Riscrivere un romanzo già edito: la mia esperienza

Ho sempre pensato che riscrivere un romanzo già edito fosse un’impresa noiosa e con buone probabilità inutile, perché ripubblicare un libro è quasi impossibile, ma nonostante queste premesse avvertivo l’esigenza, di cui ho accennato, di mettere le mani a La montagna incartata, romanzo breve uscito per Delos solo in e book 3 anni fa. Credo sia uno dei miei lavori migliori e non avere il carteceo non mi andava giù, siamo sulle 60 pagine e l’idea era quindi quella di raddoppiare la lunghezza (almeno), come battute erano 101 mila circa.

In questo periodo terribile, con i diritti in scadenza e non rinnovati, mi ci sono messa ed è andata molto meglio del previsto, al punto che ho deciso di raccontarvi l’esperienza.

Potevo percorrere due strade:

  • Considerare La montagna incartatata come la prima parte e partire da lì scrivendo il seguito
  • Rimpolparlo tutto qua e là

Ho scelto la seconda soluzione, anche se entrambe presentavano vantaggi e svantaggi.

Il romanzo in sè non aveva nulla che non andasse, infatti era stato pubblicato ed era anche piaciuto molto, ho quindi deciso che la parte già scritta non andasse sostanzialmente toccata se non per eventuali discordanze che si sarebbero create con gli interventi. Ho poi analizzato la struttura, capitoli di lunghezza variabile intervallati senza una regola da alcune parti in cui avevo dato voce a Musette, la cagnolina della protagonista. I capitoli andavano assolutamente uniformati rendendoli tutti lunghi uguale, e alla fine di ognuno doveva esserci un capitolo Musette. Da qui un lavoro di copia, sposta, incolla, e molti nuovi pezzi con Musette da scrivere, poiché prima la sequenza era circa: I Capitolo, II Capitolo, Musette, III Capitolo, Musette, IV Capitolo, V Capitolo, VI Capitolo, Musette ecc, oggettivente, che cavolo avevo combinato?

Poi la parte più creativa: inventare nuove situazioni e introdurre nuovi personaggi. Perché rimpolpare non doveva assolutamente ridursi a un mero allungamento del brodo, anzi questo era proprio il tranello in cui non dovevo cascare.

E qui, devo dire, ci ho proprio sguazzato, tornando in Bretagna e dimenticandomi dell’attuale panorama impestato. Era ancora un po’ cortino, così ho deciso di inserire il Gazzettino del villaggio, la struttura è diventata: Capitolo, Musette, Editoriale del Gazzettino scritto ogni volta da un personaggio diverso. Nel bel mezzo del romanzo ho scrito una parte un po’ a sè di approfondimento di un personaggio nuovo diventato subito importante e l’ho intitolata semplicemente col suo nome: Christelle.

Alla fine le battute sono diventata 212 mila circa, non un librone, ma assolutamente dignitoso. Nuovo romanzo e nuovo titolo dunque: Un cuore in Bretagna, ed è già in valutazione da un editore.

La rilettura finale verteva soprattutto a capire se nuovo e vecchio si fossero amalgamati bene, perché in tre anni la mia scrittura poteva essere cambiata, ma tutto mi pare fili alla perfezione.

Ho davvero adorato fare questa cosa. Certo non si è trattata di una riscrittura totale di una storia che magari ci piaceva ma nel tempo ci eravamo resi conto che non era scritta bene, come potrebbe accadere se riscrivessi il mio primo romanzo (impresa nella quale non ho intenzione di mettermici, quello rimane una tappa unica nel mio percorso che anche emotivamente non voglio riaffrontare, Frollini è stato Frollini, mi ha dato tantissimo ed è giusto che rimanga così).

Quando stavo scrivendo La montagna incartata original a un certo punto ho esaurito lo slancio, la vicenda era conclusa e mi piaceva un sacco. All’epoca pubblicavo con grande soddisfazione con goWare, stava per uscire Figlia dei fiordi, avevo già terminato Non è possibile (uscito poi solo a maggio 2019 per svariate ragioni col titolo di Quando non ci pensi più) e valutai che se anche mi fossi sforzata di scrivere di più, prima di due anni giustamente non avrei potuto pubblicarlo con goWare. Mi venne così l’idea di finirlo e proporlo a Delos e andò bene. Poi però le cose cambiano nella vita personale come in quella di autore. Scenari che si chiudono, magari possibilità che non avevamo considerato, se si vuole combinare qualcosa bisogna sempre essere sul pezzo, a maggior ragione oggi, con l’editoria per aria, tutte le fiere annullate, Amazon che non consegna più i cartacei, il rischio concreto che i piccoli editori non ce la facciano.

