Cambiare rotta e scacciare i pipistrelli

Da tempo capivo che questa ricerca dell’editore big mi stava facendo male. Nelle ultime settimane la difficoltà di fare il grande salto mi ha mangiata viva, ha oltrepassato la soglia di un normale obiettivo per cui si lavora sodo per raggiungerlo e ha occupato troppe risorse nel mio quotidiano. Energie emotive, non solo di azioni. Era necessario interrompere questo loop, ma i pensieri non sempre si lasciano governare dalla razionalità, “va be’ dai, non fa niente” non si traduceva con un reale convincimento.

Era un ordigno da disinnescare, altrimenti mi avrebbe uccisa.

Ci ha pensato la vita a farmi cambiare rotta: di colpo il tempo da dedicare ai miei progetti – l’ho accennato nel post del 28 novembre – si è ridotto di parecchio, ma soprattutto sono venute meno concentrazione e testa sgombra. In realtà la testa sgombra non l’abbiamo mai, però insomma sufficientemente libera per mettere insieme qualcosa di sensato e quel minimo di serenità per non lasciare che le attese ci irritino oltremisura, quando si è già sotto sopra per altro. Se navighi in un mare in tempesta nella tua vita privata, la soglia di sopportazione del mondo editoriale si abbassa drasticamente.

Non voglio più che sta cosa mi logori, non posso nè voglio dare il mio tempo a gente che non lo rispetta, mi ripetevo. Su cosa devo focalizzarmi per prendere un’altra direzione? Qualcuno, ed è stato importante per me, mi ha detto “noi ti aspettiamo, non capiamo perchè incontri tutti questi ostacoli. Ma aspettiamo proprio te!” Non ha alcuna importanza se gli ostacoli ci sembrano incomprensibili e ingiusti, erano lì e continuavo a sbatterci il naso, per quanto tempo avrei potuto andare avanti a sanguinare?

Intanto pensavo che la sola idea di riscrivere La ragazza che ascoltava De Andrè mi dava il voltastomaco, si sarebbe trattato di un compito immane che non avrei potuto portare avanti rubando mezz’ore qua e là. E perchè diavolo poi? Ho davvero adorato scrivere questa storia, e l’ho fatto senza pensare alla pubblicazione, non ritengo sia perfetta, ma neppure da demolire. Scrivere significa riscrivere, revisionare, tagliare, rimpolpare, modificare, va bene, ma andare incontro a un lavoro di questa portata me l’avrebbe fatto odiare.

Ho quindi scelto di affidarmi a un editore in fasce, neonato, fondato da un’autrice con un trascorso per molti versi analogo al mio, stanca del sistema, che ha deciso di passare dall’altro lato della forza, avvalendosi di collaboratori rodati. Può far sorridere? Può, ma io dovevo scardinare un meccanismo. Certo, ho fatto le mie valutazioni con lucidità e consapevolezza e, forte delle cantonate prese in passato, nel giro di una settimana ho firmato un contratto completamente free che ho giudicato interessante. La proprietaria mi ha telefonato una domenica mattina, entusiasta per La ragazza che ascoltava De Andrè, anche per la mia voce così particolare, definita e coraggiosa. E’ una donna dinamica, c’è il nostro gruppo whatsapp di autori e tutto questo mi ha davvero rimessa in moto su binari completamente differenti. In piccolo perchè le idee di grandezza non mi appartengono più.

Non sto dicendo che ho trovato L’editore della vita, della svolta, ecc. ma semplicemente che faccio questa esperienza e vedo come va, sapendo che non sfonderò, ma metterò in circolo il mio romanzo, affiancata da una squadra che ho giudicato seria e motivata. So anche molto bene che si tratta di un Piano B, ma credo sia più intelligente avere un piano di riserva piuttosto che disperarsi per la mancata realizzazione del Piano A.

I pipistrelli sono volati via.

Non diventerò mai famosa, ma ho ritrovato me stessa. Finalmente. Ringrazio chi in queste settimane deliranti si è sciroppato tutti i miei vocali ♥♥

Salvo imprevisti il romanzo uscirà a giugno.

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PS. In tutto questo è anche venuto il momento di raccontarvi in breve il motivo di grande tribolazione a cui ho accennato più volte, che non c’entra nulla col dolore degli ultimi post di cui non parlerò, troppo intimo.

Il 23 settembre l’azienda per la quale lavora l’Orso, e dove lavoro pure io fisicamente pur non essendo dipendente (in questo post ne spiego il motivo), ha annunciato l’avvio della procedura per il licenziamento collettivo di venti impiegati. Non entrerò nei dettagli, la trattativa si è conclusa ieri, nei tempi previsti, con sette dipendenti – numero degli esuberi a cui la società era scesa nel frattempo – che hanno accettato l’incentivo all’esodo e rimarranno a casa. Due mesi e mezzo che potete immaginare, sette famiglie a cui tocca rinventarsi, in un paese in cui le politiche per il lavoro non sono mai prioritarie.

