Sentirsi incompleti a tredici anni

Un piccolo racconto natalizio, tratto dal mio romanzo YA; l’ho sforbiciato e rimpolpato per evitare che non si capisse nulla, essendo appunto un estratto che arriva a oltre 2/3 della storia. Due note per renderlo comunque più comprensibile: Anita è orfana di madre e con suo padre Roberto ha invitato la famiglia di Giuseppe, arrivata a Milano da Sorrento da pochi mesi, a pranzo per Natale. Maddalena è la compagna di Roberto, Tina la mamma di Giuseppe. Anita e Giuseppe sono vicini di banco a scuola.

Quando il pranzo di Natale volgeva al termine, nessuno si curò dei più giovani. Anita trascinò Giuseppe in cameretta. Erano passati alcuni mesi dal primo pomeriggio insieme in quella stanza, eppure sembravano trascorsi secoli. La frattura della gamba di lui aveva rimescolato le carte di un’amicizia che era sprofondata, per rinascere prendendo una strada del tutto nuova e inaspettata per entrambi poche ore prima, quando Giuseppe l’aveva baciata al termina della Messa di mezzanotte.

Giuseppe ricordò quanto era stato agitato quel pomeriggio, temendo che lei parlasse di mettersi insieme, lo baciasse forse, e ora al contrario, non desiderava che quello: baciarla piano su quel viso dolce, baciarle le mani così operose che avevano preparato quel pranzo straordinario, regalando alla sua famiglia un Natale indimenticabile.

“Ecco qua.” Disse lei.

“Non sarà una Moleskine?” Il formato del pacchetto era lo stesso di quello che il ragazzo le aveva dato sul sagrato della chiesa.

Risero insieme e prima di aprirlo Giuseppe la baciò a lungo, e lei ricambiò quel bacio con un piglio differente da quella notte. Si aggrappò a quel ragazzino del sud che aveva meritato subito la sua fiducia. Le voci in salotto erano spesso interrotte da risate che arrivavano fino in cameretta.

E anche Anita rise, senza conoscere il motivo che aveva scatenato l’ilarità a tavola, rise perché aveva mille campanellini che ballavano nella gola e non poteva fare altrimenti. Giuseppe scartò il regalo senza strappare neppure un angolo della carta rosso lacca.

“In realtà immaginavo che potesse essere un libro. Calvino. Bellissimo, grazie.”

Aprì una pagina a caso del “Visconte dimezzato” e lesse:

“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

“Tu ti senti incompleto?” Gli chiese Anita.

“Adesso non più.” Rispose lui e non disse che non era vecchio, ma non ce ne fu bisogno, Anita capì alla perfezione e lo baciò.

Le vacanze di Natale per Anita e Giuseppe furono i fuochi d’artificio di S. Silvestro anticipati e protratti e soprattutto sparati solo per loro, in un intimo spettacolo invisibile agli occhi altrui. Andarono a vedere un film cine-panettone per il gusto di criticarlo, studiarono insieme, e Giuseppe compì il grande gesto d’amore di uscire dalla chat della classe, visto che lei non c’era poichè non voleva un cellulare. Andavano spesso uno a casa dell’altro indifferentemente, mentre Tina riempiva la ragazzina di leccornie da portarsi appresso per suo padre e Maddalena. Roberto scrutava i tredicenni cercando invano di non farsi notare, pensando che crescerla fino a quel momento fosse stato uno scherzo, anche se no, non lo era stato affatto, ma che ora si cominciava a fare sul serio, e ogni mezza giornata chiedeva lumi a Maddalena su questo o quello. Il giorno dell’Epifania andarono a Piacenza per quella famosa cioccolata e Anita chiese il permesso di portare anche Giuseppe, specificando “come amico!” e sebbene Roberto fosse un po’ allergico a queste presentazioni ufficiali, ritenne giusto accontentarla, anche perché ormai con un’entrata in famiglia tanto esagerata a Natale c’era poco da tirarsi indietro.

Infatti andarono avanti semplicemente a essere felici, perché la vita ogni tanto si ricorda di fare ammenda come può e se certi dolori non sono in alcun modo risarcibili, ti mette i piedi su un sentiero luminoso. Anita era stata grandiosa nel riconoscere la strada e il presente gliene dava atto.

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L’immagine free di Pexels qui sopra, che ho trovato con pochi click, rappresenta una perfetta Anita.  

Ci rileggiamo presto per una cronaca sugli ultimi giorni di questo periodo di festa.

8 pensieri su “Sentirsi incompleti a tredici anni

  1. L’immagine che hai scelto è davvero perfetta per il tuo personaggio, per come traspare da queste righe! L’estratto è molto bello, Anita e Giuseppe sono molto dolci, fuori dal tempo e questo regala al testo un gusto molto particolare.

    • Grazie davvero per questo tuo apprezzamento, tu hai a che fare quotidianamente coi tredicenni e quindi mi conforta che, nonostante siano un po’ fuori dal tempo, Anita e Giuseppe (sì, lo sono) rimane comunque un bel pezzo.
      Quando ho visto l’immagine sono rimasta davvero strabiliata: è lei!

  2. Andare avanti semplicemente ad essere felici, mettendo i piedi su un sentiero luminoso : che sia un augurio per tutti noi! Grazie per questo racconto di Natale, mi ha riportato indietro nel tempo, quando anch’io ero una ragazzina. Certe emozioni non hanno tempo!

  3. @ Brunilde, eh sì sarebbe un bell’augurio per tutti. Grazie a te per aver letto il mio raccontino. Un caro abbraccio.
    @ Giulia, non so se ho raggiunto l’obiettivo, ma l’intero romanzo voleva essere permeato da una vena molto dolce, in contrasto con questa era tecnologica e iper connessa per i teen agers.

  4. “La vita ogni tanto si ricorda di fare ammenda come può e se certi dolori non sono in alcun modo risarcibili, ti mette i piedi su un sentiero luminoso.”
    Questa è una frase da incorniciare!
    Molto bello, ma se mi guardo intorno fatico a trovare tredicenni disconnessi eh…

    • Altrochè se fai fatica a trovarli disconnessi. Infatti il romanzo risulterà al solito fuori dagli schemi e andrà incontro a grane…
      Gongolo per i tuoi complimenti.
      PS. puoi farci uno dei tuoi quadrettini che la facciamo girare? Smack

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