Nè bilanci nè progetti: qualche riflessione di inizio anno

Ebbene sì, quest’anno non ci sono cascata: niente bilanci massacranti a suon di “avrei potuto” nè occhi torvi sulle rogne passate e neppure progetti che poi riguardi con sgomento 12 mesi più tardi. Sarà l’età, sarà che ho tutto ciò che desidero e insoddisfazione e tristezza possono agire soltanto per sottrazione, togliendomi ciò che ho costruito nel tempo.

Parto confermando il mood degli ultimi post, focus su me stessa, guardiamo anche in faccia l’editoria con le sue bassezze di cui gli autori arrivati non parlano mai. Sapete quante copia ha venduto Quando non ci pensi più? 40, e quante ne aveva vendute Le affinità affettive nello stesso lasso di tempo? Oltre 1200. Posso affidare la mia felicità di autrice all’algoritmo di Amazon, posto che sia lui il colpevole? Chiaro che no.

Probabilmente cambiando editore e abbandonando del tutto l’idea di arrivare a un editore big mi attesterò su questi numeri. Con la sincerità che mi ha sempre contraddistinta vi dico che non me ne importa più nulla. Credevo di potercela fare con le mie capacità, ma là fuori c’è un  mondo dove neppure i dati di vendita resi noti sono reali, figuriamoci il resto.

Credo profondamente nella forza di volontà. Ammiro chi ha la voglia di cambiare, di uscire dalla zona comfort, mio marito per primo che sul lavoro, dopo enormi battaglie, è stato davvero in grado di ribaltare il tavolo. Incoraggio chi ha bisogno di un aiuto professionale per allontanare i propri fantasmi; offro sempre un aiuto, nel limite delle mie risorse, per creare un mondo il più possibile somigliante a quello che vorremmo. Ma non è tutto in mano nostra.

Il 27 dicembre è stata una giornata pessima sul lavoro, e il mio stomaco la notte ha protestato; per fortuna il giorno seguente era sabato e mi sono ripresa davvero in fretta, credo anche grazie a un totale cambio di sguardo sul problema stomaco che somatizza. Domenica 29 quindi, in perfetta forma, io e l’Orso siamo andati al cinema a vedere l’ultimo film di Ozpetek, regista che adoro, e che, in particolare con questa pellicola si è davvero superato. Quando siamo usciti dalla sala abbiamo fatto un giro tra le luci, con la nostra tipica allegria e mi sentivo proprio alla grande, al punto che ho pensato che sulla via per la metropolitana avrei potuto proporre di fermarci per un bel Prosecco. Siamo andati alla Feltrinelli per comprare la 4° serie di Gomorra e curiosare tra i dvd che ormai non se li fila più nessuno con Netflix e similari e quindi spesso ci sono prezzi interessanti. Emanuele ha trovato subito Gomorra, io stavo mettendo insieme 3 film perchè c’era l’offerta 3 dvd a 15 euro, ne avevo scelti 2 quando mi è squillato il telefono e tutto si è ribaltato. Ho risposto e saputo che era morto il figlio diciannovenne di una collega. Il ragazzo era stato vittima di un tremendo incidente il giorno prima, rianimato, portato a Niguarda in gravissime condizioni non ce l’ha fatta. Ho mollato i dvd tra le lacrime, con i clienti che mi guardavano e io che riferivo balbettando l’accaduto all’Orso. Lavoro con questa donna da 30 anni (uffici diversi ma in contatto) ed ero andata in ospedale quando aveva partorito, l’avevo visto letteralmente nascere, e adesso non c’è più. Ricordo che lei aveva portato una torta quando era rimasta incinta, ricordo un sacco di cose, ci siamo frequentate parecchio al di fuori dell’azienda. Le ultime chiacchiere in mensa a pranzo sedute una di fronte all’altra, pochi giorni prima di Natale, avevamo detto qualcosa che ci aveva fatto ridere di gusto.

Per giorni non ho pensato ad altro. Allo strazio di una vita che finisce così. Alla gioia immensa quando ti nasce un figlio, alla lunga vita che pensi abbia davanti. Ero sotto shock, facevo le cose che avevo in programma, ma pensavo che con tutta l’empatia che credo di avere, forse non ero veramente capace di capire fino in fondo il dolore di quella famiglia.

Applausi a chi si prepara per le scalate, a chi si attrezza e si dà da fare, ci mancherebbe, odio i mollaccioni e la mia energia è universalmente nota (me la riconoscono più gli altri di quanto la veda io ma tant’è), ma quando ti tranciano la corda con un taglio netto, non c’è nulla che tenga. Ti portano via l’orizzonte e io scusate non credo proprio che organizzare le nostre azioni nel tempo per il perseguimento di uno scopo ci metta al riparo da sciagure. E questo detto da chi, la sottoscritta, ha coniato il termine “prorganizzare” fusione di “organizzare” e “programmare” da tanto si è sempre concentrata sugli obiettivi, analizzando contesti e risultati, è quantomeno sintomo di una grande svolta.