24 pensieri su “Cambiare rotta e scacciare i pipistrelli

  1. Restare senza lavoro con le pressanti spese quotidiane è drammatico, quelle famiglie hanno tutto il mio sostegno. Reagire al mondo editoriale come hai fatto tu invece è valoroso. Auguro al progetto in corso un bel decollo e a te di diventare la punta di diamante del nuovo editore. Brava!

  2. Sono contenta per questa tua nuova avventura. Il piano B alla lunga può rivelarsi meglio dell’A. L’incognita lavorativa di questi tempi ti mette in apnea, fortuna siete tornati a respirare. Mi dispiace per chi non ha nulla da festeggiare, ma speriamo che possano avere altre possibilità.

  3. Aspetto fiduciosa giugno! In bocca al lupo per la tua scelta, hai fatto bene a uscire dalle sabbie mobili in cui ti eri infilata tuo malgrado. Si sente energia nel tuo post, ci vuole coraggio per azionare il piano B e tu l’hai avuto: bravissima!
    Anche questo contribuirà a farti trascorrere un Natale felice, cosa che molti non potranno fare, perchè oggi un lavoro stabile e un po’ di sicurezza economica soni beni preziosi ma non per tutti.
    Speriamo che qualcosa finalmente possa cambiare nel nostro paese, e che anche per quelle famiglie ci possa essere un piano B.

  4. @ Nadia, Sempre Mamma, Brunilde, grazie i miei affanni editoriali non sono nulla di fronte a quel pomeriggio del 23 settembre quando è arrivata la classica tegola sull’azienda. Io sono riuscita a mettere in atto un piano B ma davvero speriamo ci sia per queste 7 famiglie, cosa ben più importante.

  5. Avevi decisamente le mani piene con troppe cose, qualcosa in pausa – ciò che potevi decidere tu – dovevi metterlo.
    E mi spiace per chi in pausa è stato messo da altri (non so se sia il caso del posto per cui lavori, ma mi chiedo perché la soluzione dei problemi finanziari delle aziende sia sempre quella di licenziare o delocalizzare, e mai quella di rivalersi sui manager che fanno i pasticci).

    Riguardo alla fama, non so bene come funzioni la testa dei big italiani (ho sospetti, ma non prove) però non è raro che si diventi noti solo perché il proprio lavoro è stato trasformato in altro, tipo un film, o… anni dopo la propria fine dell’esistenza sulla Terra, piuttosto che per le capacità distributive di Tiziocaio Editore.
    Specialmente in Italia, ma non solo.

    • Il motivo è proprio la delocalizzazione, la contabilità verrà in parte gestita in Polonia.
      Per il resto effettivamente ho dovuto mollare la presa per diversi motivi tra cui questo ma a quanto vedo editori volenterosi perlomeno di pubblicarmi free ce ne sono ancora.

      • Oh, magari tu e il piccolo editore diventerete big insieme, non è mica impossibile 😉
        Intanto goditi questa conquista, il resto si vedrà.

  6. Sono felice che per te sia arrivata una svolta. Non la trovo per niente assurda; ci si muove una casella per volta, cercando una direzione, una possibilità che sia davvero nostra, almeno per quel momento e quel lavoro specifici. In bocca al lupo! 🙂

  7. Sono contenta che il problema non riguardi la vostra salute, anche vedere che qualcuno rimane senza lavoro non è confortante.
    Sarà anche un piano B, ma vedo la cosa in maniera positiva. Un abbraccio

  8. Sulla delocalizzazione, ringraziamo sempre i nostri governi che difendono poco e male il lavoro in Italia e/o il made in Italy.
    Spero che quelle famiglie abbiano almeno un altro reddito e che possano passare comunque un Natale sereno, contando almeno sulla salute e l’affetto.
    Per te un grande in bocca al lupo. Che i piani B sono altamente sottovalutati. Il mio webnauta nasce da un piano B e, almeno sul piano morale, è ancora un’ottima scelta. 😉

    • I lasciati a casa hanno tutti un altro reddito, del coniuge, per fortuna queste valutazioni vengono ancora fatte.
      E W I piani B e pure C in caso, checchenedicano tutto attaccato, gli altri.Webnauta è una super sicurezza.

