Pensieri intorno a Pasqua

Giovedì Santo, ma tocca soffermarsi sul calendario per avere l’esatta collocazione di questi giorni tutti un po’ uguali. Non c’è più il mercato del martedì e del venerdì, molte trasmissioni in Tv sono cambiate e non scandiscono più i giorni. L’altra sera è uscita la scritta “La visione di questo programma è consigliata per un pubblico adulto” e io ho iniziato a dire “ma daaaai Antonino Chef Academy con un adulto ahahahahah” e l’Orso mi ha risposto, guarda che Canavacciuolo è domani, oggi è martedì.”

Pasqua è un rimando continuo alla morte di mio padre, che oltretutto ha trascorso gli ultimi 40 giorni circa all’Hospice del Trivulzio – sebbene in un’ala separata rispetto alla Rsa – attualmente nel ciclone dei contagi. Quindi il Tg mi propone quel cancello che ho varcato tante volte, proprio nella settimana di Pasqua e io mi strazio il cuore. Mi contrisco un po’ sul divano e poi vado avanti. Sia messo agli atti che ho fatto delle lasagne stra buone, ma lo confesso con un sugo pronto commerciale, perché gli ingredienti per il mio mitico ragù non li avevo, però al solito la besciamelle l’ho fatta io e in 2 ci siamo spazzolati una teglia da 4. Strategie consolatorie.

Desideriamo tutti rimpossessarci della nostra normalità, ma anche di poterlo fare in sicurezza. Le splendide giornate primaverili invogliano a fare un botto di cose: dalla passeggiata nel parco vicino casa, io ne ho diversi, alla gita (noi per Pasqua avevamo in programma di andare su un lago, ero un po’ stanca delle menate “con chi pranziamo a Pasqua” che si ripetono ogni volta, così, dopo anni a festeggiare comunque Pasqua con i tuoi, in barba al proverbio, eravamo giunti alla svolta epocale: fuori città io e l’Orso, in un posto già collaudato, quindi o Gardone Riviera, o Pettenasco sul lago d’Orta), figuriamoci il mare, quello me lo sogno proprio con bramosia.

Eppure, questa vita in una bolla triste, dove le mie energie sono spese a tenere saldo il timone, a trovare il bello, a evidenziare la gratitudine, a combattere contro le difese immunitarie sotto i piedi, che mi procurano fastidi fisici non gravi ma piuttosto dolorosi (orzaiolo in un occhio, afta enorme in bocca e altro), dicevo questa vita è talmente straniante che mi chiedo se sarò in grado di tornare a quella di prima, quando facevo un sacco di cose. Soprattutto ora che ho eliminato anche il lavoro dalla mia giornata e so che il rientro sarà un capitolo molto difficile, che mi fa oggettivamente paura. IMG-20200408-WA0002

A casa mantengo una certa disciplina, non se ne parla proprio di stare in pigiama, mi dedico ai mestieri anche se non ho grandi buchi neri di devasto perché io e Emanuele siamo entrambi molto ordinati, e non sono mai esistiti mucchi di vestiti sulle sedie, c’è una cassetta preposta per le garanzie degli elettrodomestici, l’armadietto dei farmaci viene controllato regolarmente ecc. Continuo a non annoiarmi, la sveglia suona alle 9 e mi capita di stare lì coi miei pensieri fino alle 10. Se Emanuele va al lavoro si alza alle 7 e spesso non appena è uscito, mi alzo a mia volta, avvio una lavatrice e torno a letto, in modo da stenderla quando mi sarò definitivamente alzata e approfittare del sole mattutino sul balcone. Curo quel minimo di promozione dei miei libri, controllo i contratti, ne avevo uno in scadenza e non me ne ero resa conto, scrivo, scrivo, scrivo (ma sulla scrittura dopo una vera overdose credo di stare raggiungendo il punto di saturazione), leggo, leggo, leggo, esco quasi zero e solo per la spesa, se sono sola non accendo la Tv fino al telegiornale regionale delle 19.40, whatsApp, telefonate…

Mi sono persa del tutto l’ultimo tratto di strada di Nanni alle medie, la zona Buonarroti – Wagner scomparirà dai nostri orizzonti di condivisione per sempre. Addio tappa da Rigoni, addio alla nostra panchetta all’ultimo vagone ai binari in metropolitana, luogo di appuntamento; a settembre andrà alle superiore, in un quartiere lontano anni luce da casa mia e il virus ci ha rubato dei mesi per stare insieme.