Io sono pronta per quando si ripartirà per il semplice motivo che scrivere mi sta davvero salvando la vita adesso (insieme al mio Orso naturalmente).

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17 pensieri su “Riscrivere un romanzo già edito: la mia esperienza

  1. Scrivere può salvare la vita in un momento come questo, può essere un modo per viaggiare stando a casa. Sono contenta che questa riscrittura ti abbia dato soddisfazione!

  2. Sono senza parole. I titoli che partorisci sono sempre eccellenti e l’energia che ti caratterizza in questo periodo invidiabile. Ho fatto un’esperienza come la tua riscrivendo la seconda edizione di Così passano le nuvole. C’erano un paio di situazioni che andavano meglio descritte e qualche imperfezione su cui ho deciso di intervenire. Una fatica che alla fine non ha ripagato. Forse se mi fossi concentrata su qualcosa di nuovo sarei stata più soddisfatta. Il tema è che quando rimaneggio poi mi sembra sempre una minestra riscaldata… Ma tu hai il tocco in questo periodo, fai bene a provarci. Piccola Mida della scrittura

  3. @ Giulia, grande soddisfazione. Spero che anche tu riesca a scrivere con piacere.
    @ Elena, sei sempre molto generosa con me, sai bene che ho anche dei lati molto oscuri in questo periodo, però almeno dal tunnel scrittorio sì, sono uscita.

  4. Che bello il tuo entusiasmo scrittoreo! Io in questo periodo non riesco a scrivere. Leggiucchio, il che è già tanto. Ma tu non solo scrivi, stai anche pubblicando il mondo! In un periodo di stagnazione come questo è davvero bellissimo!

  5. La montagna incartata, forse è l’unico libro tuo che ho non ho letto. Non chiedermi perché, perché non lo so.
    Rimettere le mani su un romanzo già pubblicato non è disdicevole : Manzoni ha lavorato ai Promessi Sposi tutta la vita e abbiamo più versioni dello stesso romanzo. Questa cosa ai tempi delle superiori mi faceva uscire di testa.
    Mi piace il nuovo titolo😃

  6. @ Anto, a dirla tutta non so proprio cosa mi è preso, sotto sotto ma non troppo ci vedo una forma di psicosi, ma insomma piuttosto che altro meglio questo. Grazie.
    @ Speranza, giammai penso che sia disdicevole, a livello pratico pensavo fosse una scocciatura.
    La montagna non ha venduto molto, non so come mai, anche per questo spero possa essere recuperato dai lettori in una forma oltretutto migliorata.

    • Questo è il vero momento per capire chi siamo, anche come autrici. Tutti vorremmo scrivere su una spiaggia bianca o dorata sotto un ombrellone o una palma, purtroppo tocca farlo in queste condizioni. Grazie, Nadia. Un abbraccio a te.

  7. Maddai! La montagna incartata già di suo aveva una verve particolare. Non vedo l’ora di leggere questo nuovo. Bene hai fatto a impegnarti nell’operazione, un esercizio di riscrittura di un testo è già un ottimo mezzo per inseguire nuove idee, mettersi su un testo proprio unisce l’utile al dilettevole. Io ho appena sfornato una torta (tutta colpa del coach, che stanotte dalle hawai ha pubblicato la sua pineapple cake…) E ti dirò, ho un pochino di voglia di scrivere. Magari avevo bisogno di zuccheri! XD

    • La montagna incartata è davvero diverso da tutte le mie opere precedenti e successive, forse per l’ambientazione, ma avevo proprio fatto anche uno studio sul linguaggio in quell’occasione.
      Comunque io assaggerei molto volentieri la tua torta e la tua pochina voglia di scrivere se riesci coltivala, che comunque la reclusione sarà lunga e certe onde vanno cavalcate. Buon appetito!

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