  9. Secondo me le case editrici non sono malvagie, semplicemente cercano di sopravvivere come possono in un mondo in cui sempre meno persone sono interessate alla lettura.
    Io ero tanto indignata nel vedere che Crooner di Kazuo Ishiguro costava 15 euro, un raccontino di tre parole con due vignette… invece l’ho trovato in biblioteca ed è fantastico, sia il testo sia le immagini. La gente compra quello come regalo di Natale, è ovvio che la casa editrice punti su ciò che vende.
    La narrativa che amiamo noi Sandra sta morendo, non c’è più tempo per leggerla. Io stessa leggo sempre meno romanzi a meno che non siano mirati alla mia scrittura o assolutamente perfettamente splendidi. Ho una lista talmente lunga di libri che mi hanno consigliato o che mi sono segnata che non considero neanche più gli esordienti (non che tu lo sia, eh, parlo in generale) a meno che li conosca tramite il blog.
    Detto questo, fai bene a cercare altre strade, non perché abbiano più speranze delle vecchie, ma perché quel che conta è mantenere vivo il tuo entusiasmo e poterlo condividere con persone affini. In bocca al lupo!

    • Certo, non sono malvagie, ma essere un pelino più corretti è possibile, o sarebbe possibile. Certo, nessuno legge, oggi nel delirio di Milano a S. Ambrogio chissà come mai il bistrot della Feltrinelli RED ora di punta, in un noto centro commrciale a pranzo era mezzo vuoto, con un ottimo menù, personale gentile ecc, why? Perchè lì ci sono pure i libri e la gente tirava dritto verso altri ristorantini.
      Hai centrato il punto, io voglio condividere le mie storie con chi mi segue come voi, certo un editore più grande potrebbe allargare la mia platea, ma posso ostinarmi così tanto nella ricerca? Direi di no.

  10. Perdere il lavoro credo sia un evento terribile, quasi pari a un lutto, ma spero che i sette che restaranno a casa abbiano dei buoni ammortizzatori e buone, nuove opportunità di lavoro, nonostante le mancate politiche italiane. Per il giovane editore credo che in questo momento possa essere una nuova spinta per ritrovare l’entusiasmo nella scrittura.

  11. Cara Sandra, la storia dei tuoi colleghi è ahimè fin troppo quotidiana. La sofferenza e la rabbia che porta con sé altrettanto nota. La differenza la fa io non lasciarsi abbattere e la solidarietà degli altri ne momenti difficili. Una mano che si allunga vuol dire tanto per chi passa queste situazioni. Sono fiera di te perché so che quella mano l’hai allungata. Forse quel gesto ti ha aiutata a lasciarti alle spalle una “relazione” sbagliata (mai non è Orso!) che ti ha fatto soffrire. Di bello c’è la tu forza, la tua energia e la tua centratura. Sogno felice che tu abbia ritrovato la serenità nella tua scelta di pubblicare con un nuovo editore. Andrà bene perché te lo meriti. Tutto il resto è un dono che è passato per la sofferenza. Tanta roba, amica cara

    • Sono certa di aver dato il massimo supporto possibile ai miei colleghi in difficoltà e alla fine quella a cui tenevo di più si è salvata davvero per un pelo, per fortuna.
      Per il resto continuo a essere molto amareggiata, anche perchè mi si sta chiedendo un impegno maggiore di quando ho esordito e questo, grazie ai ritardi, aderisce a un periodo duro per cui quell’impegno non lo posso proprio dare e comunque grazie a chi mi ha fatto perdere un sacco di tempo con scritture e riscritture, tempo che ora non ho più. Come si fa a non essere furibondi? Ma guardo avanti e imparo.

      • Guardandomi indietro anche io sono arrabbiata. Comprendo che i miei tuoi dubbi sulle richieste dirette modifiche che hai assecondato, lavorando due, tre volte tanto. Spero che abbinano migliorata il testo davvero. Questo è gioco è durato fin troppo

  12. La vita ci reclama, esige, detta la tabella di marcia. Per certi versi è anche giusto così. Mi fa piacere vederti di nuovo in pista, con l’entusiasmo che ti è proprio. Alla fine più che il grande nome dell’editoria, ci serve un editore che ci apprezzi e, perché no, che ci coccoli. Un grossissimo in bocco al lupo. Io, intanto, mi segno l’uscita del romanzo!

    • La stratificazione di guai seri unita alle attese è stata micidiale. Nel weekend è arrivata una delle risposte in ritardo ma io avevo già preso un’altra direzione e questo è stata fonte di nuovo stress, non perchè rimpiangessi le mie scelte, bensì perchè percepivo una sorta di senso di colpa da parte di chi era in ritardo e io non avevo proprio voglia di dover gestire anche questo. Grazie, si tenta di stare al passo.

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