24 pensieri su “Nè bilanci nè progetti: qualche riflessione di inizio anno

  1. Gli imprevisti sono, per definizione, cose che non si sono potute prevedere. Ci si può impegnare per scongiurare ciò che si può, per il resto… non è roba per le nostre mani, temo.
    Mi spiace per la tua collega e per il figlio.

    • Esatto, esistono poi anche gli imprevisti belli: chi l’avrebbe mai detto che io a 36 anni mi sarei messa con l’Orso dopo anni di singletudine e che sarebbe nata un’unione tanto felice? Ma in generale tendiamo a dare alla parola imprevisto un valore negativo e in certi casi incontrastabile. Un caro abbraccio, Conte.

  2. Credo che sia ora di dire basta a questo mood Sandra e di guardare al 2020 con l’ottimismo che la tua preparazione personale, la tua energia e la tua bellezza ti offrono. Sei una donna sincera e trasparente, sfido chiunque a sfidare l’editoria di massa pubblicando i propri dati di vendita con tanta chiarezza. C’è molta ipocrisia inq uesto settore e non riguarda solo gli editori. Tu sei una perla nel fango che in quetso momento per me è il mercato editoriale. Perché sei vera. Nessuno può toglierti questa caratteristica.
    Il 2020 sarà un anno per noi di sfide, tieniti pronta… Baci

  3. Mi dispiace molto per la tua collega e suo figlio. Quelli sono schiaffi che mettono davvero alla prova, in un modo che non posso immaginare. Per il resto, sono d’accordo che sia un bene uscire dalla logica “yes, we can” che ho caldeggiato per tanto tempo. We can… try, questo sì. Ma sempre senza perdere la testa, perché non è affatto detto che le cose vadano come vogliamo. Se poi prendono una bella piega, ben venga. Tutti i miei auguri di un buon 2020, a te e all’Orso. 🙂

    • Yes we can spesso viene detto da chi parte avvantaggiato, certo persone dotate di un buon cervello, ma magari con una solida famiglia alle spalle che può, è solo un esempio, foraggiare un lungo percorso di studi in scuole prestigiose che poi aprono più porte rispetto a una scuola professionale pubblica. Per dire. A me basta la piega che ha preso la mia consapevolezza, il resto come vado dicendo su whatsapp è nelle mani di Dio e tocca solo sperare. Grazie cara.

  4. Dopo questo post mi sento distrutta. Non conosco la tua collega né quel ragazzo, ma mi sono sentita come se li conoscessi da sempre, come se fosse il mio stesso figlio. E’ terribile, non ha senso ed è vero che quando capitano tragedie simili, viene proprio da dire: ma chi se ne frega dei libri, dell’organizzazione, della programmazione e della positività? Quando un figlio muore, muori tu per sempre. Vivrai, ma a metà, e in ogni ragazzo o ragazza vedrai ciò che tu non potrai riabbracciare mai più.

    • E’ un po’ troppo tempo che sono in ballo con sta sorpresa che gioca a nascondino, ma se arriva la accolgo volentieri eh.
      Non ci sono parole per sto ragazzo e la sua famiglia.

  5. Ciao Sandra, riemergo anch’io dopo giorni di caos: bello, perché per me significa stare con le persone che ormai vedo raramente, ma stancante. Sono giornate di pigrizia, in cui devi fare tanto, ma non vuoi proprio fare nulla.
    Il racconto del dramma del figlio della tua collega ne ha rinnovato uno a me: anch’io, due giorni prima di Natale, ho avuto la notizia della morte di una persona a me cara. Un uomo che, da giovane ventenne, ho amato moltissimo, con cui sono rimasta in buoni rapporti, nonostante la lontananza.
    Via le cose tristi: siamo nel 2020!
    Anch’io, niente propositi, ma tanta voglia di vivere sempre all’altezza delle mie possibilità.
    Guardiamo con occhi nuovi a tutto il bello che ancora ci aspetta e dimentichiamoci del brutto.
    Buon inizio! 😘

    • Hai ragione, Marina, se iniziamo l’anno focalizzandoci sui drammi, che sono ovunque e nella vita veniamo in contatto con talmente tante persone che inevitabilmente prima o poi ci toccano più da vicino, partiamo col piede sbagliato.
      Sempre restando sensibili però.
      Buon Venti Venti.

