Le relazioni in tilt ai tempi del virus

Non neghiamolo: siamo tutti un po’ più suscettibili, abbiamo il nostro personale sentire e vivere la situazione e vorremmo che gli altri la pensassero come noi. Siamo preoccupati e indifesi, sostanzialmente nudi di fronte al male, ognuno con le proprie reazioni, tutti senza maschere, che quando si è sotto stress diventa diffile mentire. Siamo autentici, ci imbattiamo in cose del tutto nuove di noi stessi, ma ci sono anche conferme. Ci stiamo conoscendo un po’ di più. Io ad esempio ho scoperto che l’ansia brutta, per la quale mi sono curata in passato senza tuttavia eliminarla completamente, che temevo esplodesse ora, è scomparsa. Nessun’attacco. Ho avuto la conferma che io e l’Orso siamo una grande squadra, che la mia famiglia è importante, propositiva e affettuosa nel caos, anche i cugini che non vedo spesso.

Quando qualcuno fa affermazioni che proprio non riescono a trovarmi allineata, quando altri non si fanno vivi nonostante sappiano cosa mi stia accadendo, mi fermo sempre un attimo e cerco di analizzare il caso specifico con indulgenza, però purtroppo a volte decido che no, non ci passerò sopra. E non perché io sia migliore, né perché abbia strumenti per giudicare, ma semplicemente perché oggi più che mai è necessario circondarsi solo di chi ci fa stare bene. Siamo già in guerra contro un mostro invisibile, siamo alle prese con difficoltà lavorative importanti e anche se ci mostriamo solidi nella gestione della nostra quotidianità (io, personalmente molto più ora nonstante per due mesi guadagnerò una miseria, rispetto a un mese fa quando lo stipendio era integro, ma piangevo spesso per le scene in Tv e le ambulanze sotto casa) non possiamo introdurre anche menate relazionali. Parlo al plurale, magari c’è chi può farlo, io no.

Persone che stimavo convinte che il virus sia stato modificato e portato in Cina proprio dagli USA (geniale davvero visto che ora se lo ritrovano tipo boomerang), gente che no, non capisce che andare a trovare i nipoti in un altro quartiere non è tra le cose che si possono fare. Gente che, giuro, “a parte i morti a me questo periodo non dispiace”. Fantastico, io i morti non riesco a metterli da parte da lombarda. E poi i tanti medici laureati all’università di internet che dispensano cazzate a valanga e pensano di insegnarti qualcosa. Questo io non lo sopporto, lo dico, e se – eh sì, purtroppo è così – ci sono amici tra loro, è un attimo che diventino ex amici.

Dalla mia bocca non è mai uscito un lamento per la reclusione, vivo in un appartamento ed è il 6° weekend in casa, quando prima avevamo una vita sociale e culturale brillantissima. Poco fa io e l’Orso abbiamo misurato il corridoio, sono 6 metri abbondanti, ho deciso che lo percorrerò 166 volte (diciamo 83 calcolando avanti e indietro che diventa più facile tenere il conto) per un totale di 1 km, per fare un minimo di moto quotidiano. Ho sentito di un tipo che fa i 200 metri sotto casa consentiti da una parte e dall’altra, quindi 400, fino ad arrivare a 10 km ogni giorno. Roba da scavare un solco e farsi venire il mal di mare a furia di girare, però lo ammiro un sacco sul serio.

Presa questa decisione, che mi ha fatto sentire molto sportiva, è arrivato il messaggio di un’amica che ha perso il padre ieri, virus ovvio, era ricoverato in una casa di riposo e non lo vedeva dal 24 febbraio perché avevano vietato le visite e lei ne soffriva tantissimo. Le era morta a novembre la madre ed è figlia unica, senza figli, nel mezzo ha avuto un intervento e poi è arrivato il virus che l’ha chiusa in casa di nuovo. Mi si è gelato il sangue e i contorni del mio quotidiano con tutti i miei cari ancora qui mi è sembrato un grande dono. Ma il senso di gratitudine, di cui ho già parlato, in realtà non lo avevo perso mai. Per questo faccio fatica a digerire gli adulti in salute che rompono l’anima perché non si può uscire, l’ho detto, mettete pure una croce sul mio blog. Ai bimbi e ai ragazzi il virus sta sottraendo tappe fondamentali nella loro crescita e formazione, mentre gli anziani hanno già le loro fragilità e meno strumenti di noi (anche a livello tecnologico) per sentirsi meno soli, oltrettutto all’inizio venivano descritti come le vittime designate. Ma noi adulti, dai un po’ di impegno, uno sforzo.

