Tredici anni

Sono al cancello della scuola, probabilmente fa freddo, visto che è dicembre, ma non lo ricordo, le mie due amiche del cuore mi consegnano due pacchettini e io un regalo non me l’aspettavo proprio, figuriamoci due. Li scarto e trovo il 45 giri di Claudio Cecchetto Ska Chou Chou che ascolterò a sfinimento sul giradischi, e un paio di orecchini con strass, ho forato le orecchie da poco. Compio 13 anni, sono l’ultima tra i miei compagni e non vedevo l’ora! L’Italia è immersa nel clima da guerra fredda e Brigate rosse, se sentiamo qualcuno battere a macchina a lungo, dobbiamo avvisare le forze dell’ordine: potrebbero essere brigatisti che scrivono i volantini. Cazzarola, poveracci gli scrittori. Poco importa se ne dimostro ancora 10, quel giorno divento finalmente una teen ager, che i teen ager sono i ragazzi tra i 13 e i 19 anni, viene dai numeri inglesi che finiscono col teen, e io queste cose le so, perchè in inglese sono proprio brava.

Settimana prossima mio nipote compie 13 anni e mi sembra diversissimo da un anno fa. Quando è nato io avevo una stupida influenza perchè avevo fatto il vaccino antinfluenzale e lo vidi soltanto la sera dopo. Per un po’ l’abbiamo chiamato Pimpy e al primo sguardo ho pianto appiccicata al vetro della nursery, mi sarei sposata l’anno seguente.

Tredici anni sono una bella rogna, la comunicazione con Giovanni si è pressochè interrotta, per fortuna non completamente: se andiamo in giro insieme si parla, ma se sono a casa della twin mediamente Nanni o è in camera sua o in bagno, molto in bagno. Tutto nella norma. Crescere è un complicato, non farei a cambio con i miei 13 neppure barattando questi 50, il corpo cambia e il cervello fatica a stargli dietro, gli ormoni hanno la meglio, l’infanzia ti chiama da una parte, mentre l’età adulta ti tira per la giacchetta. E’ un fenomeno irreversibile, ancora non lo sai ma ti toccherà rimpiangere la bambinitudine tutta la vita. Tutto sommato è un ragazzino molto simpatico, assecondo i suoi silenzi e spero che non stia male quanto stavo io, quel tormento di non sentirsi all’altezza di niente è tremendo e ci ho fatto il bagno a lungo.

I miei 13 e i suoi non sono neanche lontanamente paragonabili, il pianeta urla la sua sofferenza, in un modo che 38 anni fa non era ipotizzabile. Io ho fatto in tempo ad avere un televisore in bianco e nero senza telefomando, ora il cellulare è una protesi nelle mani di Nanni, ma anche lo strumento che mi sta avvicinando di più a sua sorella (11 anni a dicembre) perchè da quando ce l’ha, con l’inizio delle medie, mi manda messaggi affettuosissimi e commenta i miei stati (in visibilio per la borsa fucsia). Non c’è stato nulla di studiato a tavolino, solo che dalla V classe Nanni ha cambiato scuola, dove è tutt’ora, e l’istituto si trova abbastanza vicino a casa mia, 6 fermate di metro o un bus diretto che fa capolinea qui e questo ha comportato che per me diventasse più comodo andare a prendere lui, piuttosto che Cecilia; poi ovviamente sono andata a prendere anche lei in caso, e pure tutti e due sotto il burian, ma mediamente sono stata proprio tanto con lui negli ultimi 3 anni, anche perchè il cambio scuola è coinciso col mio part time.

Mi capita di leggere in rete articoli di genitori di adolescenti arrabbiati, arrabbiati è riferito ai genitori, alle madri soprattutto, stanche di gestire la situazione, dimentiche di esserci passate anche loro. Ecco un estratto dal mio YA che ha per protagonisti proprio dei tredicenni.