  6. Buon anno Sandra e a tutti i frequentatori del blog!
    Credo che dovremmo davero danzare di gioia ogni mattina, soltanto per la meraviglia di essere vivi. Affronto le mie giornate pensando spesso a chi non c’è più e a a chi sta soffrendo, ma al tempo stesso con lo stupore e la meraviglia della vita che si rinnova, lasciando me più vecchia, spesso stanca e disincantata, ma sempre con il desiderio e la curiosità centrate sul presente e rivolte al futuro.
    Ecco, niente 3 parole , quest’anno, nè propositi o altro. Solo l’attenzione all’essenziale, a essere davvero in equilibrio e positiva.
    Un abbraccio a quella madre che non conosco e a cui mi sento vicina.

    • E’ vero, dovremmo mettere l’Inno alla gioia come suoneria della sveglia e ricordarcelo spesso.
      Rimanere curiosi e mantenere un certo stupore è segno di grande gioventù, ancora auguri, cara Brunilde.

    • Sono drammi enormi che determinano un prima e un dopo con una linea nera molto netta. Ti auguro di cuore un 2020 in salute e serenità e non sono parole al vento le mie. Ti abbraccio

  7. Mi spiace molto per quella famiglia distrutta, il Natale non sarà più lo stesso per loro.
    Tra l’altro anch’io questo Natale ho scoperto che il medico curante di una persona cara, defunta dopo un anno di atrocità della malattia, con suddetto medico che ha minimizzato fin troppo, sbagliando proprio diagnosi finché era troppo tardi, è indagato per cosa analoga. Fa male. Forse anche intervenire prima non avrebbe risolto, ma fa male. Io poi la sensazione ce l’avevo, non mi hanno ascoltato…
    Dall’altra parte, voglio spezzare una lancia a chi, come me, ogni inizio anno celebra le cose buone di quelli prima e si prepara alle scalate successive: lo sappiamo bene che gli imprevisti esistono, le perdite della vita, le magagne di salute, le situazioni difficili, che non dipendono da noi. Eppure andiamo avanti. Quel che cambia è il modo di affrontarle. Tra l’altro, fior di studi medici attestano che le persone positive hanno più probabilità di guarire da un tumore (non è un caso che io mi dia tanto da fare per un’associazione che raccoglie fondi per la ricerca sulle leucemie). E non vuol dire che se sorridi, guarisci di sicuro. Ma almeno avrai vissuto gli ultimi giorni al tuo meglio, che stare sul divano a piangersi addosso.
    Poi: è vero, non puoi cambiare l’editoria, ma puoi cambiare il tuo approccio all’editoria, questo è in tuo potere. E lo stai già facendo no? I Big richiedono dei compromessi che non sono in linea con la tua personalità, l’avevi già scritto tempo fa. Perciò basta crucciarvisi sopra. È tutta energia che puoi concentrare in altro, quest’anno nei nuovi progetti editoriali appena partiti.
    Forza, in questo 2020 Giove lo facciamo girare noi! 🙂

    • Sì, sì cara Barbara, in fondo diciamo le stesse cose. Ero e sono molto colpita da questa tragedia, domani andrò al funerale, e il post – la prima parte sull’editoria era già in testa – l’ho scritto sull’onda emotiva della cosa che ovviamente è grossa, come sono tremende le diagnosi superficiali e le malattie calvario. Di sicuro ricordo mio padre considerandolo un eroe che in 12 anni di malattia tremenda non si è mai lamentato, mai ed è stato il suo modo di affrontarla che lo ha fatto resistere così tanto. Lui è il mio esempio costante.
      Sì, lo sto facendo, per l’editoria intendo, volevo solo sottolinearlo come conclusione di ragionamenti ormai fatti mille volte, su cui ogni tanto ritorno.
      Giove di sta già temendo.
      Un abbraccione.

  8. Credo sia terribile perdere un figlio così giovane, a 19 anni si avrebbe ancora tutta la vita davanti e per la tua collega e suo marito sarà un dolore inconsolabile. Spero trovino la forza per andare avanti, magari anche attraverso la tua amicizia. Purtroppo il destino di certe persone è terribile e mi chiedo perché, ma tanto non c’è una risposta. Forse è proprio per questo che non bisogna affidare la propria felicità a un algoritmo di Amazon, ma solo alle cose davvero importanti che poi sono sempre quelle legate agli affetti. Un abbraccio

    • Stamattina cara Giulia c’è stato il funerale e i genitori sono stati un esempio incredibile per tutti: erano loro a consolare gli altri. Ovviamente sono i classici momenti che ridimensionano tutto, anche se, fortunatamente, ero già arrivata alla determinazione di un cambio di rotta sull’editoria, prima di questa tragedia.

  9. Io come ci siamo già dette a voce sono costernata e senza parole. Certi fatti mettono a tacere ogni pensiero. Invece per quel che riguarda il resto sono più che felice che tu continui a fare perno su te stessa,sei una forza della natura non puoi che amarti.

    • Ma forza della natura… grazie. Però piano piano sto cambiando proprio la considerazione che ho di me, e mi dico “era ora!”

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