Non lo so perché ho pubblicato questo post, ma so perché l’ho scritto: perché ne avevo voglia. Avrei potuto tenerlo lì come pagina di diario personale, oppure cancellarlo (è successo a volte) tanto mi ero sfogata, invece eccolo qua.

15 pensieri su “Le relazioni in tilt ai tempi del virus

  1. Io credo che in questo periodo più che mai sia necessario avere un po’ di indulgenza verso il prossimo (finché rispettano le norme, sia chiaro).
    Personalmente sono rimasta malissimo quando una mia alunna, orfana di madre, con zio in terapia intensiva per Covid-19 ha scritto incautamente che una passeggiata l’avrebbe aiutata. Ha solo espresso un desiderio che sapeva irrealizzabile, direi che a 14 anni ci sta. È stata linciata, le è stato detto che è un’irresponsabile e una bambina viziata. Lei, l’unica tra i miei alunni ad avere un parente stretto in terapia intensiva e con quel lutto terribile sulle spalle. Stessa cosa è successa a una mamma con due figli problematici. Esprimere una lamentela o un desiderio credo debba essere ammesso ed è troppo facile sparare giudizi su chi non conosciamo a fondo. Ho scritto un lungo post su fb, perché lì erano successi i fattacci, ma non è stato un gran che capito.
    Insomma, un po’ di comprensione credo che sia necessaria. Non mi piace chi grida e fa sentire gli altri sbagliati (fatto salvo le non osservanze delle norme, sia chiaro).
    Altra cosa sono quelli che diffondo bufale, minimizzano e diffondono dati sbagliati in malafede.
    È un periodo difficile per tutti. Teniamoci stretti la gentilezza.

  2. Sarà perché siamo nate lo stesso giorni (pur in anni diversi), ma sottoscrivo ogni parola.
    Ci aggiungo un’altra riflessione fatta in questi giorni: credo sia la paura che fa sragionare le persone in questo momento. Un nemico invisibile, di cui non si conosce origine e soprattutto non c’è cura, ma solo palliativi, è qualcosa di devastante. E anche se fingono di essere tranquilli, equilibrati, tutti serenità e zen, sono alla ricerca di una ragione, di una soluzione, di un modo, di una spiegazione. La quarantena chiusi in casa non aiuta. Non è questione di essere introversi o estroversi, di essere già propensi alla vita solitaria, reclusi con i propri hobby, o di aver avuto sempre una vita sociale intensa, piena di incontri mondani e di uscite all’aperto. E’ questione di carattere, disciplina, pazienza, empatia, rispetto. Facili da pretendere, difficili da dispensare (anzi, di solito chi le pretende, proprio non le sa usare…)
    Questo per le persone “comuni”. Per quanto riguarda gli “autori” invece, osservo preoccupata che proprio in questo periodo non riescono ad usare le parole giuste. Forse anche loro sono attanagliati dalla paura e non riescono a darle voce. O sono talmente lontani da tutto, chiusi tra quattro mura, da non comprendere le difficoltà dei loro lettori. E questo potrebbe essere un male, se non riesci a comunicare con i tuoi lettori proprio nel momento in cui ne hanno più bisogno.
    Temo che dopo questo, ci attenderà una lunga terapia riabilitativa alle emozioni buone.

  3. @ Tenar, Naturalmente massima comprensione per quella ragazzina che povera ha espresso un desiderio legittimo, che poi ha detto che una passeggiata l’avrebbe aiutata, magari anzi probabilmente non è manco uscita ed è già stata bersagliata duramente dal destino. Credo di essere indulgente, anzi l’ho anche scritto ma mi rendo conto di aver scritto un post scomodo che potrebbe allontanare lettori/amici, ma questa sono io. Mi si può dire “non trovo giusto essere stata messa 1 settimana in ferie che non posso uscire”, quando io sono stata messa 2 mesi in cassa integrazione (e no, non posso uscire manco io) quando ho un sacco di lavoro arretrato? Ma vogliamo guardare oltre il nostro misero recinto? Questo intendo.
    Un abbraccio e grazie per la tua testimonianza.