Perché si fanno i figli? Mica aveva immaginato che quel frugoletto paffuto si sarebbe trasformato in una sorta di mostro che mangiava quintalate di maccheroni e schifezze di varia natura, abbandonando ovunque vestiti puzzolenti, occupando l’unico bagno per ore per sistemarsi la cresta e ricordandosi solo molto raramente di essere affettuoso con chi l’aveva messo al mondo. Passerà, si disse, mentre annuiva ai rimbrotti sentiti del preside, passerà, tra dieci anni minimo, che l’adolescenza tra pre e post adesso era destinata a durare almeno un decennio.

Il bene non è mai messo in discussione, sottolinearlo è superfluo ma mi garba ribadirlo. Amo mio nipote coi suoi tredici anni di Nike, rap, Mc Donald con gli amici e di scarso entusiasmo per la scuola, che mi parla da dietro la parete/libreria per non farsi vedere in mutande, darei la vita per lui se necessario e sebbene non mi interessi affatto rivivere la mia adolescenza attraverso la sua, cerco di non dimenticarne la fatica, quando mi fa arrabbiare. Perchè non si scappa: tredici anni sono un casino.

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16 pensieri su “Tredici anni

  1. Quasi tutti i miei alunni hanno tredici anni. Qualcuno di più perché è ripetente. La cosa buffa è che mia mamma insegnava alle medie, mio nonno pure. Avranno anche lo smartphone, ma sono uguali a quelli che raccontava mio nonno. Strafottenza e paura mescolate. Eravamo anche noi così, temo. È un’età difficile, non c’è una ricetta per come prenderli (se c’è la voglio, deve essere mia!). È un’età necessaria e tutti dobbiamo ricordarcelo, ma anche auto assolverci quando vorremmo ammazzarli…

  2. A 13 anni ero una ragazzina che appariva forte e determinata. Invece ero aggressiva e spaventata. Non sono stati facili, soprattutto i rapporti con gli adulti, che mi incasellavano come ragazzina difficile da gestire. Sta succedendo ancora, con Miciomao ora. È difficile farsi capire, quando noi stessi non ci capiamo.

  3. Credo di non essere ancora uscita dai miei 13 anni….XD
    Primo perché c’è sempre qualcuno più vecchio di te che cerca di farti sentire un tredicenne inadeguato, poi perché non avendo figli sono la zia matta di tanti nipoti – figli di amiche, e con la mia follia si sentono in buona compagnia. Penso però che loro hanno molto più occasioni di quelle che ho avuto io alla loro età. Spero che riescano a sfruttarle.

    • Mi soffermo sulle occasioni, penso a quante volte i miei nipoti hanno preso l’aereo, sono già stati in posti pazzeschi tipo Kenya, sulle navi rompighiaccio in Norvegia, io alla loro età Rimini e Valtellina. Ogni generazione ha grandi opportunità, molte di più delle generazioni precedenti, chiamalo progresso.
      Poi faranno come potranno, come tutti che in effetti a 13 o 83 anni cerchiamo di sopravvivere al meglio.

  4. Secondo me invece l’adolescenza di oggi è assolutamente diversa da quella di una volta, perchè alle fasi di instabilità ribellione e irragionevolezza, tipiche dell’età, non c’è più quell’argine che un tempo conteneva i ragazzi, costituito dall’autorevolezza degli adulti e l’educazione al rispetto per i genitori e gli insegnanti, che a loro volta si rispettavano a vicenda e facevano fronte comune.
    Senza paletti, i ragazzini oggi sono arroganti, protervi, pericolosi per sè e per gli altri, chiusi all’ascolto. La padronanza degli strumenti digitali li rende presuntuosamente onniscenti e onnipotenti.
    E non è vero che poi passa, e maturano: molti non maturano mai, parecchi si perdono.
    Confesso: non avrei mai potuto fare l’insegnante!

    • Ahia, Brunilde, che quadro catastrofico! Molti, è vero, sono così, ma ho sempre il dubbio che si tratti semplicemente del tipico e inevitabile conflitto generazionale a farmeli vedere in questo modo; di ragazzini arroganti ne avevo in classe pure io e il bullismo non è nato adesso, solo che adesso è sdoganato sui social che amplificano il problema.
      Il confronto almeno qui è aperto, spero arrivino altri pareri/testimonianze.