Tornerò a correre come prima? O forse questo rallentamento forzato mi impedirà di ingranare di nuovo la quinta marcia, come ho sempre fatto, arrivando al fine settimana stravolta, e all’estate scoppiata? E se fosse un bene ridimensionare tutto?

Ma si può davvero rallentare quando si è dentro un meccanismo frenetico come quello che Milano quasi impone, con stimoli culturali continui e un forte richiamo di luoghi e ristorazione che, tutto sommato, sono i motivi principali per cui ho scelto e sono felice di vivere a Milano? Credo sia fattibile, perché in questa reclusione abbiamo rinunciato a tanto e ci siamo resi conto di quanto di quel tanto non fosse così vitale, ognuno con i propri parametri.

14 pensieri su “Pensieri intorno a Pasqua

  1. Torneremo a correre prima, ma con una consapevolezza maggiore del tempo che stiamo impegnando. E credo sia un bene. Come spero sia un bene che la società intera si interroghi sull’organizzazione che si è data. Lavorando da casa in molti amici mi dicono di rendersi conto che la metà delle riunioni prima erano assolutamente inutili. Da casa, nonostante le distrazioni di mariti, mogli e figli, sono più concentrati sulle attività. Meno stress, meno nervosismo. E meno traffico, meno smog, meno sprechi di risorse.
    Ieri sera mi è tornato in mente un film del 2008: “E venne il giorno” con Mark Wahlberg e Zooey Deschanel. Le persone all’improvviso a Central Park entrano in uno stato confusionale e arrivano a togliersi la vita. Questa sindrome si sparge per lo stato e poi via via in altre città. Pensano ad un attacco terroristico chimico. La gente fugge dalle città verso la campagna, non sapendo dove si nasconda il nemico. Finché un biologo [SPOILER] capisce che la tossina è rilasciata dagli alberi ed è un avvertimento per l’uomo di smetterla di torturare la Terra, la Natura decide di difendersi.
    Sono proprio lontana dalle teorie complottiste (anzi, passo fin troppo tempo a inoltrare segnalazioni a tutte le piattaforme social in questo periodo, e vi esorto a fare lo stesso), però credo che in questo tempo soffriamo in due, la Natura e l’Uomo, che non è poi tanto felice e sereno di correre dietro a cose futili tutto il giorno.

  2. Diverso tempo fa, in un periodo molto difficile, caddi dalle scale ( di casa, e abito al piano rialzato! ) ben due volte a distanza di due anni . Mi ruppi la prima volta una caviglia, ci furono complicazioni e stetti ferma un sacco di tempo, la seconda volta riuscii a rompermi di nuovo la stessa caviglia, più un legamento dell’altro piede: fu un bel disastro!
    In entrambi i casi mi sembrò che il mio corpo mi stesse parlando. Vivevo male, affrontavo i problemi e la quotidianità nel modo sbagliato, angosciandomi, disperdendo energie e perdendo di vista l’essenziale. Non dico di aver imparato, ma sicuramente quelle fratture mi hanno cambiato, e non solo perchè ora ho un piede – barometro che mi avverte quando cambia il tempo.
    In questa bolla pandemica, senza le nostre abitudini di sempre siamo privati della capacità di fare previsioni e progetti ed ho la sensazione che il mondo, la terra, il destino o chi per essi ci stiano dicendo qualcosa.
    Mi intenerisce che l’erba stia crescendo fra l’acciottolato di una delle piazze principali della mia città. Che ci siano i cervi, la sera, nel parcheggio di un supermercato di periferia. E che ieri, di ritorno dalla gita al bidone della spazzatura ( sotto casa ) quel rumore che sentivo dietro alla siepe fosse un grosso bellissimo fagiano.