  4. @ Barbara, a parte che commentavi mentre rispondevo ad Antonella per cui ci siamo accavallate, ma vengo a te. Sapessi che mail ho ricevuto da un autore abbastanza famoso di cui ho parlato spesso nel blog, quando gli ho mandato una mail per interessarmi a come se la passasse, anche perché mi pareva che i suoi anziani genitori fossero della bergamasca/bresciana. Unica preoccupazione: mi rompo in casa, esco ogni giorno con un pretesto. Applausi, proprio. Abbiamo tutti paura, non sarebbe più facile dire “ho paura, scusate a volte perdo la bussola?” Un giorno, quando il Governo mise una stretta, non ricordo quale, quella per cui chiuse la mensa da tuo marito, io ero furibonda perché non avevano differito la scadenza fiscale, né messo davvero sotto chiave la Lombardia come sembrava certo la sera prima, tant’è vero che venne la direzione nel mio ufficio per chiederci come procedere per sdoganare a Verona. Tu eri contenta, io meno, so che mi ha scritto qualcosa tipo “ti pare poco?” Per me era poco, avevamo idee diverse, ma non è che ci siamo messe a litigare su questo. Il confronto sano, lo scambio vero esiste, esiste con te e con molti altri, sono immensamente grata a molti, moltissimi amici. Mi viene da dire che ci siamo allenate con altro (e non sono i pesi, non io) per rapportatsi agli altri anche nella tempesta.

    • Era quanto Conte aveva chiuso tutte le attività commerciali (i negozi), ma non gli uffici (a cui comunque era richiesto lo smart working o una distanza sociale congrua) e non le fabbriche (sempre che in catena di montaggio fossero ben distanziati). Io ho scritto “hanno chiuso tutto” e tu “tutto un piffero, solo le attività commerciali”. E io di nuovo “E ti pare poco?”
      Era poco se lo paragonavi al lockdown attuale (col senno di poi, l’unica vera prevenzione), ma era molto perché è stato il primo grande impatto psicologico sulle persone. Io quello avevo in mente. Purtroppo molti non hanno rispettato le norme, e questo ci ha portato alla chiusura completa… e l’impatto ora è maggiore.

  5. Su FB un’autrice di storie per ragazzi diceva che secondo lei voler tenere il più possibile lontani i bambini da questa esperienza, e magari trovare scappatoie per farli uscire, è negativo perché l’appartenenza alla comunità si impara nelle diverse circostanze che si presentano, anche quelle più drammatiche o poco piacevoli, non in momenti scelti a tavolino. Mi è sembrato un discorso sensato, anche se non deve essere facile per chi ha bambini in casa. Credo che tutti viviamo insieme questo periodo, ognuno nella sua specifica situazione. Spero che questo “insieme” ce lo porteremo dietro.

    • Scappatoie per farli uscire significa oltretutto rendere vane le misure di contenimento in atto ed esporli al contagio, quindi sono d’accordo con l’autrice che citi e inorridisco pure per chi non la pensa così. I miei nipoti si stanno rivelando dei campioni, certo sono già grandini, però dopo il primo momento di noia, ora si danno da fare, hanno la fortuna di un gran bel terrazzo, ma sono pur sempre in casa. L’insieme mi piace, gli scambi anche di video scemi su whatsApp, riscoprire relazioni, di sicuro controbilancerò questo post con un altro proprio su questo.

  6. Non ho fb da tempo e ne sono felice, girano troppe cose assurde, la mia mente è già troppo affollata da problemi concreti per perdere tempo a leggere assurdità complottiste.
    Io ho il tapis roulant cerco di fare 5 km al giorno. Se avessi un corridoio non riuscirei a fare avanti indietro tutte quelle volte, mi sentirei un leone in gabbia allo zoo, ma a tempo di musica saltellando lo farei. È un periodo veramente difficile.

    • Il mio allenamento idiota in corridoio parte oggi, vi riferirò come va, di certo devo ascoltare musica nel mentre. Non mi sono mai iscritta su FB perché quel poco di elemento interessante, che in effetti sarebbe il motivo per cui è nato, ritrovare i vecchi amici, è annullato dal resto dilagante, oggi più che mai. Ogni tanto qualcuno mi screenshotta qualcosa e sto male, per la cattiveria e l’ignoranza.
      Eh be’ il tapis oggi è una manna.
      Buon inizio settimana, cara.

