Decidere ora che autori vogliamo essere

E’ successo: sono stata messa in cassa integrazione (la sigla precisa è FIS) per tutte le 9 settimane concesse dal governo alle aziende. Ci sarebbe molto da dire, ma mi limiterò a sottolineare che la ditta non è chiusa, per il resto questo è pur sempre uno spazio pubblico, sebbene io tenda a trattarlo come una cosina privata tra pochi amici.

Ci sono due aspetti straordinariamente felici in tutto questo: il primo è che non avevo proprio voglia di rientrare in ufficio (lo smart working non sarebbe stato fattibile continuativamente) accollandomi il rischio di uscire di casa, oltretutto con il servizio di navetta aziendale soppresso, il secondo è: ma quando mi ricapitano due mesi e oltre per scrivere e propagandare i miei libri in uscita?

La cantante israeliana Noa ha detto in questi giorni (non ricordo le parole esatte) che preciso compito degli artisti è veicolare messaggi positivi per l’anima nei momenti difficili. Del resto ha cantato La vita è bella, colonna sonora estremamente suggestiva che evocava fiducia in una situazione terribile.

Senza volermi paragonare a Noa, avverto forte l’esigenza di tenere alto il morale della truppa, oltre al mio. Quindi comincio col mettere una foto che mi piace tanto per mille motivi. sandra_fae

E’ stata scattata a Porto, non si vede ma nell’originale nell’altra mano ho un bicchiere di Beyleis, io e l’Orso stavamo concludendo la serata al bar dell’hotel, ed era tutto magico. Questo scatto è stato tagliato e rielaborato in bianco e nero da Delos, ma nel sito, nella mia pagina autrice, era rosato fino a ieri, oggi è tutto blu. Una sorpresa! Meno male che ho salvato la versione rosa nel telefono.

Eccola qua!

Deliziosa, no?

Siamo ancora in mezzo alla tempesta, siccome però io ascolto quasi esclusivamente Massimo Galli del Sacco, perché (forse l’ho già detto) l’ho conosciuto ed è una persona di rara competenza e squisita umanità, e oggi, seppure con la sua tipica prudenza e pacatezza, ha dichiarato che ne usciremo, mi sembra di scorgere una lucina microscopica laggiù oltre la notte. Certo, le varie feste primaverili scordiamoci di farle tra grigliate e gite, ma io amici, ho pure messo via l’idea delle vacanze estive e punto dritto al foliage e ai regali di Natale. Perché, rendiamoci conto, tornerò al lavoro il 10 giugno, significa essersi giocati quasi mezzo anno.

Adesso che ho capito come fare la spesa senza trasformare la cosa in un delirio eterno, ho superato uno scoglio che mi preoccupava, e così, con frigorifero e dispensa pieni, posso finalmente essere un’autrice full time.

Ma l’editoria com’è messa? Articoli catastrofici spalancano la finestra su un panorama che lascia poca speranza. E lo sappiamo tutti che l’editoria è in crisi da tempo, per i soliti vecchi motivi (tipo che in Italia non si legge). Quindi ora abbiamo la sovrapposizione di due crisi.

Se una coppia è in crisi e arriva la tramvata o la  nuova crisi diventa uno sprone per ripartire sul serio o non regge e si separa. Io credo che sarà molto più difficile proporsi agli editori durante e dopo il virus. Questo lo diceva anche Stefania Crepaldi, editor abbastanza nota. O sei già famoso (solita menata) o altrimenti già non si rischiava, figuriamoci ora. Chiederanno testi sempre più perfetti, dove non tocca metterci mano (per non pagare troppo di editing, supposizione mia).

A spanne siamo a 1/3 di pubblicazioni in meno rispetto al 2019, speriamo appunto possa prevalere la qualità, che quei 23000 titoli che non vedranno la luce siano tutti di chef, calciatori e influencere. Si pubblicherà meno anche perché i super piccoli rischiano di fallire, meno editori = meno pubblicazioni. E i piccoli magari sono proprio gli editori ai quali punta un esordiente o chi comunque nonostante la gavetta seria non è riuscito a emergere. I miei responsi positivi ancora senza contratto non mi preoccupano, o meglio ho tamponato l’ansia inviando mail agitate “non avete cambiato idea, vero?” E sono stata prontamente tranquillizzata, anzi si è creata un vera relazione empatica. Trovo che la cautela sia preferibile a firme per pubblicazioni che avverranno tra due anni.

Ma chi vuole inviare un manoscritto ora, come può comportarsi?