  5. Io credo che l’”effetto adolescenza” sia amplificato dai social, e credo che Instagram (che io adoro), in particolare, abbia dato all’esteriorità un esagerato rilievo. Faccio un esempio, quando avevo 15 anni le bimbe più benestanti compravano al massimo le Nike a 180€ (l’euro è arrivato che avevo 15 anni, appunto), oggi un sacco di amiche di vale hanno le balenciaga originali a 500-600! Cosa che per me è totalmente fuori dal mondo, eppure, per questi ragazzi, è diventato un obiettivo di vita potersi permettere questa roba da sfoggiare. Per il resto nel mio sedicenne domestico e nei suoi amici vedo un sacco di me a 16 anni, e, nonostante tutto l’impegno che ci metto, e il fatto che, tutto sommato, ho anche fiducia nel suo livello di giudizio, non posso fare a meno di pensare che venir fuori bene dall’adolescenza è anche questione di culo.

    • Mi piace molto la tua sintesi. Mentre mi preoccupa la faccenda firme che mio nipote avverte e abitando a Milano puoi immaginare cosa ci sia in giro, non se ne esce. Fantastico il tuo finale, perchè è vero, venire fuori da situazioni intricate nella vita, l’adolescente è comune a tutti, ma poi toccherà affrontare altre prove, magari coi nervi più saldi, ma insomma per dire i lutti non sono passeggiate, è questione di chiul, anche, mille fattori ma pure il chiul. Bacione

  6. Ciao Sandra e ciao a tutte.
    Non vorrei tornare alla mia adolescenza per nessuna ragione al mondo. Anzi… forse una sì, ma indipendente dal discorso adolescenza.
    Comunque viverla bene o no dipende da tante variabili e l’epoca è un fatto relativo. Oggi hanno moltissime occasioni in più ed è giusto che sia così. Dylan cantava decenni fa:
    “Come mothers and fathers
    Throughout the land
    And don’t criticize
    What you can’t understand”.

    Ma in fondo oggi noi capiamo anche fin troppo bene e poi cosa c’è da criticare. Viene loro richiesto di essere intelligenti, di fare di tutto e di più e anche di essere gentili, corretti, carini e possibilmente anche molto simpatici. E di non chiudersi in bagno per ore con quel telefono che gli abbiamo regalato noi. Contraddizione in termini. Ma ci fa stare tranquilli e poi… tutti ce l’hanno e come si fa senza.
    E’ il prezzo da pagare per il progresso, come dici tu, Sandra. Ma senza telefono, tuo nipote parlerebbe di più? Non credo.
    Io passavo ore e ore in camera a scrivere su un diario (che naturalmente poi mia madre leggeva di nascosto) e ad ascoltare la radio o a parlare al telefono con la mia amica del cuore e immaginavo il mio futuro. “Quanta speme…” (scusa ma oggi ci siamo dedicati al Leopardi e le sue parole mi riecheggiano nella mente). Poi la natura maligna e indifferente ha fatto il suo corso 😉
    Se la mia adolescenza fosse oggi, qui ed ora, starei ore e ore al telefono. Ne sono certa.
    Guardo i miei alunni e provo una grande tenerezza e un pizzico di invidia (buona) per la loro spensieratezza e il loro ridere di niente e quasi mi commuovo a pensarci. Alla mia età di solito si ride senza quella spensieratezza, perché la vita ci ha già messo alla prova in tanti modi.
    Tutto questo sproloquio era per dire che forse dovremmo lasciarli vivere in pace questa fase della vita di crescita fisica e mentale, che non è poco, se viene quantificato dagli specialisti che richiede una energia notevole, pari solo a quella di cui ha bisogno il bambino nei primissimi anni di vita.

  7. @ Barbara eh ti aspettavo dal tuo fronte scolastico e mammesco di un non più tredicenne, ma insomma, sono passati da poco. Tutti d’accordo comunque nel dire che è una fase difficile, delicata e che va attraversata adeguandosi anche ai tempi in effetti.

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