, arriva mia mamma: “cos’è quello, un brufolo?”
      Cazzo è una colpa? L’avrei uccisa.
      Tu e Conte Gracula aveteutilizzato una parola che io nel mio lungo post non ho usato e me ne stupisco: modelli.
      I modelli devono essere raggiungibili, spesso non lo sono per niente.
      Ti abbraccio forte.

  4. @ Gracula, sì forse è la forma epistolare/diario, perchè ci sono romanzi tipo che ho adorato Le affinità elettive che scorrono di più, però indubbiamente bello, ormai ho superato la soglia delle 300 pgg per cui veleggio goticamente verso il finale.

  5. Sarà strano, ma non ho mai invidiato bellezza e ricchezza, due elementi che per me non fanno necessariamente la felicità, ragion per cui le pubblicità mi catturano poco: creme per il viso con componenti impronunciabili, oggetti con prestazioni miracolose, epilatori di ogni tipo (tra donne ci capiamo!), elettrodomestici spaziali, via! Né mi identifico né mi proietto. Cosa che sicuramente faccio quando leggo. 🙂

    • Marina, non faccio complimenti tanto per, ma tu sei una bellissima donna per cui non vedo cosa dovresti invidiare. Per il resto davvero, conosco gente che si danna a invidiare la ricchezza altrui, una specie di fissa, inconsapevoli, come giustamente sottolinei tu, che non garantisce la felicità..
      Tocchi un tasto assai dolente, epilatori per donne che a quanto pare di peli manco l’ombra, altrimenti non si spiega come possano cavarsela in 3 minuti. Grrrr.

  6. Io non posso non sostenere il “change is possible”, perché per me il cambiamento è possibile, l’ho realizzato e continuo a farlo. Solo che non è un cambiamento delle condizioni esterne (avere figli quando madre natura non vuole, diventare ricchi con un biglietto del super enalotto, svegliarsi una mattina avendo vinto il DeA Planeta), quanto piuttosto un cambiamento di come noi affrontiamo la vita. Io ho perso pochi chili, eppure mi dicevano che per età e altre condizioni mediche non li avrei persi. E conosco altre persone in My Peak Challenge che ne hanno veramente persi parecchi (se guardate su Twitter o Instagram il profilo ufficiale, ogni tanto passano le foto “prima e dopo”: sembrano dei fake da dieta dimagrante, ma quelle persone le ho conosciute durante e ho visto quanto hanno fatto per cambiare). Ho cambiato maniera di guardare il mondo, metodo di lavoro e alla fine anche lavoro! Quel che però non dicono del “change is possible” è la fatica che richiede.
    A te non piacciono le modelle che “essere bella è uno svantaggio”, io invece detesto quelle che “no, non faccio niente per mantenere questa linea, davvero, è che sono molto fortunata”. Quelle lì le chiuderei per un week end intero dentro una pasticceria e vediamo se è vero che non fanno niente per la linea… :/ La linea richiede sacrifici, non ce n’è. Così come gli altri cambiamenti richiedono di mettersi in discussione e non è per niente semplice.
    Di Spora ho cercato anch’io il blog, ma è stato chiuso, così come ha terminato anche l’avventura con la Stiletto Academy. Adesso è una Srl che vende corsi e consulenze di marketing, soprattutto orientato al femminile. Ho letto e apprezzato il suo saggio La vita inizia dove finisce il divano e mi è piaciuto parecchio perché al “change is possible” lei scrive chiaro e tondo che “c’è da farsi il chiul”.
    Sulle pubblicità… quanti di noi hanno desiderato che quell’enorme brioche cadesse in testa alla ragazzina rompiscatole?! 😀

    Ma soprattutto, alzi la mano chi si ricorda la pubblicità della Fiat Tipo, dove al semaforo il ciclista si appoggiava sul cofano. Tranne l’ultimo rosso, che il guidatore ha ingranato la retromarcia… 😀 😀 😀

    • Premetto che lunedì quando ho pubblicato questo post ho raggiunto 200 visualizzazioni, è inutile: servono costanza e argomenti giusti, un po’ originali.
      E mentre lo scrivevo be’ mi sono detta “Barbara mi trucida!” ma alla fine sai, diciamo la stessa cosa, che il cambiamento campato per aria non esiste e certi modelli non vanno presi in considerazione.
      Cambiare soprattutto lo sguardo e l’approccio al mondo e alla vita se quello attuale non funziona, lo scrivo sui muri, certo. Anche mio marito ha accettato la sfida di cambiare reparto e ti giuro che fa cose completamente diverse dopo 15 anni lì e altri credo 5 in aziende analoghe. A 51 anni questo e ha dato i suoi frutti.
      (Non tutti buoni per la verità ma di questo parleremo poi).
      Ricordo vagamente la pubblicità della Tipo, Alcune va detto sono storielle davvero divertenti, cito quindi sempre di un auto, il famoso “Buonasera” del tipo con guanti di gomma che appare sull’uscio di lei quando esclama “adesso esco e vado col primo che capita!”
      Ti aspetto via mail. Bacissimi

  7. Stare dietro al nuovo calendario editoriale è una corsa continua, cara Sandra. A metà piacciono i personaggi imperfetti, sono i più interessanti. Certo mi ci identifico ma credo che suscitino il mio interesse soprattutto perché dietro l’imperfezione si nasconde un sentiero che conduce verso strade pressoché sconosciute. E io adoro gli imprevisti

    • In effetti i personaggi perfetti vanno sempre nella stessa direzione patinata senza buche nè ostacoli, alla fine, sai che noia! Adesso mi placo, con la pubblicazione tour de force, ma è servita davvero molto per riportare il blog a livelli migliori di visualizzazioni. Grazie per esserci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.