Io credo che questo sia davvero il momento di capire che autori vogliamo essere.

Senza scuse né alibi. Non riusciamo a scrivere perché il virus ha bloccato la nostra creatività? Mi spiace, sarò spietata, ma se pensate che scrivere sia un’operazione da fare su un’isola semi deserta, popolata solo da simpaticoni, con un cocktail sotto le palme e un tuffo in acqua quando ci va… be’ non è così. Io ho trovato l’agenzia che mi ha rappresentato che non mi stanco di dire all’epoca era top, e aveva in scuderia Maurizio De Giovanni, quando mio padre stava morendo, lavoravo full time, non avevo la 104, nè una colf, mi addormentavo in metropolitana e lavavo i pavimenti alle h 23. Quell’anno ho pubblicato due romanzi. Era il 2014, uno dei due ha venduto circa 1000 copie e sta vendendo ancora a 6 anni di distanza.

Ci aspettano tempi molto duri, anzi no, li stiamo già vivendo, i cui effetti si dipanano in ogni campo della nostra vita, la scrittura non rimarrà esclusa dalle conseguenze. Scriviamo per hobby, per dare agli amici un racconto a Natale, e magari pubblicare qualcosa in self? Ottimo, probabilmente non cambierà nulla. Viviamo la scrittura come una vera professione? Se abbiamo lavorato duramente e con efficacia in passato ora potremo rimanere a galla, facendo leva su relazioni e competenze consolidate. Se non sappiamo dove sbattere la testa perché quel testo lo vorremmo proprio fare uscire, e pure bene, toccherà rimboccarsi le maniche più di prima per sondare il mercato e candidare un romanzo davvero buono.

E le agenzie letterarie, l’idea di fare il grande salto?

Oggi più che mai le agenzie editoriali sono al palo, con le fiere annullate, le uscite rimandate, le librerie chiuse e tutto quanto. Fiere dove si scambiano i diritti, dove avviene l’incontro tra domanda e offerta, dove si stringono relazioni vitali per gli autori. Fino a qualche anno fa a chi mi chiedeva come muoversi rispondevo sempre “cercati un buon agente.” Adesso dico “studiati gli editori con tutti gli strumenti in tuo possesso e non stancarti di inviare il tuo manoscritto.” Abbassa il livello del tuo obiettivo, ma alza quello della qualità della tua proposta.

Non sarai una persona peggiore se invece di pubblicare con Mondadori, il tuo libro sarà edito xxx, free, onesto intellettualmente, che risponde alle mail. In questo momento poi trovo estremamente utile l’esperienza degli altri autori che possono indirizzarci, perché si sa sulla carta le case editrici sono quasi tutte valide, ma pentirsi di aver pubblicato con un certo editore è un’esperienza davvero triste e ora non abbiamo proprio bisogno di aggiungere tristezza, ma solo di circondarci di cose belle e non perdere la speranza.

15 pensieri su “Decidere ora che autori vogliamo essere

  1. Senza parole.
    Sandra mi è diventata una peaker e non m’ha detto niente.
    Se stai a casa e scrivi così per 9 settimane (e mezzo?!) alla fine dell’anno ti chiama Mondadori.
    Quella lì è un’ottima foto profilo. E adesso ci manca solo che ti apri all’uso dei social, ma ho visto cose tanto incredibili che non mi stupisco più di nulla.
    E sì, hai ragione su tutta la linea. E’ uno dei post più lucidi sull’editoria che abbia letto in questi giorni. Del resto uno parecchio intelligente scrisse:

    “La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.
    Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
    Il mondo come io lo vedo, Albert Einstein

    • Direi che essendo amica di una Peaker Doc per la proprietà transitiva della peakeraggine mi ha presa in pieno.
      Stavo valutando Istangram ti dirò.
      Conoscevo la frase di Einstein ma probabilmente non avevo mai letto l’intero pezzo, quindi ti ringrazio.
      Lavoriamo duro, eh. Lamentiamoci tanto non l’ha suggerito nessuno, mi pare.
      Grazie davvero.