  3. @ Barbara e Brunilde, la natura sta davvero riappropiandosi dei suoi spazi, del suo cielo non inquinato, e il giardino condominiale non è mai stato così bello. Il corpo ci parla, vedi le cadute di Brunilde e le magagne mie, ma anche il pianeta. Io spero di avere imparato qualcosa, perché come ho sempre detto questo immenso dolore non può andare sprecato, sullo smart working ad esempio, sulle relazioni personali, sulla forza che i più sanno tirare fuori, sul progetti come dice Brunella che ora capiamo quanto spesso siano inutili. Il tempo perso negli spostamenti casa-lavoro-casa poi sono uno spreco immane di tutto: energia nostra e energia del mondo, dicasi benzina, si inquina e spesso poi in ufficio si sta lì senza grandi contatti, per cui si potrebbe quantomeno alternare smart e office.

  4. Questa situazione ci ha rubato molto ma dato altro, una consapevolezza che speriamo non vada sprecata. mi sa che in certi momenti ricorderemo con nostalgia questa pausa forzata.

  5. Io non sento di aver imparato molto da questi giorni, se non, cosa che già sapevo, che per me la vita è fuori! E non perché sto male stare in casa con la mia famiglia, ma perché mi piace molto di più andare in giro :). Poi sono una che crede molto nel valore del nido e della scuola, per cui mi dispiace che i figlioli perdano così tante possibilità di imparare e stare insieme ai coetanei. Oltretutto causa Smart working non è che posso dedicare tutto questo tempo di qualità ai bimbi, ci stiamo ingegnando, per la piccina, ma è ancora parecchio piccina (il grande, a 16 anni, fa da sé, ma è praticamente sempre attaccato alla play, non è riuscito neppure a trovare un’associazione che di beneficienza che lo voglia perché croce rossa, protezione civile e misericordia qui nella zona hanno sospeso i corsi!).

    • Con una bimba piccina come la tua le difficoltà aumentano di certo, ma anche il ragazzo sta perdendo pezzi di formazione e crescita importanti, noi adulti siamo già arrivati come dire, per loro è molto peggio, lo vedo con i nipoti.

  6. Non credo che la vita tornerà esattamente quella di prima, ma non lo dico con tristezza. Sono convinta che anche in una realtà in qualche modo cambiata troveremo il modo di rifiorire. Buona Pasqua a te e all’Orso! 🙂

    • Grazie, anche a te e ai tuoi cari. Spero davvero che possa rifiorire come il giardino sottocasa che ho fotografato oggi, del resto è proprio nella natura umana essere un po’ fenici.

  7. Anche i programmi televisivi scandivano il tempo, ora ci sono solo repliche, certi programmi non mi mancano però altri sì. Ovviamente è sopportabile rispetto a tutto il resto e a questa immobilità forzata. In casa non mi annoio, anche se mi piacerebbe anche uscire. Resistiamo, buona Pasqua cara Sandra.

    • Resistiamo è l’unica. Anche se nel blog cerco di veicolare una certe energia i momenti di sconforto ci sono anche qui. Per gli auguri, grazie, arriva il post dedicato.

  8. Ognuno di noi nella sua solitudine fa i conti con i dolori, le difficoltà, le speranze mancate, le assenze. Queste ultime sono le più dure da sopportare. Eppure tutto questo non sarà vano ne sono convinta. E restare vigili, ordinate, operative, è necessario per non indulgere nella nostalgia di cosa era prima, che tanto, parliamoci chiaro, non tornerà più. Avremo molti ricordi. Ma soprattutto abbiamo la nostra fragile vita, che se la guardi bene è perfino bella. Tienila stretta a te e Emanuele. Ti abbraccio forte

    • Che bel commento Elena, davvero, questa cosa segnerà inevitabilmente un prima e un dopo. I viaggi lontani mi faranno più paura, che già a me va benissimo la cara Europa, per non dire l’Italia. Indugiare nella nostalgia capita ma bisogna andare oltre, tendere la mano a chi sta affrontando il dolore di una perdita, e vivere al meglio la nostra vita, che mai come ora è stata tanto fragile, hai ragione.

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