      • Io ancora mi chiedo quale forza mistica mi abbia convinto a comprare il tapis roulant dopo anni e anni che tergiversavo, arrivato esattamente una settimana prima che azienda e palestra chiudessero per precauzione…
        Comunque ci sono molte risorse gratuite per fare esercizio a casa, da “fermi”. Il mio My Peak Challenge ha reso disponibile parte del programma, certo è in inglese (fate come me: guardo le figure! 😀 ), può essere intenso (fate la metà o meno ripetizioni) ma ci sono anche lezioni di Yoga (Day 17) E’ qui: https://mypeakchallenge.com/pages/sdc30
        Poi anche Jazzercize, l’altra disciplina che seguo, manda in live ogni giorno alle 18.30 una lezione con la fondatrice Shanna o le istruttrici Adrienne e Young, anche qui in inglese ma dato che si parla di ballare, davvero si imita quello che fanno (faccio così anch’io in palestra normalmente eh). Sono però sulla pagina Facebook di Jazzercise On Demand, basta mettere Mi Piace e il video è lì, gratis: https://www.facebook.com/jazzerciseondemand/
        Oppure ci sono parecchi canali YouTube per lo Yoga per principianti, basta un tappeto (se non avete il materassino, anche un tappeto da bagno), qui ci sono raccolte molte risorse: https://eventiyoga.it/lezioni-yoga-online-gratis-youtube/
        Sabato mattina mi sono organizzata con amiche con una videochat via messenger: io sul tapis, una pedalava sulla cyclette e un’altra correva per il giardino (ma ha il giardino grande).
        Ce la possiamo fare! 😉

  7. Buon inizio settimana a tutti! No, non le sto contando. O meglio, lo so, per me è la quinta di isolamento, ma non sono impaziente, finirà quando finirà, e sul come ci faremo i conti.
    Nei rapporti umani credo che ci siano solo conferme. Le videochat demenziali con altre 3 amiche
    ( su Whatsapp il nostro nome di gruppo è Le fenici, e non aggiungo altro! ) regalano sorriso e leggerezza, così come le telefonate con altre amiche care: ci siamo, ci vogliamo bene, non sarà il virus a minacciare affetti e sorellanza.
    Il lavoro è azzerato, ma già si vede che le persone perbene pur nella difficoltà restano perbene mentre quelle in malafede stanno cercando di approfittare delle situazione, come sempre.
    Il mio pensiero è di apprensione per le mie amiche medico, inclusa la mia medico di base che dopo febbre, quarantena e tampone negativo è tornata in ambulatorio, e per le persone, paradossalmente quasi dimenticate, che soffrono di malattie gravi, o di disabilità importanti, che hanno bisogno di cure costanti e che ora in questo pandemonio hanno ancora più difficoltà e corrono rischi maggiori.
    Per il resto, anch’io sono grata per la salute e la pazienza, che forse non credevo di avere.
    E comunque, sappiatelo: sono capaci tutti di correre in corridoio o sul tapis roulant, vi vorrei vedere invece a fare gli addominali con una gatta sullo sterno!

    • Eh, mi spiace non posso provare, non ho il gatto.
      Cara, non sono mai stata una sportiva, anche se ho fatto palestra regolarmente per una decina d’anni. Mi annoio, punto. Mi piaceva il tennis ma parliamo di secoli fa. I gruppi felici non mancano e infatti sta per arrivare un altro post a tema. Sono anch’io in pena per le svariate situazioni di malattia che sia virus o altro, come sottolinei tu le altre patologie importanti non si fermano ed è tremendo nel dramma. Ho amiche con radioterapia, papà di un’altra operato per un tumore scoperto in questi terribili giorni, e questo accresce il mio sdegno per la lagna inutile.

  8. Capisco il tuo sfogo Sandra, purtroppo c’è sempre qualcuno che, in questa situazione, spara cazzate e magari le scrive pure su facebook (probabilmente sono quelli che le sparano comunque anche in altre situazioni meno gravi), per questo ogni tanto mi disconnetto oppure leggo e passo oltre. Io cerco di starne lontana, anche perché sto tenendo a bada le mie ansie e detesto coloro (per esempio alcune amiche ansiogene e lamentose) che mi rovinano il grande lavoro che sto facendo con me stessa…
    Devo cercare di muovermi un po’ anch’io, in casa, sto ingrassando, argh

    • Il peso regge ma la non mobilità di dà altri problemi. Ieri ho percorso il corrodoio e sinceramente è andata bene. Brava, parli di lavoro su te stessa, ecco è quello che faccio anch’io e non ho intenzione di farmelo rovinare da nessuno. Continua così. Un abbraccio grazie.

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