  2. Allora intanto una figata il tuo profilo autore su Delos. Ne voglio uno anch’io!!! 😀 COmunque se tu fossi su Facebook sapresti che ti ho appena condivisa sulla mia pagina autrice (ma tanto tu sei una solitaria blogger e pure in siolamento, adesso!)
    Scherzia a parte, anche io sto scrivendo un pezzo sulla crisi dell’editoria. Ma condivido in pieno le tue conclusioni, lo sostengo da tempo. Decidere che scrittori essere, sì. Io voglio scrivere e voglio che le mie storie vi piacciano, vi facciano pensare, magafri anche sognare, forse emozionare. Non mi importa come vi raggiungerò. Sappiate che non smetterò mai di farlo
    Quanto alla cassa… Come sempre non tutto il male vien per nuocere (ma anche questo mi pare di avertelo già detto… )

    • L’unica cassa che mi preoccupa attualmente è quella da morto.
      Tu hai le idee chiare, quindi puoi puntare al tuo obiettivo, io sono qua, lo sai, grazie di tutto, la connessione di anime affini è una delle scoperte migliori del periodo.

  3. Con tutta l’energia (e la positività) che dimostri di avere fai bene ad approfittare di questi due mesi di cassa integrazione per scrivere, è un’ottima opportunità (bella la foto del tuo profilo!), del resto la parola “crisi” non significa proprio anche “opportunità”?
    Brava Sandra!

    • Grazie, grazie.
      Potevo fare due cos: disperarmi e arrabbiarmi oppure, come già era capitato, trasformare la rabbia in energia. Ovvio che ho scelto la seconda soluzione.

  4. Posso dire che ho il terrore di cosa la gente scriverà in questi giorni (non parlo di te, ovviamente)? Fb è piena di “guardate le prime pagine del romanzo che sto scrivendo” e per ora il mio commento sincero viene per fortuna censurato e omesso. Probabilmente è la più grande opportunità scrittorea della storia, ma io passo. Dato che comunque al momento la scrittura non mi nutre, mi tocca il lavoro che lo fa (e che comunque mi piace, quindi bene così). Pace. Intanto cercherò di portare a termine almeno il lavoretto per Mondadori, senza purtroppo il viaggio premio finale (sono nella giuria di un concorso e alla fine mi avrebbero pagato il soggiorno al festival del giallo di Cattolica). E poi leggerò tutte le cose che tu stai scrivendo e pubblicando ora.

    • Ah, ne sarei terrorizzata pure io, solo che appunto non essendo su FB me le perdo, che peccato! Il Festival del giallo di Cattolica è tra i più prestigiosi e Cattolica è sempre un posticino dove io torno volentieri, complimenti per il fatto di essere in giuria, è un gran risultato. Grazie per la fiducia nel leggermi.

  5. Molto bella la foto. 9 settimane di fermo sono una grande opportunità per tutti. Sono ferma dal 12 marzo, all’inizio mi mancava il mio lavoro, sentivo di non fare abbastanza senza quello, ora mi sono creata una routine davvero impegnativa e mi domando se sia il caso di ritornare al lavoro… Come facevo prima a fare tutto? Mi sento un po’ come un mulo, tira tira poi quando si ferma non riparte più. Quando si riprenderà la vita di una volta qualcosa cambierà, ne sono certa, almeno per me. Per la tua opportunità sono contenta, ti dedicherai a ciò che ami con più energie e non con quelle rimaste a fine giornata.
    Però pensare già al Natale no….ti prego, non c’è la faccio.

    • E già chissà a livello energetico come sarà ripartire? Sono sempre in tuta, quando esco a fare la spesa non mi trucco, un pantalone e la stessa felpa che ho in casa.
      Oh, sì, cambierà anche per me, questo tempo fermo ci ha insegnato che nelle nostre giornate mettevamo davvero troppe cose.
      OK, dai, il Natale non lo nomino più

  6. Brava, determinata e coerente. La strada per veicolare le tue idee scrittorie è delineata, se il tempo a disposizione ti aiuterà a creare nuovi romanzi presto li leggeremo, ormai è chiaro infatti che continueranno a pubblicare solo i più motivati.

  7. Quante cose in questo post! Bello il tuo modo di vedere la cassa integrazione come un’opportunità, e la foto è deliziosa. Una cosa ho pensando, leggendoti. Secondo me mai come in questo momento di libri c’è bisogno. Perché il mondo in cui viviamo non è proprio il massimo in questo momento, e avere cose che ti fanno staccare, che ti portano via per un po’, è più necessario che mai. Un abbraccio!

    • Verissimo, per questo chi non riesce a leggere credo dovrebbe sforzarsi di trovare la storia giusta. Io mi sono appena trasferita nel Devon, una storia che ho adorato, leggera ma molto ben strutturata, con una gran voglia di visitare quella zona, subito a controllare dove fosse esattamente, perché anche questo fanno i libri. Ti faccio un vocale. Grazie bacione.

  8. Pingback: Non ho vinto, dunque riparto ~ Volpi

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